Il papiro del 2024/2025

Complici autori che ho voluto completamente saltare (da Guadagnino a Wes Anderson), e, naturalmente, la vecchiaia e la pigrizia, è un’annata magrissima, di soli 38 film…
meno film ne ha avuti il ’22-’23 (22 titoli), il ’21-’22 (25), ovviamente l’annata del COVID, poi il ’19-’20 (31), il ’14-’15 (32), e il ’13-’14 (36)…

ci sono:
7 SuperUp (di cui una riedizione e un film in streaming)
8 Up
8 Not so Up
1 Not so Down
5 Down
9 SuperDown (tra cui una riedizione)

Alla fine, l’unico discrimine di quest’anno è stata la durata, con i film più lunghi che sono stati le più cocenti delusioni, e quelli più brevi che si sono rivelati i migliori!

1) BEETLEJUICE BEETLEJUICE – Tim Burton – WB — Up
Molto carino e con molte riflessioni sul narrare e sul narrarsi, capaci di schivare qualsiasi operazione nostalgia che comunque l’andazzo comporta e sulle quali, in ogni caso, il film nasce…
Burton è bravo a fare un film fatto in casa, che gioca con i 35 anni passati, lavorato con cinema considerato vetusto (effetti fotografici e marionette costruite), che si scontra con il tempo presente con una dialettica molto costruttiva, doppiata in diegesi, con le tre generazioni (nonne, madri, figlie) a confrontarsi come i diversi modi di fare cinema e di narrarsi…
Il tono familiare di conciliazione (anche metacinematografico, con la fattura antica che supporta una trama livellata sulle serie TV, scritta da specialisti di serie TV, e quindi strutturata a stagioni, cliffhanger e story arc, forse anche un po’ troppi) non stona e forse Beetlejuice Beetlejuice meritava un successo più duraturo del fuoco di fiammifero, comunque ingente, che gli ha garantito appunto l’hype nostalgico (già alla Season award, di questo film si erano dimenticati in molti)…
Non è SuperUp perché, in effetti, la voglia di riguardarlo un’altra volta non mi è granché rimasta…

2) JOKER. FOLIE A DEUX – Todd Phillips – WB — SuperDown!
Ho tanto difeso il primo dagli strali anti-Phillips…
ma non so davvero come rispondere ai difensori di questo secondo capitolo, che spesso ripetono «è un film che dimostra come è tragicamente vero che del vero Arthur non interessa niente a nessuno: tutti lo vogliono che fa Joker»…
mi viene da replicare che Joker non esiste ed è Arthur che ha ammazzato la gente e che ancora, cantando, pensa di ammazzare tutti e poi spararsi… davvero non capisco perché provare empatia per un personaggio simile?
perché è un paria della società che meriterebbe attenzione, la cui mancanza lo provoca ad ammazzare la gente per reazione? quindi è un film sul dare più soldi al welfare e all’assistenza sociale?
bah…
forse…
ma, sinceramente, questo nobile intento non mi è sembrato il piatto principale di questa pellicola onerosa e costosa (in scene e reparto fotografico si sono rovinati di soldi) che sembra arronzata a caso per cavalcare l’hype di Lady Gaga (per altro pessima) in un seguito che nessuno voleva fare davvero…
mi sembra il classico esempio osservato da Tom Mankiewicz in Legal Eagles: certi film si fanno perché ormai hanno comprato la scatola costosa, e quindi qualcosa dentro ce lo devono per forza mettere!

