«Storia del dove» di Tommaso Maccacaro e Claudio M. Tartari

È una storia del pensiero e dei precipitati pratici del pensiero…

il pensiero riguardante il rapporto tra l’uomo e la sua osservazione del cielo

non è, quindi, un libro sulla consapevolezza dell’uomo all’interno della propria terra (anche se alcune digressioni sulla cartografia, leggerissimamente, le fa), ma su come l’osservazione del cielo, a occhio nudo e con gli strumenti sempre più lungimiranti, sia stata elaborata a livello di teoria e di filosofia, certe volte scontrandosi con il pensiero del senso comune, altre innervando e supportando quel senso comune

dagli egizi che semplificano le cose creando l’astrazione delle costellazioni, privilegiando l’immaginazione all’osservazione, oppure unendo osservazione e immaginazione, sacrificando la curiosità dell’esplorazione, fino ai greci che optarono per un mondo geometrico più che speculativo, ottenendo mille vantaggi (la misurazione della circonferenza della terra) ma anche alcune aporie banalizzanti (dai paradossi di Zenone all’Atlante di Anassimandro, possibile perché geometricamente ineccepibile, anche se empiricamente assai restringente di quanto già si aveva esperienza), il libro, nei primi capitoli, stuzzica e incuriosisce, con storie che diventano, spesso, emblema del conflitto hegeliano tra razionale e reale, che porta molte volte a comodità più che a curiosità, e all’adagiarsi sulla teoria invece che tentare di verificarla o migliorarla, poiché se torna tutto, e hai razionalizzato che torni tutto, per scopi pratici e applicati, allora continuare a speculare non ha senso… e finisce che non distingui più tra quello che pensi, quello che vedi, quello che sai e, infine, quello che è pensabile… perché senso comune e pensabile arrivano a coincidere…

così è successo con le teorie di Tolomeo, consuntivo delle grandi conoscenze greche (con tutti gli alambicchi per far tornare tutto quello che non sarebbe mai potuto coincidere con l’osservazione), ma come tutti i consuntivi, semplificante, e con un destino particolare, dovuto alle contingenze sociali: vagliato, verificato e assai ampliato dagli arabi, con strumenti oggi stupefacenti per capacità di indagine, e con le cifre indiane (oggi i numeri arabi), adatte ai calcoli complessi, ma preso a pezzi e bocconi, solo per applicazioni pratiche (tipo la navigazione), da un nord del Mediterraneo cristiano, ancora con i numeri romani, e plasmato dalla voglia di dimenticare il passato invece che di implementarlo, a causa di svolte religiose imprevedibili (con il mondo classico incorporato solo quando poteva confermare certe idee dogmatiche: prima della tomistica, nel pieno Duecento, né Aristotele, per altro disinteressato al cielo, né Tolomeo erano quel verbo inconfutabile che sono diventati dopo Tommaso d’Aquino, ma erano solo una base scientifico-pratica per ulteriori indagini e pensieri; poi sono diventati il cardine entro il quale definire l’utile della conoscenza classica, superato il quale ce ne potevamo fregare di quanto fatto, ed ecco l’oblio dei presocratici, di Pitagora o dello stesso Tolomeo matematico non astronomico, non fit per la vita pratica del cristiano)… un mondo arabo che non aveva nessuna remora di paura della contraddizione di nessun testo sacro, ma era anzi ansioso proprio di conoscere tutto e il più possibile proprio per elaborare meglio una teologia totale invece di adattare il mondo a una teologia totale già formata e riferita solo alla terra, cioè quella non solo del cristianesimo ma di tutte le civiltà che depredarono l’Impero romano (che riteneva in pancia parecchie risacche di conoscenza classica ancora nel 900 d.C., nei paesi sperduti irlandesi, per esempio), dai celti ai vichinghi, tutti (magari i celti un po’ meno) materie prime e stanzialità terrestre, con l’occhio al cielo solo per estetica

Con l’arrivo di Cusano, Brahe, Levi ben Gershon, Copernico, Keplero, Giordano Bruno e Galileo, tutti più o meno in grado di dimostrare l’incommensurabilità di un universo sempre più grande (già intuito in alcuni versi di Dante), il libro si sposta, purtroppo, da affascinante trattazione sul pensiero a rendiconto di quanto le sonde, i telescopi e i radioscopi stiano esplorando quell’universo incommensurabile, con regesti delle missioni su Marte, Mercurio, oltre il Sistema solare (puntando su Alfa Centauri), e sulla dimostrazione dell’esistenza di un pianeta interno al Sistema solare mai stato visibile ma evidente dalle misurazioni, con critica alla teoria delle stringhe e al bosone di Higgs…

dal ‘600 in poi, il libro quindi si sgonfia un pochino: nelle pagine della tarda antichità e in quelle della divergenza immensa tra il sud del Mediterraneo arabo e il nord cristiano è stata una delle letture più interessanti e appassionanti che si possono fare perché imbrigliava tanti aspetti di Storia (economica, sociale e filosofica) creando un’indagine davvero eccezionalmente conoscitiva, avulsa da qualsiasi contesto sia scolastico sia specialistico!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