«Seconda classe» di Controcampo collettivo al Materia Prima Festival

Il Materia Prima Festival 2026 continua al Teatro Niccolini, lo storicissimo Teatro del Cocomero, nel ‘700 strabiliante venue per avventori super chic dove andava quasi tutte le sere Vittorio Alfieri (che, in pratica dal novembre 1792, risiedeva a Palazzo Gianfigliazzi)

in scena Seconda classe di Controcampo collettivo,
idea e regia Clara Sancricca…
in scena Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca…

In una scenografia di roba che sembra panchine brutaliste (tipo il cimitero di Jesi di Leonardo Ricci) o cubi componibili alla Christo (un po’ più geometrici) a simulare una sorta di divani e mobilia varia, 6 personaggi, tra loro fratelli e cugini, si ritrovano in quella che dai dialoghi sembra una seconda casa, per una sorta di cena familiare

gli attori fanno movimenti iper-convenzionali proprio da cena messa in scena da immaginario collettivo, e in un romanesco fumettaro, parlano, un po’ troppo diffusamente, del figlio18enne di una sorella/cugina, dell’impresa idraulica di un’altro, ecc. ecc., quasi come in un film coatto di Paolo Genovese, in cui i cubi bianchi della scena fanno un effetto di fuori posto

dai dialoghi si capisce che siamo a Castel Gandolfo, e che i fratelli/cugini erano soliti, nell’infanzia/adolescenza, andare in una spiaggetta pubblica sul Lago Albano, adiacente a una proprietà nobiliare, della «contessa», dove spiccava una grande villa anch’essa con accesso al lago: passare dalla spiaggia pubblica a quella della villa era facilissimo, a quei tempi…

tra le chiacchiere, un pochino lunghine, e dedite al luogo comune e alla risata facile, uno dei fratelli/cugini dice che il sindaco (per il quale il fratello/cugino ha curato la comunicazione elettorale con cui è stato eletto) è in procinto di favorire il restauro della villa della «contessa», maneggiando tra la «contessa» stessa (l’erede di quella dei tempi dell’infanzia dei protagonista), europarlamentari originari di Castel Gandolfo capaci di garantire fondi europei, e mega-imprenditori di hotel di lusso…

il sindaco, per ringraziare il fratello/cugino della campagna elettorale vinta anche grazie a lui, lo propone come capo comunicazione del progetto, che i cugini credono possa essere un albergo, sì di lusso, ma aperto a tutti i possibili avventori come grande luogo di eventi e cerimonie, per esempio l’imminente matrimonio di una delle cugine…

il fratello/cugino non è ancora stato formalmente assunto, anzi, dovrà andare a pranzo con la «contessa», il mega-imprenditore immobiliare-alberghiero, il sindaco e l’europarlamentare, e cercare di fare bella figura così da ottenere l’ambitissimo e retribuitissimo incarico di comunicare la nuova Villa di lusso…

ma il fratello/cugino è un poveraccio qualsiasi che mai saprà comportarsi con quei ricconi senza sfigurare…

dopo diversi scambi di battute su come dovrà andare vestito e altre cosette alla Alberto Sordi, comincia la cena familiare che, con un cambio di luci e con i cubi di Christo riassemblati dagli stessi attori come dei Transformers o come pezzi di Lego o di un puzzle ricomposti come un tavolo unico, si tramuta in tempo reale nel pranzo di lavoro del fratello/cugino…

il fratello/cugino rimane il fratello/cugino, mentre gli altri diventano il sindaco, la «contessa», l’europarlamentare, l’imprenditore immobiliare-alberghiero e il suo assistente di marketing…

si capisce che la Villa di lusso non sarà aperta né ai matrimoni né a niente altro: sarà una residenza esclusiva per gente ricca, con pochissime stanze e pochissimi posti spiaggia, adatta soltanto a selezionatissimi e miliardarissimi avventori, così ricchi e così nobili che vorranno per loro un cuscinetto tra la Villa e la spiaggia pubblica dove i fratelli/cugini andavano da piccoli, così da non venire mai a contatto con la plebaglia…
un cuscinetto che limiterà di parecchio l’area della spiaggia pubblica…

disgustato dal classismo, e irritato che il sindaco permetta l’erosione di uno spazio pubblico per favorire lo snobismo esclusivista dei ricconi, il fratello/cugino sbotta…

dopo la sua reazione, le luci tornano quelle della cena familiare e gli attori riprendono i loro iniziali ruoli di fratelli/cugini, che si capisce aver ascoltato il racconto del pranzo di lavoro appena agito… e si trovano a commentare la rabbia del loro fratello/cugino…

e parte il didascalicissimo finale, in cui tutti quanti reagiscono ai fatti:

