Michele Mariotti al Maggio Musicale Fiorentino (Čajkovskij con Lucchesini, e Dvořák)

E ancora il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Čajkovskij al Maggio, stavolta con Andrea Lucchesini al piano…
…e ancora la Sinfonia «Dal nuovo mondo», la n. 9, di Dvořák…

Questi due pezzi imperano in questo blog…

Il concerto è nelle Musiche per l’estate, e la sinfonia è la n. 23 delle Symphonies

e ci sono almeno due-tre impressioni per pezzo:

per il concerto…
…si va dalla pessima figura di Chat’ja Buniatišvili nel 2018 (con il povero Michail Jurovskij)…
…alla noia di Giuseppe Albanese con Luciano Acocella nel 2024
…entrambe le volte proprio al Maggio…
ma nello stesso 2024 c’è anche una molto buona riuscita grazie a Dmitrij Masleev e Andrea Battistoni con l’Orchestra della Toscana

per la sinfonia, invece, sono stato più fortunato…
…con Donato Renzetti e l’Orchestra della Toscana al Verdi nel 2022
e, ottima, con Glass Marcano al Maggio, nel 2024

per Lucchesini, toscanissimo, e per anni direttore artistico della Scuola di Musica di Fiesole, Firenze è casa, e quindi la gente lo va a sentire quasi per abitudine, come si incontra un vecchio amico a natale…

infatti, l’attrazione numero uno era il direttore Michele Mariotti, una star che a Firenze ha sempre destato meraviglia, grazie anche alla sua zavorra di stardom per le sue prime internazionali dal Comunale di Bologna (dove è stato di casa dal 2008 al 2018), da Pesaro, dall’Opera di Roma (dove è capo dal 2022), dal San Carlo di Napoli, dal MET di New York e dalla Scala, oltre che per le serate televisive dalla RAI di Torino (dove è capo proprio dal 2026), e per il Concerto di Capodanno veneziano del 2026, dove ha spalleggiato l’orchestra della Fenice nel caso mediatico della imposta direzione di Beatrice Venezi

la sinfonia di Dvořák, per esempio, è nel suo repertorio dai tempi di Bologna… era facile «aspettarlo al varco» con ottimi auspici… e io era la primissima volta che lo sentivo dal vivo!

In un concerto molto famoso, per fortuna senza alcuna distrazione per lo sfarfallio autenticista (cioè la cavolata, ancora eternata dal programma di sala di Franco Pulcini, che la versione che sentiamo tutte le volte, cioè quella pubblicata da Jurgenson nel 1890, NON fosse quella approvata da Čajkovskij, tanto che molti più realisti del re si erano pure messi a eseguire il testo dell’«edizione critica» sovietica che ricostruiva gli autografi del 1880, con i primi accordi arpeggiati invece che pestati, qualche passaggio meno arduo nel primo e nel secondo movimento, e qualche battuta in più nel terzo movimento: per fortuna, nel 2022, il Tchaikovsky Research di Klin ha tarpato le ali a queste farfalline, certe volte molto fastidiose [i dischi di Kirill Gerštejn che recano la supposta versione autentica sono delle cacche pestate per strada]), Lucchesini è stato asciutto e chiaro, anche se ha molte volte sbagliato i tasti, in un’esecuzione ottimale ma forse poco emotiva…

Mariotti è stato eccezionale nella concertazione (il volume orchestrale, immenso, non ha mai avuto paura di sovrastare il pianoforte, in un impianto di “supremazia” dell’orchestra ben chiaro in partitura, dove il solista, molto spesso, accompagna soltanto gli altri strumenti: in questo senso, la ripresina del primissimo tema, fortissima, è stata slurpante), inventivo nelle soluzioni (stupendi i rallentandini nelle frasi del secondo movimento), spettacolare nei risultati (l’ultimo accordo del primo movimento, dopo l'”arrampicatissima” progressione verso i tre accordi pre-finali, tutta giocata su goduriosi ritenuti e passionosi volumi sonori, è scaturito quasi di sorpresa, iniziando piano e poi solo dopo crescendo nel tutti fortissimo: un effetto quasi di fader di aumento di volume), e consono allo stile fantasioso del concerto (sommo l’accellerando delle ultime battute del terzo movimento), diventando, pur con una facile tenzone (visti i precedenti), il direttore che dal vivo mi ha più accontentato, dal vivo, su questo pezzo…

nella sinfonia, invece, Mariotti ha mantenuto un andamento solenne, regale e maestoso, tutto sommato molto lento, cosa che ha un po’ annacquato il primo movimento, ha reso quasi soporifero il secondo, e ha leggermente sfumato il terzo…
…per fortuna, nel quarto, tutta la maestosità ha fatto il suo gioco, con un finale mozzafiato!

in orchestra i corni, in pianissimo, nel primo tempo del concerto, sono, come sempre, stati inadeguati…
…e alcuni insieme nella sinfonia non sono filati lisci…

ma sono cose fisiologiche, in una interpretazione orchestrale effettivamente maiuscola: i tuoni sonori del concerto e le roboanti volute strumentali della sinfonia denotavano uno stato di grazia per tutti quanti!

La Sala Zubin Mehta era praticamente sold out

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