La gestione di Marco Vinco (dal 2024) si dimostra ancora una volta poco amichevole con gli spettatori del loggione dello Sferisterio maceratese…
sarà che sono quelli che pagano meno, e quindi quelli che devono “soffrire” di più…
Il loro posto è unico, quindi chi prima arriva meglio alloggia… ma l’ingresso del loggione, sempre il numerato 1 nelle precedenti gestioni, con Vinco può cambiare perfino all’ultimo secondo, causando sbandate e perdite del segmento di visione più adatto…
Certe volte, bug informatici rendono impossibile l’acquisto del biglietto online, invece disponibilissimo per gli altri posti…
Questa sera, dopo aver sopportato la minaccia del cambio di ingresso, per fortuna non occorsa, siamo arrivati in cima alle scale e a ostruirci nel prosieguo della corsa per accaparrarci il posto migliore abbiamo trovato un rinfreschino esclusivo per ricconi, tutti incravattati e ingiacchettati di griffe, lì a bearsi del panorama dello Sferisterio ancora vuoto, tramezzino e prosecchino in mano, e a fare tappo proprio all’arrivo dei loggionisti…
riccastri che non calcolano neppure che spettatori paganti debbano arrivare al loro posto unico da guadagnarsi a corse e morsi, e che ti ignorano anche dopo 300 richieste di cortese «permesso»…
Anche lo stesso pubblico del loggione, fortemente divistico e spregevolmente tradizionalista, stasera non ha brillato: quelli accanto a me hanno approfittato della reunion operistica allo Sferisterio per farsi le confidenze tipiche degli amici che si ragguagliano dopo anni di appuntamenti mancati, e non hanno minimamente compreso lo splendido allestimento di Francisco Negrin, ormai vecchio di 13 anni1, ma da loro visto, e non capito, per la prima volta…
Perfino i tecnici delle luci, il cui quartier generale è adiacente al loggione, non hanno mai smesso di chiacchierare!
un vero strazio
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i divistici hanno pianto le defezioni all’ultimo minuto dei grandi nomi coinvolti in questo Trovatore 2026:
sia Marta Torbidoni (Leonora)2 sia Piero Pretti (Manrico)3 hanno marcato visita e hanno lasciato il posto a Haiyang Guo (previsto sostituto di Pretti per il 31 luglio) e alla sconosciutissima Martina Gresia (si vocifera debuttante non solo nel ruolo e allo Sferisterio ma perfino in Verdi tout court)…
il resto del cast (Vito Priante come Conte di Luna; Sofija Petrović, Azucena; Dongho Kim, Ferrando) era confermato, così come la direzione di Dmitrij Jurowskij, supersonico membro di una illustrissima dinastia di musicisti russo-tedeschi4, che erano anni che io volevo sentire dal vivo…
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Tra una chiacchiera dei tecnici luci da una parte e i commenti ignoranti degli spettatori dall’altra, il Trovatore di Negrin è andato avanti con poca concentrazione anche da parte di chi stava sul palco, in un’esecuzione non brutta, ma forse di normale amministrazione: tutti hanno svolto, forse anche egregiamente, il loro lavoro, ma qualcosa si è perso, come se tutti, pur coinvolti, non ci credessero davvero…
Jurovskij è stato musicalissimo, e ha costruito un Trovatore dai tempi lenti e strappacuore, che avrebbe meritato ben altra attenzione…
si sentiva che smorzava molto il suono orchestrale per andare incontro ai cantanti, e ha purtroppo garantito i tagli di tradizione ormai ridicoli…
ma per sentirlo è valsa la pena subire tutti i “dolori” raccontati…
Vito Priante e Haiyang Guo cantavano come negli anni ’50-’60, con emissioni stolide e stentoree…
Priante, anche se quasi mai davvero melodioso, risultava però più in parte rispetto a un Guo che, frammentario e molto spesso sguaiato, non sbagliava davvero le sue arie top, ma le restituiva come se fossero singhiozzanti, barricadere anche quando dovevano essere dolci, e affettate di un mal posto senso della recitazione canora che ha molto imbarbarito la sua musicalità…
Sofija Petrović, la più applaudita (perché Azucena è quasi sempre il personaggio più applaudito), è stata senza dubbio una eccellente Azucena, ma mai che sbalzasse veramente al di sopra del generico “buon lavoro”…
alla fine la debuttantissima Martina Gresia ha seguito in modo commoventissimo Jurovskij in una lentissima, espressivissima e ispiratissima «Tacea la notte placida»; ha stilettato i suoi acuti con furore preciso e cristallino; non ha sbagliato un colpo negli infernali concertati; e ha delineato alla perfezione una Leonora di una innocenza quasi adolescenziale, molto coinvolgente!
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Tutto sommato, quindi, una buona serata anche se per niente memorabile, che solo in parte ha ripagato dalle noie di un loggione misconosciuto dalla direzione artistica…
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NOTE:
- Allo Sferisterio è stato replicato anche nel 2016; e nel 2019, in versione ristretta, è andato al Real de Madrid (esiste un video di Raúl Hernández Garrido: direttore Maurizio Benini). Questa sera il rerun era gestito da Angela Saroglou ↩︎
- Torbidoni è discontinua allo Sferisterio: a una Norma più che buona nel 2024 ha alternato una Lady Macbeth poco in palla nel 2025; da me vista a Bologna in Leonora nel 2024, non si comportò male, ma non me la ricordo da strapparsi i capelli dalla gioia… ↩︎
- Pretti è spesso allo Sferisterio, e aveva marcato visita anche nella ripresa del 2016 proprio del Trovatore ↩︎
- Il “capostipite” è stato Vladimir (1915-1972), un grande compositore del cinema sovietico;
suo figlio Michail (1945-2022), era un immenso direttore d’orchestra, il primo della famiglia a fare base a Berlino (almeno dal ’90: dal ’78 aveva avuto una ottima carriera a Berlino Est) invece che in Russia, ed ha avuto tre figli:
Vladimir (1972- ): blasonatissimo direttore della London Philharmonic, della Bayerische Staatsorchester, di Glyndebourne e dell’Orkestr Rossii;
Maria (???), pianista e insegnante di musica;
e appunto Dmitrij (1979- ), guest conductor al Comunale di Bologna ai tempi di Gatti (’97-’07) e alla Vlaamse Opera (2011-2016), e oggi capo a Novosibirsk… ↩︎
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