Mi doveva fare schifo, e invece!1
Naturalmente, non è quell’apoteosi di cinema che tutti tirano fuori parlando di Nolan, anzi, di cinema, come ben sappiamo, Nolan non ha mai avuto proprio un cacchio2…
Ma, come è accaduto in Interstellar, qualcosa di decente stavolta Nolan lo combina…
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partendo da quanto detto in The Return, Nolan fa tantissime cose bene:
- Capisce l’andazzo dell’elaborazione del lutto (cioè che tutti i nostoi sono espiazione del peccato della guerra; con Odisseo che ha anche il lutto personale di aver decretato il peccato della guerra con l’inganno del cavallo, che usa la religio per depredare, deturpando il contratto sociale religioso della civiltà comune tra greci e troiani)…
è perfino geniale (pensate un po’) a materializzarlo con Zendaya: il lutto si è personificato, nella immaginazione divina proprio delle divinità non rispettate, esattamente in una vittima di quell’irrispettosità…
e gustosissimo è il rende una minaccia la stessa flotta dei nostoi: i «People from the Sea» sono gli eroi che ritornano e, sporchi della guerra, depredano: bellissimo3… - Non allunga il brodo…
volendo riempire 3h, si lascia, sì, andare a inutili brodaglie di combattimento4, ma non le rende il piatto principale5, e, visto che vuole fare l’Odissea, la fa:
ci sono i Lestrigoni, Circe, Calipso, Polifemo, le Sirene, le Vacche del Sole, Scilla, Cariddi e altre sciocchezze6: tutte cose che riempiono abbastanza la durata… - Crea alcune back story non brutte, tipo quella di Circe…
e altre cose le fa male, rivelandosi erede di Zeffirelli invece che di Kubrick come tutti dicono, da decenni, a sproposito:
- Sceglie attori un po’ troppo enfatici e amletici, con una corrispondenza tra “personaggio noto” e “attore noto” assolutamente identica ai santini del Gesù di Zeffirelli…
Hathaway, Leguizamo, Patel, un pochino Page, e Pattinson sbracano… - Butta molte cose di autocoscienza in odiosa religione…
sebbene azzecchi il conoscersi e il metanarrativo della vicenda odisseica come elaborazione del lutto bellico, riduce la presa di coscienza da Calipso come un «atto di fede»…
il “fare e disfare” di Odisseo col suo equipaggio, tutto proteso a superare un deismo assassino ma inevitabile, giunge ad alcune secche narrative (simili a quelle dell’Exodus di Ridley Scott), che non traduce in inconscio ma direttamente in fideismo…
Odisseo non deve «lasciarsi andare» e rinunciare all'”ansia di controllo” per crescita o autocoscienza (come succede, per capirsi, nel Black Swan di Aronofsky), ma per religione: la sua, quindi, non è autocoscienza ma è atto di fede… - Il mettere la religione nel calderone, quando non è indirizzata, come avviene per Zendaya, alla concretizzazione della masterfiction dell’elaborazione del lutto, fa sbilanciare spesso le cose nel fondamentalismo:
siccome Odisseo ha fatto l’«atto di fede» dopo Calipso, allora può fare la Mnesterofonia (e cioè una strage) senza il minimo rimorso, e rimandare la vera autocoscienza (cioè la confessione a Penelope, con Zendaya a tendergli la mano) a un’altra scena…
un peccato…
la Mnesterofonia è un ostacolo per chiunque approcci l’Odissea in termini non inconsci… - L’incoronazione di Telemaco (e una ridicola battuta di Pattinson che stigmatizza l’anarchia come una cosa brutta, lui che sta tecnicamente operando un colpo di stato occupando la casa del sovrano: ma per Nolan, si sa, la mancanza di un governo, pur violento, è un male: ce l’ha detto in tutti i modi: in questo, Nolan è sempre stato Dickens, non faccio che ripeterlo) palesa il sempiterno conservatorismo di Nolan:
per lui si sta bene solo in un Ancien Régime (come era quello anche di Inception, dove tutto è fatto apposta per i capi d’industria e per la libera, e finta, libera concorrenza)…
è carino che riesca a stemperare questo suo odioso aspetto proprio nella masterfiction del lutto bellico: Telemaco regna ma Odisseo e Penelope andranno a espiare (a onorare i morti), inseguendo il sole, cercando di fondare società nuove basate proprio sulla narrazione degli orrori della guerra e sul ristabilire, grazie a quelle narrazioni, un nuovo contratto sociale7: è un salvarsi in corner del destrorso assai più efficace del semplice e paraculissimo accenno a Kennedy in Oppenheimer, e ha leggere rimembranze nell’Excalibur di Boorman (che, però, ovviamente, era inconscio, e quindi non era reazionario per niente, anche se lo sembrava: Nolan è il contrario: dà il contentino sinistrorso delle nuove società pur ribadendo a mille che per andare bene ci vuole il re)
