Ha uno degli inizi più ipnotici della Storia…
la visione inizia come quella che principia con l’apertura delle palpebre dopo il sonno…
un pochino sfuocata e decentrata, quasi basculante, a cercare una stabilità che non arriva…
dopo aver «aperto gli occhi», con la partenza in sordina del main theme musicale, avvolgentissimo, di DJ Fish e Yoshihiro Hanno, fluttuiamo in un passaggio pedonale coperto, una sorta di piccolo tunnel (che però ha delle aperture laterali), illuminato azzurrognolo dai neon…
una ragazza, la protagonista, Vicky, spunta da dietro la macchina da presa, da sinistra, e sembra rivolgersi proprio alla macchina, come se la macchina da presa la seguisse…
la voce fuori campo si dichiara essere Vicky, ma parla di Vicky in terza persona…
mentre la ragazza cammina, “seguita” dalla macchina da presa fluttuante e volante nel passaggio pedonale, la voce traccia un indirizzo di vicenda: la ragazza ha una relazione tossica con un certo Hao-Hao: nonostante tutti i tentativi di lei di lasciarlo, lei finisce per tornare da lui per la vieta maledizione molto risaputa in tali circostanze…
Vicky fa la dichiarazione che una volta finiti i soldi che ha in banca, allora troverà la forza per lasciare Hao Hao per davvero…
e un’altra sorprendente affermazione: che tutto quello che vediamo occorre nel 2001, nell’atmosfera brillante dell’inizio del millennio (pare che il titolo taiwenese sia una sorta di Mambo nell’anno dell’inizio del millennio), festeggiato in tutto il mondo, ma che la voce, sia essa di Vicky o no, parla 10 dopo… parla, quindi, dal 2011…
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dopo questo prologo inizia un film in cui la voce fuori campo, di Vicky o della Vicky futura, si ripresenta pochissime volte…
quando la voce c’è sembra, ogni tanto, perfino descrivere quello che vediamo, ma ci accorgiamo ben presto che ci sono degli scarti: almeno un paio di volte descrive fatti che la macchina da presa vede dopo, o che invece narra fatti che la macchina da presa ha già visto…
e la macchina da presa non è affidabile…
sibillina e stretta, sfumata da una gestione cromatica sfavillante ed espansa, con i colori che, spesso, riempiono tutto lo schermo da soli, senza figure né strutture, come una sorta di quadro Nabis o Fauves, questa macchina si bea delle sue macchie cromatiche, ricalibra il fuoco e l’inquadratura spesso quando è troppo tardi, e guarda le vite molto naturalistiche e anti-romantiche dei ragazzi, non tanto come dal buco della serratura, ma piuttosto come un ricordo, appunto il probabile ricordo della voce del futuro (la Vicky di 10 anni dopo)…
in pratica, gli stacchi sembrano giungere davvero solo per delineare le scene, che non sono tantissime, e, al loro interno, tali scene sembrano non staccare quasi mai: fluiscono, torbide dei colori pesanti, in lenti shot monopuntuali, che si aggirano frontali, perfino come una sit-com, nelle stanze delle “azioni”, avvicinandosi e allontanandosi, o scivolando a destra e sinistra, e seguendo il cammino degli attori sempre “dondolando”, quasi come un ubriaco…
una gestione di ricordo alcolico continuo di fatti occorsi 10 anni prima…
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le azioni sono triviali e comuni, senza alcun appiglio al romanzesco o al narrativo: sembrano dialoghi presi per strada, senza contesto, come certi episodi di Hemingway o Janáček…
in generale, Vicky sta a piangere miseria continuamente, e la sua voce di 10 dopo dice che Hao-Hao si droga e basta, si isola coi videogiochi o con altri amici asociali, e che non lavora manco se l’ammazzano…
Vicky, nonostante non abbia soldi, spesso è a ballare e drogarsi pure lei, in locali affollati che sembrano molto “in”, e fuma una pacchetto di sigarette dietro l’altro…
anche gli appartamenti che vediamo, abitati dai ragazzi (sembrano almeno 2, uno di lei e uno di lui), non sembrano topaie: sono arredate, e hanno diversi elettrodomestici…
