Molto bellino e molto carino, visivamente eccezionale (molto più bello, a livello di fotografia, dei candidati di quest’anno), con una sceneggiatura effettivamente ghiottissima (ottima concorrente agli Oscar)…
Le attrici e Skarsgård sfiammano: tutte stupende e lui stupendo…
il dramma, mio, è che comunica una roba che non so se condividere…
Il film sembra dire che anche se hai avuto una vita de mmerda, con un padre coglione, quel padre, anziano, essendo artista può comunicarti il suo affetto (per tutta la vita inespresso) solo attraverso l’arte, e allora tu, accettando di far parte della sua arte (e quindi dandogliene tutte vinte, con solo due o tre rugginette che finiscono per essere emotive ma assai marginali), e quindi “salutandolo” alla fine della di lui vita, riesci a essere una persona migliore di lui e a sublimare la tua rabbia per la sua assenza in pianto e in continuità della vita al di là delle sue violenze sentimentali, una vita forse “migliore” perché più forte d’amore…
il tutto mentre si sfoglia davanti a noi il solito testo meta-cinematografico e meta-attorico, con la finzione che in realtà è vita, e con gli attori e i registi che non inventano un cazzo ma non fanno altro che rimestare nelle loro minuscole, familiarissime, e quindi banalissime, emozioni… quel sentimental value del titolo che sono i soliti «avrei voluto dirtelo ma non te l’ho detto: se te lo dicevo come facevo a scrivere la sceneggiatura?», «se te lo dicevo non ero un grande regista», «se non soffrivo non ero artista» e altre cazzate…
in questo discorso, tanti rivoli, nelle visivamente fascinose 2h e un quarto, non vanno in nessun posto (l’insistenza sulla nonna suicida per via dei nazisti è troppa; quello che poteva essere un gustoso spunto sulla vitalità dell’abitazione viene lasciato inespresso, come dimenticato [un fatto che rema contro all’Oscar per la sceneggiatura: cosa cazzo ce l’hai messo a fare?]; le scene con Elle Fanning, pur carinissime, non servono effettivamente granché a un cacchio, soprattutto quelle lunghe sull’uso dell’accento scandinavo), e il prevedibile è atrocemente dietro l’angolo (che, alla fine, si vedrà il film di Skarsgård con Renate Reinsve diventa ovvio, anche se si spera fino all’ultimo che Trier si inventi qualcos’altro: e, in questo senso, per me era forte la suggestione di White Hunter, Black Heart di Eastwood: speravo che anche Sentimental Value finisse con un «Action» vuoto, e invece…)
Però, tutto sommato, pur prevedendo tutto e pur non essendo d’accordo con la conclusione (io col cazzo che avrei lasciato indenne il personaggio di Skarsgård, avrei apparecchiato tra lui e le figlie una dialettica diversa, magari, sì, passando per il film, ma magari obliquizzando il film senza farlo esattamente come voleva lui: bastava quello), in Sentimental Value ho visto un film che non somiglia alle svaccate che vanno oggi: le inquadrature artistiche (ogni still potrebbe stare in un museo d’arte grafica) sono tutte motivate e necessarie per la trama, senza i fastidi di sfoggio che vanno oggi (da Guadagnino a Fennell)…
però, a livello psicologico, si instrada sulla Sindrome di Stoccolma emotiva che oggi sembra cifra del tempo (vedi anche I giorni di Vetro e menate simili)…
In effetti l’importanza della fotografia è sottovalutata: se è di cattiva qualità, può davvero rovinare da sola un film. Ad esempio, non so se è una scelta voluta o semplice incompetenza, ma il direttore della fotografia di The Silent Man aveva messo pochissime luci sul set: di conseguenza, anche le scene ambientate di giorno sembrano girate al buio, e lo spettatore deve sforzare tantissimo gli occhi per capire cosa sta succedendo nella penombra. Viceversa, uno dei motivi per cui ho apprezzato tantissimo Il mio West è proprio il fatto che ha una fotografia da urlo. Detto questo, anche se la fotografia fosse stata meno bella le critiche che ha subito quest’ultimo film sarebbero state comunque assolutamente esagerate e immeritate.
Io lo interpreto così: Tu sei mio padre e mi hai fatto del male, ne ho sofferto ma ora basta e andiamo avanti. Tu non sai amare o sai amare solo così ma io smetto di soffrirne e tu non mi farai più del male.
…e ti faccio contento un’ultima volta perché so che finalmente schianti tra breve?
Dai Nick !