Libri 2024

Quest’anno ne ho sfogliati parecchi, ma ne ho finiti veramente pochi…

  1. Guido Barbujani, Come eravamo. Storie dalla grande storia dell’uomo, Roma-Bari, Laterza, 2022
    Harari è bravo ma la fa spesso tornare secondo le sue teorie: Barbujani, seccamente analitico di dati, e attendo a dirci anche come quei dati li ha raccolti, dimostra con molta più sicurezza la fallacia dei nostri assunti evoluzionistici…
  2. Joseph Sheridan Le Fanu, Carmilla [1872]
    L’ho letto in una pessima edizione public domain della Tacet Book, curata dal team che si firma con lo pseudonimo di August Nemo… sospettavo che il testo fosse una cava di cazzate, allora ho controllato il tutto con la traduzione italiana di Stella Sacchini per Feltrinelli (il copyright dell’ebook è del 2016), e sembrava tutto abbastanza a posto, tranne qualche odiosa licenza paragrafematica tipo a capo qua e là e sciocchezze varie…
    Nel clima vampiroso che adesso ci ammorberà con l’uscita del Nosferatu di Robert Eggers, ho voluto un po’ tornare a quando i vampiri significavano qualcosa…
  3. Samuel Taylor Coleridge, Christabel [1816]
    Ho seguito un testo Digireads con copyright 2009 che seguiva pedissequamente la prima edizione di Coleridge, stampata a Londra da John Murray…
  4. Lev Tolstój, Anna Karénina [1878]
    In tempi di semplicità phasha, Tolstój mi ha parecchio salvato…
  5. Lev Tolstój, I cosacchi [1863]
  6. Lev Tolstój, I due ussari [1856]
  7. Nikoláj Gógol’, La prima notte di natale [dalle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, 1832], a cura di Paolo Nori, Milano, Garzanti, 2019
    È carina, fa ridere, ma forse troppo…
    per buoni sentimenti divertentosi che Nori sa rendere a mille nella sua umoristica traduzione…
  8. Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore [1939]
  9. Joseph Roth, La cripta dei cappuccini [1938]
  10. Omero, Odissea, a cura di Daniele Ventre, Milano, Ponte alle Grazie, 2023
    Non ho letto completamente la traduzione, ma gli apparati introduttivi e il commento di alcuni passi, grazie al suo aggiornamento state of the art di tutti gli studi omerici più recenti, fa interpretare il testo cangiante del poema (che è un testo composito, fatto di tanti strati) al di là di tutti i fondamentalismi letterali, e delle idiozie «si fa come è scritto» (impossibili, perché non si capisce che «come è scritto» comporta il «come è scritto» nelle tante versioni che ci sono pervenute, un po’ troppe per fare gli ortodossi), che ci affolleranno da adesso in poi, con l’imminente adattamento di Uberto Pasolini e l’annunciata versione di Christopher Nolan, che, di certo, crederanno di rispettare un testo che invece non hanno neanche minimamente compreso…
  11. Dizz Tate, Bestie, traduzione di Annalisa Di Liddo, Vicenza, Neri Pozza, 2023
  12. Emma Cline, L’ospite, traduzione di Monica Pareschi, Torino, Einaudi, 2023
  13. Bret Easton Ellis, The Shards, New York, Knopf, 2023
  14. Vasílij Gróssman, L’inferno di Treblinka [1944], traduzione di Claudia Zonghetti, Milano, Adelphi, 2013
  15. Alessandro Bertante, Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR, Milano, Baldini & Castoldi, 2022
  16. Romano Penna, Paolo, Bologna, Il Mulino, 2015
    Testo su Paolo di Tarso…
    Paolo mi è rimasto tremendamente sulle palle, e Penna dà credito a tutte le corbellerie (e che era romano e che era stato qui e là) che probabilmente ha messo in giro Paolo stesso per darsi un tono…
    neanche Penna, però, ha potuto nulla nel giustificare le mille contraddizioni dei suoi testi, molte volte manco scritti da lui…
  17. Claudio Gianotto, Pietro: il primo degli apostoli, Bologna, Il Mulino, 2018
    Nonostante anche Gianotto sia religioso, è leggermente più bravo di Penna almeno a enumerare le incongruenze e le violenze di Pietro, sinceramente indicando che le notizie che abbiamo sono del tutto manipolate e non abbastanza per farsi un’idea vera delle dottrine che propugnava in origine certa gente…
  18. Claudio Gianotto, I vangeli apocrifi, Bologna, Il Mulino, 2009
    Anche introducendo gli apocrifi, Gianotto è bravo a dirci le fantasie: lui le cavalca, essendo un credente, ma almeno ammette che sono fantasie
  19. Elaine Pagels, Il vangelo segreto di Tommaso: indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini, traduzione di Carla Lazzari, Milano, Mondadori, 2018
    Come tutti i saggi anglo-americani, Pagels non ce la fa semplicemente a rendicontare dei fatti, ma ci deve mettere per forza esperienze personali. Quindi la sua ottima disamina dei motivi teologici per cui venne accolto il vangelo delirante di Giovanni invece di quello più spiritualista e universalista di Tommaso è sporcata da racconti di Pagels in chiesa che si interroga sul senso della sua vita, dei quali, a me, non fregava davvero un cacchio, anche perché si interroga da credente, e quindi con la sbobba del bene e del male in senso divino condito da certo merito predestinante calvinista: una gran palla… ma è un peccato perché le parti che parlano davvero dei motivi di rifiuto di Tommaso da parte del potere cristiano dei tempi (tra 250 e 400 d.C.) sono tra le migliori che si possono leggere…
