Horizon – Capitolo 1

Siccome è stato applaudito a Cannes, incuriosito sono andato a vedere queste 3h di progetto del vecchio Costner, che credevo oramai bollito nelle secche della TV…

e infatti Horizon è qualcosa di televisivo

la ratio è 1,85:1, e sembrano piccolissimi…
il paesaggismo dello Utah non sfonda la bidimensionalità della cartolina…
la narrazione è frammentata in ellittici episodietti che, invece di creare avanguardia, immergono in medias res in un diorama colossale adatto proprio ai tempi dilatati e slegati del piccolo schermo…

Sono lontani i tempi cinematografici di Dances with Wolves (1990), capace di immagini potenti e di colonna sonora adeguata… Horizon è della risma di The Postman (1997) e di Open Range (2003): una robetta a cui occorrono comunque 180 minuti per girare senza dirti niente, in una salsa visiva piatta…

magari, visto in TV, con le pause pubblicitarie, diviso in episodi da 40 minuti, allora, forse, potrebbe anche interessare…

il dramma è che dei tantissimi personaggi non ce ne frega granché, e nessuna loro vicenda acchiappa davvero la curiosità, anche perché sono personaggi che hanno facce, appunto, da telefilm, e sono sviluppati da telefilm…

è una saga davvero da super-serie tv, di quelle che guardi stanco e annoiato, di quelle che se perdi un episodio fa lo stesso…

perché le contingenze storiche che rappresenta sono più interessanti da leggere in sinossi che da vedere illustrate, perché se si devono illustrare con un sistema di frammenti fluviale, quasi mai concentrico, e con personaggi e attori professionali (c’è un po’ tutti: da Will Patton ad Angus Macfadyen) ma mai da urlo, e con immagini di qualità, ok, ma mai artistiche, allora tanto vale leggerle in sinossi, dove, peraltro, si possono spiegare le molte ellissi, e si possono fornire tutti i riferimenti alla precisa e minuscola storia americana che la visione in diretta non riconosce affatto…

cioè: è una trama che leggi bene su Wikipedia, in cui scopri quel sotterfugio che allude a quella speciale piega storica americana, ma che a vederla ti fai due palle perché non tanto non capisci cosa succede, ma quel che succede è così piatto e così patinato da non interessarti mai…

è di quei film che in una scena ti mostrano un bimbo che va a chiamare l’esercito del Nord durante la Guerra Civile a Santa Fe, e in quella dopo ti fa vedere che si scioglie la neve nel Montana, e da questi indizi devi capire che siamo nella Valle di San Pedro nel 1863: tu magari lo capisci, ma della sorte del bimbo e della neve del Montana non te ne frega effettivamente niente anche se essi continuano a ricomparirti davanti alternativamente ad altre facce (con un montaggio davvero da serie TV) di cui, parimenti, non ti interessa nulla!

la musica di John Debney, soprattutto, è da Main Theme di Bonanza

Horizon non è parente minimamente degli western pensosi anni ’90 che ha fatto lo stesso Costner (vedi Wyatt Earp di Kasdan, 1994, dove a girare c’era perfino Roizman)… né cugino degli western post-moderni anni 2000s (vedi quella lungagnata filosofica di The Assassination of Jesse James, 2007, girato da Deakins)… e non ha nulla delle idee ricombinanti di roba odierna come The Power of the Dog o The Sisters Brothers o Strange Way of Life
…è solo un diorama didascalico, sciapo e allungato che mostra il West della Signora del West (1993-1998) con i mezzi dei Ragazzi della prateria (1989-1992): il West di rappresentanza, il West dello show romanticizzato, il West dei souvenir

ma siccome Power of the Dog, Sisters Brothers e Strange Way of Life sono stati tanto criticati, allora magari, ai fan, questo tipo di West costruito e rispulizzito, bello carino, enorme, che dà l’impressione di grandezza quando invece è rimpicciolito in spettacolo e trama con zero interesse ma mille luoghi comuni, come minimo piacerà!

