«L’anniversaro» di Andrea Bajani

Ma ha vinto il Premio Strega!
Ah, come no, garanzia di qualità…

per una volta che vince un testo carino, gli ci vogliono almeno 5 coglionate per compensare (tra cui Due vite, uno dei testi più inutili mai scritti, e molto somigliante a questa ciofeca di Bajani; e Il colibrì che è sul dizionario alla perifrasi «ridicolo involontario»)…

Da molti anni rifletto sulla deleteria influenza che ‘ste cazzo di serie TV di MERDflix stanno avendo sulle narratives del mondo (la cosa è più evidente in Cruella e in Anna di Ammaniti)…

…ma ho speso molte meno parole sulla ugualmente straziante melma che sulle narratives hanno avuto e stanno avendo i post estemporanei dei social

L’anniversario di Andrea Bajani è uno sproloquio qualunquista di due o tre ore (non ci vuole di più per leggerlo) sui cazzi personali di Bajani…

non fatevi ingannare

comincia proferendo con mille parole di stare parlando di sua mamma, di come era vivere durante il patriarcato degli anni ’70 laziali e piemontesi…

…ma invece no…

Bajani parla di se stesso

e il suo obiettivo è farti riflettere a te lettore?

ma no: sia mai

per la letteratura italiana contemporanea NON ESISTE un lettore: la scrittura è solo masturbazione: tu che parli con te stesso e ti ascolti godendo delle tue stesse parole, delle tue stesse delucidazioni e deduzioni che tu stesso ti sei fatto riguardo alla tua stessa vita…

ti racconti che la scrittura è terapeutica e serve a te per guarire dai cazzi tuoi…
…ma no…

farsi una sega non è come andare dal sessuologo

il parlare a te stesso, velando, immaginandoti, che le stronzate che dici possano essere, per riflesso specchiante, catarsi omeo- o eteropatica per qualcun altro, fa parte del tuo narcisismo…

alle gente che deve andare a lavoro, o che non ha gli occhi per piangere, costretta, dal capitalismo, a chiedere l’elemosina per quelli che dovrebbero essere diritti, che cacchio gliene frega del rapporto tuo con i tuoi genitori maneschi e malati?

che cacchio gliene frega di come tu hai risolto o non risolto i cavoli tuoi?

naturalmente, te narcisista non diagnosticato (perché ti sei per così tanti anni convinto di essere in analisi perché lo stronzo era tu’ babbo, mentre invece scrivere e imporre a dei poveri lettori, spesso paganti [io, col cacchio!, il libro l’ho preso su MLOL! figurati se spendo più di 15 euri, sudatissimi con ore e ore di lavoro, per carta straccia di neanche 150 pagine, dalle dimensioni così scomode, né troppo ampie né troppo piccole, per adattarsi a qualsivoglia anfratto delle mie librerie molto congestionate di roba che vale la pena!], le turbe tue prova e riprova che il narcisista megalomane sei tu!), come Paul Auster (o come tutti quanti, da Raimo a tutte le corbellerie borghigiane nostrane), sei convintissimo che quello che scrivi te, che quello che hai passato te, sia degno di essere esposto per l’exemplum di altre persone che, forse, hanno vissuto le tue stesse crisi e sono passate attraverso i tuoi stessi traumi…

il dramma è che la gente, spesso, non aspetta 30 anni a soffrire e poi fa un libro, risolve le cose prima…

e, come tutti i disgraziati (e lo sanno tutti quelli che hanno letto i romanzi scritti bene), il dolore ognuno lo vive come gli pare e come gli torna: quello che è capitato a te è un nulla nell’universo dello sconforto…

e tutti i «non mi ricordo», «non lo so», «non so come è andata», «questo è un romanzo», «ciò me lo sono inventato» che affollano L’anniversario denunciano proprio che Bajani scrive per scrivere, vomitandosi addosso le sue conclusioni… non gli interessa niente di un eventuale comunicazione con qualcun altro: meno che mai un lettore!

delle ragioni dei genitori è ovvio che non si cura, e ne parla con un pressappochismo quasi contraddittorio (i genitori sempre passivo-aggressivi sono capaci di fare qualsiasi cosa e il suo contrario, e sia che facciano la cosa sia il suo contrario sono descritti con motivazioni ancestrali che Bajani, inesperto evidentemente di psiche, appioppa sia alla cosa sia al suo contrario, senza che gli venga mai in mente che si sta contraddicendo, oppure palesando che la sua interpretazione dei fatti è solo funzionale alla sua verbosità scrittoria, che lo fa riempire pagine e pagine di motivazioni che nelle prossime pagine e pagine contraddirà, con altri paragrafi e paragrafi inutili che lui si beerà di stilare compiaciutissimo), solo e soltanto per ribadire quelle che furono le SUE reazioni alla vita dei genitori, palesando che la vita di merda passata coi genitori è solo pretesto per slabbrate finto-letterarie che sono bieche scusanti solo e soltanto per parlare di LUI STESSO…

come posso parlare di me senza che si veda troppo che parlo di me?
faccio finta di scrivere dei miei genitori!

