Per la serie (come per le traduzioni, non c’è in realtà alcuna serie!) viaggi comodini e se si spende un po’ di più chissene, si va niente meno che a Capo Nord!
Naturalmente io sono io, e quindi non aspettatevi di leggere roba turistica!
La componente comodini si esplica con la volontà di andare a Capo Nord in macchina e non, come sarebbe possibilissimo, con un bus, gomito a gomito con sconosciuti, magari che parte alle 6 del mattino…
Molto più forte è la componente se si spende un po’ di più chissene, essendo la Norvegia, molto probabilmente, la nazione più costosa del mondo (e la scelta della macchina l’abbiamo pagata parecchio salata!)…
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Per cominciare vi dico che uno strumento carino per capire davvero la Norvegia è paradossalmente una guida scritta per far ridere e cioè la Xenophobe’s Guide to the Norwegians scritta da Dan Elloway per Oval Books di Londra nel 2015: tutto è preso in giro, ma tutto, nella satira, è davvero precisissimo!
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Non starò a tediarvi sui dettagli storici, tra i Vichinghi e le dominazioni prima danesi e poi svedesi: fatto sta che prima del 1905 la Norvegia non esisteva… e un complesso di miti e leggende, contemporaneo a quello del Kalevala finlandese, così come una forte letteratura, c’erano stati per tutto l’Ottocento, da Henrik Ibsen (che però è vissuto quasi 30 anni fuori dalla Norvegia [anche a Sorrento] e che ha scritto in una lingua che era sì “norvegese”, ma con parecchio zoccolo duro danese) in poi…
ma se la Finlandia era, evidentemente, qualcosa di più chiaro agli occhi dei finlandesi (con volontà di statuti speciali dalla Russia più o meno efficaci orgogliosamente ottenuti), la Norvegia ancora oggi non ha scelto come scrivere la propria lingua (sono due i sistemi oggi in uso: i bus ne usano uno e la segnaletica stradale un altro: sicché i bus ti dicono che sei al Nasjonalteatret mentre per strada trovi le indicazioni per il Nationaltheatret)
Finisce che se a Helsinki senti uno stile ben preciso, a Oslo ti accorgi di più della praticità che delle caratteristiche artistiche…
Quella che dal 1877 al 1925 è stata Kristiania (o Christiania, a seconda delle due scritture che si diceva: il simbolo rappresenta il santo Hallvard Vebjørnsson con in mano una macina da mulino, delle frecce e una donna nuda ai suoi piedi, forse, in origine un nemico ucciso con le frecce poi reinterpretato come donna nuda da proteggere) ha un centro che si potrebbe perfino definire romano, quasi con cardo e decumano che la attraversano creando una sorta di reticolo, non perfetto (come invece è evidente in altre città romane, da Torino ad Aosta), ma sostanziale…
dalla stazione centrale (dove si arriva con il comodo treno Flytoget in una 20ina di minuti: ce n’è uno ogni 10 minuti: i biglietti si acquistano in aeroporto con totem appositi, facili e numerosi) parte quello che è un vero e proprio corso, il Karl Johans Gate, che arriva dritto, liscio come l’olio, fino al Palazzo reale, toccando ben tre bei milestones della città, e cioè la Cattedrale, il parlamento Stortinget (dal nome della prima legislazione autonoma norvegese, scritta mentre la Norvegia era provincia svedese dopo i secoli di periferia danese) e il Nasjonalteatret (edificio del 1899 che celebra i tre grandi autori autenticamente norvegesi, e cioè il sei-settecentesco Ludvig Holberg e i pezzi da novanta ottocenteschi, eterni amici/rivali e alla fine perfino consuoceri, Henrik Ibsen e Bjørnstjerne Bjørnson)…
i milestones diventano di più se consideriamo anche il caffè centrale (con tanto di boutique di Freja, l’autentica ditta cioccolatiera della Norvegia, fondata nell’Ottocento: occhio che chiude presto, certi giorni già alle 16) e l’Università…
La cattedrale ha una struttura molto particolare, quasi a croce greca, perché è di rito norvegese del luteranesimo…
