Parthenope

Il solito film del cazzo di Sorrentino…

…non occorreva neanche vederlo: tanto ormai Sorrentino è la parodia di se stesso…

È un eterno reel di Instagram sponsorizzato da una sex worker che ce la mette tutta per convincere qualcuno a pagarla per mostrare il culo…
sta lì a usare frasette sceme e ad ammiccare, perorando la causa che il suo culo vale i soldi che ti chiede per vederlo perché non è un culo come tutti gli altri: non è simile, cioè, a quello posseduto da ragazze che te lo farebbero vedere anche gratis… il suo culo è speciale
perché?

boh

fatto sta che Parthenope è un continuo primo piano della povera Celeste Dalla Porta che ammicca come una sex worker in promozione su Instagram, girato come uno spot dei vestiti, poiché i soldi sono di Anthony Vaccarello di Yves Saint Laurent, e sai, quando a fare lo spot gonfiato a film chiami Almodóvar ti viene Strange Way of Life, ma quando chiami Sorrentino…
…ti viene Sorrentino…

la gente parla con le frasi fatte dei Baci Perugina, con roba del tipo: «quando osservi il legno guardi allo specchio quello che non ti confessi di te, cioè la tua sordità ai sentimenti…» o «se piove e non hai l’ombrello, la natura si appropria di te» e altre puttanate…
e parla così anche a tavola a pranzo…

ovviamente Parthenope è riccona, ovvio… per Sorrentino non esistono i poveri…

quando vede i poveracci disperati sotto il giogo della Camorra si dispera perché sente troppo la puzza di poveraccite…

da piccola, Parthenope, bella bellissima, più bella di lei non ce n’è, oddio quanto è bella, o madonna è meravigliosa, stupenda, non esiste niente di più spettacolare, fantasmagorica, stellare, unica, ha, ricambiata, prurigini morbosine per il fratello grande (la solita roba alla Bertolucci), ma il fratello non lo può scopare, e allora la dà al figlio della serva…

Parthenope, il fratello e il figlio della serva, dopo che lei ha un po’ flirtato con un pathethicho Gary Oldman (lo scrittore depresso di cui legge i raccoti tristi), tentano di fare le cosette a tre al rimo di Cocciante, ma darla, Parthenope, per fortuna, la dà al figlio della serva…

ovviamente, mentre orgasma col figlio della serva, il fratello, sconvolto di non poter mai possedere la sorella (perché un po’ di Euripide mal compreso ci sta sempre bene, anche nei film del cazzo di Park Chan-wook e di Sorrentino), si butta di sotto e crepa…

perché, sai, amore e morte sono la stessa cosa, si sa…

e il lutto familiare è materia di Sorrentino, è autobiografia… ma certo…

col lutto nel cuore (i genitori le dànno la colpa mentre lei dà la colpa al figlio della serva: il girotondo del dolore, ovviamente, è di quelli farseschi!), Parthenope

  1. studia antropologia culturale con Silvio Orlando (quando i due conversano non si capisce una parola di quello che dicono, perché entrambi hanno un’emissione vocale striminzita),
  2. cerca di studiare recitazione con Isabella Ferrari (con cui fa timidate lesbiche),
  3. ha a che fare con la diva Luisa Ranieri (che dice che Napoli fa schifo),
  4. assiste all’unione di due famiglie camorriste: i rampolli delle famiglia devono scopare davanti a tutti… la cosa schifa Parthenope, nonostante lei stessa ammicchi in macchina in un film che è il reel di Instagram sessualizzato di una sex worker (oppure paragonabile a Temptation Island): cosa ti incazzi? cosa ti scandalizzi?
  5. rimane incinta di un camorrista,
  6. dice di aver abortito ma non si vede niente,
  7. si laurea in antropologia, perché Parhenope è bella e brava, sicuro, mica è brutta e deficiente come i poveracci! non sia mai!
  8. non partecipa ai movimenti studenteschi degli anni di piombo, perché sai, erano tumulti privi di senso, e Sorrentino, si sa, è conservatore: non si buttano le molotov sui poliziotti, no (il reazionarismo di ritorno di chi i soldi ce li ha sempre avuti che si vede anche nel romanzo del cacchio della figlia di Castellitto): c’è perfino Céline in esergo del film, quindi ribadiamo che siamo non solo riccastri ma anche velatamente fasci da appendere!,
  9. fa un articolo sul miracolo di San Gennaro e finisce per scopare con il mostruoso vescovo di Napoli, che la gratifica ed esalta, per l’ennesima volta, con la parlantina sorrentiniana fatta di infiorettatate scemenze aforistiche,
  10. vede il figlio di Silvio Orlando, che è un tondeggiante gigante gonfio di acqua e sale, del tutto ritardato: un adynaton fatto e messo lì, privo di qualunque valenza metaforica se non quella del riempimento di minutaggio inutile,
  11. va a insegnare a Trento e intanto diventa Stefania Sandrelli,
  12. a Trento passa 40 anni, ma quella vita, come l’aborto, non viene raccontata da Sorrentino, perché, si sa, il nostro vero io, la vera vita, non è quella che dura 40 anni, è quella che si è vissuto o sognato a 18 anni: tutto quello che s’è fatto dopo non conta una minchia (così, a essere compresa male, è anche la povera Virginia Woolf)…
    la vera Parthenope è a Napoli, a sognare di poter, nelle fantasie, scopare sia col fratello sia col figlio della serva, perché la felicità tutta, di tutta la vita, è la prurigine scopaiola della post-adolescenza, quella che ti viene in mente ogni volta…
    o che, almeno, viene in mente ai personaggi di Sorrentino, quelli che rimangono in fissa per un paio di tette viste a 16 anni (La grande bellezza), o per la fica della novantenne che sei riuscito a scoparti a 18 anni (È stata la mano di dio), o per gli scudetti del Napoli, l’unica altra entità che ti fa provare la felicità sessualosa che ti suscitano gli wet dreams dei sogni morbosi e incestuosi proibiti e quindi per questo più eccitanti, eccitanti come nient’altro…

