«Picnic sul ciglio della strada» di Arkádij & Borís Strugáckij

È un romanzo famoso e molto studiato… per cui non c’è ragione di perdersi in chiacchiere…

anche nella spesso insufficiente Wikipedia italiana si trovano notizie top sulla pubblicazione del romanzo e un eccezionale specchietto che rendiconta le differenze terminologiche delle varie traduzioni (anche se ancora non conosce le lezioni di Nori & Bacci del 2022)… lodevole!

Degli autori, Arkádij, 8 anni più vecchio di Borís, è morto nel 1991, e da allora è stato Borís ad accompagnare con molte cure il romanzo, fino alla sua morte nel 2012, per una strada che non è stata felice…

Molto della genesi si sa proprio grazie a Borís, che nel 1997-’98 scrive una serie di memorie, pubblicate a puntate tra ’98 e ’99 e quindi ripresentate in volume nel 2000-2003…

Picnic sul ciglio della strada fu concepito dai fratelli Strugáckij nel febbraio del ’70 e buttato giù tra ’71 e ’72..

Arkádij aveva studiato lingue e per definire il “mestiere” di uno dei protagonisti del romanzo, colui che penetra nella Zona aliena per trafugare oggetti più o meno pericolosi da vendere o al governo o al mercato nero, dopo le prime prove di uso dei termini kiber o trapper, decide di usare la parola stalker, che lui prende da una romanzo inglese di Kipling, Stalky & Co., del 1899…

La parola è esattamente quella di oggi: lo stalker era già nel romanzo di Kipling il malevolo e fastidioso importuno, molesto e ossessionato, che ti segue dappertutto, e gli Strugáckij lo affibbiarono allo spericolato lavoro di contrabbandiere con trasferimento della rompiscatolaggine, anche vera e propria spacconeria illegale, che chi fa quel lavoro mantiene per tutto il romanzo…

Un po’ perché erano altri tempi e un po’ perché i russi, anche chi ha studiato lingue, probabilmente incorrono, nell’inglese, negli stessi errori che un non russo incorre in russo anche dopo averlo studiato, e cioè in eventuali pronunce errate, che la parola si leggesse effettivamente stóker gli venne fatto notare dopo… per loro era, tranquillamente, stálkir, in perfetto russo…

questo shift di pronuncia ha scisso lo stálker del romanzo dallo stóker inglese, cosa che, considerando la valenza che il lemma possiede oggi, è stato solo un bene…

Sebbene già nel ’71 gli Strugáckij fossero in accordi con la Molodája Gvárdija di Mosca, per un volume contenente oltre a Picnic sul ciglio della strada anche altri testi, il racconto e solo quello viene pubblicato in rivista, la Avróra di Leningrado, nell’estate 1972…

La rivista chiede agli autori solo interventi per eliminare il più possibile il numero maggiore di parolacce e turpiloqui… ma, per il resto, rilascia un testo che attira l’attenzione dei più già allora… è da Avróra che Andréj Tarkóvskij si interessa al soggetto ed è dal testo Avróra che il romanzo comincia a circolare in traduzione (la prima americana arriva nel 1977)…

per il volume di Molodája Gvárdija, che avrebbe permesso una molto più ampia diffusione, gli Strugáckij hanno dovuto attendere fino al 1980, e sono dovuti passare per 8 anni di forche caudine censorie che, all’inizio, ritenevano ideologiche, ma poi si sono accorti essere completamente stilistiche, fatte da personale che davvero pensava che «I protagonisti dei romanzi non dovevano ‘andare’, dovevano ‘recarsi’, non dovevano ‘parlare’, dovevano ‘esprimersi’, in nessun caso avrebbero dovuto ‘urlare’, al massimo ‘esclamare’»: un’idea della letteratura di evasione, aulica, completamente slegata dal quotidiano dei lettori…

oltre al lessico, l’edizione ’80 taglia molte sottotrame più macabre, per esempio quella che vede gli zombi e i resuscitati

