Il Papiro del 2022/2023

Solo 22 titoli…

numero lontano da certi fasti del passato (21/22 furono 25; 20/21 solo 13 a causa del COVID; 19/20 furono 31; 18/19 ben 53; 17/18 erano 54; 16/17 e 15/16 erano 47; 14/15 erano 32; 13/14 erano 36; 12/13 erano 38)

non c’è stato alcun SuperUp!
6 sono gli Up
6 i Not so Up
nessun Not so Down
3 Down
ben 7 SuperDown!

annata quindi orribile, poiché sono andato a vedere pressoché soltanto blockbusters americani imbecilli, o fenomeni parastatali scemi…

uno schifo!

1) L’immensità — Emanuele Crialese — WB
L’anno è cominciato con questa indecisione fatta film…
è un film su una transgender dei primi anni ’70 a Roma…
no, non è vero: è un film su una mamma vessata e sui suoi figli sui quali si riflettono le vessazioni…
neanche questo: è un musical sul potere immaginifico della TV di quegli anni…
bah…
fatto sta che è piatto, e di tutte queste componenti non ne privilegia nessuna: quindi è due palle…
Down!

2) Siccità — Paolo Virzì — Universal
Virzì prova a fare Don’t Look Up in salsa italiana… e fa una sorta di serie TV cucita in un unico film: interminabile e con così tanti punti di vista e personaggi da non poter fare a meno di incappare in discontinuità palesi e fastidiose, nonché nel solito quaquaraqua di voler dare ragione a tutti…
certe storie singole non si guardano male, ma il tutto scorre come uno stagno d’estate…
Down!

3) Il signore delle formiche — Gianni Amelio — 01 Distribution
Va avanti deboluccio, ma è un film che merita…
il suo logos sulle forme della finzione all’interno dei sentimenti e della società è complicato e per nulla immediato, ma suscita serie riflessioni… davvero interessante…
Up!

4) Marcia su Roma — Mark Cousins — ???
Documentario molto consapevole delle possibilità e dei limiti del mezzo cinematografico capace di analizzare il film A noi! di Umberto Paradisi come allegoria della propaganda di regime e del regime tout court… le sue conclusioni storiche sono risapute ma la capacità di usare il cinema per parlare di società e di problemi storiografici c’è tutta…
Up!

5) Bones and All — Luca Guadagnino — MGM
Ci sono poche certezze nella vita, e una di queste è che Guadagnino gira sempre delle stronzate…
c’è poco da fare…
autocompiaciuto, sicuro che i suoi raccordi volutamente sbagliati facciano Nouvelle vague e sicuro di aver imbastito una metaforona esistenziale là dove invece ha solo un’accozzaglia a caso di paccottiglia indecisa tra il ridicolo e l’assurdo spinto, Guadagnino riesce a montare ben 130 minuti di delirio in cui tenta con una pateticità raggelante di far passare il cannibalismo per omosessualità (!?) oppure per capitalismo (miodio) o magari per voglia scostante di adolescenza sperando, con questa pesca a strascico, di destare l’interesse di qualche radical chic subito pronto a essere stuzzicato nelle sue capacità presunte di esegesi…
un obbrobrio…
SuperDown!

6) Triangle of Sadness — Ruben Östlund — Teodora
Anche a Östlund gli ci vogliono quasi 3h per portare a casa un ritrito apologo che parte anticapitalista e poi finisce anticomunista per un mal riposto senso di nichilismo d’accatto girato come Karajan dirigeva Beethoven: un’idea di un cinema che è prezioso gioiellino da esporre come soprammobile come status symbol invece che come mezzo per comprendere il mondo… e proprio nelle sue immagini laccate e lussuose si capisce che l’intento di fondo non è quello di riflettere sul rapporto tra ricchi e poveri, ma è quello di fare come Cruciani e Pio & Amedeo e di lottare per la libertà di essere stronzi e ricchi anche quando si muore di fame…
non credo di averlo capito, ma l’averlo inteso così me lo ha fatto disprezzare per tutte le 3h!
SuperDown!

