Dura 2h e 40’…
Le cose da dire sono quasi le stesse dette nel primo capitolo, in The Northman e in Avatar 2…
nel primo mi lamentai assai della mancanza di una componente negativa rispetto a tutta la storia fondamelistico-deistica-guerrafondaia raccontata…
esattamente come in The Northman, nel primo capitolo mi mancava una Giuturna, cioè qualcuno che urlasse che quello che si stava vedendo era o una cacchiata o inconscio…
per capirsi:
nel Dune di Lynch, che il duellone finale con Sting sia inconscio è ovvio perché è dichiaratamente soprannaturale: MacLachlan è messia religioso che ci si crede, cioè che è proprio magico, è del tutto irrealistico, quindi effettiva rappresentazione (non realismo) di un Io che domina Es e Super-Io…
e difatti Sting se lo sogna per tutto il film (cioè Sting è MacLachlan stesso) e lo ribiadisce in terra con un rutto… roba completamente da inconscio…
Arthur Pendragon dell’Excalibur di Boorman sta 3h a dirti che la ricerca del Graal è ricerca nella sua mente (dice proprio «the edge of within»), tanto che lui stesso si trova a essere il custode del calice…
e ammazza un Mordred suo stesso figlio, cioè lui stesso, prima di apparire pacificato (morto ma completo e glorificato) nella barca al tramonto…
qui ci sono le parentele strambe:
Skarsgård è nonno di tutti…
il verme richiamato da Chalamet è un verme nonno…
ma che tutto sia inconscio non funziona, perché Villeneuve proprio ci comunica in ogni modo che a lui la metafora interessa poco…
una Giuturna riesce a mettercela: Zendaya è la voce della ragione, e riesce anche a dire «ma allora trombati quel travaso di Florence Pugh e vaffanculo te e quel tegame della tu’ mamma», quindi andrebbe bene…
ma per il resto, l’equilibrio tra critica e accettazione è in bilico sul grande burrone del grande deserto del ridicolo…
- che la storia del messia sia una minchiata deistica atta a dominare la povera gente è ribadito milioni di volte…
- …però si dice anche che è così e che non ci si può fare nulla (dicono perfino «il mondo ha già scelto per noi»);
- ma è così perché quello che conta sono solo
- le vendette personali della minchia: Chalamet è mosso solo dalla voglia di vendicare il babbo; Brolin anche: c’ha anche la scena madre a dire «t’ammazzo perché te hai ammazzato i miei amici»;
- i giochini di potere e dominio del menga, a chi ce l’ha più grosso…
in questo frangente, con tutti che al messia non ci credono, ma lo propongono per soddisfare la legge del taglione e il misurare chi ce l’ha più grosso, i credenti fanno giustamente la figura dei fessi (Bardem fa ridere ogni volta che apre bocca, e credo che sia voluto proprio per stigmatizzare il fideismo), ma figurano completi imbecilli anche quelli che sulla storia messianica ci speculano, appunto per potere o per vanità, e cioè:
- Rebecca Ferguson, lì a sbavare sul potere;
- e Chalamet lì a veicolare le solite puttanate pseudo-nicciane (frutto delle cattive traduzioni naziste, se ne parlava nel primo capitolo) sui forti e sui deboli, con il surreale dialogo con Walken che gli dice «io ho ammazzato tuo padre perché era debole», e con Chalamet che gli risponde «ok, ma io non ammazzo te ma ammazzo Austin Butler perché voglio vedere chi ce l’ha più grosso tra me e Austin Butler»
con, su tutto, attraverso questa ridancianissima insistenza sui nonni, il solito pappone atavistico, destristico e conservatorissimo sul DNA e sul sangue, che porta a fare, come tutti i destristi reazionari e revisionisti sempre fanno, di tutta l’erba un fascio:
- Chalamet è sia Atreides sia Harkonnen perché sennò Wagner e il darwinismo sociale non sono contenti (anche qui valgono le pessime traduzioni di Nietzsche sull’essere «al di là del bene e del male» e la troppa importanza che si dava a Wagner negli anni ’60: vedi anche quanto si dice in Der fliegende Holländer);
- e la cosa, invece di creare concordia, crea solo iper-nazismo, perché, naturalmente, è vista col segno degli Harkonnen (Chalamet dice propio «vinceremo da Harkonnen»): si vede un film che inizia con gli Harkonnen che bruciano gli Atreides e finisce con gli Atreides che bruciano gli Harkonnen anche se sono la stessa famiglia…
…e Villeneuve non sa se dare a tutto una valenza minacciosa o gloriosa…
cioè Villeneuve non ti dice se quello che riprende è da stigmatizzare o sposare…
il tono del finale, con Zendaya che trova il modo di mandare tutti affanculo, con la solita carneficina priva di senso con Walker risparmiato, Butler morto, Bardem deistico, Brolin vendettoso, e con l’eterna guerra per il petrolio (la spezia) a imperversare in una terra santa che è un deserto in mezzo al niente, ci fa solo chiedere:
ma Villeneuve ci è o ci fa?