In prossimità del Nasjonalteatret c’è un’altra grossa stazione ferroviaria sotterranea, quella davvero centrale, che è uno snodo bello potente per i mezzi pubblici…
a partire dallo Stortinget, il viale si apre a un bel parco alberato con tante fontane e statue (soprattutto di attori, e commovente è quella della prima donna curata per il cancro al seno in Norvegia), e si trova a fronteggiare un altro vialone che lo segue, in parallelo, col nome di Stortingsgata e poi Prinsens gate, che, se seguito all’indietro, riporta al piazzalone della stazione centrale (lo Jernbanetorget) attraverso Christian Frederiks Plass…
altre vie filano parallele a Karl Johans Gate e tante lo incrociano ortogonalmente, tra cui Rosenkrantz Gate (oggi festiva strada gay colorata di arcobaleno: nel senso che la strada è proprio arcobaleno) e Universitetsgata (dove si può trovare la bellissima libreria Norli, fondata nel 1890 e ancora attiva con ben due punti vendita [uno dedicato all’altissimo antiquariato librario] con tanto di sezione in italiano!)…
Seguendo Universitetsgata verso il mare, si trova uno dei tanti golfi dell’immenso Oslofjord dove giace Oslo: oltrepassando il parco dello Stortinget troviamo il colossale municipio di mattoni rossi (Oslo Rådhus, costruito da Arnstein Arneberg e Magnus Poulsson tra le due guerre mondiali [pare che durante l’occupazione nazista del 1940-1944 i lavori furono pausati], e ultimato nel 1950) che, con una ampia e forzuta piazza (Rådhusplassen) anch’essa ricca di fontane e statue (di foggia più plasticamente nerboruta e dalle dimensioni più ingenti rispetto a quelle del giardino davanti allo Stortinget), fronteggia lo storico porticciolo di Honnørbrygga, bagnato dal golfo Pipervika…
Pipervika è lo spazio scenografico su cui si affacciano il porticciolo Aker Brygge, con il Nasjonalmuseet e l’Astrup Fearnlay Museet, e la fortezza Akershus…
e seguendo la Akershus ci ritroveremmo a seguire il reticolo di strade intorno a Karl Johans Gate e Christian Frederiks Plass e giungere all’altro golfo “grosso” della città, e cioè Bjørvika…
Nonostante la presenza, a Pipervika, di imperdibili musei, è stata Bjørvika a venire gratificata di più da certe voglie turistiche della città…
da Bjørvika, la vista sull’arcipelago dell’Oslofjord è effettivamente grandiosa, e la foce del fiume Ankerselva forma insenature e isolette carinissime: per sfruttare tutto ciò, a Bjørvika sono stati costruiti il maestoso teatro dell’opera, la modernissima biblioteca Deichman e il nuovo museo Munch… tutta roba con camminamenti e terrazze per la vista sopraelevata del golfo (davvero imbattibile quello del teatro d’opera), che ha favorito, per indotto, il proliferare di ristoranti, boutique e ruote panoramiche…
da Bjørvika iniziano anche le collinette a est di Oslo (con quartieri alti), le cui pendici permettono anche la presenza di tante spiagge…
Da Pipervika, invece, e precisamente dall’Aker Brygge, iniziano le collinette a ovest di Olso, che sono più “storiche”, perché proseguono fino al Palazzo reale, e quindi, alla punta del Karl Johans Gate opposta alla Stazione centrale…
Salendo dall’Aker Brygge fino al Palazzo reale troviamo il bellissimo e signorile quartiere del Konzerthus (la sala da concerto della Oslo-filharmonien) e il viale in cui visse Henrik Ibsen, con la sua casa-museo… dalla casa di Ibsen fino al Caffè centrale adiacente allo Stortinget c’è una lunga installazione: sul pavimento stradale sono state scritte, con vari materiali, citazioni dagli scritti di Ibsen: una cosina carina, anche se non priva di complicazioni (le scritte sono difficili da pulire per gli spazzini di Oslo, realizzarle è stato oneroso e il loro completamento è stato ridimensionato più volte tanto da venire ultimate con evidenti errori ortografici che non era facile uniformare, visto il dualismo odierno della scrittura norvegese e il fatto che Ibsen scrivesse in un norvegese che era per lo più danese!)