è purtroppo in quella versione, arrivata subito dopo il successo mondiale del film di Tarkóvskij del 1979, che il romanzo sbanca a livello di massa anche estero, compresa l’Italia…

Sempre attiva nel diffondere la cultura sovietica, la Editori Riuniti di Roma acchiappa il romanzo nel 1982 per un’antologia di fantascienza contemporanea, intitolata Noi della galassia
la traduzione è di Luisa Capo…

Nel 1984, nella breve era Černénko, gli Strugáckij riescono a pubblicare un testo integrale con la Sovéckij pisátel’ di Mosca, e nell”88, in era Gorbačëv, c’è una nuova pubblicazione con la Lenizdát di Pietroburgo…

Proprio nel 1988, in Italia, il testo raggiunge la blasonata Urania di Mondadori, con traduzione di Guido Zurlino: per pura paraculaggine, Mondadori intitola il libro direttamente Stalker, strizzando l’occhio a Tarkóvskij…
è però una traduzione che, mi risulta, segue ancora il testo Molodája Gvárdija dell”80…

Nel 1989, gli Strugáckij sbagliano a inviare un manoscritto per una nuova edizione della Juridíčiskaja Literatúra di Mosca, che quindi stampa una redazione anteriore al ’72, divenuta pappa di collezionisti!

Nel 1991, gli Strugáckij (si è visto che Arkádij muore quell’anno) curano personalmente il testo per una grande raccolta onnicomprensiva delle loro opere con la Tekst di Mosca, protrattasi fino al 1994…
da allora, il solo Borís promuove una ristampa nel ’96-’97 per Terra fantastica di Mosca (editore sussidiario della più grande AST, che mantiene i caratteri latini in ragione sociale), ancora in un Opera omnia continuato fino al 2012, e una nuova sistemazione, con ulteriori correzioni, la sistemazione top di gamma, nel 2000, edita in prima persona da Borís con una sua impresa editoriale con sede a Donéck, che ha chiamato proprio Stálker, che incorpora e riprende, spesso anche circolando parallelamente, la raccolta di Terra fantastica, ma che è stata più celere nel concludersi, nel 2003… è l’edizione 2000-2003 curata da Borís che rappresenta il non plus ultra, più dell’impresa di Terra fantastica… è nell’edizione 2000-2003, oltre che in volume singolo, che gli editori incorporano le memorie di Borís a corredo dei racconti…

Proprio dal 2003, la traduzione di Luisa Capo passa, nei diritti, alla Marcos y Marcos di Milano, con una prefazione di Paolo Nori…
ma, anche stavolta, e nonostante la coeva conclusione della raccolta Stálker di Donéck, il testo mi risulta rimasto quello di Molodája Gvárdija dell”80…

Solo nel 2022 Paolo Nori e la sua studentessa Diletta Bacci preparano per Marcos y Marcos la prima traduzione italiana del testo del ’72, nella sua incarnazione seguita con tutti i crismi da Borís per la Stálker di Donéck nel 2000-2003… e traducono anche la memoria di Borís riguardante Picnic sul ciglio della strada

Come per tutti i romanzi di fantascienza che si rispettino, Picnic sul ciglio della strada ci presenta in medias res un mondo che è IMPOSSIBILE da comprendere, e ce lo sbatte tutto quanto lì davanti, ti ci butta proprio in mezzo!

Non ci capisci niente…

neanche, e forse soprattutto, del lessico, con vocaboli di uso quotidiano applicati, per pura logica di soprannome, a oggetti e forze inusitabili…

Inoltre, qualsiasi cosa è descritta in termini semplici e realistici, senza nessuno stupore, quasi neanche senza focalizzazione zero: tutto, pur in moltissime porzioni di io-narrante, è oggettivo e presentato come se fosse quotidiano, anche il soprannaturale alieno della Zona…

anche tutte le relazioni tra i personaggi sono date per scontate nel medias res

Picnic sul ciglio della strada è un racconto quotidiano, scritto come io scriverei dei miei amici Pina e Mariano a chi conosce benissimo Pina e Mariano, di un quotidiano che altri non vivono né percepiscono…
è davvero come se io vi scrivessi di Pina e Mariano che vanno in via Frattina a comprare le fragole perché la mattina dopo devono raccogliere le uova…
voi rimarreste assai stupiti: per quale cacchio di motivo, per raccogliere le uova, Pina e Mariano avrebbero mai bisogno di fragole?

poi, a metà libro, vi dico che le fragole hanno quattro zampe (!), che le uova sono fatte di cenere, che per andare in via Frattina serve l’astronave e che Pina e Mariano hanno la pelle verde!