  • perché mai il fratello/cugino ha sbottato?
    la Villa è privata e i proprietari hanno tutto il diritto di farci quello che vogliono…
    • ma allora perché fare i comodi loro chiedendo aiuti finanziari con soldi pubblici dell’Unione europea?
  • perché incavolarsi coi ricchi perché vogliono stare tra loro?
    l’esclusività è una roba che vogliono tutti: stare meglio tu vuole dire che qualcuno deve stare peggio di te, e se una cosa ce l’hai solo tu vale di più rispetto a robe che hanno tutti…
    perfino con un voto a scuola è la stessa cosa: se il figlio 18enne di una sorella/cugina prende 9 è un grande, ma è più grande se a prendere 9 è solo lui rispetto al resto della classe: se il figlio 18enne prende 9 quando lo hanno preso anche tutti gli altri suoi compagni, allora quel 9 vale meno
    e il comportamento dei ricconi con gli abitanti poveri di Castel Gandolfo è lo stesso che gli abitanti di Castel Gandolfo hanno con gente più povera di loro, come gli zingari…
    per di più, i ricchi non fanno altro che godersi del denaro guadagnato, oppure investono con intelligenza del denaro ereditato: tutti hanno il diritto di godersi il proprio denaro, e, per di più, tutti, lavorando, potranno ottenere le proprie esclusività
    • ma perché, per ottenere quella esclusività, devi togliere la spiaggia pubblica per puro classismo?
  • perché non accettare il lavoro?
    il fratello/cugino poteva comunicare il Villone, prendere i soldi, e poi mandare affaculo i ricconi in privato, ma intanto avrebbe avuto le tasche piene!
    • e sarebbe stato un bel lavoro da fare?

il discorso va avanti così… mentre gli attori disassemblano il tavolo del pranzo di lavoro e riposizionano i pezzi come all’inizio, come divani e mobilia varia…
gli argomenti sono sciorinati bene, ma il graffio della riflessione lo raggiungono di rado, poiché il tono da commedia cinematografara di Paolo Genovese permane, il romanesco parodico e bonario fa effetto edulcorante, e l’intento rischia enormemente di cadere nel paradosso di Emerald Fennell, o degli Incredibili della Pixar, o di Joan Lui di Celentano (e rieccoci: secondo spettacolo di fila, dopo Primo amore, che cito Celentano; e il terzo in totale, contando Arlecchino dell’anno scorso): il denunciare sacrosanto di un sopruso, in dialoghi più che in azioni, accompagnato dalla maledizione della par condicio dialogica, secondo cui devi convincere qualcuno bonariamente ed essere aperto alla dialettica, al contraddittorio, all’accettazione dell’idea diversa, esposta esattamente come la tua denuncia, fa arrivare la tua sacrosanta denuncia, e la tua sacrosanta idea, con un fiato corto che si dimostra quasi inefficace…

per capirsi:
le molotov sulla Villa classista non ce le buttano…
cercano di convincerti, con le buone e le carezze, e tanti discorsi, che la Villa è sì il male… ma la Villa, bah, se non avesse limitato la spiaggia pubblica, essendo privata, sarebbe stata anche, di per sé, ok…

tutto ciò fa finire lo spettacolo in quelle rivoluzioni gentili, in cui non si manda affanculo nessuno, che insegneranno anche la dialettica dialogica, ma la insegnano così tanto da perdere l’idea che, in certe dialettiche, c’è chi ha ragione e chi torto… non è che nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo, Salviati e Sagredo lasciano a Simplicio tutta ‘sta forza dialettica, mentre qui, esattamente come nella grande tradizione di Alberto Sordi, il giusto sembra una delle opzioni in ballo, equipollente al resto…

denuncia potrebbe essere anche la condizione dei fratelli/cugini che non arrivano a capire lo sfacelo del classismo perché anche loro classisti, in un sistema classista per ontologia, così tanto da non venire riconosciuto da chi ci sta in mezzo (la famosa gabbia della scena della graphic novel di V for Vendetta, con Evey sotto la pioggia a rendersi conto di «aver preso», nel corpo e nella mente, la forma della gabbia in cui era rinchiusa) [vedi anche Maria]

ma la bonarietà verso quegli stessi fratelli/cugini, comune a tutte le «commedie all’italiana», mi fa concludere in maniere più crudeli… più esageratamente crudeli…
“esageratamente” poiché è uno spettacolo tutto sommato molto carino e divertente, ed è l’ideale per far riflettere proprio la gente che guarda solo e soltanto la roba di Paolo Genovese (cioè la totalità dei film italiani post-2015)…

ma, come in un film di Virzì, questo spettacolo ha le idee chiare, e te le espone anche (il gesto centrale del fratello/cugino che sbotta fa pendere tutto verso una parte, ok), ma espone così bene anche le idee diverse da finire per fare l’effetto di un talk show di La7: ti sembra dire: «io ti espongo tutto quanto, tutte le idee diverse, e tu-spettatore scegli»

una pratica che sembra virtuosa, adatta a formare tanti sedicenti Voltaire (che col cacchio ha mai detto la cavolata sul «non essere d’accordo» che gli attribuiscono), ma che a me dà l’idea, al contrario, che finirà per farci trovare in mezzo a tanta gente che…
…«If Adolf Hitler flew in today, they’d send a limousine anyway»

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