Il Palazzo reale è circondato da un fantasmagorico parco, pieno di laghetti, fontane e statue: le più carine sono nella parte nord-est, con statue di arcobaleni, volpi e farfalline davvero speciali (e costeggia anche il quartiere di Homansbyen, carinissimo)…
Oltre la casa-museo di Ibsen comincia la collina che include i quartieri di Solli (con la vecchia biblioteca nazionale norvegese) e Frogner, che ospita il particolarissimo Vigelandsparken: già parco romantico privato, “coltivato” da due ricconi (era il parco di quartiere, il Frognerparken: i ricconi lo riempirono di decine di migliaia di piante di rose di più di 150 specie!), dal 1924 al 1943 viene trasformato dal governo di Oslo (che continua a chiamare il parco Frognerparken) nella casa delle sculture di Gustav Vigeland, un grande scultore norvegese (e quindi svedese vista la tarda indipendenza: è di Vigeland il disegno della medaglia del premio Nobel!): il parco è finito per diventare il giardino con le sculture di un solo artista più grande del mondo, ed è diventato il posto più visitato della Norvegia… Vigeland scolpisce figure pastose e surreali, che inondano (sono più di 200 sculture) il parco animando fontane, colonne, cancelli e ponti sul fiumetto locale (il Frognerelva): la loro forma un po’ stondata, le loro fattezze anonime ma tutto sommato gioviali, e il loro colore chiaro (che si applica anche ai bronzi), si sposano in maniera molto stramba con una strutturazione rigorosamente geometrica e con una coloratura squadrata e scura dei paratesti, cioè portali e lampioni, che somigliano a inquadrature razionaliste, perfino fasciste…
un connubio tutto da esplorare! (dopo la fine dell’occupazione nazista e dopo la morte di Vigeland, il parco non ha smesso di crescere e vi sono state aggiunte, ogni tanto, figure anche storiche, tipo Lincoln e la piccola ebrea Ruth Maier, vittima della Shoah, che in Norvegia è stata tosta)
Se si continua da Solli, andando parecchio avanti, troviamo la penisola di Bygdøy, che ospita il grande museo folkloristico all’aperto della civiltà norvegese (con le ricostruzioni di diversi insediamenti norvegesi, dalle capanne dei Vichinghi ai villaggetti degli anni ’50: le case scenografate sono praticabili: ci puoi entrare dentro e vedere com’era arredata una casetta norvegese dell”800 o dei 1950s: è qui la ricostruzione della Stavkirke di Gol, eretta nel XII sec., che dal paesino di Gol fu sposata a Bygdøy dal re Oscar II pezzo per pezzo per salvarla dalla distruzione, e che, anche se parte del museo, è ancora proprietà del sovrano in carica), il museo delle navi vichinghe (che è purtroppo in ristrutturazione) e il museo marittimo e dell’esplorazione polare…
il molo di Bygdøy, con almeno due spiaggette, ha scorci paesaggistici stupefacenti…
Se torniamo a Karl Johans Gate e muoviamo in Universitetsgata andando dalla parte opposta del Rådhus, allora troviamo una parte di Oslo più giovane e più notturna, anch’essa piena di negozi chic e di piazze popolatissime di ristoranti, ma che abbandona la regolarità ortogonale…
Le vie che costituiscono questa parte della città, in linea di massima arrivano e partono dall’immensa Youngstorget (e alcune partono anche dalla Cattedrale: Møllergata, Torggata, Storgata) e sono piene di teatrini e locali notturni… proseguendo a nord-est di Youngstorget si trova il camminamento naturalistico sull’Ankerselva, straordinario (almeno di giorno: si dice che la notte sia appannaggio dei tossico-dipendenti)…
proseguendo a nord-est da Universitetsgata si trova il cimitero, con le tombe di Munch, Ibsen (e della moglie Suzannah, del figlio Sigurd, della di lui moglie Bergliot e dei loro figli) e Bjørnson (gigantesca: e, come già accennato, Bjørnson era il padre della moglie del figlio di Ibsen!)…
Tutto questo è visitabile con una ottima rete di trasporti pubblici, gestita dall’azienda Ruter#, la cui precisione fa ignorare il costo proibitivo (più di 4€ per un’ora di corsa), fatta di tram, metropolitane, treni, treghetti e bus perfettamente browserabili con la app…
fare tutto a piedi dalla stazione o dalla zona di Youngstorget non è però difficile (Oslo non arriva al milione di abitanti: sono poco più di 700 mila persone: solo includendo tutte le periferie si giunge al milione e mezzo di residenti), ma rimangono sicuramente fuori portata di camminata la penisola di Bygdøy (servita unicamente dal bus 30, che ha una bella frequenza; si dice che dall’Aker Brygge esista un traghetto che va al molo di Bygdøy, ma io non l’ho visto e non mi sono informato in proposito) e il Vigelandsparken (servito da tantissimi tram)…
Naturalmente sia da Bjørvika sia da Pipervika partono numerose crociere per i fiordi… ma io me ne sono tenuto alla larga…
infinite le possibilità di fare shopping, e i souvenir più pacchiani (soprattutto i trolls e le cosette riferite ai “vichinghi”) sono nella catena Way Nor, con tantissimi punti vendita dappertutto…
Oltre alla storica Norli, si possono acquistare libri a quella che è la “Feltrinelli” norvegese, e cioè Ark: da Ark (però non provvista di libri in italano) si trovano anche diversi souvenir (occhio però che tanta cianfrusaglia deriva dai contratti che Ark ha con la Legami di Milano: si rischia di comprare le solite sciocchezze che si comprano in Italia!)