3) MEGALOPOLIS – Francis Ford Coppola – ??? — Up
E che gli vuoi dire?
Un film che parla del bisogno dell’utopia libertaria, che non si realizza ma a cui si tende, in ogni ambito, dalla vita privata al lavoro alla politica, e che quindi stimola a immaginarsi, inventare e pensare modi libertari di vivere, al di là che questi si possano realizzare o no, come si può non amarlo?
anche se sono vestiti come nel Caligola di Brass e anche se il film mantiene tutte i nonsense di una scrittura più che quarantennale, piena di buchi e di taglia e cuci…
praticamente senza un soldo, ma solo con la forza dell’ingegno, Coppola produce immagini significanti della trama: immaginose, oniriche e utopiche
secondo me non si può che ammirare…
anche se da SuperUp naturalmente non è…

4) GLADIIATOR – Ridley Scott – Paramount — Down
Scott suggerisce tematiche metacinematografiche producendo fintissimi animali digitali a zampettare senza senso nella lotta con Paul Mescal e dà mano libera a un Denzel Washington che ci crede assai…
i tanti soldi si vedono e forse si intravede una voglia di populismo che vada oltre alle logiche imperialiste, ma molto da lontano, in quella che rimane una costosa baracconata, che per fortuna si prende poco sul serio…

5) THE ROOM NEXT DOOR – Pedro Almodóvar – WB — Not so Up
Almodóvar è bravo ma stavolta si infiacchisce producendo snodi di trama inutili e forse andando davvero poco a fondo a una tematica che potrebbe stare a cuore a tutti e che sembra dare per scontata…

6) THE SUBSTANCE – Coralie Fargeat – I Wonder Pictures — Up
Ma sì certo è bellissimo… Fargeat è forse la regista più strong di questo tempo!
ma è lungo e la terza parte è parossistica…
inoltre, i modelli ispirativi non sono raggiunti, a mio avviso…
però, certo, è splendido!

7) ANORA – Sean Baker – Universal/Focus Feature — Not so Up
Ovviamente è carino e i suoi cambi di passo e di registro sono divertenti…
Baker è anche decente nel far recitare alla macchina da presa la parte della spaesata quando invece è una narratrice onnisciente e preparatissima a montare improvvisi primi piani costruitissimi…
ma il sentore di overrated che sto respirando per questo film ultimamente mi trova quasi d’accordo…

8) CONCLAVE – Edward Berger – Eagle Pictures (Focus Features) — Down
Improponibile e noisissimo…
si salva dal SuperDown solo perché «ci hanno lavorato tanto»

9) DADDIO – Christy Hall – Lucky Red (Sony)– SuperDown!
Dakota Johnson spara banalità e Sean Penn gigioneggia a fare il qualunquista del menga…
il tutto con bellissime riprese dei guard rail newyorkesi proiettati su superschermi digitali di ultima generazione, oddio che bello (!?)

10) JUROR #2 – Clint Eastwood – WB– Not so Up
Ma per carità…
Liscio, ben fatto e dai tormenti etici ottimi, come sempre in Eastwood…
ma, alla lunga, passa e va…
però, forse, meritava l’Up…
che non gli do perché, alla prova del tempo, forse non mi è rimasto…

11) WICKED. PART 1 – Jon M. Chu – Universal — SuperDown!
Film di plastica inquadrato in modo estatico, con la macchina da presa che, senza meta, si aggira nella smodata grandezza dei set senza effettivo discernimento…
e a livello politico io non lo capisco: mi sembra l’inno dei trumpiani e dei byoblu… il sano antigoverno che probabilmente voleva ispirare l’operazione si tramuta in io sarò parte del governo in senso ‘anti’ per consolidare proprio il governo
non capisco…

12) NOSFERATU – Robert Eggers – Universal — SuperDown!
La merda della merda: misogino, deista, antiscientifico e con la concezione fatalista che la macchina da presa non decide ma gli capitano le cose davanti per caso appunto per fideismo e per fato…
odiosissimo…
però, sì, hanno messo una piantana con un riflettore di luce fredda, quanto sono stati bravi, accidenti, e altre coglionate da estetica del mezzo

13) ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND – Michel Gondry – … — SuperUp!
Includerlo è un po’ da paraculi perché l’ho visto solo per le proiezioni dell’anniversario dei 20 anni, ma ho fatto così, in passato, per tutte le presenze in sala, anche di film vecchi…
Dopo 20 anni si conferma uno dei veri e autentici capolavori degli anni 2000s…