    Il titolo sensazionalistico è di Mondadori, in inglese sarebbe Beyond Belief
  20. Dante Alighieri, Commedia, a cura di Emilio Pasquini e Antonio Quaglio, Milano, Garzanti, 2021
    Come per l’Odissea di Ventre, non mi sono messo a rileggere Dante, di cui non sono granché un fan, lo ammetto (come Borges, io “preferisco” Ariosto), ma gli apparati introduttivi di questa seconda edizione, pronta per il 700ennale (dopo una prima stampa nel 1987), illuminano davvero benissimo sulla gestazione della Commedia e sui suoi riferimenti immediati, contemporanei e vicini. Informa anche benissimo sulla prima circolazione scannata del testo e sui problemi di edizione: ottimo!
  21. Angelo Poliziano, Stanze per la giostra, edizione critica a cura di Francesco Bausi, Messina, Centro internazionale di studi umanistici, 2016
    Dopo l’edizione critica di Vincenzo Pernicone (Torino, Loescher Chiantore, 1954), i gangli filologici astrusi da lui scelti vennero fuori nel 1975 quando si interessò alla cosa il grande studioso Guglielmo Gorni, che criticò a mille l’edizione di Pernicone e proponeva una radicale idea stemmatica basata su successive riscritture del poemetto… 10 anni dopo, Mario Martelli ebbe da ridire sulle proposte di Gorni, per sommi capi accettando ma sostanzialmente molto ridimensionando l’idea delle riscritture, e tra i due cominciò una diatriba che durò almeno fino al 1992. Nel frattempo, nel 1978, si era scoperto un altro testimone delle Stanze a Bologna, che non era stato ovviamente previsto né da Pernicone né dalle prime postille di Gorni… ma la soluzione dei problemi su come interpretare il testo a seconda dei tanti errori e varianti contenuti nei pochi ma non così pochi testimoni non arrivò, e né le idee di Martelli né quelle di Gorni sembravano risolvere la cosa, anche perché nessuno dei due studiosi si mise ad approntare davvero una nuova edizione critica che spiegasse, verso per verso, cosa i due avrebbero scelto tra le varianti e in base a cosa (Martelli giunse a un testo commerciale nel 1979, ma non era un testo critico)… Mario Martelli è morto nel 2007 e Guglielmo Gorni nel 2010, e sono rimasti i loro allievi…
    Bausi è un fido allievo di Martelli e ha sempre proposto la sua lettura nelle edizioni commercializzabili dei testi volgari di Poliziano che ha curato (per Vecchiarelli nel 1997 e per UTET nel 2006), mentre Stefano Carrai (per Mursia nell”88) e Davide Puccini (per Garzanti nel ’94) sono stati più attenti alle idee di Gorni…
    uno dei miei maestri, Giuliano Tanturli, stava preparando una sua edizione critica delle Stanze, con le sue sole forze, ed era riuscito a trovare teorie che eliminavano almeno un errore d’archetipo tanto spalleggiato da Martelli, ma è morto nel 2016… proprio quando Bausi esce con questa colossale edizione critica che ripensa i problemi, certamente andando molto più dietro alle proposte di Martelli che a quelle di Gorni, ma guardando con molto più favore alle idee di quest’ultimo sulle successive riscritture polizianee…
    Le Stanze, proprio per la confusione adiafora dei testimoni, può apparire confuso, ma è un bellissimo sogno classicheggiante sull’Ippolito di Euripide, con un uso dell’ottava già epico-cavalleresco, tutto circonfuso di idee foniche (alla Claudiano) e contrappuntato di una miriade di riferimenti cerebralissimi alla mitologia (solo un top come Poliziano poteva tirare fuori certe dimenticate varianti della tarda antichità nelle righe più sperdute di Igino o nei versi di Omero latini che a noi manco sono giunti!), tutto al servizio di una storia tronca, anche dalle sfumature tristi, alla Virgilio, sulla bellezza della vita ma sulla sua sostanziale e crudele inutilità…
  22. Mauro Dorato, Che cos’è il tempo? Einstein, Gödel e l’esperienza comune, Roma, Carocci, 2013
    Rispetto ai classici e ai meno classici di Rovelli (L’ordine del tempo e Helgoland su tutti), non è interessato a trovare soluzioni, cioè una teoria del tutto, in ogni posto (in Proust, in Bogdànov, nella scienza cognitiva o nell’esperienza personale) che sorpassi l’immobilità che sposava anche Hawking, né vuole proprio risolvere la cosa, ma fa una ottima disamina su quanto altri hanno già detto, con chiarezza di esposizione sopraffina. Per un profano la lettura è eccezionale perché, senza i fronzoli teorico-narrativi, la semplice disamina del problema, chiarificata anche per mezzo di cristallini diagrammi esplicativi, fa scoprire ampie novità su quel problema e il dramma delle porzioni insolubili (che spiegano magari un fatto ma non un altro) di certe teorie tirate fuori per spiegarlo e che ci riescono solo parzialmente…