molti negozi permettono un piccolo rimborso tax free se si presenta uno scontrino compilato nei chioschi Global Blue degli aeroporti…
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Di roba interna sono entrato nel Nasjonalmuseet, nel Munch Museum, nella Deichman, e nella casa-museo di Ibsen…
Al piano terra del Nasjonalmuseet c’è una vasta mostra del design, con esposti oggetti di tutte le fogge, dai gioielli ai letti alle sedie…
al secondo piano l’esposizione è divisa in due tra l’arte moderna e quella contemporanea: la parte del leone la fa la Belle Époque con i contemporanei di Munch e con Munch stesso: due sale sono dedicate al solo Munch, con la versione più famosa dell’Urlo e con tanti altri suoi quadri bellissimi e non si sa perché meno famosi…
il terzo piano è tutto di mostre effimere di arte contemporanea (io ho beccato Rothko e Anna-Eva Bergman), e la terrazza, con vista sull’Aker Brygge e su tutto Pipervika, è mozzafiato…
Il Munch Museum, nuovissimo, è di 12 piani, di cui ben 6 di esposizione: riunisce tutto quello che gli amici di Munch e i collezionisti norvegesi riuscirono a salvare dall’occupazione nazista, che riteneva Munch arte degenerata… data la fama del pittore, però, i nazisti gli risparmiarono la vita e gli concessero, perfino, un funerale di stato quando è morto nel 1944: ma l’intenzione di cancellare surrettiziamente la sua opera era evidente, e i collezionisti favorevoli a Munch dovettero sotterrare molte opere d’arte in loro possesso nelle foreste in posti segreti, e le hanno potute riesumare solo dopo il 1945…
è finita che il Munch Museum ospita pressoché tutto quello è esponibile dell’opera di Munch, a eccezione di quanto già in possesso del Nasjonalmuseet e di altri musei del mondo: si va dalle illustrazioni per i giornali alle colossali pitture (si parla di quadri di 4 metri e passa!) per la decorazione dell’Aula, cioè l’Aula magna dell’Università… ed essendo Munch un tale che rifaceva, di tanti dipinti esistono diverse versioni, dalle piccole litografie, alle versioni a cera, ai quadri a olio… anche tante tessere visive ritornano spesso in diversi quadri: la colonna di luce della luna sul mare la si vede, per esempio, in dozzine di suoi quadri…
è, perciò, un museo un po’ ripetitivo, ma è dedicato a coloro che adorano Munch, che vengono molto lisciati: le tre versioni dell’Urlo in possesso del museo (la quarta è al Nasjonalmuseet), cioè la litografia in bianco e nero, la versione a pastelli, e la versione a olio smorto, sono esposte in una camera a tempo che espone una versione ogni 30 minuti, creando aspettative e calcoli di visione molto divertenti! In più puoi fare cosette interattive (tipo dipingere con i pastelli su modelli delle tessere visive di Munch, oppure sentire storie e storielle sulla sua vita negli impianti audio/video delle installazioni illustrative), mangiare nei lussuosi ristoranti interni al museo, e vedere il panorama di Bjørvika dalle numerose terrazze dei piani alti…
esterna al museo, ispirata a Munch, c’è anche l’immensa scultura di una Madre: scurissima e circondata da un giardinetto botanico con la selva norvegese è decisamente suggestiva (e osservabile anche senza pagare il biglietto del museo)
La casa-museo di Ibsen è effettivamente lo stabile dove il drammaturgo ha vissuto l’ultima parte della sua vita con la moglie Suzannah… è gestito da persone in gamba e simpatiche, addestrate benissimo nei minimi dettagli della vita di Ibsen e sulle minute pandette della storia norvegese dei suoi tempi: per cui fare la visita guidata, che dura una mezz’oretta scarsa, vale la pena… la guida passa per una decina di stanze dello storico appartamento di Ibsen (ingressino, studio di Ibsen, sala da pranzo pubblica, sala di rappresentanza, bibliotechina, camere da letto, bagno e cucina), che ha mantenuto anche l’originale cassetta delle lettere: essendo Ibsen ricco sfondato quando si trasferì nell’appartamento dopo, dicevamo, quasi 30 anni di vita all’estero, la casa stupisce per la modernità dell’arredamento…