è ovvio che non crede nel messia che rappresenta, e non sembra credere a nessuno degli ideologismi che mostra, né alla vendetta, né all’atavismo del DNA, né ai sotterfugi di potere…
a un certo punto sembra prendere in giro tutti: non solo Bardem fa sbellicare, ma anche il «ciao nonno» a Skarsgård è comico, completamente ilare è Anya Taylor-Joy che spunta dal nulla, e davvero da trash alla Bagaglino è Brolin che ha un orgasmo nel vedere le bombe atomiche…
ma il suo sguardo non è davvero critico: alle battaglie ci crede, agli sbudellamenti concede diverso compiacimento visivo, e crede all’amore dei due ragazzi (Zendaya e Chalamet), ripresi con tutti i mezzucci della romcom (c’è anche il bacetto al tramonto con movimento di macchina e musica melodica)
quindi io non so perché abbia voluto raccontare questa storia…
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parlando di The Northman, del Primo re, Roma, West Side Story, e anche di The Suicide Squad mi trovo spesso a ribadire che tagliare e incollare un qualcosa fatto in un tempo direttamente in un altro tempo, senza mediazione e adattamento, sembra un’operazione neutra, ma non lo è per niente…
scegliere di andare in un tempo specifico, in un mondo specifico, non è un’operazione priva di segno (positivo o negativo)…
e il dire «eh, è un film sui mogul tanzanesi tagliagole del sedicesimo secolo e quindi per forza fa vedere le cose che facevano i tagliagole senza mediazione, perché i tagliagole facevano così» non è una cosa neutra…
è una scelta ben precisa che riguarda cosa pensi che parli a te e a quelli che pensi che ti ascolteranno…
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Villeneuve ha preso una storia concepita negli anni ’60, con Nietzsche tradotto male, l’OLP che si formava, con la Crisi di Suez, il Congo che si dimenava, l’occidentalista Mohammad Reza Pahlavi a irreggimentare (per un po’) le prime rivolte di Khomeini, con Nietzsche farlocco, Wagner, il cristologismo di quei tempi e tante altre cose, e ce l’ha raccontata adesso…
…ma con questa storia sembra non sapere che farci:
- il messia sa che è fasullo
- chi ci crede è scemo
- chi lo usa per il potere è stronzo
- chi è coinvolto vuole fare a gara a chi ce l’ha più lungo
- tutti quanti sono schiavi del purismo nazistoide della supremazia del DNA su ogni aspetto della vita
- e il futuro è solo guerra infinita
ma, al contempo:
- l’unica a cui sembra fregare davvero qualcosa è Zendaya, e non se la fila nessuno
- tutti sembrano consapevoli dei loro bias, ma tutti concludono che non ci si può fare niente perché il mondo è di merda così: allora tanto vale essere nazisti
- e il film, lo sguardo di Villeneuve, non prende posizione su questa presa di posizione e inquadra nello stesso modo sia la messa in ridicolo dei valori suddetti, sia l’epica delle battaglie, compiacendosene
- cioè è sia non nazista (ma non antinazista, come va di moda oggi, è anazista) sia nazista…
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sicché è un film strabico e storto
che non si sa se ci è o ci fa
non si sa se critica o sposa quello che fa vedere
e dura 2h e 40′
e stilisticamente, il genio tecnico di Villeneuve io non lo vedo:
- il villaggio dove Ferguson beve l’acqua della vita è ripreso in maniera IDENTICA al Gesù di Zeffirelli;
- il deserto è inquadrato come lo hanno sempre inquadrato tutti dai tempi di David Lean;
- la violenza è concupiscente;
- il montaggio è da scolastico filmetto romcom, senza alcuna obliquità di ripresa, neanche quando guardano dal cannocchiale (scemo, da parte mia, sperare in un discorso sulla fede alla Scorsese)…
e alla fine, come sempre si sa, chi finisce per concludere che il mondo è una cacca quindi tanto vale essere nazisti, bah, a me non sta per niente simpatico (vedi anche Poor Things)
perché il risolverla con «se non fate come dico io butto le bombe atomiche» sembra quello che si taglia i testicoli per fare dispetto alla moglie fedifraga, con l’aggravante che non fa male solo a lui ma a tutti: è proprio l’egoismo guerresco repubblichino del preferire annullarsi piuttosto che piegarsi: preferire morire che perdere…
è una cosa repubblichina nel profondo, è cultura della morte tipo Decima Mas…
e il dire che, sì, i popoli devono fare così per farsi ascoltare dai potenti, ed è bene parlarne, e te, buono, dovresti fare il tifo per i popoli che si autodeterminano e dovresti aiutarli a usare la bomba atomica per autodeterminarsi, a me non mi convince per nulla… è l’argomentazione che usano sempre per farmi buttare giù quella cagata specista di Avatar 2…
