L’«Antigone» di Robert Carsen a Siracusa

…e dopo 22 anni torno a Siracusa a vedere una rappresentazione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) al Teatro Greco, e a urlare «Pisa Merda» nell’Orecchio di Dioniso…
nel 2004 andai per Edipo re di Roberto Guicciardini (con Sebastiano Lo Monaco), adesso per l’Antigone di Robert Carsen (il secondo mio Carsen dell’anno dopo il Cav & Pag al Maggio)…

Da studente, l’unica traduzione di Antigone che ho conosciuto è stata quella Garzanti, di Ezio Savino (mi risulta dell”88, anche se Garzanti aveva protetto da copyright i paratesti già nel 1977: dal 2024 è passata nel catalogo della Ares di Milano)…
chissà perché io, un collezionista di BUR, non comprai la loro versione curata dal mio adorato Franco Ferrari (1982: molto circolata: anche allegata al Corriere della sera nel 2012): misteri della vita…

Sono stato alla larga anche dalle famose versioni letterarissime e consigliate da tutti (Romagnoli, Cantarella, Cetrangolo, Paduano, Quasimodo ecc. ecc.)…

e, per ripasso specifico per lo spettacolo, ho tentato di leggere diversi ebook:

  • Il Mammut della Newton, in cui Antigone è tradotta da Filippo Maria Pontani (1978): non le si può imputare proprio nulla: si legge che è una meraviglia…
  • Il malloppone Marsilio di Angelo Tonelli (2004) con tutto Sofocle: si presenta senza testo a fronte e con note di solo glossario, e quindi mi ispirava diffidenza… invece scorre fantasticamente: informa sulle corruzioni del testo e trova soluzioni molto sincere e comprensibili per il linguaggio odierno, senza gli intellettualismi filosofici (di Cacciari, che vedremo) e traduttivi (di Greco, che vedremo): davvero un bel leggere…
  • La celebrata versione di Massimo Cacciari (Einaudi, 2007): effettivamente molto bella, e senza dubbio più adatta allo studio filosofico che alla lettura, nonostante sia nata per la scena (al Teatro Astra di Torino): nessuna nota esplicativa, e linguaggio molto attento alla lettera di un greco antico ormai molto lontano…
  • La estremamente precisa versione di Giovanni Greco (Feltrinelli, 2013): usa parole molto contemporanee (per esempio buonista) e tra note e introduzioni è un paradiso per gli appassionati della teoria della traduzione: spiega tutto quanto: perché sceglie quel termine invece di un altro (spiegando significati storici del retroterra mediterraneo e disquisendo a puntino su come quelle accezioni possano avvicinarsi al presente), perché usa quel contesto semantico invece di un altro, perché quel tempo verbale invece che un altro… la sua è però una motivazione puramente traduttiva: mai che spieghi eziologie mitiche o etiche, o, perfino, che si sforzi davvero di rendere i suoi versi davvero “leggibili”: nella foga del calco, pur giungendo a una suggestiva idea versificatrice quasi da “formula magica”, mantiene l’ordine greco delle parole, tanto che, certe volte, sembra che i suoi versi scorinino termini a caso…

L’INDA e Robert Carsen hanno seguito una traduzione nuova fatta apposta da Francesco Morosi

mi è sembrato che il famoso monologo del quarto episodio fosse lacunoso: non ho sentito la perorazione di Antigone che se gli era morto il marito avrebbe potuto sposare un altro e se le fosse morto un figlio avrebbe potuto farne un altro, mentre il fratello non può “sostituirlo” in nessun modo…

Antigone era Camilla Semino Favro
Ismene era Mersila Sokoli
Creonte era Paolo Mazzarelli
Emone era Gabriele Rametta
Tiresia era Graziano Piazza
Il corifeo era Rosario Tedesco

Carsen è un grande regista d’opera, e io l’ho tanto adorato per la sua Elektra al Maggio con Seiji Ozawa nel 2008…
nella sua Antigone trovo la stessa idea di grigiore mentale che si infonde alle scene (una grande scalinata con fori di proiettile sparsi: ricordo dei Cannibali di Liliana Cavani?) e ai costumi, e la stessa idea di coro che funge esso stesso da oggetto scenico o anche da trasformazione scenotecnica

nel personaggio di Antigone trovo un po’ l’idea che ha avuto Hofmannsthal nell’Elektra:
una santa che agisce per destino, e agisce con compiacimento eroico di essere nel giusto, ma non un’eroina civile, né emblema della disobbedienza
è una Antigone sacrale, quasi meccanica, e quindi, per questo, “poco umana”: perciò non mi stupisce che siano stati tagliati appunto i versi più psicologicamente emotivi di tremore vitale del personaggio…