7) Chiara — Susanna Nicchiarelli — 01 Distribution
Non credo che capirò mai la fascinazione di certi cervelli di sinistra per questi religiosi medievali…
Nicchiarelli però fa davvero tanto per trasporre in Santa Chiara una voglia di riscatto comunistico capace di far comprendere a un non religioso come me la forza di attrazione della sua figura, in un film davvero buono a livello tecnico, che però ha grossi problemi di ritmo…
Not so Up…

8) The Fabelmans — Steven Spielberg — Reliance/Leone
C’è chi si è commosso per la sua documentazione di cosa volesse dire fare cinema nei ’60s…
io però ho trovato la sua fiducia nella capacità del cinema di disvelare il vero un pochino ingenua e siccome conoscevo già un po’ di biografia di Spielberg ho trovato le svolte della trama, e la delineazione dei personaggi, del tutto idiota…
mi hanno fatto però ridere le parti con Chloe East!
Not so Up…

9) Avatar, la via dell’acqua — James Cameron — Fox (Disney)
Sarà anche vero che è tutta metafora degli occidentali cattivi che vanno ad ammazzare gli africani e le balene tanto buone, certo…
Per me, però, sono state 6h di mazzancolli fluorescenti, di cetacei variopinti patetici e di propaganda specista, guerrafondaia, antivaccinista e razzista…
SuperDown!

10) Close — Lukas Dhont — Lucky Red
Film molto ben costruito a livello visivo, davvero geniale, ma un po’ freddino nella gestione di una trama che forse avrebbe richiesto un po’ più commozione…
però è bello eh!
Up!

11) The Banshees of Inisherin — Martin McDonagh — Fox (Disney)
Sì sì, la guerra civile irlandese metaforizzata in una assurda storia di uno che si taglia le dita per puro capriccio di non voler più vedere un vecchio amico…
geniale eh, accidenti!
oppure allucinazione di un gruppo di morti…
o, magari, rappresentazione dell’abbrutimento delle persone lasciate sole…
boh, sì, sicuro…
ma sicura è anche la noia che la conduzione anodina e piattamente paesaggistica di McDonagh infligge a uno spettatore che alla fine vede un film che inanella azioni a caso di personaggi poco abbozzati per quasi 2h…
m’ha sfatto i coglioni e mi ha dato l’impressione di essere come Guadagnino: non dico nulla ma sembra che dica qualcosa così i radical chic ci cascano e parlano di “capolavoro”!
SuperDown!

12) Blonde — Andrew Dominik — Netflix
Senza dubbio, come no, l’artificioso e il lussuoso avanguardistico rinverdiscono l’industria e il biopic, sicuro…
ma ci si rende conto che è un film che dura quasi 5h basato sui soliti gangli della vita di Marylin Monroe sublimati in onirismo oracolare e incomprensibile?
cioè roba risaputa, concreta e immanente viene gonfiata come un fatto straordinario, mentale, morbidamente sognante per ottenere un capolavoro di intimismo o una immensa aria fritta?
a me 5h di sfoggio fotografico e di puro pittoricismo fine a se stesso al servizio di un biopic stantio mi fanno vomitare…
e ho vomitato tanto…
SuperDown!

13) Tár — Todd Fields — Focus Features/Universal
Fields non lavora benissimo: punta sul sensazionalismo e su un impasto tra verosimile e “sbagliato” che fa inorridire…
la prende anche lunga e poco compatta…
ma certe suggestioni, soprattutto visive, le indovina a mille, e a farti pensare a qualcosa di un po’ più corposo ci riesce eccome!
Up!

14) Le otto montagne — Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch — Vision
Non sia mai: bello eh…
ma anche questo è 2h e mezzo di confusa perorazione anticapitalista che arriva stanca e sfatta: 140 minuti di cincischio sulla società economica violenta che però non ha la colpa perché la colpa siamo noi stressi che siamo tristi, con un nesso inconscio tra economia e psicologia…
non lo so se siamo infelici per capitalismo o se è la nostra infelicità intrinseca che crea il capitalismo… boh… fatto sta che il film lambisce questo dramma ma preferisce buttarla in paesaggismo e in faciloneria amicale…
Not so Up…

15) Everything Everywhere All at Once — Daniel Kwan, Daniel Scheinert — I Wonder
Ha perfino vinto l’Oscar…
perché, giustamente, l’Oscar non si dà a Endgame ma si dà a un film che gli somiglia ma che, siccome ha due battute più familiste, allora è percepito come più intelligente…
Discontinuo e compiaciuto della sua stessa caoticità, l’ho trovato sì a tratti divertente, ma anche questo interminabile e indeciso nel presentare il legame tra psicologia e società…
Not so Up…

16) La sirenetta — Rob Marshall — Disney
Lungo, plasticoso e anonimo…
tanti professionisti al lavoro per qualcosa che lascia indifferenti…
ma di lì a dire che la Sirenetta non poteva essere nera ce ne vuole!
in italiano è oRendo…
Down!

