Yek tasādof-e sāde [Un simple accident, It Was Just an Accident, Un semplice incidente]

È la seconda volta che, per un film del genere, mi trovo a essere nella quota vecchiaia

per Il cliente di Asghar Fahradi, mi trovai a dire che Un borghese piccolo piccolo di Monicelli (’77) diceva le stesse cose in maniera per me più efficace…

e per questo Semplice incidente mi trovo a dire che Death and the Maiden del povero Polanski, del ’94, racconta la stessa storia, ma va dritto al punto, rimane chiuso (invece di aprirsi inutilmente sugli altri e su altri luoghi oltre a quello dell’anima), e acchiappa il cervello etico ed estetico dello spettatore a mio avviso assai meglio di questo comunque verboso film di Jafar Panahi…

Sicuro, la macchina da presa di Panahi è affascinante, ma ti estraniava forse 30 anni fa: adesso, il suo modo di farti vedere solo quello che vuole lei, ellitticamente, con scelta fintamente casuale di cosa seguire e cosa no, suggerendo un fato che guarda con criteri preclusi allo spettatore, ha un po’ stancato…
Adesso si sa che quelle ellissi non sono davvero casuali, ma sono solo puzza sotto al naso artistoide, oramai fastidiosa, che palesa, invece che un fato inconoscibile, semplicemente un regista che applica uno stile invece di trovare, sperimentando, il modo unico di mostrare la sua storia…

Per cui anche al livello di ripresa, Panahi non mi ha stupito né angosciato né come Polanski, né, tanto mano, come Garage Olimpo, il capolavoro di Marco Bechis del 1999, anch’esso sugli effetti tragici della repressione, le cui inquadrature ti facevano davvero cacare addosso dalla paranoia (altro che la macchina fissa di Panahi)…

Panahi, però, una zampata finale riesce ad azzeccarla… e avrebbe potuto puntare su quella, tagliando ben 40 minuti dalla sua storia svogliata di inquadrature ferme e immobili, zeppa di personaggi strani, magari divertenti, quanto ben poco centrati nel veicolare il messaggio…

Però la sceneggiatura, densa di dettagli, effettivamente ha meritato la nomination

5 pensieri riguardo “Yek tasādof-e sāde [Un simple accident, It Was Just an Accident, Un semplice incidente]

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  1. Non ho visto il film che citi di Polanski, quindi può essere benissimo che sia riuscito meglio di questo, però a me Un semplice incidente è piaciuto davvero molto, e avendo individuato in esso un messaggio specifico sulla mancanza di fiducia ho trovato tutti i personaggi, per quanto pittoreschi, adatti allo scopo. Faccio il tifo per la statuetta.

  2. Mmm, mi domando se e chi fosse il target del tutto… ma sto divendando vecchio anche io… e internettiano, quindi non avendolo visto, taccio.
    Ah… lo straniamento, che concetto, cento anni e non li dimostra, ma va saputo fare perbenino

  3. Secondo me in questo film Panahi ha voluto mescolare la sua denuncia politica con l’ironia e il grottesco… a me il film è piaciuto… certo non si può paragonare a Garage Olimpo ma perché è proprio tutta un’altra cosa

    1. Death and the Maiden di Polanski è proprio uguale… e non ha i personaggi grotteschi che a me sono rimasti antipatici… e Garage Olimpo picchia di più, e parla di tortura e dissenso, senza scenette…

      1. Ho visto La morte e la fanciulla tanti anni fa, quindi non ricordo molto. Garage Olimpo è imparagonabile perché è un film altamente drammatico e durissimo, mentre questo lo è meno. Ma naturalmente sono linguaggi diversi… può non piacere il grottesco, ma è comunque un modo di narrare che ha una sua dignità

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