«La ragazza del treno» di Paula Hawkins

Ho sentito l’audiolibro prodotto da Emons, letto da Carolina Crescentini, Alessia Navarro e Marianna Jensen… Crescentini è veramente stupenda: io che mi sono trovato quasi sempre a schifare i suoi film, l’ho trovata caldissima, emozionatissima ed emozionantissima!

Purtroppo il romanzo parte come se potesse essere chissà che cosa: le tre voci protagoniste hanno qualcosa in comune (la filastrocca delle gazze, l’affondare le unghie nelle mani, l’avere “problemi” con la prole, bere qualche bicchiere di troppo, essere attratte dallo stesso uomo), che all’inizio e a metà fa pensare, agli psicologisti lynchiani come me, un po’ delusi dalle soluzioni, a superbi giochi di fantasie e di autoinganni (che tutte e tre siano la stessa persona, che siano personalità multiple e chi più ne ha)… invece poi la soluzione arriva, sì efficace, ma un po’ scontata…

Hawkins è brava a intagliare bene sagome di protagoniste straziate dal peso sociale di essere donna in ambiente piccolo-borghese, dall’ansia di maternità e poi dallo schiavismo di maternità, cose che portano all’alcolismo (la protagonista principale beve assai di più di un bicchiere di troppo), a decisioni sempre sbagliate o anche molto scioccanti (Anna che pensa per un attimo di uccidere una sua rivale in amore solo per mantenersi lo status di mantenuta dal marito senza rotture, anche passando sopra a una vita di soprusi psicologici, sentiti come addirittura “sopportabili” se attraverso essi si mantiene la stasi della sicurezza sociale), e a una conduzione dei punti di vista narrativi, concatenati tra loro, molte volte avvincente…

Quando il romanzo usa i punti di vista peculiari di queste protagoniste interessanti per parlare di società e per costruire scene oniriche, che fanno pensare alla impossibilità della vita o alla disperazione delle crisi, delle cause e delle conseguenze dell’alcolismo e del patriarcato, suggerendo implicazioni al giallo sempre diverse (il dubbio sull’uomo dai capelli rossi, sullo sconosciuto con le auricolari nelle orecchie, sul fatto che tutto può essere inventato per narcisismo autoconsolatorio nei fumi dell’alcool), allora affascina assai… quando invece tutto rientra nella soluzione giallistica plausibile e quindi quasi prevedibile, allora il ping pong dei punti di vista allunga solo il brodo…

Non so se le lunghe pagine di fumisteria borbottante autocommiserativa della protagonista principale le avrei rette senza l’interpretazione goduriosa di Crescentini: forse non lo saprò mai… ma con Crescentini quelle fumisterie diventavano riflessioni sincere, tutte da ascoltare…

Ma con lo sgonfiamento della risoluzione facilior del giallo, e con la troppa lunghezza, Crescentini non ha potuto nulla…

In sintesi: parte col botto per interessarti, ti rosola un po’ tanto nel farti atmosfera e nel farti immaginare i fuochi d’artificio, ma alla fine i fuochi te li fa vedere solo in TV…

4 pensieri riguardo “«La ragazza del treno» di Paula Hawkins

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  1. Non amo le scene oniriche, quindi credo che non lo leggerò.
    Colgo l’occasione per consigliarti un altro giallo uscito proprio questa settimana, “Holly” di Stephen King.

      1. Ho letto 16 romanzi di Stephen King. Il migliore di essi è senza dubbio Buick 8, quindi potresti partire da lì. Grazie per la risposta! :)

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