E in mezzo al revisionismo storico dei fasci (e come perpetuano anche romanzi odierni come I giorni di Vetro), che continuamente ci presenta un tempo in cui non esistevano né gay né femministe né emancipazione, in cui tutti erano casa e chiesa, è salutare leggere qualcosa di “autentico”, e non di propagandato, proveniente da quel tempo dei sogni…
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La bella estate, scritto nel 1940, ci racconta, con l’immediatezza dell’happening, i sentimenti vivi e quotidiani dei ragazzi di allora, e ci troviamo, sorpresa sorpresa, affettività sdilinquita, fluidità amorosa, decisionismo e protagonismo femminile, paura delle malattie sessualmente trasmissibili e relazioni fatue, rifuggenti dall’impegno, con tutto il portato di delusione da accompagnare all’adrenalina del divertimento… il tutto ci viene buttato davanti con una esattezza scarna, tagliente e arida, che schizza e abbozza tutte le emozioni e tutte le relazioni tra i protagonisti con pochissimi cenni, dando tutto per scontato come se per tutti fosse lo stesso…
invece che degli anni ’30 sembra una storia dei Brat Pack degli anni ’80!
La cosa è difficile, e desta più di una perplessità (e sbadigli) per una consuetudine che non si apprezza più…
ma la freschezza dell’agire, e l’immediatezza del “soffrire”, con tutto quanto reso de abrupto (vedi la stessa conclusione che sembra non definire un bel niente: tutto va via in un soffio della vita che sembra quello di Kodomo no Omocha), quanto acchiappano!
E resta tutto con te!
Una testimonianza vivida ed effettiva che quel tempo di sogno, paradiso perduto da ricreare per il povero maschio etero basic di oggi, in cui tutte le donne erano al servizio dell’uomo, non è mai esistito: già allora era il sogno degli sfigati, che continuano a sognarselo ancora oggi e ce lo vorrebbero far sognare anche a noi, nel mentre ci impediscono di realizzare ben altre visioni…
Ho letto l’impressione digitale Einaudi del 2021, senza ovviamente perdere tempo nel leggere l’introduzione di Claudia Durastanti…
Bello mi piace