è vero, però, che il guardaroba di Vicky non brilla per varietà…
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1-2
le prime due scene sono di baldoria, fumo e ballo discotecaro in un locale…
3
si capisce che siamo a Taipei… ma Vicky dice di avere i genitori a Keelung…
mentre vediamo Vicky tornare da non si sa dove, la voce ci dice che ha conosciuto Hao-Hao in un locale drogoso e lui le ha impedito di fare gli esami finali, timoroso che lei potesse andarsene una volta diplomata…
è evidente che Hao-Hao è un rompicazzo:
violentello, sporco (lascia rifiuti in giro in entrambi gli appartamenti, ma soprattutto in quello di lei, e Vicky spesso è mostrata a raccattare cartacce e bicchieri vuoti in giro per le stanze) e possessivo: insiste continuamente per avere intimità con la ragazza, anche quando lei non ne ha nessuna voglia…
4
mentre vediamo i ragazzi in un locale a bere, la voce racconta che Hao-Hao ha rubato un Rolex al padre, e il padre lo ha denunciato, con i poliziotti entrati in casa di Hao-Hao, con grande imbarazzo di Vicky…
5
dopo questa narrazione, si vede una scenata di gelosia di Hao-Hao nei confronti di un tale (se ne conosce pure il nome: Doze) che si è avvicinato troppo a Vicky: Hao-Hao fa rissa con Doze, cosa che coinvolge anche altri ragazzi…
6
dopo la rissa, una macchina da presa quasi totalmente flippata di lucette circolari colorate, vede i ragazzi fare l’amore…
7-8
nella scena dopo, la macchina da presa vede parte della storia del Rolex: vede i poliziotti nell’appartamento di Hao-Hao e l’arresto…
quindi, la macchina ci mostra Hao-Hao che si droga, Vicky che spera di farlo fumare meno, e Hao-Hao che controlla gli scontrini di Vicky, tra cui c’è la ricevuta di una interrurbana che Hao-Hao pensa sia stata fatta per parlare con un altro uomo invece che con la madre a Keelung, con conseguente litigio un po’ “manesco”…
9-10
dopo il litigio manesco si capisce che Vicky è in una fase “senza Hao-Hao”: la voce ci dice che per pagare l’affitto, Vicky ha deciso di lavorare in quello che sembra un locale di striptease, dove sembra fare la escort, anche se non vediamo davvero granché…
nel locale, Vicky, o meglio, la voce, dice di aver conosciuto Jack, che, lì lì non sappiamo veramente chi sia, perché la macchina da presa vede solo Vicky accompagnata da altri uomini, sorridente ad affacciarsi dal tettuccio apribile di un’automobile (che però non sembra affatto di lusso) in mezzo alle luci metropolitane della città notturna: una scena potentemente ipnotica quasi come quella, analoga, di Maria Schneider in mezzo ai boschi di Professone: reporter di Antonioni (1975)
la voce, però, dice che Jack si è tanto affezionato a Vicky
11-12-13-14
le scene successive sono elusive:
in un ennesimo locale vediamo Vicky parlare con un tizio, Ko, che dice di avere la nonna in Giappone, in Hokkaido, a Yubari…
la voce informa che la nonna sembra gestire un albergo che si riempie tantissimo durante lo Yubari Film Festival, che si dice svolgersi a febbraio… durante quel periodo, la famiglia la raggiunge per aiutarla con l’albergo…
la macchina da presa sembra mostrarci immediatamente questa storia: le strade innevate di Yubari, i manifesti di vecchi film (nomina Yujiro Ishihara e Charlie Chaplin) sugli edifici, la nonna 80enne che cucina (a una combriccola di giovinastri forse amici del nipote), e Vicky e Ko che giocano nella neve…
cose molto poco compatibili con il perenne stato di indigenza finanziaria proferito da Vicky…
potrebbe essere tutto un sogno… o, forse, i guadagni fatti come escort non sono pochi…
la cosa curiosa è che questa storia occupa quello che è il centro del film…
15
la neve di Hokkaido diventa de abrupto un ennesimo neon di Taipei: la luce di un appartamento in cui, probabilmente, Vicky va a espletare una sua funzione di escort…
ma la visione è obliqua e sfumata: non si sa cosa effettivamente si vede…
