Il «Viva Puccini» di Beatrice Venezi

Io sono un pucciniano (forse) e di dire che la trasmissione di Beatrice Venezi sia stata brutta non me la sento.

Sì, l’immagine del Puccini zietto toscano è secondo me logora e fuorviante, così come deludente è il soprassedere sulle sue vere colpe, tremende, che forse hanno plasmato alcune sue scelte artistiche di più della ritrita suggestione psicanalitica anni ’50 della mamma morta che lo ha turbato per tutta la vita (‘sta roba la tirò fuori Mosco Carner basandosi su un paio di lettere, e già allora faceva un po’ ridere): un paio di parole sulla torinese (la cui identità, per altro, è stata recentemente accertata, scalzando quella che per più di 10 anni si credette essere erroneamente) le avrei spese, e avrei ricordato la povera Doria (la cui morte, nizzole e nazzole, si potrebbe sempre richiamare quando si parla di Puccini, perfino in maniera “colposa”) oltre che Elvira.

Stinchelli, sornione ed elargitore di Bignami delle didascalie dei libretti, non l’ho sopportato.

Meglio Giordano Bruno Guerri che ha indicato, sì con tutti i semplicismi televisivi ma con esattezza, il rapporto Puccini/D’Annunzio (stessa cosa si può dire di Bolpagni).

Bianca Guaccero l’ho trovata un pesce fuor d’acqua.

Il tenore di Cavaradossi e Calaf non sembrava un professionista, ma gli altri cantanti non erano per niente male.

E Beatrice Venezi, la bionda di Forza Nuova che non dovrebbe capire un accidente di musica, ha, forse con poca umiltà (nel programma ha fatto tutto, come Pippo Baudo: era insieme conduttrice e ospite di se stessa, le mancava solo di spazzare per terra), ma restando l’unica che almeno c’ha provato, costruito una cosetta, certamente “cruda” (nel senso di “non cotta”) come qualsiasi tentativo televisivo italiano sull’argomento, ma non così peggiore degli altri esperimenti più blasonati…

mica è stata tanto peggio di Augias con Scappucci, per esempio, spesso contemplanti estatici più che analitici (di quelli che ti dicono soltanto “senti com’è bello, e se non capisci che è bello sei un deficiente”), benché sia stata vergognosa la presa in giro iniziale di Augias;
e mica è stata tanto peggio di Bernardini (che molte volte ha fatto accostamenti e domande così banalizzanti da gridare allo scandalo), che era anche a mezzanotte;
o delle trasmissioni meramente celebrative di Enrico Ruggeri…

senza alcuna astrusità, ma con argomenti che ha spiegato e illustrato a puntino, ha accostato Puccini a Morricone, alla canzone leggera (con Malika Ayane e il prezioso contributo di Frida Bollani; del tutto inutili, invece, gli accenni a Vasco Rossi; gustosi i filmati di repertorio di Mina e Johnny Dorelli), a Andrew Lloyd Webber, a John Williams (ha eseguito Guerre stellari con un divertimento che manco Rattle), ha fatto perfino Le Villi (che non si sentono tutti i giorni: e in apertura, per giunta), ha usato sfondi di quadri in modo significante, in accordo con la musica (e in TV non lo fa praticamente nessuno), ha scritto didascalie divulgative, forse un po’ incerte ma sicuramente efficaci, e ha perfettamente enfatizzato la situazione crudele di Tosca con Franca Rame (i cattivi hanno detto che Venezi, conclamata fascista, ha strumentalmente taciuto il fatto che lo spettacolo di Rame fosse anche politico, con gli stupratori orgogliosi fascisti, ma, a mio avviso, già che una di Forza Nuova faccia un programma in prima serata e ci metta Franca Rame è da sottolineare più che da ostracizzare: non è che ha intorbidato il nome di Rame per propaganda come Meloni fa col povero Atreju di Ende)…

Ok, era robetta televisiva, e forse un po’ di brio in più nell’interpretazione musicale, un po’ da passerella, avrebbe giovato (ma sempre meglio della brodaglia che ha squacquerellato Muti quest’estate a Lucca), ma davvero, in TV, c’è mai stato di meglio?

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