Tra i libri solo sfogliati, sono andato parecchio avanti nella lettura di

  1. Claudio Tuniz, Patrizia Tiberi Vipraio, Homo sapiens. Una biografia non autorizzata, Roma, Carocci, 2015
    Estremamente diretto, conciso e pratico!
    Ma non ha la suggestione né l’esattezza di Barbujani…
  2. Dante Alighieri, Inferno, a cura di Roberto Mercuri, Torino, Einaudi, 2021
    Altro testo approntato per il 700enario, ma non arriva a essere interessante come quello di Pasquini e Quaglio. L’introduzione dice tutto quello che deve dire ma a livello superficiale, e il commento è gustoso, con un linguaggio adatto ai giovani, ma non va tanto in profondità…
  3. Nassim Nicholas Taleb, Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita, traduzione di Elisabetta Nifosi, Milano, ll Saggiatore, 2014
    La premessa è interessante, lo stile romanzesco la fa prendere bene, la critica alla società educativa e parcellizzata, per niente olistica, è ben messa, le strutture filosofiche, pur alla san fasò, ci sono, e l’idea di fondo, che si debba stare attenti all’imprevisto tanto da dover riplasmare il nostro modo di intendere l’educazione e il contratto sociale, è interessante e condivisibile…
    ma fa una continua pars destruens in cui butta via il bambino con l’acqua sporca, palesa di essere un dilettante a livello cognitivista, pressappochista a livello di filosofia, e scade nell’ammettere che il suo intento sembra più applicarsi ai giocatori d’azzardo che alla società, che lui eminentemente disprezza, arrivando a punte di sarcasmo indesiderato che quasi squalifica tutte le sue pur buone premesse, arrivando a fare un pamphlet spesso tutta polemica, con zero idee vere su come aggirare i problemi che indica, come un qualsiasi testo grillino!