che dei genitori e di come mai pensavano o fecero quello (cioè fecero del male) si vede fregargliene un accidente perché non si disturba a dirci mai manco come si chiamavano…

una scelta che Bajani, certo, farà passare come geniale, e densa di sottotesti antigrafici (nel Rigoletto di Verdi, Rigoletto si arrabbia con Gilda perché lei vuole sapere come egli si chiami: il padre non deve avere nome), ma che denuncia molto chiaramente il fatto che i genitori sono strumento di autorappresentazione letteraria…

che non produce un romanzo… L’anniversario non è un romanzo…

vorrebbe essere una seduta psichiatrica fatta libro, come Lars von Trier dice dei suoi film…

ma come quelle di von Trier (che si nascondono sulla minchiata psicanalitica per vomitare addosso allo spettatore 3h di misoginia, violenza e, appunto, narcisismo mistico), la seduta di Bajani non comporta analisiautoanalisi, ma solo autorappresentazione, anche un pochino compiaciuta, di quelle che in questi tempi di edonismo vanno tanto: l’autorappresentazione di descriversi che stai male quando non c’avresti davvero nulla da lamentarti… e ti lamenti solo perché ti piace sentirti lamentare…

Bajani racconta di amici che comunque gli sono andati al matrimonio, di donne che gli hanno voluto bene, di figli nati… se c’avevi i traumi veri e non trattati con la fava che c’avevi gli amici e le relazioni…

e la tragedia dei babbi violenti che non si sopportano è comoda apposta, si diceva, per parlare dei tempi odierni in cui, per bilanciare il benessere che dànno alcuni lavori, tra vacanze super-social e aperitivi pieni di risate (che un lavoro “giusto” o una famiglia alle spalle permettono di fare), CI SI INVENTA dei falsi traumi e dei sensi di colpa per rimanere interessanti, poiché si capisce che la vita fatta di turismo costoso e di aperitivi non ha sapore, e quel sapore ce lo si inventa ricercardo bestialità infantili o famiglie disfunzionali…

oppure ce le inventiamo perché si sa, magari, che quelle vacanze e quegli aperitivi sono fatti alle spalle di chi soffre davvero, di chi aperitivi e vacanze non può farle… e chi intravede questo, e non ha il coraggio di gettare le Molotov contro il capitalismo, sicuro che, da solo, non risolverà un bel nulla, si gode sì, ipocriticamente, gli aperitivi ma, al contempo, si inventa di averci avuto dei traumi da scontare secondo i quali gli aperitivi sono la gioia da riscuotere perché hai sofferto…

bella cazzata…

Bajani è contento di non aver trovato la quadra, alla fine…

è contento che l’abbandono dei genitori e la loro morte non l’abbiano guarito

perché così è libero di lamentarsi, è libero di dare al suo masochismo narcisista una motiviazione, un pretesto per autoesprimersi, per venire fuori, spacciandosi per finta profondità…

ma che i suoi «non ricordo» siano pretenziosi di una consapevolezza che non c’è risulta fastidiosissimo (è un romanzo di una imperizia psichiatrica così dichiarata da fare schifo: che non si riferisca ad alcuna diagnosi e si inventi le motiviazioni contraddittorie che s’è detto prima, rende tutto il breve romanzo spregevolmente improbabile, incredibile e acchiappa-ghiozzi di eguale sprovvedutezza: un libro che è circonvenzione di incapace), così come l’insistere, gratuito, sulla meta-letterarietà, che non sfocia in un cazzo di niente…

perché L’anniversario è un rigurgito che Bajani (che è del ’75) scrive come quelli della Generazione X scrivono (e finalmente torniamo all’inizio) i post di Facebook: ci si lamenta di qualcosa e la si scrive per leggerla noi, per autodircela, più perché sia letta da altri…

L’anniversario è un solipsismo che si spaccia per terapeutico quando è solo ninfomaniacalmente masturbatorio… Bajani si gode i suoi traumi, che ha deciso scientemente di lasciare irrisolti e che ci propina a noi per pura megalomania, come i narcisisti si godono la loro immagine allo specchio…

38 pensieri riguardo “«L’anniversaro» di Andrea Bajani

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  1. Hai fatto bene ad asfaltare Von Trier: non è mai piaciuto neanche a me. Tra l’altro hai descritto benissimo il suo “cinema”.
    P.S.: Ignora il commento precedente, volevo lasciarlo in un altro post di un altro blog.