Ci sono anche una mostra permanente con totem che illustrano trame e genesi dei lavori principali di Ibsen, una scelta del suo guardaroba e dei frontespizi o playbill delle prime edizioni (anche straniere, che Ibsen supervisionava di persona spesso viaggiando per allestire gli spettacoli anche oltreoceano) e un sacco di testimonianze iconografiche, dipinti e foto, relativi alle sua varie età…
La Deichman è una biblioteca avvenieristica, quasi tutta automatizzata (i terminali di catalogo computerizzati sono in ogni angolo) e a scaffale aperto, con tanti ristoranti panoramici su Bjørvika… ha una struttura architettonica insieme complessa e semplice, con diverse ali che si dispongono quasi ad alveare intorno a una colonna portante di scala mobile che fila su verso il terrazzone su Bjørvika…
è molto popolare e popolata: lo scaffale aperto e l’automazione permettono libertà d’azione e prestito, e ogni sezione ha il suo tavoletto per la lettura in loco…
è però un punto di riferimento anche mangereccio e shoppingaro, sicché più che una silenziosa biblioteca sembra un allegro centro commerciale…
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Ma stupefacente è la vita artistica estiva outdoor di Oslo…
quello norvegese è un popolo non propenso all’arte, ma l’opera norvegese, i tanti teatri e l’Oslo-filharmonien sono di livello mondiale: purtroppo in agosto sono pressoché tutti chiusi, ma la città offre molti stage con musica dal vivo: uno è dirimpetto al Palazzo reale e uno è accanto al Nasjonalteatret, per esempio… e ho visto una giovanilistica discoteca effimera in Youngstorget…
da Ferragosto in poi si svolge il Mela Festival in Rådhusplassen, con invitati tantissimi talenti di musica etnica, dall’Africa all’India…
gli stand del Mela Festival sono anche mangerecci ed è divertente poter mangiare street food indiano e sentire musica africana “accarezzati” dalla non gentile ma comunque amichevole brezza di mare sull’Honnørbrygga!
molto attivo è anche l’Oslo Jazz Festival, con numerose occasioni di musica dal vivo un po’ dappertutto!
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Dopo Oslo abbiamo preso l’aereo e siamo andati ad Alta, oltre il Circolo Polare Artico…
Quello di Alta non è un aeroporto internazionale: ci si arriva solo dalla Norvegia…
Una rapida scorsa alle distanze della Norvegia fa ben preso rinunciare a qualsiasi voglia alla Greta Thunberg di usare un mezzo di trasporto meno inquinante, come auto elettrica o treni…
Tra Oslo e Bergen, il treno più veloce impiega 7h…
esistono pochissime autostrade…
e le ferrovie non vanno più a Nord di Bodø…
Narvik, 300 km più a nord di Bodø, è raggiunta da una tratta ferroviaria svedese:
da Oslo a Bodø in treno sono 10h con scalo a Trondheim, e da Oslo a Narvik sono 25 ore [non sto scherzano] con scalo a Stoccolma…
Alta è quasi 500 km a Nord di Narvik
sicché arrivarci con un mezzo altro rispetto all’aereo è solo per chi ha tanto tempo da perdere…
L’aeroporto di Alta è a ca. 5 km dalla “piazza” centrale…
Alta è nella provincia norvegese di Finnmark, che sarebbe la terra dei finni, che sarebbero i lapponi, che sarebbero i sami…
a parte diverse botte che sami e norvegesi si sono dati nel tempo, la Norvegia è l’unico stato scandinavo ad aver dato autonomia politica ai sami (il termine Lapponia, usato per la parte finlandese occupata da sami, è ritenuto dai sami spregiativo): la provincia di Finnmark è Norvegia a tutti gli effetti, ma i sami vi hanno un loro parlamento, in cui legiferano di stretta politica locale…
per molti norvegesi, i sami rappresentano quasi una sorta di stato nello stato, ma le loro terre sono così remote che a nessuno frega un cacchio di quello che fanno!…
Finnmark ha un sistema di trasporto pubblico tutto suo…
e in questo sistema di trasporto solo due bus al giorno fermano effettivamente davanti all’aeroporto di Alta e solo uno si dirige al centro di Alta…
se uno atterra lontano dall’orario di quel bus per prendere un successivo bus occorre arrivare, a piedi, alla fermata Altagård: sono solo 500 metri…
ma ad Altagård, a seconda degli orari, potrebbe esserci da attendere, tenendo presente che la domenica c’è uno iato di corse tra le 14 e le 17!