perché se il finale, adombrato di non giudizio (l’anodino Villeneuve che non prende posizione), sotto sotto mi giustifica e mi costruisce un “qualcosa” (una vicenda, delle azioni, dei personaggi) che dice, ripeto, che è bene essere nazisti per autodeterminarsi, senza che sussista alcuna metafora che si tratti di inconscio o di universalità metastorica (e cioè senza alcun discorso alla Fight Club o alla American Psycho in cui si fa vedere davvero che i protagonisti sono da manicomio e che le cose o se le immaginano o si vede che finiscono in cacca e non in gloria, come gloriose sono le immagini di Villeneuve [quindi non sono un cacchio anodine, ma tifano, sotto sotto, per la svolta nazista: come le immagini di Cameron alla fine di Avatar 2]), allora è un finale, e un film tutto, che mi diventa di default repubblichino, e quindi incontra il mio totale rifiuto…
un rifiuto che non si ferma all’argomentazione consueta del copia e incolla di prima, quella di «eh ma le bombe le hanno buttate tutti, dagli iraniani agli israeliani e quindi la vicenda di Dune è verosimile», perché decidere di raccontare quella storia verosimile così, con la glorificazione della bombe atomiche deistiche (quando Chalamet dice di buttarle, Bardem e Brolin vanno in brodo di giuggiole), allora non è Storia, è rappresentazione voluta, volontaria e deliberata di una svolta mortifera cavalcata, giustificata e approvata, invece che criticata, osservata, o illustrata con distanza…
alla fine sembra una lettura letterale di Tucidide come se Tucidide avesse ragione e possa essere applicato alla vita… una lettura non mediata di Tucidide, che fa concludere alla cacchio…
è come Vannacci: che legge letteralmente Cesare e dice di essere come Cesare, ma, avendolo letto senza mediazione, di Cesare non ha capito nulla, e cerca di applicare quel nulla a una vita di tutti i giorni che con quel nulla non c’entra, appunto, nulla…
è come quelli che dicono «si starebbe tanto bene se…» con quel «se» che non ha senso…
o con quel «se» che è, inconfessatamente, fascio…
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Nel doppiaggio di Carlo Cosolo mi sono trovato ad adorare:
- Emanuela Ionica su Zendaya
- Rossa Caputo sorprendetissima su Pugh (di solito non mi piace mai!)
- Andrea Lavagnino su Brolin: stupendo
- Gino La Monica su Walken: lussuosissimo
e m’hanno fatto vomitare:
- Flavio Aquilone su Butler: non m’è sembrato ci fosse
- Polidori su Chalamet: debolissimo
- Domitilla D’Amico su Seydoux: in un personaggio già inutile di per sé si sente a 40 km di distanza la gigioneria di D’Amico
Penso che la natura minimalista di Villeneuve abbia alla fine cozzato con l’impianto fortemente narrativo insito in un’opera complessa (o complessata) come Dune. Mi lascia perplesso il fatto che, pur riconoscendo l’enorme lavoro di trasposizione da medium cartaceo ad audiovisivo, lo stesso aggiornamento non si sia fatto per le tematiche insite nel film, gravato da un ineluttabile senso di predeterminazione, dal passaggio di testimone da un “male vecchio” a un “male nuovo”, sul principio di Opium des Volkes e la passiva accettazione dell’ordine prestabilito. Un nichilismo neanche tanto di fondo che (non pensavo l’avrei mai detto) mi ha fatto rimpiangere la scanzonata presenza di Ribelli di starwarsiana memoria. E in effetti, senza bisogno di fantamilioni, Andor era riuscito a raccontare una storia migliore.
“Minimalista” dici narrativamente: sì, concordo: uno che ha a noia i dialoghi che si trova ad adattare roba che, senza sapienza scrittoria, risulta interpretabile, cioè senza adeguato “occhio”, perfino incomprensibile… è come far adattare l’Orlando furioso a un esperto di haiku…
Sì, minimalista inteso come scelta di usare solo il linguaggio della “camera” per trasmettere una storia, non certo per mancanza di mezzi, ahah! Forse un’espressione più corretta sarebbe “estetismo”, un po’ come il cinema di Refn.
Per l’Orlando Furioso, in effetti mi è capitato di vedere uno sceneggiato televisivo della Rai e, ti dirò, a parte la difficoltà del dialogo (si poteva fare qualche lieve riadattamento), non era affatto male XD
Eh, quello di Ronconi: bellissimissimo!
Devo dire che mi immaginavo il tuo giudizio tranchant, ma forse un po’ meno tranchant… così l’hai fatto talmente a pezzi che non ne è rimasto niente di sto film! X–D
Praticamente è il mio pensiero conciso: si poteva evitare di fare questo film. ;-)
Del tutto
a me il film è piaciuto^^
più che altro ha tolto roba dal libro , ma scene particolarmente fighe del libro sono state trasposte bene; ecco, secondo me il film pecca di misticismo e gli harkonnen a parte qualche bomba sono stati ridimensionati rispetto al primo film
cmq secondo me ciò che viene meglio al regista è trasporre i dialoghi e narrare le diverse culture; peccato che buona parte del film sono battaglie xD