Non sono riuscito a vederlo in inglese e al doppiaggio ho provato veramente ribrezzo per
Massimo Lodolo su Costner: un orrore
Daniele Raffaeli su Worthington
Valentina Favazza su Abbey Lee
e per le voci, da me non identificate, su Jeff Fahey, Danny Huston e Luke Wilson…

più carina Elena Perino su Jena Malone…

non più che ok Selvaggia Quattrini su Sienna Miller

11 pensieri riguardo “Horizon – Capitolo 1

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    1. Io certe idee dei critici non li comprendo: come quando il mio prof di Filmcritica ci disse che uno dei film migliori della storia era “Hidalgo” di Joe Johnston…!

  1. Caspita, Hidalgo è un filmetto divertente, ma da qui a definirlo il migliore della storia… Semmai, restando in tema di Viggo e di cavalli, allora Appaloosa è un ottimo western, e fa anche molto ridere, il che non guasta. Scusa, ho divagato. Quello che volevo dire è che meno male che mi hai avvisato, non è mia intenzione stare al cinema 3 ore per un prodotto di livello televisivo! Aspetterò che arrivi su piattaforma, così almeno potrò fare le pause per andare in bagno, se non altro. Peccato però, io amo molto il genere western, anche se capisco che alcuni dei film del genere più recenti, come appunto Power of the Dog o Sisters Brothers possano non aver conquistato il grande pubblico.

    1. La mia teoria è che se piacciono Power of the Dog e Sisters Brothers allora Horizon non piace, e viceversa se Power of the Dog e Sisters Brothers non piacciono allora Horizon sarà considerato capolavoro…
      E per costringerci a vederlo, Hidalgo ce lo chiedeva anche all’esame! (esame che era su Ozu, Dreyer e Bresson: rendersi conto)

  2. Allora… a me “The Power of the Dog” è piaciuto, “The Sister Brothers” non tanto, ma dovrei rivederlo, onestamente. E “Horizon”? Si lascia vedere.
    Pur essendo più disincantato dei vecchi classici, ha un’ impostazione che li ricorda e forse per un pubblico di oggi è chiedere troppo che te lo apprezzino. Vero è che Costner avrebbe potuto fare una serie tv anziché un film, ma dato che anche a me le serie non piacciono, ho apprezzato. Certo, avrebbe potuto fare tre/quattro film con le rispettive storie anziché una saga con episodi scollegati! 😂 C’è in effetti un senso di montaggio caotico per i continui passaggi a trame diverse. C’è da dire che nelle sue intenzioni suppongo che le varie vicende avrebbero dovuto convergere nei prossimi film, dando un qualche senso di unità. Ho invece apprezzato il passaggio da un piano temporale all’altro.
    “Horizon” non dice nulla di nuovo, però è onesto nella rappresentazione degli indiani e non rende pesante e “imposta” la presenza di vari personaggi femminili forti.
    Non ho capito cosa intendi quando parli del fatto che non si capiscono i riferimenti alla storia americana. Io non ho notato chissà quanti riferimenti a episodi specifici e comunque nulla di fondamentale.
    Sto difendendo Costner per principio. 😂 Però, sì, è chiaro che non è un capolavoro da annali, giusto un tentativo coraggioso perché nell’epoca sbagliata.
    Sul doppiaggio di Kevin… A me è parso molto bolso. Ok che lui è anziano, ma non credo volesse apparire con il fiatone perenne.

      1. Be’, hai le tue ragioni. È un film che può piacere a gente come me o che per qualche ragione vogliono un western simil-classico, ma non a tutti. Non sto dicendo che è troppo ricercato, semplicemente ha scelto un target troppo di nicchia, non è di quelli che possono puntare con facilità allo spettatore casuale (a differenza di “Django Unchained”, per citare il caso più emblematico di western del XXI secolo).
        Sugli aspetti tecnici, l’esperto sei tu e non nego che ha da serie tv. Solo che Kevin ha detto tipo “frega niente, mi va di farlo così”. Bene ma non benissimo.

    1. I gusti della maggioranza del pubblico e gli interessi del capitalismo dei media si sono trovati in una convergenza che dura, in definitiva, solo da pochi anni e che è stata molto aiutata dalla pandemia… secondo me, quindi, non solo c’è da rassegnarsi, ma da cominciare a pensare che andrà sempre peggio. O meglio, peggio per chi è abituato a fruire un racconto unico in sala…

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