Di certo non fa cinema…
- La tanto idolatrata tecnica, con l’IMAX urlato in promozione, non produce un’anticchia di sguardi, di soggettive, di movimenti di macchina…
Nolan è narrativo… è un romanziere più che un regista…
la macchina da presa la usa come uno scrittore usa le illustrazioni: qui è il suo essere zeffirelliano…
il montaggio è prevedibile, liscio, e le scene d’azione sono marmoree…
l’unico ninnolo filmico del montaggio sono le sue classiche immagini mentali, ogni tanto sogni ogni tanto flashback, che sono il suo trademark da 30 anni… - La comunicazione dei supersonici primi piani ottenuti con la macchina da presa IMAX silenziata, per la prima volta, da Hoytema, e quindi capace di andare vicino al volto dei performers senza il fastidioso rumoraccio dell’IMAX, è inconsistente…
i primi piani dell’IMAX sono identici ai primi piani delle macchine da presa classiche…
‘sta roba dell’IMAX nativo, a cui Nolan e i suoi accoliti boccaloni tengono tanto, si rivela essere un novello orpello inutile in stile 3D dei tempi andati: non aggiunge alcun senso alle immagini se non un dubbio sapore di spettacolarità non oggettivo8…
E di certo intende le cose esattamente come le intendeva Zeffirelli, in una Odissea che è un blockbuster degli anni ’60…
- Volti notissimi che agiscono un capolavoro letterario stranoto con la palese pretesa di supplire, con l’illustrazione del cinema, al capolavoro stesso…
The Odyssey ti permette di snocciolare i nozionismi da Liceo Classico in quanto pronto a essere visto da studenti del Liceo Classico9… così come si vedeva Doctor Zhivago nel ’65 senza leggere il romanzo, o si vedeva, a scuola, il Tom Jones di Richardson o la Tess di Polanski apposta o per non leggere i romanzi o per vederli illustrati con i prof in classe… - Infatti, nonostante le cose fatte bene elencate, quella di Nolan è l’Odissea da immaginario collettivo, con tutto, con la Mnesterofonia ingiustificata ma che ci deve essere, con Polifemo, con Calipso, tutti presentati come da immaginario collettivo di uno studente, gratificato anche dai santini dei volti noti che li interpretano…
un’Odissea di Bignami, da studentato, esattamente come le regie dei classici di Zeffirelli… - Come Zeffirelli, questo Bignami, solo velatamente interpretato ma soprattutto illustrato, si bea di grande vitalismo attoriale, superficiale, enfatico e teatrale, adatto a sviscerare le emozioni immediate del taglio esegetico del “come tutti ce lo aspettiamo”…
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Fatto sta che il tempo, date le tante avventure da illustrare, lo riempie, e nel suo essere Bignami non trascura il succo dell’elaborazione metanarrativa del lutto bellico e della necessità di ricostruire il contratto sociale dopo la barbarie della strage, che traduce in ottime sembianze divino/inconsce (Zendaya), benché afflitte dal fondamentalismo e dal conservatorismo di un Nolan che si sa essere un romanziere dell’Ottocento e non un regista del 2026…
e siccome si sa, il fatto che Odyssey potesse essere molto peggio era un pericolo che forse abbiamo scampato, e anzi, pur con i difetti detti, si rivela essere il film più godibile di Nolan dai tempi di Interstellar…
se proprio si devono vedere i film di Nolan…
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Alle musiche, Göransson è bravo ed efficace, e si accorda benissimo con un sonoro eccellente, ma quando azzarda “melodie” cade nel retorico…
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Vedi anche il n. 24 del Papiro 2025/2026
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NOTE:
- Altri film che avrei dovuto detestare e che invece ho sopportato assai bene, recentemente, sono stati Once upon a Time in Hollywood di Tarantino e il West Side Story di Spielberg ↩︎
- Vedi i post nolaniani ↩︎
- Inutile rivangare i numerosi modelli per questo aspetto, dal pirata di Watchmen alle Argonautiche ↩︎
- Per forza eh: se in un blockbuster successivo al 1983 non ci sono i cazzotti e le botte da orbi, allora non è un vero blockbuster: e anche se sei pacifista incallito, quella 20ina di minuti di guerriglia ce la devi mettere, sennò i MAGA non ti guardano… ↩︎