…ve lo dico a metà…

intanto ho sempre descritto le fragole come mobili, che camminano, senza che mai vi abbia detto che hanno quattro zampe…
vi ho parlato della lunghissima corsa verso via Frattina, densa di pericoli, senza mai dirvi che è fatta in astronave!
e ho parlato di Pina e Mariano come di miei amici, senza mai menzionarne la pelle verde…

il dirvi certi dettagli chiarificatori a metà libro non comporta granché gioia, perché viene l’istinto quasi di rileggere tutto una volta ottenute le nuove info…
ecco perché la gente continuava a guardare storto Pina e Mariano!, perché si sentivano esclusi, o perché abbiano difficoltà a tener ferme le fragole…

un effetto simile lo fa, anche più grezzo, Neuromancer di William Gibson (’84), che ti fa cadere dall’alto un’autorità e un nome, dando quasi per scontata la sua presenza prima di quando cade, ma tu vai a rileggere e quella presenza non c’era stata per nulla: quando quell’autorità arriva è la prima volta che la vedi anche se tutti, nel romanzo, ti comunicano che la conoscono e l’hanno già vista!

sono letture di quelle toste, goduriosamente relativiste, davvero parte integrante della grande fantascienza speculativa, quella di Frederic Brown, tanto per dirne uno che conosco (e in Picnic sul ciglio della strada si fa riferimento preciso a Kurt Vonnegut: Cat’s Cradle è del ’63, Slaughterhouse-Five è del ’69)…

a guidarci malamente nella lettura c’è solo la piccola premessa che informa sulla presenza delle Zone nel mondo, e poi basta: si vive solo di allusioni in tutte le lunghe, ma non davvero estese, 4 sezioni del romanzo: la prima narrata in prima persona da Redrik Šuchart (neanche Nori ci gratifica di alcun accento su come pronunciare il nome, e opta, come tutti gli altri, per una traslitterazione occidentalizzata, Redrik Schuhart: è detto Ružij, ossia Red, Rosso, Roscio), la seconda anche, la terza narrata in prima persona da Ričard Nuna (Richard Noonan), e la quarta sì narrata, ancora, da Šuchart, ma con continui tratti oggettivi in terza persona…

nel primo episodio si capisce che Schuhart fa lo stalker, che si è trovato una copertura nel lavoro “ufficiale” all’Istituto che studia la Zona e che contrabbanda materiali…
accompagna nella Zona un suo amico, Kirill, scienziato dell’Istituto, a prendere un reperto (le traduzioni divergono tra conchiglia, guscio, vuoto): la spedizione sembra semplice (benché non esente da alcuni pericoli: nella Zona ci sono grumi di gravità invisibili che uccidono e che Schuhart rintraccia gettando in giro dei dadi: è un comportamento che, leggermente trasformato in altre valenze più metafisiche, si vede anche nel film di Tarkóvskij), ma, senza neanche accorgersene, Kirill cammina su una sostanza (Nori e Bacci la chiamano ragnatela) che lo conduce alla morte poche ore dopo essere uscito dalla Zona col reperto e aver esultato che gli studi del reperto sarebbero stati una manna per la scienza e per il progresso dell’umanità…
Schuhart ci dice anche che tanta robaccia strana, di natura apparentemente vegetale, cresce negli edifici attorno alla Zona e che il contrabbando sembra fiorentissimo in barba alla sua illegalità…
Schuhart ci fa anche conoscere la sua compagna, Gutta, che gli dice di essere incinta… e Schuhart ha già dichiarato che i figli degli stalker non sono mai umani
Inoltre si vede che Schuhart beve come una spugna in un bar molto frequentato dai contrabbandieri…

