I teatri che ancora portano nel nome il concetto di lavoro (il mestiere del teatro tanto espresso oramai 100 anni fa dai miti del Teatro della Rivoluzione: gente come Evgenij Vachtángov con la sua Princessa Turandot, vedi cenni in Regia regia) sono quelli più caldi (a Firenze c’è stata per un po’ anche la Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, al Goldoni, e innumerevoli sono le personalità teatralose di Firenze [da Vittorio Alfieri a Gordon Craig, a Orazio Costa], città che ha sempre [fin dai Medici] avuto una gran quantità di teatri [e il teatro come oggi lo conosciamo, sì figlio di Wagner, Stanislavskij e Artaud, ha un nonno che si è formato nella Firenze medicea])…
e vedere il Teatro Cantiere Florida pressoché completamente pieno, soprattutto di giovani, è godurioso!
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Questa splendida non belligeranza di Marco Ceccotti è il wet dream di qualsiasi drammaturgo…
va avanti spigliato e spiritoso, comunicativo e sensibile, con un minimo di scena e “macchineria”, apposta per far risaltare la gestica, la recitazione e le Correspondances tra i movimenti dei soli tre attori coinvolti…
e le Correspondances *teatrali* (nel senso di gesto e movimento) parlano, con semplicità e chiarezza, senza mancare mai un bersaglio, di alienazione sentimentale, di distacco emotivo, di incapacità comunicativa di una famiglia nucleare “tradizionale”, allo sbando per la mancanza di dimostrazione d’affetto…
le Correspondances dei gesti esprimono anche le Correspondances del testo, zeppo di battutine ricorrenti e di situazioni leitmotiviche graziose e divertenti…
la profondità del retroterra social-familiare è realizzata in un testo che però è ironico, leggero e spassoso, che suscita risate garbate e riflessive…
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I tre attori erano Giordano Domenico Agrusta, Simona Oppedisano e Luca Di Capua: credo di aver visto una recitazione più sentita ed efficace solo nell’Aspettando Godot di Roberto Bacci nel teatro che fu di Grotowski a Pontedera (che anno era? come minimo il 2005!)
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Dopo la caata sesquipedale dello Zeller annacquato dal prendersi sul serio alla Pergola, tornare a un teatro che sa di essere teatro, che realizza realismo dall’astrazione, e che produce emozione e risate dal falso della rappresentazione (e Ceccotti gioca a mille con i travestimenti e anche con un doppio ruolo per l’attrice), è davvero un piacevole tepore dopo una camminata sulla neve!
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