16
all’improvviso, Vicky è in una fase insieme a Hao-Hao…
i discorsi della voce e dello stesso Hao-Hao in proposito sono che i Hao-Hao e Vicky vengono da mondi, o addirittura da pianeti diversi, e non si capiscono…
tra le cose che vediamo ci sono l’appartamento di lei, che Hao-Hao, intento solo ad ascoltare musica, drogarsi e videogiocare, ha fatto diventare una porcilaia… e la solita intimità cercata da lui ed elusa da lei…
dopo un grande stacco, che denota un tempo trascorso, Vicky rientra in casa e la trova piena dei compagni broccioni di Hao-Hao… comincia a gettare via i rifiuti, soprattutto le bottiglie vuote…
dopo uno stacco impercettibile, si vede che gli amici se ne sono andati e i ragazzi sono rimasti soli…
Hao-Hao insiste ancora per avere intimità… Vicky rifiuta e stavolta Hao-Hao le dà anche qualche schiaffo…
Vicky riesce a fuggire dall’appartamento…
17
siamo nel solito locale colorato fatto di fumo e musica discotecara…
la voce dice che Vicky ha chiesto aiuto economico ai genitori, e ripete il mantra dell’inizio: appena i soldi in banca saranno finiti lascerà Hao-Hao per sempre…
balla con gli amici: tra essi forse c’è il Doze della rissa precedente…
Hao-Hao arriva e “reclama” Vicky, ma gli amici la difendono e allontanano Hao-Hao a botte…
18
vediamo la ripresa di una telecamera di sorveglianza, in cui si vede che Vicky va verso il portone di un appartamento…
la ripresa che abbiamo visto è all’interno dell’appartamento, una sorta di citofono…
la macchina da presa è già dentro, e vede Vicky entrare…
è la casa di Jack:
stavolta lo vediamo tutto e per bene:
non è un ragazzo, ha almeno 45 anni…
fa stare Vicky da lui, le cucina, la vezzeggia, in un atteggiamento completamente diverso dalla possessività di Hao-Hao…
a Jack, Vicky confida di non voler più fare la escort…
Jack le propone di andare lavorare in un bar, che lui sembra o possedere o gestire…
19
nell’auto di Jack (che vediamo essere la stessa dal cui tettuccio la ragazza sorrideva in precedenza), Vicky e Jack, tenerissimi, attraversano la città…
20
manco a dirlo, siamo in un locale discotecaro: stavolta, però, i colori sono meno fluo…
a Jack arriva una telefonata di lavoro: non ci si capisce niente, ma è una quesitone di soldi: un “dipendente” di Jack ha rubato i soldi a qualcuno di “grosso”…
sembra di aver a che fare con un problema di malavita…
il dipendente di Jack presunto ladro è proprio Doze!
21
ubriaca, Vicky rientra praticamente strisciando e vomitando a casa di Jack…
Jack la trova addormentata sul divano e, molto premurosamente, la copre con una coperta…
22
un vertiginoso stacco vede Vicky entrare in un hotel in Giappone, forse proprio a Tokyo (sembra evidente dai manifesti attaccati per strada)… parla inglese con una invisibile concierge, che le dà un telefono cellulare e le chiavi…
si capisce che Vicky è lì su invito di Jack…
sul telefonino, Vicky sente un messaggio di Jack: è scappato in Giappone per la questione dei soldi rubati da Doze…
è quasi certamente latitante…
Vicky pensava di trovare Jack a Tokyo, ma Jack non c’è…
bighellona un po’ in albergo, e si vede che i giorni passano… ma Jack non la raggiunge…
23
la voce dice che Jack non si è più presentato…
in inverno a Tokyo ha nevicato…
la neve si sovrappone con immagini innevate delle strade di Yubari, con i manifesti dei vecchi film (con Alain Delon e Charles Bronson tra gli altri riconoscibili) sugli edifici…
Vicky si è arrangiata con altri ragazzi a imparare il giapponese, e con loro gioca nella neve…
sicuramente siamo a Yubari
la voce sembra raccontare solo adesso quando abbiamo già visto prima, cioè che Jack è sparito in Giappone e aveva lasciato un messaggio a Vicky di raggiungerlo… qui la voce aggiunge che Jack aveva implicato, per Vicky, di viaggiare da sola… probabilmente, Jack aveva inteso un modo per farla scappare definitivamente da Hao-Hao?