Nella prima parte si nomina l’Avvoltoio (Stervjátnik Barbridž, Burbridge, spesso anche Beccamorti, al plurale, o Buzzard) che è centrale nella seconda parte, condotta anch’essa in medias res (si sa che si svolge 5 anni dopo la prima)…
Avvoltoio e Schuhart sono appena stati a recuperare una sostanza mortale (quella che ha ucciso Kirill?, la gelatina di strega) da dare a loschi compratori… sono appena usciti dalla Zona, ma ad Avvoltoio è andata malino: sta perdendo le gambe per il contatto con la sostanza, e se non se le amputa subito la contaminazione lo ucciderà… è lì che Avvoltoio nomina un MacGuffin: se Schuhart lo trarrà in salvo, Avvoltoio gli darà la mappa per arrivare alla Sfera d’Oro che, si dice, esaudisce i desideri…
Schuhart porta l’Avvoltoio dal medico fidato (il Macellaio)…
torna a casa, gioca con la figlia nel frattempo nata per metà scimmia ma che appare intelligente e simpatica, ciarliera e felice, quindi va a fare la ricettazione, ma decide, lì per lì, di non dare la sostanza mortale ai compratori… tante sinossi dicono che Schuhart non voglia darla a chi la userà per produrre armi di distruzione di massa, ma io devo aver perso questa allusione: a me era sembrato che Schuhart non volesse semplicemente accontentare i ricconi profittatori del mercato nero della Zona (che egli vede nell’albergo di lusso dei ricettatori: tutti vestiti benissimo, spesso con gioielli composti dal materiale trafugato)…
in ogni caso, i compratori sembrano ben disposti verso un oggetto portato fuori dalla Zona da Schuhart e l’Avvoltoio, un oggetto che sembra realizzare il moto perpetuo… per questo oggetto riceve un cospicuo anticipo di denaro…
nell’albergo trova anche Richard Noonan, dipendente dell’Istituto, che lo prega di tornare a fare un lavoro legale…
Schuhart lo ignora e va a portare parte dell’incasso a casa dell’Avvoltoio, dove vivono i suoi figli, Dina e Arthur detto Archie: Dina si capisce che è una bellissima puttana d’alto bordo che odia il padre, tanto da rimproverare Schuhart di averlo salvato dalla gelatina prima che affondasse del tutto! Si capisce che l’Avvoltoio è una sorta di boss degli stalker, una sorta di padrino del contrabbando che, negli anni ha, senza scrupoli, ucciso, tradito e brigato con tutti, soprattutto con l’Istituto oltre che con i compratori illegali…
alla fine del capitolo, Schuhart viene tradito dal suo amico barista: lì per lì riesce a scappare, ma una volta a casa capisce che lo prenderanno, quindi telefona ai ricettatori e dà loro istruzioni per reperire la gelatina e per il pagamento definitivo, da affidare in toto a Gutta e alla scimmia…