      1. secondo te, si è adeguato all’andazzo, oppure ha voluto fare consciamente e in volontà una autobiografia? Ho letto altre cose, è onestamente non avevo visto onanismo prima.

      2. Io purtroppo ho letto solo quello e ci ho visto la voglia di fare una sorta di testamento artistico di grandi dimensioni che parlasse un po’ anche di lui…

      3. Archie 4 scrive il romanzo su di sé, e Archie 4, pur nascondendosi nella ucronia con McNamara presidente, ha descritto i luoghi di Auster, le passioni di Auster e i tempi di Auster… e l’ha fatto quasi 4 volte…
        Non ha la megalomania di Durastanti di ritenersi così importante da rappresentarsi addirittura 4 volte in 1000 pagine?
        Secondo me è quasi peggio…

  2. Sono incappato per errore in una serie di libri dove l’autore/trice sviscera e ci racconta quanto terribili sono le ferite che lo hanno portato a scrivere di sé anche se lo ha fatto con riluttanza.

    Peccato che la riluttanza non sia accompagnata dall’effetto di non fare… e invece fanno, va bene, ma poi scrivi per benino e no, è solo blog trasposto su carta. Di Bajani non ho letto nulla. Riguardo il premio Sega, è meritato almeno? Pardon Strega

    1. oggi questo filone vende, nella ristretta platea dei pochi, anche se sarebbe più corretto dire poche, lettrici. Io vedo questo andazzo, come un semplice (mi spiace togliere l’aura di santità che circonda la letteratura), come un problema di consumatori. Se i consumatori critici non si fanno sentire, si continuerà ad avere questo filone, come filone principale della letteratura contemporanea. Narcisisti che ci inondano dei loro problemi famigliari… quando l’evoluzione dalla famiglia di origine, sia essa funzionale o disfunzionale, è una delle cose più “naturali” che esistono per l’essere umano ad ogni latitudine.

      1. Tantissimi che conosco ancora considerano lo Strega un indicatore di qualità invece che di mondanità, e leggono solo i libri in cinquina! E sono convinti di leggere “bene”, senza avvedersi di leggere, spesso, lo stesso libro tutti gli anni, avendo tutti, come dicevi tu, una famiglia o uno pseudo trauma, ritenuto unico ma trivialissimo (tipo babbo che, quando avevi 4 anni, non ti ha guardato tutto il tempo mentre eri sulla giostra causandoti pianto inconsolabile che ti ha segnato per la vita), da raccontare…

  3. Per le due intere settimane che siamo stati in Toscana quest’estate mia mamma si è lamentata della bruttezza di questo libro che ha, ahimè, letto. Sottoscrivo questa tua recensione per lei! :–)

  4. Non ho letto L’anniversario né credo che lo leggerò. Ho capito però che si tratta di un’opera di scarso valore, che tuttavia è riuscita ad ammantarsi di una tale aura da vincere addirittura lo Strega… c’è da dire che quest’anno “toccava” a Feltrinelli, e così… Però voglio dire una cosa: a me Due vite di Emanuele Trevi è piaciuto molto, in generale mi piace tutto ciò che Trevi scrive, ha uno stile incantevole, con una sottile ironia, parla di persone che ha conosciuto con molta grazia, lo considero davvero un validissimo autore, e anzi mi sorprende che per errore gli abbiano dato il premio Strega…

    1. “Per errore gli abbiano dato lo Strega”. Ho fatto una standing ovation da solo :-) Marisa, se posso, volevo ringraziarti per un consiglio. Tempo fa mi avevi suggerito di stare più attento al Campiello. Infatti ho letto: Alma (ha vinto il Campiello qualche anno fa) e pur essendo per sommi capi un’altra autobiografia, per me eravamo su altri piani, rispetto a Desiati, Durastanti, Colibri’, Fedeltà. Opinioni ovviamente personali.

      1. Ho scritto così per fare un po’ di ironia, ma veramente quando lessi Due vite pensai “non è certo papabile per lo Strega, è poco commerciale e non risponde ai criteri della letteratura da premio…” invece con mia sorpresa lo vinse. Per quanto riguarda Alma, a me non è molto piaciuto, soprattutto nella parte finale che ho trovato posticcia e scritta allo scopo di accattivarsi il pubblico… un lieto fine poco persuasivo… vediamo quest’anno: c’è in lizza un gran bel libro, Di spalle a questo mondo, di Wanda Marasco, ma i sa che è troppo buono per vincere…

      2. Si, il finale è deludente. A me è piaciuta molto la sua ambientazione triestina tra mondi sospesi, li sulla “cortina”. Anche la storia dei due giovani randagi, narra bene, ma senza pasolinismi tardivi e manieristi (alla Desiati) l’adolescenza di alcuni miei coetanei borderline negli anni 90, con le loro voglie e passioni, andando oltre il: i miei genitori sono delle ciofeche (mood strega). Il finale è troppo “telefonato”. Rispetto al Colibrì e la Straniera, resta godibile e non sfiora mai il ridicolo involontario. Mi sono segnato Wanda Marasco.