17) Emily — Frances O’Connor — BIM
O’Connor indovina la texture visiva, lo slancio passionale e l’impasto diegetico tra finzione (Wuthering Heights) e biografia problematica delle Brontë…
Ovviamente forza le cose e dice sfondoni immensi, ma la sua comunicativa attualizza fantasticamente le emozioni del Romanticismo, con una resa visiva passionalissima pregna di cocente efficacia di fotografia e montaggio, e con un logos sulla “organizzazione” delle passioni, alla Stanislavskij, tutta da assaporare!
Up!

18) The Flash — Andy Muschietti — WB
Insieme celebrazione dei 100 anni della Warner Bros. e insieme canto funebre dei film della DC Comics di Snyder: 145 minuti di cartone animato di supereroi cretini che si picchiano apposta per ricostruire in CGI tanti film del passato per prurigine nostalgica…
va avanti male, è tutto sommato poco simpatico, e ha all’attivo solo la Supergirl di Sasha Calle, un Michael Keaton in spolvero e un cameo molto divertente di Clooney…
per il resto sono evidenti i soldi buttati via…
SuperDown!

19) Indiana Jones and the Dial of Destiny — James Mangold — Disney
Mangold voleva fare le cose serie: riflettere sull’antinazismo di ritorno in USA nei ’60s (von Braun ecc.), riflettere sul dolore della morte dei figli…
ma ottiene un Indiana Jones senile e paternalista, usa male la CGI negli inseguimenti, e non è capace di alcuna ironia…
e butta tutto via senza carpire in nessun modo alcuna problematica metacinematografica: sarebbe stato facile concludere che tutto è stato un sogno, ma è meglio invece buttarla in facile consolazione e in pidocchiosa operazione nostalgia…
SuperDown!

20) Benedetta — Paul Verhoeven — Movies Inspired
Verhoeven sa come far fruttare il risicato budget ma non calibra bene il delirio mistico…
si guarda anche volentieri, ma l’esagerato tracima nel ridicolo molte volte…
Not so Up…

21) May December — Todd Haynes — Lucky Red
Haynes forse esagera con la strutturazione metacinematografica, ma grazie a Natalie Portman porta a casa una bella riflessione sul rapporto tra reale e autoimposto… una riflessione forse poco sicura e certamente un po’ troppo autocompiaciuta sul versante visivo e magari poco compatta nel diegetico, ma non si guarda male…
Not so Up…

22) Barbie — Greta Gerwig — WB
Gerwig fa il suo film migliore in quello che però è uno spot per una bambola…
tante occasioni mancate (per esempio l’usare il fintume, così ben disposto a livello scenografico e fotografico, anche a livello sguardo) ma anche alcune ben azzeccate, come il discorso matrilineare e antipatriarcato… discorso che riesce a far sbalzare il film dal semplice spot, anche se lo spot rimane lì…
ma tutti i film hollywoodiani sono spot, per cui ben venga uno spot che , per lo meno, “dice” qualcosa…
Up!

8 pensieri riguardo “Il Papiro del 2022/2023

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  1. Avevo iniziato a guardare “Le otto montagne” perché adoro la montagna, però dopo una decina di minuti mi stavo addormentando perciò l’ho abbandonato. Poi la mia amica me ne ha parlato talmente bene che l’ho ripreso e visto fino in fondo. A parte i paesaggi che amo, il film mi ha lasciato, oltre a un po’ di noia, una immensa tristezza.
    Di quelli che hai citato vedrei volentieri “Il signore delle formiche”; alcuni li evito a prescinedere solo leggendo il titolo e la trama: Indiana, Avatar e co.

  2. le otto montagne film, secondo la tua recensione, conferma quello che pensavo di Cognetti, in seguito alla lettura di un altro suo romanzo. Ombelicale.

  3. Su quelli visti, concordo alla perfezione con le tue valutazioni. Guadagnino fa pure a me lo stesso effetti :) Avatar e Barbie li ho accuratamente evitati.
    Grazie.

  4. a me Gli spiriti dell’Isola è piaciuto molto, visto in inglese con un’amica di cinema e una costumista :)

    TF a me è rimasto veramente poco, sarà che non ho mai sognato di essere su un set ma vedere ‘sto qua girare film per 3 ore anche meno; preferisco le storie di sceneggiatori e scrittori

    ma quindi in questa annata sei stato al cinema solo 22 volte? io ci sarà stato una quarantina minimo tra film in uscita e riedizioni

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