nella terza parte (si svolge 2 anni dopo la seconda parte), Richard Noonan ci informa che diversa energia delle città intorno alla Zona proviene dai reperti recuperati dalla Zona (accende l’auto con uno di essi); ci dice che gestisce, come attività semi-illegale, un bordello, e che è convinto di aver quasi incorporato il contrabbando nella legalità… evidenze contrarie però gli vengono rimproverate dal suo principale, cosa che un po’ sconvolge Noonan: la sua sicurezza che la vicinanza con la Zona sia stata normalizzata vacilla nel sapere che gli stalker continuano imperterriti a trafugare ogni cosa… e non solo: c’è anche un macabro turismo che organizza festicciole malsane ai confini della Zona…
Noonan parla anche con lo scienziato che ci aveva fatto la premessa scientifica del romanzo, e solo in questa terza parte lo scienziato ci chiarifica parecchie cose con la metafora del Picnic: la Zona e gli oggetti in essa sono stati parte di un passaggio, una Visita, fatta per caso dagli alieni sulla Terra… se gli umani facessero un picnic sul ciglio di una strada vicino a un bosco, accendendo fuochi con cheroseni, benzine, usando plastiche, producendo rifiuti, gozzovigliando, calpestando, inconsapevolmente uccidendo diversi esseri viventi, gli animali del bosco sarebbero atterriti, e poi guarderebbero con curiosità ai rifiuti lasciati, anche loro senza la cognizione che quegli oggetti potrebbero ucciderli…
gli alieni hanno fatto così con la terra, producendo la Zona e i suoi oggetti, che l’uomo sfrutta pur sapendo della loro pericolosità…
non solo, lo scienziato allude anche a molti problemi di salute che occorrono a chi ha assistito alla comparsa della Zona: malattie che però non affliggono chi si è trasferito intorno alla Zona dopo la creazione della Zona…
Noonan è turbato dalle considerazioni dello scienziato e va a trovare Schuhart, passato dalla galera per via del tradimento del barista, ma più “benestante” per via dei soldi della ricettazione…
…non se la passa benissimo: la figlia scimmia è sempre più scimmia, ha anche smesso di parlare, e un effetto collaterale della Zona, il riportare in vita i morti, gli ha “resuscitato” il padre che, come uno zombi tutto sommato bonario, abita in casa con lui e gioca con la scimmia!

nell’ultima parte, un anno dopo la terza parte, Schuhart è nella Zona col figlio dell’Avvoltoio…
con la mappa dell’Avvoltoio sono andati a cercare la Sfera d’Oro…
il figlio dell’Avvoltoio dice che esprimerà il desiderio di far tornare le gambe al padre, ma Schuhart lo avverte che la Sfera d’Oro esaudirà, probabilmente, non i desideri che si esprimono verbalmente, bensì quelli inconsci e inconfessabili (è questo lo spunto che ha principalmente portato sullo schermo Tarkóvskij, il cui film, tutto sommato, ha in comune col romanzo quasi solo le parole stalker e Zona)…
Schuhart sa anche, e ce lo dice solo ora, dell’esistenza di una trappola, una tagliola che uccide il primo che si avvicina alla Sfera (a dire il vero, anche questo è uno spunto che Tarkóvskij mantiene, anche se con tutto un altro senso): il povero figlio dell’Avvoltoio è lì apposta per fare da carne sacrificale inconsapevole…
perché Schuhart odia l’Avvoltoio e tutti quanti (dice di aver scopato più volte con Dina, senza mai provare davvero piacere perché era una donna vuota), profittatori della situazione indotta dalla Zona, sfruttatori del mercimonio del pericolo, della monetizzazione della distruzione, della speculazione sulla metafisica della non esistenza che la Zona ha sbattuto in faccia all’umanità… invece che la consapevolezza della inconsistenza della propria presenza nell’Universo, l’uomo ha tratto dalla Zona solo altri oggetti atti ad autodistruggersi e a farsi la guerra l’un con l’altro per denaro…
Schuhart lascia uccidere il figlio dell’Avvoltoio dalla tagliola e si trova davanti alla Sfera d’Oro a chiedere un mondo migliore…

un finale conciliante, anche in linea con diverse rinunce del sé del tutto selfless (dalla Kaiserin della Frau ohne Schatten di Strauss, 1919, che preferisce annullarsi piuttosto che fare ulteriore male al Tintore e a sua moglie, al prete di Poseidon Adventure, Gene Hackman, che, pur di trarre tutti in salvo, chiede a dio di prendere la sua di vita, se proprio un’altra vita dev’essere presa: il film di Ronald Neame è del ’72, perfettamente coevo all’uscita di Picnic sul ciglio della strada su Avróra, anche se è basato su un romanzo del ’69), che, se inquadrato nella Guerra fredda, fa il paio quasi con The Big Country di William Wyler (’58)…