il più delle volte il bus ha la biglietteria interna pagabile anche con la carta di credito (la Norvegia è pressoché una nazione cash free), ma trovare un mezzo senza biglietteria è possibile: in quei casi è bene non affidarsi alla app della compagnia di trasporto di Finnmark (la Snelandia), che non dichiara di funzionare esclusivamente con un numero di telefono norvegese, ma andare direttamente sul sito, e da lì comprare il biglietto (la procedura online è facile)…
sul sito è anche utile controllare una sorta di orario in tempo reale che può informare assai bene sull’effettivo orario di arrivo del bus, che può essere assai diverso da quello che potrebbe essere scritto alla fermata…
in teoria, Alta, come tutti i villaggi di Finnmark, non è una città… è un agglomerato di hut…
ossia di capanne poggiate su una palafitta, colorate in vari modi dal proprietario, e più o meno vicine ad altre capanne…
alcune capanne sono più grandi, quanto capannoni industriali, e ospitano supermercati e negozi: in “centro” questi capannoni formano piazze, per lo più parcheggi, e viuzze, tutte puntualmente deserte…
sembra una città fantasma fin quando non si ha il coraggio di entrare in uno dei capannoni grandi: dentro ci troviamo un *enorme* centro commerciale labirintico pieno di gente…
Sicché Alta è un agglomerato di capannucce private e di immensi capannoni con il centro commerciale zeppo di ogni cosa, dal ristorante al negozio di windsurf, dallo scarpaio al negoziante di articoli da giardino, dal mobiliere al supermarket bio…
la cosa non avrebbe dovuto sorprendere più di tanto, visto che lassù è più che naturale avere una vita indooor…
occhio, però, che gli orari di tutti questi esercizi sono per lo meno dimezzati la domenica!
i supermercati grandi, in ogni caso, chiudono anche tardi, anche alle 23…
fuori dai centri commerciali, tra le viuzze da essi formate, se ne distingue una perché finisce alla Cattedrale dell’Aurora Boreale, costruita negli anni 1990s, dentro la quale, oltre lo spazio sacro-liturgico, c’è un piccolo museino dedicato al fenomeno astronomico…
ad Alta ci sono avvenieristici alberghi, ma è facile trovare appartamenti, cosa che permette di fare la spesa in supermercato e scoprire le merci che in Italia sovrabbondano in numero minuscolo là dove roba che in Italia quasi non esiste ad Alta c’è a sazietà (non è che in Norvegia si coltivino granché verdure, o ci sia l’olio)… per esempio, come sempre al di là delle Alpi, occhio alle bottiglie d’acqua: le più sono aromatizzate alla frutta… «uten kullsyre» sono naturali, «med kullsyre» sono frizzanti…
gli appartamenti, spesso, non sono nelle capanne, ma nei capannoni adiacenti ai centri commerciali, che formano veri e propri condomini modernissimi, con ascensori, TV enormi, letti comodi, bagni multiuso e mobilia di alto design…
un must di Alta è il bellissimo museo a cielo aperto con i petroglifi rocciosi, alcuni databili al 4500 a.C.
il museo, d’estate, è aperto fino alle 19 anche la domenica e rappresenta il capolinea del bus 40 che parte dal centro di Alta (l’Alta Sentrum)…
alcuni petroglifi sono stati ripassati in rosso per renderli più appetibili ai turisti, ma i più sono rimasti così com’erano, sulle loro rocce belle paciose poggiate sull’Altafjord, a rappresentare scene di caccia, ma anche rituali religioso-musicali e scene marittime…
certi dettagli non sono stati ancora decifrati e la loro interpretazione ha ispirato chiunque, dai sociologi agli immancabili ufologi…
il percorso completo del museo è lungo quasi 3 km in un camminamento ligneo che passa sopra la flora di licheni dell’Altafjord e circonda le rocce istoriate più grandi e quelle più piccole…
l’eterno crepuscolo estivo di Alta (dopo Ferragosto il sole non tramonta prima delle 21.15 lasciando parecchia luce fino alle 22, ma il sole, come tutti sanno, non fa un arco sul cielo come in Italia, ma percorre una traiettoria più rettilinea, risultando in una “posizione” della luce che in Italia è più quella dell’alba e del tramonto, che però rimane costante per tutto il giorno) fa risaltare al meglio i petroglifi, che sono piccoli colpi di semplice “scalpello” ante-litteram, e producono storie affascinantissime, alcune complicatissime, altre con solo un animale isolato (spesso renne, ma anche lepri), molte volte rappresentando sì quello che lo scalpellista vedeva ma il più delle volte quello che avrebbe voluto vedere, cioè ovviamente la caccia abbondante, ma anche la fratellanza tra le varie imbarcazioni nel mare, e anche danze peculiari con gli stessi animali stavolta non vittime di caccia!