ok, il sottotesto politico c’è comunque,
sviluppato soprattutto grazie a Emone (sono le sue idee a innervare parecchio dello show, in un serrato e avvincente terzo episodio) e all’aria di dittatura militare del governo di Creonte: regime di guerra, circondato da soldati in mimetica (ovviamente grigia), tra cui spicca la corte presidenziale elegantona e asettica, proprio come i decisori guerrafondai di oggi, modernissimi e stilosi, ma propugnatori solo e soltanto di guadagno bellico…

quella di Carsen è una Antigone che guarda più allo scontro di fondamentalismi religiosi e inquieti che al confronto tra legge ed etica, tra spirito e stato, tra giusto e ingiusto
fondamentalismi agiti quasi da automi (anche Tiresia è un po’ un robottino), marionette di idee già scritte e per nulla contrattabili…

…e Antigone è certamente anche questo…

e Carsen aumenta questa componente sacrificando l’umanesimo dello scontro: i versi umani di Antigone non ci sono, e il cambio di idee, tardivo, di Creonte, non è sottolineato da veri tormenti attorici, capita anch’esso quasi automaticamente

ma Carsen non si dimentica dell’umano tout court, trasferendolo alle vere vittime del suo allestimento, cioè il povero Emone (spesso trattato da semplice «senza palle» in altri allestimenti) e nella incoerente e opportunista Ismene, stavolta davvero percorsa da ondate di emozione contrastanti, tutte espressive e vitali: quella vita che è negata alla sorella…

un po’ a dire che negli alti principi, molto ideali e alambiccati, dello stato (Creonte) e della religione (Antigone), gli eroi civili, veri e propri governanti militari (Creonte), e l’eroina religiosa (Antigone), stilizzata santa automatica, finiscono sì per rivelarsi “inutili” e morire senza “vittoria” per uno scopo fonamentalista, ma il vero patimento c’è per chi aveva amato quegli esseri inumani di fondamentalismi, illudendosi umanamente che in loro ci fosse vita oltre l’idea, e cioè gli esseri umani effettivi, innamorati delle idee senza mai riuscire a carpirle: la povera Ismene (sorella di Antigone) e il povero Emone (fidanzato di Antigone e figlio di Creonte)… e, perché no, anche la povera Euridice (Ilaria Genatiempo), first lady senza crederci, che parla solo una volta per sottolineare lo sfacelo di essere stata accanto al capo militare

Non siamo tutti noi vittime di idealismi che abbracciamo per trasporto passionale ma di cui ci spaventiamo al loro applicarsi al di là dell’umano?

Qualsiasi credo e costrutto non sarebbero da smussare per adattarsi alle passioni e alle compassioni di una Ismene o di un Emone?
poiché tutti i costrutti, se privati dell’umano, e della vita, appunto senza vita (= in morte) finiscono…?

Non è con tutto questo che combattiamo ogni giorno, tra idea e realizzazione, e tra ortodossia e compromesso?

non è Antigone ancora uno dei testi di fondamento del nostro pensiero e della nostra vita?

certamente sì

Non avevo per niente capito di aver prenotato il debutto dello show, e sono stato molto felice di assistere alla cerimonia che ha visto Carsen iridato del Premio Eschilo… Gaudio!

Dopo 22 anni ho visto i gradoni autentici del Teatro Greco di Siracusa rivestiti di asettici scaloni in legno: la cosa salvaguarderà di sicuro la loro conservazione archeologica ma tarpa le ali alla suggestione: non hai più contezza di stare vedendo un testo greco antico in un teatro greco antico, e ti sembra di essere, perfino, in un posto qualsiasi…

Dopo 22 anni mi sono gustato l’ingresso del veganesimo nell’Isola di Ortigia, con il ristorante Moon che offre tutte le pietanze tipiche sicule in modi cruelty free

Dopo 22 anni ho gioito nel vedere Ortigia essere diventata una gigantesca colonia felina, con mici e micetti che manco ti considerano, ma che ci sono, li vedi e ti squadrano, facendoti comunque godere di essere nel loro stesso universo…

…e qualcuno, senza esagerare, ti concede la gioia immensa di una timida accarezzatina prima di sguittare di nuovo nel mondo al di là dell’umano della perfezione felina (molto diverso dallo sfacelo oltre umano dei fondamentalismi!)…

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