naturalmente Schuhart sa che la storia della Sfera d’Oro potrebbe essere superstizione, e lui stesso allude che la possibile onnipotenza della Sfera vada al di là del conscio, e quindi la Sfera potrebbe esaudire il vero desiderio pratico di Schuhart, ossia salvare la figlia, perduta scimmia animalesca che, la notte, si mette a ululare ascoltata solo dal padre zombi che pure le risponde, in un gorgo di follia che si capisce crescente e disperato…

tutto è lasciato al dubbio…

…così come altre speculazioni che, nel tempo, sono state chiarite dagli Strugáckij…
…cioè che le Zone del mondo sono 6 (forse un po’ esplicitato nell’introduzione, in cui si dice che le Zone sono come buchi sulla terra sparati da un punto a mezza strada da Deneb: buchi frutto di tre spari che hanno trapassato la Terra da parte a parte provocando le sei Zone, poste in circolo intorno alla Terra) e che Picnic sul ciglio della strada si svolge in un paese del Commonwealth britannico, probabilmente l’Australia (per molti anni i fan avevano pensato al Canada)…

l’atmosfera di sfacelo per il lubrico mercimonio del contrabbando di quelle che sono forze inconoscibili è ancora oggi, in tempi ecologici, davvero scioccante…

e ancora disturba e stronca la conduzione narrativa di gettare il lettore in un mondo sconosciuto senza dargli nessun appiglio se non dopo tanto tempo…

affascinantissima la trapunta tra io-narrante e narratore oggettivo nella terza parte, in cui i pensieri di Schuhart, piano piano, passano, quasi sorprendentemente, dal cinismo più distruttivo a una sorta di preghiera umanistica per la speranza di un’utopia umana diversa, con toni effettivamente commoventi…

8 pensieri riguardo “«Picnic sul ciglio della strada» di Arkádij & Borís Strugáckij

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  1. L’ho letto l’anno scorso dopo averlo trovato per caso in libreria; a quanto pare l’estate è il momento in cui, più o meno consapevolmente, cerco la fantascienza, un genere che di solito non bazzico moltissimo, e l’anno scorso ho affrontato questo, Solaris e lo stesso Neuromante che hai citato di passaggio. Non è stata un’estate di letture leggere, insomma! Quest’anno è andata meglio.

    Non sono un fan delle narrazioni che ti buttano in mezzo al racconto senza spiegarti niente e senza darti una bussola con cui orientarti facilmente, lo trovo frustrante sebbene mi piaccia l’idea della sfida con il lettore per ricostruire quello che sta accadendo; ce la faccio a rimettere insieme i pezzi una volta che me li hai dati, ma preferisco comunque che le cose mi siano spiegate man mano, soprattutto quando mi trovo in un mondo di cui non so niente. La mia parte preferita è stata la terza: le incursioni nella Zona sono interessanti, ma i discorsi di Noonan in cui si spiega l’idea alla base del libro mi hanno affascinato moltissimo.

    Ammetto colpevolmente di non aver ancora visto il film di Tarkovskij, principalmente per motivi di soggezione; però prima o poi lo farò, penso sia una di quelle cose che DEVONO essere viste almeno una volta nella vita.

    1. Ho da poco finito di leggere questo libro meraviglioso, i fratelli Strugackij mi hanno STRUGATO! Ho poi letto questa tua analisi, davvero esaustiva e ben fatta, la migliore e più completa letta finora, sinceri complimenti!

      Prossima lettura: È difficile essere un dio

  2. Paolo Nori è un grandissimo diffusore della letteratura russa in Italia, e tra l’altro è stato protagonista di un episodio grottesco, quando gli impedirono di tenere una lezione universitaria su Dostoevskij (era iniziata da poco la guerra in Ucraina) perché il grande scrittore sarebbe stato putiniano!

  3. Mi riferivo all’autore del blog, scusate, come dicono i giovani di oggi, sono un po’ boomer e non ho tanta dimestichezza con i blog, eppure sono relativamente giovane, classe 85. 😬

    1. Anche io, classe ’82, ho appena commentato sotto un tale che pensavo fosse l’autore dell’articolo e invece non lo era…
      sicché capisco benissimo!

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