un immaginario che conquista assai!
nel museo anche un carino (e costosissimo) negozio di souvenir anche sami…
Sul promontorio di Amtmannsnes, a 10 km dal museo, dovrebbero esserci altri petroglifi, ma le informazioni in merito sui siti ufficiali sono assai reticenti su come raggiungerli: pare che ci si arrivi solo con una hike di un’oretta da Alta Sentrum a piedi, scalando la collinetta del promontorio…
ma il cattivo tempo non mi ha permesso di andare a vedere un bel niente!
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avevamo noleggiato un’auto dall’aeroporto di Alta per arrivare a Capo Nord, che si raggiunge da Alta con più di 3h di macchina… [dall’Alta sentrum partirebbe un bus alle 6 del mattino per Nordkapp, con lunga tappa a Honningsvåg e arrivo verso le 13.30; lo stesso bus riparte alle 16, con nuova lunga tappa a Honningsvåg, e ritorno all’Alta sentrum intorno alle 20]
la natura non internazionale dell’aeroporto di Alta fa sì che il personale non arrivi granché mai in anticipo, e l’addetto dell’autonoleggio, nonostante tutti i check-in online già fatti e le mail confermative controfirmate, è arrivato a darci la macchina quasi 1h dopo l’appuntamento previsto!
per arrivare a Nordkapp da Alta occorre seguire la E6 fino a Oldefjord, e da lì la E69 fino in fondo…
non si tratta di autostrade, ma di semplici strade statali con incroci a raso e singola corsia di marcia…
fino a Rafsbotn la E6 è piacevole, segue l’Altafjord con paesaggi carini e con cittadine come Alta, quindi un po’ popolate (ridendo e scherzando, Alta fa quasi 20 mila abitanti)…
da Rafsbotn, la strada segue malamente il corso del fiume Sarvisjoki in mezzo a una landa che apparirebbe desertica se non fosse per le hut, isolate ma numerose, in mezzo al bosco di betulle bassissime quando va bene, e di mero pratino di muschi quando va male…
sulla E6 è possibile arrivare solo fino a 90 km all’ora, ed è un divieto assolutamente sacro per gli automobilisti che vi si incontrano…
la sensazione di stare in mezzo a posti civilizzati è data anche dalle non poche stazioni di servizio, e cioè piazzole dove poter parcheggiare, alcune volte con i tavolini da pic-nic e una capannuccia con i bagni pubblici, che sono assai funzionanti e moderni (almeno, quello che ho avuto la fortuna di beccare io), e perfino gratuiti!
non sono rari neanche i distributori di benzina…
all’altezza di Skaidi c’è una svolta che è ben segnalata all’andata ma per niente indicata al ritorno: c’è da stare in campana…
la E69 invece costeggia costantemente Porsangerfjord, con paesaggi di una cristallina bellezza nordica, in cui spariscono tutti gli alberi possibili, anche le betulle… e il limite non è mai più di 80 km/h, e trovare piccole porzioni sterrate (lunghe pochi metri) è frequente…
è pieno di scorci panoramici su monti e isolette sul fiordo, di villaggetti sami caratteristici e ameni, di negozietti tipici, di laghetti lussureggianti, di peschiere scenografiche, di renne al pascolo, di spiaggette rocciose, e di alcuni tunnel appena costruiti: per entrare nel Sortviktunellen, per esempio, potrebbe essere necessaria una leggera attesa per via della manutenzione, mentre invece nel nuovissimo Nordkapptunnellen, aperto nel 1999 per arrivare sull’Isola di Magerøya dove sta Nordkapp (lungo circa 7 km sotto 212 metri dell’acqua del Porsangerfjord: per andare sotto occorre fare una pendenza del 9%) vai via liscio come l’olio…
A Magerøya il paesaggio cambia ancora: dopo Honningsvåg (il villaggettino di più di 2000 abitanti che serviva da approdo sull’isola prima del Nordkapptunnellen: è costruito sulla collina con le solite hut private e capannoni più grossi ad agire da supermercati: somiglia scherzosamente a una Santa Margherita Ligure nordica!) non segui più alcun fiordo, e comincia una strada ancora con laghi e renne, ma che sembra ancora più di montagna…
le renne pascolano come le vacche in Alto Adige, i laghi si confondono con le insenature molto ripide dell’isola e si può scendere ai porticcioli di Kamøyvær, di Skarsvåg, o di Gjesvær (molto più distante da Nordkapp, nell’altro versante di Magerøya) e magari pernottare lì, visto l’alto indirizzo turistico delle numerose hut dei villaggi (il parco di villeggiatura di hut più chic è però ancora quello di Honningsvåg, parte dell’agglomerato alberghiero Scandic)
Nordkapp arriva improvviso ed è annunciato dai caselli del parcheggio a pagamento…
Nonostante si sappia che il promontorio di Knivskjelodden giunge 1 km e mezzo più a Nord…
che Kinnarodden, sulla penisola di Nordkinn, sia il punto più a Nord dell’Europa di terraferma (poiché Nordkapp è su un’isola)…
e che si sappia che esistono le Svalbard (che però, tecnicamente, anche se amministrate dalla Norvegia, non sono propriamente Europa), la Novaja Zemlja e la Terra di Francesco Giuseppe (pressoché disabitata)…
…Nordkapp continua ad avere il suo perché non solo per via della concentrazione turistica, ma anche per il fatto che è l’unico di questi posti in cui arrivi senza dover fare un cosplay di Amundsen…
a Kinnarodden non arrivano strade, e la strada più vicina (una provinciale) porta a Mehamn, a quasi 30 km di distanza…
Kinnarodden lo vedi anche, sbiadito e lontano ma stagliante, da Nordkapp!
