Dogman (Besson)

Non c’entra nulla col film di Garrone (che Besson però ringrazia nei titoli finali), ed è il solito film di Besson… la solita parabola, un po’ rousseauiana un po’ hobbesiana, sulla persona bizzarra, prevalentemente “benevola”, costretta dal “destino” a vivere in circostanze violente e a instronzirsi, per poi venire in contatto con un cattivone vero, spesso malavitoso, che lo insegue per varie ragioni (connesse soprattutto coi segreti svelati o con questioni economiche), con i mitra, gli scagnozzi, i kalašnikov, gli UZI, i bazooka, le bombe e tutto il resto…

In più, stavolta, c’è più osservazione “etnologica” (ed “etologica”) un po’ più consapevole del solito, e molta più “teologia”, molto più “dio” di mezzo…

A livello visivo stupisce un po’ vedere Besson non così colorato come di consueto (alla fotografia non c’è Thierry Arbogast) ma pieno di motivi “cromatici” metropolitani, cioè grigi, marroni e giallastri (come Léon, che però era di Arbogast, e quindi la sua assenza non vuol dire un cacchio)… e stupisce vederlo così bravo nel montaggio (di Julien Rey): il film è quasi tutto con Caleb Landry Jones che parla, seduto a un tavolino, con Jojo Gibbs e Besson imbastisce una vera magia di punti macchina su quelle conversazioni, con una miriade davvero interessante di primissimi piani, primi piani, totali con i due insieme, e poi shots sul parlante di sbieco, di dritto, di rovescio, di storto, tutti sempre annodati dal montaggio con quasi nessun movimento di macchina…

Nella drammaturgia ci sono le croniche lungaggini di Besson: le performance di Landry Jones (drag queen in un baretto) ci devono essere tutte (almeno 3), e tutte quante, una non basta: e sicché dagli di Edith Piaf ripetuta per minuti e minuti senza motivo (così come senza motivo era il mostrillo che cantava Lucia di Lammermoor nel Fifth Element)

Nel corollario di tutto, il pretesto di far vedere un mondo orrendo con gli emotivamente fragili e con i diversamente abili è efficacissimo, molto più della tematica religiosa…

E la conclusione su una bontà che prevale sotto traccia nella merdaggine renderà il film una calorosissima consolazione per molti… ed è scontato che sarà la mano santa per tutti i canari, quasi più di quel rovellio cerebrale che fu Isle of Dogs

Davvero strepitosa la performance di Landry Jones…

A me è piaciuto?

Non lo so…

Non ho sofferto nel vederlo, e non ho disprezzato la sua bontà

…ma le budella non mi si sono aggrovigliate…

Un po’ come dicevo per Lucy (numero 4 di Psych!): tutto molto bellino, e tutto può piacere e recare emozioni… ma anche, tutto sommato, di routine lussuosa, ma pur sempre routine…

3 pensieri riguardo “Dogman (Besson)

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