      3. Mi sono segnato anche Trevi. Come Scurati, credo che ogni tanto danno lo Strega all’autore sbagliato. Un prof dell’università della Svizzera italiana aveva scritto un piccolo saggio su come vincere lo Strega, stante le vittorie degli ultimi 15 anni. Ne avevo letto uno stralcio. Era veramente spassoso.

      4. Anche Gianluigi Simonetti ha scritto un libro molto interessante, Caccia allo Strega, nel quale esamina diversi romanzi “stregati” degli ultimi 15/20 anni e ne trae alcune costanti che caratterizzano, a suo dire, il “libro da Strega”. Ci sono eccezioni, naturalmente. Io Scurati mi sono ben guardata dal leggerlo, per una ragione principale, e cioè che io la storia del fascismo la conosco molto bene e non ho avuto voglia di vedermela rifilare in forma romanzata in una serie di malloppi che ho immaginato indigesti… so anche che nella prima edizione del primo volume c’erano diversi svarioni storici, che infatti furono oggetto di aspre critiche, poi corretti. Alla fine, devo confessare che Scurati mi sta pure abbastanza antipatico!

      5. Concordo. Ho evitato di leggerlo per gli stessi motivi. Quanto meno vi è lo sforzo di chi non parla di sè stesso. Si, Scurati quando si presenta in TV, sembra la versione partenopea di Carofiglio. Pesante!

      6. Qui non vi seguo perché Scurati in TV mi piace tanto! Però, in effetti, qualcosa di “no” devo sentire anch’io visto che, nonostante l’entusiasmo per il primo, non mi sono gettato per niente negli altri della serie, che ancora poltriscono nel cloud Kindle…

      7. Ho letto la tua recensione. Secondo quanto da te scritto deve essere un ottimo libro. Nel mio piccolo, credo di aver letto molti saggi sul Fascismo, pertanto ho evitato di andare a leggerne la storia romanzata. Reputo il suo lavoro, almeno il primo, degno di nota, specie per i più giovani o coloro che hanno letto poco. Di solito non decido sulle antipatie o simpatie personali, se leggere o meno. Però con l’età, almeno per me, sta diventando un parametro di valutazione. Non saprei specificare il perché. Forse delusioni accumulate nella vita, specie in ambienti molto “intellettuali”? Credo sia questo. Scurati è comunque più sopportabile di Carofiglio. Tende all’ecumenismo di Cazzullo.. ma anche qui, se ne tiene lontano dalle vette del piemontardo. Secondo me, vuole darsi un tono da salotto televisivo, ma gli manca la spocchia del primo e la verve didattica dell’intellettuale torinese “risorgimentale”.

    1. A ognuno la libertà di ridere o non ridere di qualsiasi ridicolo involontario…
      Io ho ancora amici che idolatrano quella ciofeca di “Cambiare l’acqua ai fiori”: che gli vuoi dire?

    2. Poi, voglio dire, hanno vinto il Premio Strega: le mie opinioni personali livorose contano senz’altro meno di quelle di chi ci capisce davvero!

  5. applausi a scena aperta. Io sono arrivato alla conclusione, che i pochissimi lettori “forti” che non amano queste cose (una frazione infinitesima del già piccolo insieme lettori/lettrici forti) deve iniziare ad “alzare la voce” contro questo andazzo della letteratura italiana onanistica. Come? Per un paio di anni, non comprare i classici di Einaudi/Feltrinelli/Mondadori/Nave di Teseo. Ma mi limiterei alla prima soprattutto. Questa roba è propinata perchè esiste una larga fetta del piccolo insieme lettori forti che si abbevera a questa roba. Bene, noi restanti, come normali consumatori, facciamo sentire la nostra voce. Negli anni 90 boicottammo Reebok, Nike… non vedo perchè non potremmo fare altrettanto con le già deboli casi editrici, che rincorrosono queste schifezze. Non possiamo ridurci a vedere che Durastanti/Colibri’/Bajani/Desiati siano la letteratura italiana. Se spulci, esistono altre donne e altri uomini che scrivono di altro, molto meglio e di gran lunga più interessante e non trovano spazio perchè premi e case editrici hanno deciso che questo vende, e il resto è pattume.

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