mentre la neve cade, con i manifesti vecchi sullo sfondo, la voce riflette che a Yubari, in Hokkaido, fa molto freddo… è il paese dei pupazzi di neve, che si sciolgono e scompaiono la mattina dopo averli fatti…
mentre vediamo i manifesti di vecchi film, la voce ricorda che, anni prima, Vicky, mentre faceva l’amore con Hao-Hao, ebbe la sensazione che Hao-Hao fosse come un pupazzo di neve: sarebbe svanito…
allora, fare l’amore con lui fu molto triste… una tristezza che Vicky, o la voce, si ricordano a distanza di tanti anni…
10 anni…
10 anni dopo quel 2001 in cui a Yubari cadde tantissima neve
L’insegna della Yubari’s Road of Cinema sopporta i fiocchi, che le cadono copiosi addosso, prima dei titoli finali…
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Ipnotico, onirico e ipnagogico, del tutto anti-narrativo e tanto impegnativo per il cervello quanto del tutto immersivo per gli occhi e la visione, Millennium Mambo è un film-fiume in cui immergersi e farsi trascinare dalla corrente, ondeggiando tra i flutti come fa la sua macchina da presa, insicura e mai positiva, del tutto disinteressata al narrato e al narrabile, e completamente mentale, incerta come un’immaginazione, colorata come un quadro, baluginante come un sogno…
la narrazione ellittica e incoerente, che si perde nel cinema di Yubari (il festival pare sia andato benino dal 1990 al 2004 prima di andare in bancarotta nel 2007 e andare avanti a pezzi e bocconi fino al 2022), denotando un andirivieni anch’esso immerso nei flutti di un fiume, in ricorsi e in rapide, in mutismi voluti e simbologie analogiche tra la vicenda e il ricordo di quella vicenda, forse simboleggia una giovinezza che finisce, ma, più probabilmente, al di là della rappresentazione della relazione tossica, mostra l’impossibilità della linearità, e si crogiola nel tipizzare situazioni (le ripetitive scene di ballo e dell’insistenza di Hao-Hao), nel trovare appunto analogie tra fatti (la ripresentazione della neve di Yubari al centro e alla fine), fuggendo gli appigli per la comprensione altra, che rimpicciolirebbe queste istanze in mèra diegesi…
Millennium Mambo è l’impressione onirica della inammissibilità del lineare e del semplice…
è l’implicazione che lo scorrere apparentemente inesorabile e ipnotico del fiume delle sue immagini e della sua trama rapida ma ricorsiva e analogica è apparente, è facciata: se “scomposto”, quel fluire scopre il nulla della non rappresentabilità dell’essere, della non-narratività della realtà, della inabilità della cattura del fatto…
di fatti, storie ed esperienze rimane solo il flusso, incerto quanto coccolante e rilassante, delle immagini in movimento e dei colori sgargianti che le popolano: cose che sembrano stare per fatti e idee, per fastidi e dolori, ma che invece stanno solo per loro stessi: colori e sogni alla cui base, forse, c’è stata vita, ma essa adesso è svanita, evaporata (come i pupazzi di neve), fluita con il film e i suoi colori nei meandri incoerenti di una parvenza di ricordo che è impossibile scambiare per narrazione…
…ma che è tutto quello che la “vita” ci lascia: blaterazioni analogiche impossibili da comunicare se non in simulacri come colori e ricordi ricorsivi…
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