14) EMILIA PÉREZ – Jacques Audiard – Lucky Red (Pathé) — SuperDown!
Mi dispiace tanto, ma il suo affastellare gli argomenti non mi è sembrato geniale: m’è sembrato un video classico dei Jackal sul benaltrismo

15) HERE – Robert Zemeckis – Eagle Pictures (Tri-Star [Sony]) — SuperDown!
La sua retorica americana e piccolo-borghese è insopportabile…
e lo spacciare un’idea vetusta e già più volte scartata come la monopuntualità visiva (per altro del tutto disattesa dalle finestrelle aperte nel frame) rende tutto mostruosamente ridicolo e repellente…

16) FLOW – Gints Zilbalodis – Teodora — SuperUp!
Enigmatico viaggio mentale in un inconscio incapace di comprendere i contratti sociali involuti ed estatico riguardo alla morte…

17) MARIA – Pablo Larraín – 01 Distribution (Netflix) — SuperDown!
È di quelli, secondo me, che non ha capito su chi stava facendo il film: su una diva la cui immagine ispirò libertà, stile ed emancipazione femminile (oltre che sicura rivoluzionaria nell’arte del canto), o su una sottona che non ha deciso nulla nella vita?
Odioso lo sfoggio del denaro speso in costruzione, ricostruzione e immagine (cose inutili per le scene coinvolte, prive di senso), e ridicola l’interpretazione imitativa di Jolie…

18) A COMPLETE UNKNOWN – James Mangold – Fox Searchlight (Disney) — Not so Up
Mangold è bravino, ma l’essere diligente non paga (anche perché ormai lavora da quasi 30 anni: un qualcosa in più si riesce a fare o no?): confeziona un filmino piacevole, che si guarda molto bene anche se è troppo lungo, e ha diversi pregi, ma under the skin non ti rimane né per documentazione né per comprensione della poetica del personaggio (per quella, ancora, ci vuole Todd Haynes)…
ho preferito Elle Fanning a Monica Barbaro…

19) THE RETURN – Uberto Pasolini – 01 Distribution — Down
Anche queste operazioni le capisco poco… ok, i classici, va bene… ed è carino aggiornare e adattare i classici all’oggi, cavarne l’eterno messaggio che veicolano sempre… ma spacciare tali rappresentazioni poverelle come autentiche incarnazioni del classico fa ridere, anche perché, a mio avviso, più al classico ti approcci a livello fondamentalista, spacciandoti per l’unico che lo fa dov’era e com’era, e più palesi che del classico non ci hai in realtà capito niente…
E infatti l’andare al di là del militarismo di questo film forse è in linea con Omero, ma la scarna idea visiva e narrativa, che esclude metafore e simboli, certamente no…

20) BABYGIRL – Halina Reijn – Eagle Pictures (A24) — Down
Reijn gira molto bene, ma scrive una storia che non si sa dove voglia andare a parare, e, in ultima istanza, sembra propugni la netta divisione tra pubblico e privato, con una masochista in privato che si vuole sadica in pubblico, senza le prurigini e le remore che hanno le tardone e che le giovani invece non hanno, riuscendo tranquillamente e disprezzare, al lavoro, quegli stessi uomini che poi, la sera nel tempo libero, vogliono dominatori che le tengano a quattro zampe…
la domanda sul perché ce ne dovrebbe fregare qualcosa aleggia su tutto…

21) THE BRUTALIST – Brady Corbet – Universal (A24) — Not so Up
Tutti felici perché sembra costato tanto quando invece è costato tre lire, è un film privo di sintesi che non si sa cosa voglia raccontare e sembra perfino finire con il classico «era solo un sogno»… ha degli argomenti buoni, soprattutto dal punto di vista del razzismo, del capitalismo, e del rapporto tra creatività e business, oltre che un’ottima colonna sonora… ma gridare al capolavoro è davvero troppo…