eccolo Parthenope:
la visione senile di un semplice, ma ricchissimo, velatamente fascio, e aforistico, morto di figa incestuoso che fa il catcalling a tutte ma è convinto che fare il catcalling sia in realtà vivere di bellezza, e trascende quel suo squallore in filosofia di vita

cioè: la tua vita è quella di un orripilante e libidinoso pornografo, incestuoso ed erotomane (oltre che di destra), che si autoinganna dicendo che non è vero che è attratto da qualsiasi pelo pubico di femmina (perfino di quello dei parenti) ma è in realtà affascinato dalla ideale bellezza

ok… credici…
[non ci sarebbe niente di male a essere Tinto Brass, o davvero una sex worker che fa i reel per vendere il culo: essere quello vorrebbe dire essere sinceri, senza prurigini né sensi di colpa, non sarebbe spacciarsi per ‘stocazzo in modo autoindulgente come fa Sorrentino]

e questo autoinganno dura 135 minuti…

è girato come uno spot di vestiti… con, ogni tanto, gratuite, alcune panoramiche sul golfo di Napoli che non vanno in nessun posto; frasine fatte di aforismi dementi…
…e un pretesto di trama in cui qualsiasi episodio (del tutto slegato dall’altro se non per fievolissimi accenni mal fatti) non ha il minimo senso se non quello di palesare il qualunquismo e il reazionarismo di ritorno…

forse è meglio della Mano di dio… magari scorre un pochino meglio…
ma è uno degli sciacquoni più dolorosi dell’anno

la colonna sonora, semplice di gradi congiunti, è di Lele Marchitelli, anche se la parte del leone la fa Exodus di Wojciech Kilar (preso, naturalmente, da Knight of Cups di Malick: un’altra fonte che Sorrentino non comprende)…

alla corte del vescovo si sente anche la versione di Karajan del Valse triste di Sibelius (nelle Musiche per San Valentino): la più lenta, pomposa e tronfia dell’intera discografia (è già la seconda volta che sento Sibelius in un film di Sorrentino: nel Divo, il terzo movimento del concerto per violino e la Pohjolan tytär li aveva scelti meglio: dalla crema della crema del pur non nobile catalogo Naxos!)

6 pensieri riguardo “Parthenope

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  1. L’hai toccata pianissimo! Però sono d’accordo con tutto quello che hai scritto: dopo 10 minuti ero a posto e avrei spento volentieri, ma per spirito di masochismo ho voluto andare fino in fondo per vedere quanto fosse profonda la tana del bianconiglio. Colpa mia, quindi, ma cristo santo che dito in culo con la sabbia che è stato!
    Niente, a me Sorrentino non solo non piace, sta decisamente sul cazzo.
    Poi io lo so che a me piacciono i filmacci, mi esalto con le secchiate di sangue e mi diverto con i mostri, ma porca miseria se il cinema d’autore deve essere una feroce masturbazione di DUE ORE E MEZZA (perché se sei un autore mica puoi durare 90 onesti minuti) allora mi tengo i mostri tutta la vita, almeno mi diverto.

  2. Di Sorrentino non ho mai capito niente, tutti i suoi film mi sono sempre sembrati la somma di tanti episodi con più o meno gli stessi personaggi. Poiché questo, però, è così tanto onanistico (o si può dire segaiolo?) lo guarderò.
    O forse no.

  3. però i costumi del punto nove li ho adorati ✨

    sì anche per me è stato pesantino, lo vidi al cinema ma boh. Figo il fratello ma creepy la dinamica (di cui secondo me i genitori erano consapevoli e complici)

    concordo, troppi primi piani e lei è sì intensa ma incapace di variare le espressioni, e le frasette sono paragonibili alla consistenza delle sceneggiature di argento

      1. Sorrentino ha colonie di fan in tutto il globo terracqueo. Oramai sarà acclamato imperatore per “L’era delle experiences”.

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