- Là dove il purissimo scazzottarsi è quasi l’unica ragione di essere di quella merda di Tenet ↩︎
- Manca Nausicaa (!?), e i Lotofagi sono assimilati a Calipso ↩︎
- Questo aspetto obbedisce alla perfezione alla componente omerica di stare vivendo il momento di transizione tra vita e mito, tra azione e narrazione (per non parlare di oralità e scrittura), che rappresenta a mille l’Invenzione della tradizione: Odisseo giunge in posti dove già stanno cantando le sue gesta come leggendarie: un sintomo bellissimo della necessità di farsi racconto per elaborare i fatti, specie se sono luttuosi, e poi sono i racconti e non i fatti a farsi società, come appunto presuppongono Odisseo e Penelope ↩︎
- Intendiamoci bene, come si dice spesso: non è che la scena *non la capisci* se non la vedi in IMAX, così come capisci lo stesso un’immagine in 3D anche se NON la vedi in 3D: da lì nasce il loro essere orpello… invece, il colore, per esempio, è senso: Pleasantville (o, per certi versi, Giulietta degli spiriti) non lo comprendi senza colore… E la spettacolarità dipende dal contesto e dall’orizzonte di attese: la bandiera rossa dipinta a mano nel Potëmkin è “spettacolare”, così come la veste frastagliata della Santa Teresa di Bernini in Santa Maria della Vittoria: lo spettacolo garantito dall’IMAX di Nolan ha la stessa valenza o è giocattolino, rispetto agli esempi detti? ↩︎
- Una piaggeria che non aveva il completamente metacinematografico Gladiator di Scott ↩︎
Ancora non l’ho visto ma lo vedrò di certo questi giorni ma la cosa che mi ha fatto tristezza è vedere la quantità di insulti e critiche che ha ricevuto per essere “woke” (ormai se qualcuno inizia una discussione tira fuori l’argomento non parlo più perché tanto so che non avrà altri argomenti) insultando in tutti i modi attori come Lupita o Page e andando anche a dire diverse falsità come i ruoli che riscoprivano nel film. Onestamente sto sentendo solo pareri positivi sul film e spero che questo metta a tacere questa gente a cui non solo non interessa e non conosce il cinema ma trasmette solo odio. Almeno prima era divertente vedere i super fan di Nolan, che lo considerano una divinità, e gli haters, che lo considerano una piaga vivente, discutere tra di loro. Questo invece è stato molto ma molto triste.
Secondo me, in linea generale (e parlo perché comprendo di farlo io stesso, come ho fatto col Frankenstein di del Toro), quando si vuole accusare un adattamento di essere infedele, e lo si fa arroccandosi nel fondamentalismo testuale (cioè andare a vedere nel testo originale come lo dicono e come lo fanno per sottolineare le differenze con l’adattamento), si risulta ridicoli: a maggior ragione per un’Odissea zeppa di varianti, anche molto significative e contraddittorie, che annullano la pretesa di avere un “testo”, ritenuto tradito, unico e immutabile…
E quando lo si fa per ragioni idiote, come colori o situazioni personali degli attori, si fa ancora più ridere…
Mi ricordo La Sirenetta live action, che non veniva giustamente presa in giro in quanto live action di plastica senza alcuna ragione di esistere, ma veniva ostracizzata perché la protagonista era nera…
Parlare male di questa Odissea è molto facile per diversi motivi cinematografici, ma si sceglie di farlo proprio per le cose più interessanti, cioè per la Elena nera: è la prova che il prossimo presidente della Repubblica sarà Vannacci…
Tutto ciò è deprimente a mio avviso. Dimostra che certe persone non hanno veramente interesse il cinema e anzi lo usano come scusa per poter riversare il proprio odio su internet sotto forma di giustificazione. Tra l’altro non puoi immaginarti quante foto della povera Lupita ho visto in giro e tutte che la mostravano in quel momento di rabbia con il volto deforme, con queste persone che volevano sminuirla ritenendola brutta. Questo fa capire il vero problema della nostra società. E riguardo anche a La Sirenetta fu un periodo tremendo proprio perché attaccarono solo l’attrice quando il problema di quel film così come il problema di quasi tutti i remake live action Disney era che non avevano idee né narrative né visive e basavano tutto sulla nostalgia. Poi Fanno Aladin che invece di avere attori arabi ha tutti attori indiani ma nessuno si scandalizza. C’è un razzismo dilagante e la gente non sembra ragionare per niente, anzi sembra voglia distruggere tutto.