…non so di quale di questi continuerò davvero la lettura nel 2025!

6 pensieri riguardo “Libri 2024

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  1. Nel 2024 ho letto nell’ordine:

    J. J. Ellis, “I fiori della morte”
    Ben Benson, “La miccia brucia…”
    Carlo Giannone, “La banda dei pitbull”
    Benedetta Cipriano, “Anche il vento profuma di te”
    Costance Wood, “The Flame”
    Lauri Robinson, “Lettere d’amore dal fronte”
    Fabrizio De Sanctis, “Occhio per occhio”
    Martin Cruz Smith, “Tokyo Station”
    James Herbert, “La reliquia”
    Ilsa Madden – Mills, “Waylon University – La sfida”
    Julia K. Stein, “Da Tokyo con amore”
    Giorgia Bernardini, “Area piccola”
    Andrew Turpin, “L’ultimo nazista”
    Silvia Moreno – Garcia, “Velvet was the Night”
    Alba Prattichizzo, “Sleeping Beauty”
    Don Winslow, “Città in rovine”
    Yasmin Shakarami, “Tokyo Love Story”
    John Grisham, “I ragazzi di Biloxi”
    Francesco Filippi, “Bye bye, Benny!”
    Adriano Morosetti, “Il breve mestiere di vivere”
    Federica Tronconi, “Game Day”
    Robert Crais, “La squadra”
    Robert Crais, “La città dorme”
    Robert Crais, “La prova”
    Robert Crais, “L.A. Tattoo”
    Robert Crais, “Il mercante di corpi”
    Robert Crais, “Attraverso il fuoco”
    Peter D’Angelo e Fabio Valle, “Il figlio peggiore”
    Robert Crais, “Senza protezione”
    Robert Crais, “L.A. Killer”
    Robert Crais, “La promessa”
    Robert Crais, “Luci su Los Angeles”
    John Grisham, “Il rapporto Pelican”
    Robert Crais, “Caccia all’uomo”
    John Grisham, “L’avvocato canaglia”
    John Grisham, “I segreti di Gray Mountain”
    Armando D’Amaro, “L’Autunno nero della Superba”
    Debora Ferraiuolo, “Score to love”
    John Grisham, “Il cliente”
    Philip Kerr, “Violette di Marzo”
    Elle Kennedy, “L’eredità”
    John Grisham, “Il socio”
    Erik J. Brown, “All that’s left in the world”
    William Lashner, “L’ultimo cliente”
    Stephen Bogart, “Suonala ancora”
    Christina Dalcher, “La classe”
    Stephen Bogart, “Il tempo non ritorna”
    John Grisham, “Ultima sentenza”
    John Grisham, “L’uomo della pioggia”
    Bentley Little, “The Resort”
    Wilbur Smith, “Re dei re”
    Massimo Lugli, “L’ultimo guerriero”
    Kit Pedler e Gerry Davis, “Lebbra antiplastica”
    Max Cromaz, “La formula dell’acqua”
    Gianluca Bissolati, “Discrimination”
    Marco Pellegrini, “Bella zio”
    Alessandro Perugini, “L’amore su Internet”
    Philip K. Dick, “La città sostituita”
    Michael Connelly, “L’attesa”
    Giulia Ungarelli, “One Time Love”
    Philip K. Dick, “La svastica sul sole”

    La medaglia d’oro va senza dubbio a “I ragazzi di Biloxi” di John Grisham, quella d’argento a “Occhio per occhio” di Fabrizio De Sanctis, quella di bronzo a “L’ultimo guerriero” di Massimo Lugli. Molto belli anche “Area piccola” e “La città sostituita”. Ma devo dire che quasi tutti i romanzi qui elencati mi sono piaciuti, anche perché in caso contrario li avrei mollati dopo poche pagine: ho molta poca pazienza con i libri che non mi piacciono, anche quando li ho pagati moneta sonante, perché il mio tempo è più prezioso dei miei soldi. Hai letto qualcuno dei libri elencati qui sopra?

    1. Ho letto “La svastica sul sole”!
      Grisham non mi ha mai attirato… ho visto alcuni film tratti dai suoi libri che, boh… meh… buon intrattenimento ma nulla di più…

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