22) PIGEN MED NÅLEN [THE GIRL WITH THE NEEDLE] – Magnus von Horn – MUBI — Not so Up
Materia interessantissima per un film che però ha troppe ambizioni artistoidi e troppa durata…

23) STRANGE DARLING – JT Molnar – Vertice360 (Magenta Light Studios) — Up
Non riesco ad ammettere che è uno dei film più centrati dell’anno… non lo rende SuperUp una certa indifferenza per i motivi del carnefice (cose già dette in Un luogo incerto)

24) AINDA ESTOU AQUI – Walter Salles – BIM (Sony) — SuperUp!
Eh, è bello…
Dialoghi e riprese ci guidano nel ricatto del fascismo: sei disposto a farti ammazzare, ogni tanto, qualcuno della tua famiglia, forse oppositore, pur di avere un’economia fiorente?

25) LEE – Ellen Kuras – Vertice 360 (Sky, Studio Canal) — SuperUp!
Forse il più bello dell’anno…
Con poco denaro, Kuras e Winslet creano un grande logos del rapporto tra le immagini, i documenti, la memoria e la ricostruzione, con le foto di Lee Miller capaci di materializzare anche l’indicibile e il non detto del più grande orrore della Storia…
Il risultato è commoventissimo…

26) LES FEMMES AU BALCON – Noémie Merlant – Officine Ubu (Tandem) — SuperUp!
Capolavorino immenso sul femminile accerchiato da un maschile iperbolico e assassino… Raramente ho visto l’argomento trattato così bene!

27) SNOW WHITE – Marc Webb – Disney — Not so Down
I nani sono vergognosi e inguardabili, ma, per il resto, ancora mi domando cosa ci si aspettasse da un rifacimento di Biancaneve?
Ispira gentilezza e fa la moraletta ai bambini: cosa c’è di sbagliato?
E occhio alle implicazioni forse volutamente parodiche, di sicuro sarcastiche, delle immagini…

28) LE ASSAGGIATRICI – Silvio Soldini – Vision — Not so Up
Non è brutto, ma è freddo, e sembra, in qualche modo, non andare fino in fondo nel rapporto tra bene e male, e forse tende perfino a indugiare nel vieto fascino del male
a me ha un po’ annoiato…

29) MAD GOD – Phil Tippett – IFC — SuperUp!
Come sempre, i film migliori sono quelli che sono impressione e non argomento… Tippett gira un capolavoro di dettagli schifosi, che enuncia lo stesso atto del guardare senza capirci nulla, un guardare capace di creare tragedie reiterate al di là di qualsiasi tempo, entropia ed esistenza…
L’estaticità dell’enigma di quell’errore che è l’essere, così materiale da implicare, sempre, dolore e violenza: non c’è versi…
Impossibile non volersi uccidere dopo la visione: una chiarezza di esposizione che davvero sconcerta…

30) DRØMMER [DREAMS] – Dag Johan Haugerud – Wanted (M-Appeal) — Up
Non è SuperUp perché pecca di arzigogolo, ma nel narrare l’autorappresentazione dell’inconscio sentimentale è formidabile!

31) FUORI – Mario Martone – 01 Distribution — Down
Goliarda Sapienza non era un genio che ha scritto un capolavoro, ma era una catatonica alto-borghese annoiata che si faceva manipolare dalle bambinacce che la attraevano…
boh…
sarà anche stato così…
di certo non c’entravano nulla le interminabili sequenze graffe a tempo di noiosa musica progressive-ambient…