C’è una vignetta del Maus di Art Spiegelman in cui lo psicanalista si dispera, dicendo che la gente ha forse bisogno di un nuovo Olocausto più grande…
Morti nel Mediterraneo, riarmo, voglia di economia di guerra, remigrazione, indignazione per gli attori neri: forse quell’Olocausto più grande è sempre più vicino…
Anche io, quando sbraitano sia di personaggi resi neri o anche se mostrano fastidio per i baci gay a caso in certe serie, o abbandono la stanza o cambio argomento… perché discuterci è peggio, li fomenti e basta…
Una cosa triste dell’essere umano è che quando succede una disgrazia impara certamente la lezione ma è una lezione a breve termine. Dopo un po’ il tempo rende tutto più lontano e vago e si commettono gli stessi errori del passato. Questo è quello che ho imparato. Fortunatamente qui su WordPress ho incontrato persone con cui si possono fare discussioni interessante sui film che ci sono piaciuti e non e sono discussioni veramente belle proprio perché si va a discutere di tutto.
Non sono un fan né un detrattore di Nolan. Da tempo immemore ormai mi affeziono ai registi, ma guardo il film. Se ho apprezzato Ridley Scott per il primo Alien, l’ho criticato pesantemente per Alien Covenant. Guardo il film e valuto l’opera in sé. Tutta questa idolatria per un certo regista o un altro non la capisco. Succede in tutte le opere della creatività e dell’ingegno umano. E succede anche a noi stessi finanche nelle nostre attività quotidiane. Ciò premesso il film non l’ho visto, ma la tua recensione mi è molto piaciuta. Ne descrivi pregi e difetti, dandone una motivazione interessante. È un punto di vista argomentato, poi si possono più o meno condividere gli argomenti, ma lasci al lettore la possibilità di farsi un’idea. Sull’IMAX non ho ancora avuto di vedere un film in questo roboante e strombazzato formato, e ne sarei curioso. Visto che il regista non lo ha utilizzato a pieno, vuole dire che è una fanfara di marketing. È un po’ come pretendere di usare una Ferrari nel traffico congestionato metropolitano o sbaglio? Grazie della tua recensione, ero indeciso se vedere il film e stavo leggendo qua e là.
Sì, esatto, l’IMAX mi dà l’idea di una cosa inutile però spacciata per bellissima. Tipo, boh, la friggitrice ad aria: fa le cose uguale al fornetto elettrico ma è più costosa e quindi più fashion…
Siccome ho studiato l’Odissea a scuola, preferisco tenermi le figure del mio immaginario perché temo di restare delusa dagli interpreti attuali. Ho guardato un paio di puntate della famoso film a puntate della Rai anni ’60. Ulisse e soprattutto Penelope (Irene Papas celestiale), mi sono piaciuti molto. Purtroppo non reggo il ritmo soporifero della narrazione, non sono più abituata al cinema così lento, e non sono riuscita ad andare oltre. ;-)
L’Odissea della RAI è definitiva!
Ma in effetti ci vuole tanta pazienza!
Ammetto di essere uscito piuttosto freddo dal film: volevo disperatamente che mi piacesse, e invece non mi ha davvero convinto, un po’ perché, come dici anche tu, ho trovato tutta questa fissazione sull’IMAX decisamente una sega mentale tecnica senza alcuna vera ricaduta narrativa sul film, e un po’ perché mi è dispiaciuto vedergli tradire così tanto la natura mitica del poema per far diventare l’Odissea, sempre come hai scritto anche tu, semplicemente la storia di un veterano che si deve rielaborare il trauma della guerra. Che è interessante e ci sta, per carità, però allora perché affrontare proprio questa storia? MI ha lasciato insoddisfatto perché sono sicuro che avrebbe potuto essere davvero molto di più, avrebbe potuto essere un capolavoro, e invece sono uscito dalla sala con un “meh”.
La pensiamo in modo diverso: a me la Odissee che trascurano il lutto guerresco non sconfinferano mai, e mi piace molto che i poemi fondativi dell’Occidente (Iliade e Odissea) narrino il dolore e il “peccato” della guerra. Cosa spesso fraintesa, da chi vede quei poemi come repertorio di modelli guerreschi invece che come monito alle conseguenze (cioè lutto Iliade, e sua elaborazione Odissea)