Il «Nosferatu» di Eggers

Ahahh, Eggers che fa Nosferatu, ahahahah!
cosa ne poteva venire fuori…?

come dall’American Psycho di Guadagnino: cosa ci si vuole sperare? [per fortuna, che Guadagnino lavorasse ad American Psycho si è rivelata una fake news: gaudio!]

o dall’Odissea di Nolan: che si pretende?

ma veniamo a noi…

I film in cui i culattoni si sposano…
…oddio che schifo!

Le storie in cui le donne si leccano a vicenda la fica…
…accidenti che vergogna!

Le vicende di gente che addirittura pretende di far coincidere il proprio sesso biologico con la propria identità sessuale!
…autentici abomini!

Le narrazioni fatte dal punto di vista di una donna!
…orrore!

queste dottrine gender, woke, ‘ste sfrociate, queste mammoletterie, bah, è roba inguardabile!

è molto meglio andare a vedere un bel vecchio film come una volta!

ed eccoci qui…

nel 1820 una povera ragazzina si masturba…

o mamma mia!

è un orrore!

sicché quella ragazzina è perduta per sempre… non c’è madonne…

ha provato piacere sessuale e quindi ha fatto entrare un mostro abominevole nella sua vita, e questo mostro la tormenterà per tutta la sua esistenza, lei e tutti i suoi amici, finché lei stessa non monderà il suo peccato col sacrificio, con una bella morte atroce e dolorosa che lei dovrà non solo accettare ma anche volere per sua stessa volontà (vedi le coglionate sulla giustizia phasha che si diceva in Juror #2)…

perché ciò è scritto in una bella profezia maschilista: finché la maledetta donna concupiscente al sesso non si presta a essere ammazzata, tutti quanti moriranno, come infestati da una peste (la peste maligna portata dalla donna stessa) perché la donna, come vuole la dottrina di jesoo krišto, è sia motivo di dannazione sia unica, angelicata, modalità di salvezza sacrificale: come, ai tempi dei tempi, c’era da sacrificare bimbette a caso al drago di turno per salvare il resto del villaggio (perché mai il drago avrebbe mai dovuto volere un maschietto in sacrificio? noi del villaggio siamo oculati non culattoni), così nelle fantasie del freschissimo Eggers la donna deve ancora, dopo millenni, sacrificarsi e salvare tutti, sennò, oltre a essere bagascia è pure egoista!

trovare altre soluzioni?

nisba…

c’è da fare tutto old fashion

perché a Eggers piace copiare e incollare cose dal 1240 al 2025 senza nessuna contestualizzazione, perché lui fa il bagno felice nelle cose intese come letterali, originali: lui le interpretazioni le schifa, lui va dritto al testo… anche se di quel testo non ha capito un beneamato cazzo…

Il Nosferatu di Eggers è questa roba qui…

  • Sessuofobo come nemmanco Ignazio di Loyola… (al giorno d’oggi, solo in quella cagata di Uvaspina ho visto tanta paura del sesso)…
  • Con un senso odioso della predestinazione che nemmanco Jehan Cauvin…
  • Naturalmente c’è un invasato rincoglionito (Dafoe) che grida, nel 2025, quanto «ci siamo fatti accecare dalla scienza e abbiamo dimenticato dio», e che alla fine è tutto gongolante e felice che la donna debba immolarsi per il bene di tutti, obbedendo alle sue superstizioni: Eggers, come successe con The VVitch, è ovvio che dà ragione a ‘sto ‘mbecille…
  • Il mostro (Bill Skarsgård, che, poverino, non fa un film a garbo) se ne esce che la donna gliela deve dare per forza di sua volontà perché così c’è scritto in un contratto che ha fatto firmare con l’inganno al marito di lei (Hoult): e dice alla donna che se non gliela dà allora le ammazzerà il marito e tutti gli amici… sembra un femminicida tramortito che sventola allucinati certificati di possesso sulla sua preda… e il film, per certi versi, siccome lo fa “vincere”, sembra dare ragione perfino a lui!
  • Il poveraccio che rimane razionale (Taylor-Johnson), perché spera di risolvere le cose in modi diversi, è trattato come un cretino, gli fanno succedere le peggio cose (la morte della moglie e delle figlie) e lo fanno passare a lui come prevaricante maschilista solo perché osa rispondere male a chi va dietro alle puttanate oracolari di Dafoe…

Modi per risolvere la cosa facendo quagliare allucinazione e metafora, nel 2025, senza indugiare nei fondamentalismi phashi, ce n’erano tantissimi…