32) BREAKING THE WAVES – Lars von Trier – … — SuperDown!
E dopo 30 anni si può dare ragione ai critici di allora che accusavano von Trier di essere un friggitore d’aria, e si può anche avallare tutte le interpretazioni sincere che restituiscono il suo lavoro come spregevolmente misogino…
L’ostentazione della finta gestione happening delle riprese, con i fuori fuoco spacciati per estemporanei proprio quando sono meticolosamente studiati, è insopportabile, così come la trama che prevede la santificazione dell’abbrutimento della donna col suo consenso, come se abbrutirsi fosse comunque una scelta eroica da fare e non il semplice e pericoloso sintomo della Sindrome di Stoccolma: il cattolicesimo con la Madonna, bella ubbidiente stuprata dall’angelo, e con le sante che per provare i dolori di nostro signore mangiavano merda e vomito, evidentemente hanno fatto il loro lavoro in von Trier, che nei film successivi fa perfino tagliare il clitoride alle protagoniste…
Insopportabile…
…e sconcertante che, spesso, piaccia proprio alle donne (anche se, vabbè, ognuno è libero di farsi del male come vuole)!

33) IL MAESTRO E MARGHERITA – Michaíl Lókšin – Be Water — Up
È un’eccellente pellicola che riesce, insieme, sia a essere lussuosa illustrazione del romanzo, sia sua esegesi, sia appassionante biografia dell’autore… dura una vita, ma vale la pena…

34) 28 YEARS LATER – Danny Boyle – Columbia (Sony) — SuperUp!
Stupenda perorazione d’Amore per la vita, fatta con una delle gestioni delle immagini più goduriose che si possano vedere…

35) SUPERMAN – James Gunn – WB — Up
Gunn gira bene, con tante idee metacinematografiche, davvero piazzate, e scrive un testo politico che riflette sulla parte giusta dell’umanità, tutta, anche quella che non è umana di origine ma lo è de facto
divertentissimo
non è SuperUp perché, in ogni caso, parla quasi esclusivamente agli americani…

36) PARTHENOPE – Paolo Sorrentino – Piperfilm — SuperDown!
Il video di una povera sex worker che promuove il suo canale OnlyFans su Instagram con video ammiccanti, gonfiato a 2h e mezzo di catrame visivamente costoso, pruriginoso, ammiccante all’incesto (evidentemente, per questo film, Sorrentino ha attinto a tutte le categorie di PornHub), destrorso e innaffiato da frasette alla Baci Perugina…
come non ridere e crepapelle ogni minuto?, se proprio non ci si vuole spallare a mille…

37) DIAMANTI – Ferzan Ozpetek – Vision — Up
E chi l’avrebbe mai detto che Ozpetek, pur gigioneggiando, confezionava un film, certamente lunghino, ma tutto da esplorare nelle implicazioni metanarrative e nelle istanze coccolose di libertà e concordia…

38) PRESENCE – Steven Soderbergh – Lucky Red (Neon) — Not so Up
No, per carità, carino eh…
ma all’abitazione sempre perfettamente illuminata non ci si crede e, a parte la sfumatura di obliquità dell’ultima inquadratura, in neanche 90 minuti, Koepp e Soderbergh ce la fanno a farci entrare, a forza, due story arc di allungata di brodo…
L’idea era forse decente (ma non geniale come si autoproclama), ma l’hanno gonfiata troppo: era meglio se facevano un corto…

3 pensieri riguardo “Il papiro del 2024/2025

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  1. Come al solito ne ho visti pochissimi.
    Eternal sunshine of the spotless mind per fortuna sì.
    Mi colpisce Superman, considererò l’ipotesi di vederlo dunque, grazie.
    Diamante l’ho perso per un misunderstanding sugli orari di proiezione del cinema qui e mi è dispiaciuto.
    Lars von Trier …. ora posso dire di averci messo talmente tanto a capirlo che mi trovo dalla parte giusta … scherzi a parte :)
    Delle Assaggiatrici già detto.
    Emilia Pérez sospettavo.
    The substance stavo per … e poi …
    Beetlejuice invece non credevo, rimedierò, GRAZIE!

  2. tra quelli che ti sono piaciuti (e ho visto) ho due grandissime delusioni: beetlejuice 2 (stereotipo burtoniano senza personaggi forti, l’unica decente è la o’hara che si vede poco) e diamanti (brutto script e troppe interruzioni della narrazione)

    invece mi è piaciuto molto Wicked

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