a Knivskjelodden ci si arriva da Nordkapp in 4h e mezzo di cammino!
e Knivskjelodden lo vedi vicinissimo da Nordkapp!
per le Svalbard devi sborsare bei soldi per dormire in uno dei loro alberghi di lusso, e sia la Novaja Zemlja sia la Terra di Francesco Giuseppe sono in Russia, con tutto il problema di andare in Russia (non solo oggi con le guerre in corso, ma anche in situazioni normali, tra visti e complicatezze logistiche per terre così isolate: non mi risulta che la Terra di Francesco Giuseppe sia accessibile da chicchesia che non sia un militare)
per i comuni mortali, comodini, rimane Nordkapp!
e Nordkapp vale comunque la pena…
la sua falesia di 300 metri sul livello del mare garantisce una vista siderale e quasi a 360 gradi sull’azzurrissimo Mar Glaciale Artico…
la sua terra brulla non somiglia a nulla che si possa paragonare ad altri ambienti europei…
gli scorci sui precipizi della falesia tolgono il fiato…
le sue caratteristiche astronomiche gli donano un sempiterno crepuscolo almeno fino a settembre…
e anche le opere dell’uomo che sono state costruite a Nordkapp non sono brutte…
a parte le colonne dei regnanti (per esempio quella di Oscar II), il Monumento ai bambini del mondo, fatto di medaglioni bronzei a simboleggiare i bimbi dei diversi continenti, e di una mamma col bimbo (anch’essi bronzei) che li indicano, è carino, e il globo ferreo, apposta per i selfie, è gradevole, anche perché da una certa distanza tocca precisamente l’orizzonte del mare…
nel 1988 è stato costruito un grosso centro turistico aperto fino all’una di notte, col cinema, il ristorante superfancy, i diorami che illustrano le prime esplorazioni cinque-, sei- e ottocentesche (con particolare spazio alla visita del re siamese Chulalongkorn, con tanto di mostretta thailandese), un’esposizione filmica con il paesaggio nelle diverse stagioni, un palco che si affaccia sul Mar Glaciale Artico in mezzo alla falesia (e quindi ti fa immergere nell’orizzonte apertissimo del mare ancora di più), la cassetta della posta che permette di far arrivare le cartoline con uno speciale timbro di Nordkapp, e uno strepitoso (e ovviamente costosissimo) shop con un sacco di gadget e vestiario anche sami…
nonostante agosto, abbiamo trovato un clima leggermente e piacevolmente ventoso, che ha fatto scendere le temperature a 16°…
fare brevi camminatine nel vento è stato piacevolissimo!
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al ritorno, con l’imbrunire, le renne si sono fatte più audaci e trovarle a brucare molto vicino alla strada è stato frequente: una l’abbiamo anche trovata ferma in mezzo alla strada e ha fissato la nostra auto con curiosità prima di tornare nel prato del pascolo!
Anch’io sono stata in Norvegia quest’estate, ma in zone completamente diverse, da Bergen a Trondheim. La natura lassù è magnifica. Anche noi abbiamo incontrato molte stazioni di servizio dove mangiare, e sono d’accordo sui bagni: sono dappertutto, gratuiti, puliti, agibilissimi. Un grande segno di civiltà.