Da che mondo è mondo l’arrivo del desiderio sessuale sconvolge le ragazzine, che sanguinano, brigano e contrattano col male, magari sì morendo, ma di una morte simbolica, perché muore la vecchia loro versione bambina (e la cosa potrebbe anche essere vista sì come una tragedia, ma sicuramente non con l’oppressiva violenza di questo Nosferatu) e non muoiono loro in quanto loro…
Per esempio, nella Company of Wolves (di Neil Jordan, ’84), Rosalyn non è per niente felice di essere cresciuta, e i lupi le squarciano la mente, ma mica muore perché gli uomini hanno forgiato una profezia che chiunque trombi debba morire…
In Black Swan (di Darren Aronofsky, 2010), Nina riesce a uccidersi, e sgorga il suo primo sangue adulto, dicendo addio alla mamma chioccia, e forse muore, ma noi non lo sappiamo, perché lei si sente perfetta e va incontro al candore dello schermo: che quel candore sia morte o no, di certo non è una morte maledetta…

Eggers, invece, proprio ci gode a essere più retrogrado e pre-verbale possibile!

Anche ai poveracci dell’American Werewolf in London (di John Landis, ’81) succede di incappare in una profezia in cui la donna salva dalla maledizione il maschio…
Ma 1) il maledetto è maschio, 2) la donna è simbolo di amore che, alla Hugo (vedi la fine che fa Esmeralda nel Gobbo di Notre-Dame), è sia salvezza ma anche dolore, con accezioni molto più complesse della nerborutezza di Eggers, 3) della profezia nessuno è consapevole, ci cadono tutti in modo triste, e alla fine tutti piangono: non c’è un Dafoe a gongolare che le cose siano finite in accordo alle corbellerie superstiziose, ma solo dolore che quelle corbellerie superstiziose debbano continuare a esserci anche nel mondo metropolitano della Londra dell”81: Landis fece un film triste, non un inno alla morte irrazionale come fa Eggers…

E il confronto con le fonti di Eggers, quelle che Eggers non ha compreso una minchia, lasciamolo perdere…

In una sala cinematografica quasi sold out, insieme a me, c’era gente che non solo ignorava l’esistenza di altri film intitolati Nosferatu, ma non sapeva niente di niente di nessun elemento della trama del Dracula di Stoker…

ma non sono film così indisponibili

Il Dracula di Coppola ha quasi 35 anni, ma pare che sia su Netflix…

Il Nosferatu di Herzog ne ha più di 45, ma è su Amazon Prime liscio come l’olio…

Del Nosferatu di Murnau, che oramai ha 103 anni, esistono tante sistemazioni completamente gratuite perfino su Wikipedia: quelle che usano il puro bianco e nero, quelle con un viraggio arbitrario, quelle con un viraggio “scientifico”, quelle con le didascalie susseguenti le intenzioni di Murnau, con i nomi cambiati rispetto a Stoker, e quelle con i nomi del romanzo ripristinati…
le versioni che si trovano di più in giro sono quelle un po’ scacione venute fuori nel 1947 quando il MoMA di New York raffazzonò più materiale che ha potuto, molte volte presentate con la musica di Peter Schirmann, composta per una distribuzione commerciale del lavoro del MoMA nel 1965…
ma su Archive si trovano anche le eccellenti versioni curate da Enno Patalas in un continuo lavoro di perfezionamento durato dal 1981 al 1995, per lo più in bianco e nero ma con aggiunta, alcune volte, di viraggi “scientifici”: versioni spesso presentate con la musica di Hans Erdmann del ’22 ricostruita con certosina analisi da Berndt Heller, anche lui con un progressivo lavoro di aggiustamenti protrattosi dal 1984 al 2006 (una ricostruzione che, per adattarsi alle nuove durate delle pellicole restaurate, utilizzò anche musiche di altri compositori, cosa che fece storcere il naso a qualcuno tanto da far commissionare, per la commercializzazione dell’ultima versione di Patalas del ’95, una nuova ricostruzione del lavoro di Erdmann, effettuata da Gillian Anderson e James Kessler: Anderson scovò nuove fonti primarie per l’orchestrazione di Erdmann e scongiurò l’uso delle musiche di altri facendo comporre a Kessler musiche che imitassero Erdmann: una soluzione che è piaciuta a qualcuno ma ad altri no)…
e su Archive c’è anche l’eccellente sistemazione di Luciano Berriatúa del 2006, che ha dalla sua un cristallino lavoro di ricreazione anche della grana dei viraggi e della esatta entità delle didascalie tedesche, commentata dall’ultima edizione di Heller della musica di Erdmann…

