Un altro ferragosto

Dalle mie parti (non Firenze, le parti più basse), Virzì non ti può non piacere:
ha fatto forse uno dei primi film mainstream ambientati e girati a Piombino (La bella vita, ’94)…
ha fatto uno dei film più continentali (cioè famosi al di là della provincia) ambientati e girati a Livorno (Ovosodo, ’97), che è stato uno dei manifesti per tutti quelli che a quei tempi avevano dai 14 ai 25 anni…
è tornato a girare a Piombino e addirittura a Suvereto (N, io e Napoleone, 2006)…
è tornato a girare a Livorno (La prima cosa bella, 2010)…
ha scritturato amici, conoscenti, attori locali, gente comune…
una sorta di eroe nazionale

quando facevamo teatro amatoriale, nel 2008, è perfino piovuto al Teatro dei Concordi a Campiglia Marittima (con Micaela Ramazzotti), a vedere il teatro, e c’ha trovato noi che provavamo!
s’è anche perso a parlare con noi, che eravamo dei ragazzini…

è come se fosse un amico, un parente, quello che vedi qualche volta, con tutti i suoi tic, le sue idee sempre quelle, una presenza che, appunto come un familiare poco frequentato, insieme conosci e non conosci, e che forse, alla fin fine, subisci…

perché io, al contrario di molti miei coetanei, in Ovosodo mi sono riconosciuto ma insomma…
e tutti i suoi film mi sono piaciuti ma insomma…

Il capitale umano (2014) è forse uno di quelli che m’è rimasto un pochino più in mente, là dove Ella & John (2017) era all’acqua di rose, e Siccità (2022) era in pratica un accrocchio… anche se voleva essere un accrocchio “serio”…

Un altro ferragosto, seguito di Ferie d’agosto (’96), più che “serio” vorrebbe essere un po’ amaro, un po’ lacrimevole, e finisce per essere perfino mortifero e senile…

però ha sempre quella carezzevole camomillità (proprio Virzì che tacciava Don Matteo di camomillezza, ed aveva perfettamente ragione, non è per nulla esente dall’effetto filtrofiore) che smussa tutto il tragico, tutto il rude, tutto il puntuto in qualcosa di soft, di pietoso, del classico volemose bbene, che ha sempre il sapore del paraculismo più piacione…

Ferie d’agosto, Caterina va in città (2003), Baci e abbracci (1999), Tutta la vita davanti (2008), La pazza gioia (2016): tutta roba che, quando non finisce direttamente davanti a un pollo arrosto con le patate che appiana ogni conflitto, approda alla conclusione che il più pulito c’ha la rogna, che tutte le buone intenzioni finiscono in nulla proprio quanto tutte le cattiverie finiscono in redenzione, per cui poggi e buche fanno pari ed è inutile incazzarsi perché ognuno, anche il più stronzo di tutti, ha le sue ragioni, che sono da rispettare perché nascono dal dolore e dalla crudeltà del destino che tocca a tutti quanti, ai buoni, ai cattivi, agli intelligenti e agli scemi…

Bah, sì, è un messaggio non male, ma, come in Dune Due, alla fine umanizza e fa appassionare quasi più alle merde che alla gente per bene, e poi, dopo 30 anni, cacchio, fa impallidire Woody Allen in quanto a rimescolamento del paiolo di un sugo che oramai andrebbe cambiato, come l’olio della friggitrice: dopo 30 anni di fritture, sì forse buone, ok, ma dopo così tanto tempo è un olio che forse è buono al massimo come lubrificante del motore…

stupiscono però i molti long takes avvolgenti dei droni su Ventotene (la fotografia è di Guido Michelotti: niente a che vedere, comunque, con le cosette carine che Virzì ha scovato con Nicola Pecorini, Luca Bigazzi e Vladan Radovic in passato)…

ma il finale con Orlando morente, che nella morte ritrova i confinati e il suo paradiso è la Resistenza, forse vorrebbe imparentarsi con l’immortale finale del musical Les Misérables di Schönberg (versione Mackintosh), con il paradiso che per Jean Valjean è la rivoluzione, le barricate, la lotta per la libertà… ma nei Misérables la lotta è vera, Valjean è davvero sulle barricate, insieme a tutti…
Orlando invece parte soltanto per una Resistenza che non vediamo, e la sua partenza è quasi una presa in giro di uno che riesce ad agire solo nella morte, ma che in vita non ha fatto un cacchio se non cincischiare nelle cause di sacrosanto quanto inutile e caprino “principio” senza significato: il paradiso, quindi, non è davvero la Resistenza, ma è quasi una presa in giro di Resistenza…
quindi boh…

Non si guarda male,
strappa qualche risata e le disgrazie dei personaggi possono acchiappare tanti empatici…

io l’ho visto volentieri…

ma è stato davvero come rivedere un parente un po’ bislacco: non fa male, insieme a lui forse ridacchi, ma alla fin fine con lui non stai davvero così bene…

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