Del romanzo di Stoker si fanno continue ristampe, anche di nuovissime traduzioni (una abbastanza recente, del 2022, di Flavio Santi, per Rizzoli, cerca di ricostruire i diversi accenti dei personaggi: prima di lui solo Van Helsing parlava strano nelle versioni italiane), e il mattoncino di Franco Pezzini di Mondadori del 2019, ricchissimo di info su tutto quanto il pregresso e il derivato da Stoker, uscì con dispendio di pubblicità: lo vedo ancora sugli scaffali delle librerie…

ma di niente di tutto questo nessuno sapeva un ciufolo…

qualcuno pensava, timorosamente e arronzatamente, che ci fosse una storia originale (“originale”, insieme a “purezza”, è una delle parole più travisate del mondo) alla base, misteriosa e irraggiungibile…

ma la maggior parte della gente ha davvero visto ‘sta coglionata di Eggers pensando che Eggers se la sia quasi inventata…

e, d’ora in poi, quando ‘sta gente penserà a Nosferatu, penserà a un testo sessuofobo e misogino…

ignorando le fonti di Eggers, nessuno si è accorto che Eggers quelle fonti le ha stragiate…

In Stoker col cacchio che Mina muore: tutto il gruppo si prodiga per toglierla dal morso di Dracula che lei non ha voluto manco per scherzo… a morire, oltre alla povera Lucy, è Quincey Morris…

In Murnau, non solo è Ellen ad avere potere su Orlok (a distanza impedisce a Orlok di succhiare il sangue a Hutter), ma Ellen decide di sacrificarsi per salvare l’amato in diretta, senza predestinazione ancestrale, né senso di colpa, tra i coglioni… non si può che piangere davvero per lei e per la sua generosa volontà, libera e senza intellettualizzazioni strumentalizzanti la donna, che in Murnau è soggetto agente e non oggetto passivo delle profezie di ‘sto cazzo (presenti solo per suggestione e non per sostanza)… Inoltre, in Murnau, al sole Orlok sparisce, palesandosi nemesi inconscia, non rimane lì a fare il cadavere del senso di colpa…

In Herzog, ok che Adjani si sacrifica, anche lei per sua volontà, ma Herzog origina il sentimento hughiano di Landis per l’amore che salva tutti ed è naturalmente ostile al male: è Klaus Kinski che si innamora di Adjani, e il film è su quello: è per amore di Adjani che Kinski rimane fino all’alba a succhiarla… per di più, Herzog ignora le volontà di Murnau di far morire il vampiro al sole (una cosa totalmente inventata da Murnau), e, oltre a far dare a Van Helsing il colpo di grazia a Kinski (riportando il sacrificio di Adjani in termini strumentali-narrativi), butta tutto in feroce ironia rendendo Harker un vampiro, col sacrificio superstizioso che non è servito a nulla, ed è quindi preso in giro! Geniale!

In Coppola, tutto è rovesciato dal punto di vista dell’inconsistenza della morale vittoriana di fronte ai sentimenti: Mina sarebbe felice e contenta di stare col suo bellissimo e amatissimo mostro senza sensi di colpa tra le palle, in un bellissimo universo di cinema costruttivo che strizza continuamente l’occhio a una dimensione meta-narrativa!

e tutti questi testi sono felicemente e atrocemente travisati da Eggers in un film strabigotto di puritanesimo insopportabile (quello di The VVitch) e di maschilismo sessuofobo atroce (perfino Hoult sembra farsela addosso dopo aver scopato), dove l’amore è solo possesso, morte e dannazione (i vecchi Eros e Thanatos presentati nella peggiore spiattelleria didascalica), in cui la gente parla leeeeeeenta (per dire una frase ci mettono 4 minuti: per forza è venuto lungo 2h e 20′!), è vestita come un cosplay di brutti quadri ottocenteschi, dove si fanno interminabili carrellate, il più delle volte, su uno schermo completamente nero (come in quel rigurgito che fu First Man di Chazelle) e si esprime l’oppressione della predestinazione con i classici (Eggers li usa sempre) movimenti della macchina da presa circolari, a 360 gradi in latitudine e longitudine, che sembrano muoversi senza motivo e davanti ai quali l’azione viene catturata solo e soltanto per predestinazione: la macchina da presa non fa nulla per partecipare o per esprimere l’azione, sta solo lì a girarsi su se stessa in alto o a destra, e l’azione la trova per magia, per destino, perché le cose, per Eggers, sono così: ci sono sempre state, per profezie ancestrali, col male che ti agguanta e non ci si può fare un cazzo, perché vige un determinismo da Santa Inquisizione: c’è il peccato e basta, tutto è già scritto, e l’umanità, e soprattutto la donna, si deve adeguare, a soccombere a ‘sta tragedia, e qualsiasi reazione è mal vista (vedi l’esatto opposto dello showing in Soy Cuba, e vedi come si sarebbe potuto parlare con dolore della predestinazione e non con gioia sia in Shining, sia nel Locataire di Polanski, sia nel Prince of Darkness di Carpenter): quando, per fugaci attimi, Lily-Rose Depp grida con chiarezza che Orlok è il suo stesso lato oscuro, palesando la metafora, Eggers ributta tutto alla dannazione di Depp, contraddicendo quella metafora relegando Depp agli sguardi luciferini, all’infoiatezza dissennata e agli occhi sanguinolenti: Eggers ci dice chiaramente che quello che vuole non è fare metafora inconscia di una mente femminile che trova il suo vero “io” amministrando l’oscuro, ma è soltanto far vedere che i mostri esistono davvero perché esiste dio ed esistono le sue premonizioni e profezie a cui obbedire pedissequamente, senza libero arbitrio…

Ellen e Hutter potevano trovare modi di sconfiggere insieme il mostro (come in Krull di Yates)…
si poteva uccidere il mostro in altri modi, magari rifacendosi a Carmilla
si poteva palesare il senso di colpa facendo scomparire il mostro con prese di coscienza al di là della morale, tra Coppola e Poe…
si poteva giocare con l’ironia, come Herzog…

ma no…

Eggers si prende sul serio (arrivando più volte al ridicolo involontario, anche nelle scene che vorrebbero essere più paurose: per certi versi, questo Nosferatu funziona anche da patetica parodia di quello di Murnau)…
Eggers è invasato del fuoco del sacro predicatorio delle sue immagini magiche da santino di Sant’Eusebio (tutto finisce per essere dolorosamente frontale nell’angolo giro della macchina da presa, senza alcuna luce se non fievoli lumi per nulla schiarenti: nel giro si trovano a coincidere false soggettive a oggettive, con le soggettive tramortite da uno sguardo “imposto”, e la macchina è così pesante e materiale da dare davvero l’idea di un pittore bigotto che illustra il suo bigottismo con orgoglio compiaciuto, felice del suo mondo smorto e nero e del suo gravoso sguardo da giro automatico senza speranza: una macchina da presa che è davvero morte, che è quasi offensivo paragonare a certe icone bizantine, al contrario profuse di viva elettricità del non detto: no no, Eggers fa proprio il film dei quadretti settecenteschi tipo sacro cuore di jesoo, col dio che ti guarda in faccia con lo sguardo spento senza guardarti davvero)…

per Eggers è meglio stare senza raziocinio a obbedire alle farfalline della religione, come nelle campagne incolte del 1240, invece che fare i film con le donne che trombano felici e che decidono per se stesse, e difatti ignora selettivamente che perfino nel 1240 esistevano già da 200 anni le Università laiche ed erano già 4 anni che si era laureata una donna… lui il 1240 se lo immagina così, brutale e patriarcale, come vorrebbe che il mondo continuasse a essere, perché quel 1240 che si immagina lo prende e ce lo piazza davanti oggi, nel 2025, suggerendoci che il 2025 fa schifo rispetto a quel bel mondo di sacrifici umani femminili!
Eggers ammanta del bigottissimo sentimento di questa fantasiosa Dark Ages anche l’Ottocento di Mary Shelley ed Emily Brontë, e prende in giro, col personaggio di Dafoe, trionfante, alla fine, nel sole appena sorto della sua veritierissima superstizione, chiunque non la pensi come lui, lasciando l’ultima immagine alla sua protagonista, una povera donna colpevole solo di aver amato, abbracciata al suo mostro di senso di colpa (una donna per cui il modernissimo Eggers intende come massimo di aspirazione fare la sacerdotessa di Iside, e cioè essere sfruttata e drogata per diletto di superstiziosi maschi, come si legge nella Doppia voce di Golding: veramente una prospettiva invidiabile e da vero progressista!)…

mi

ha

fatto

proprio

schifo

7 pensieri riguardo “Il «Nosferatu» di Eggers

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    1. Ah no, sulla costruzione tecnica nulla da dire… va molto dietro a Sleepy Hollow come stile, ma la fotografia è più fredda e le forme più aguzze…

  1. Io ci vado in settimana e ho buone aspettative. Ad alcuni che seguo è piaciuto l’inizio e schifato il resto, ad altri il contrario.
    Cmq è un film che aspetto da anni ormai

  2. Penso che il Nosferatu del 1922 sia imbattibile, però ho visto quello interpretato da Klaus Kinski e ricordo ancora perfettamente la scena che mi ha fatto ridere di gusto: quando lui fa il saltino per schivare le striscie di alio sul pavimento. Temo che scrivere o fare cinema sui vampiri in questa epoca sia una partita persa in partenza, il mondo degli umani è troppo artificiosamente lugubre di suo per lasciare spazio a qualunque nobile vampiro.

    1. Giusto! Ormai certe metafore fanno paura: nessuno riesce a dire che il vero vampiro siamo noi! E anche il vampiro è diventato o pretesto per giustificare barbarie e odio, o strumento per attizzare sensi di colpa cattolici… brutta roba!
      Quello con Kinski è spettacolare perché finisce pure male tra le risate: ironicissimo!

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