Jeanne du Barry

La fotografia è ottima, con tante scene suggestive di droni al tramonto su Versailles…

Purtroppo, quasi nessun film sul Settecento è riuscito a smarcarsi dal modello di Barry Lyndon (1975) e quindi tutti sembrano sempre delle copie… forse solo Sofia Coppola con Marie Antoinette (2006) è riuscita a fare qualcosa di diverso buttandola genialmente sul pop (oppure Milos Forman nei suoi film settecenteschi: Goya’s Ghosts, anch’esso 2006, Valmont, ’89, e Amadeus, ’84: nei quali ha optato per il pittoricismo goyesco già “preromantico”)… Maïwenn segue Kubrick sia nel tono di tragedia (complessivo, s’intende, essendo Barry Lyndon spesso ironico) sia nei carrelli all’indietro (presenti, però, quasi totalmente all’inizio) sia nella voce fuori campo (per niente ironica come quella di Kubrick, chiaramente ispirata a Fielding)…

Il suo intento sembra essere quello di voler ammantare di tristezza la vita delle cortigiane di quei tempi: anche se la voce dichiara 4 anni felici tra Du Barry e Louis XV, il film mostra solo le crisi, i dolori, le lacrime…

La storia è già stata raccontata dozzine di volte, da Lady Oscar e dalla citata Sofia Coppola, per esempio, sempre rappresentando Du Barry come una capricciosa demente, anche un po’ malignetta (in Lady Oscar fa una diavolesca risata quando finalmente Maria Antonietta le rivolge la parola)…

Maïwenn cerca l’originalità

  • nel dirci quanto dal rapporto con Maria Antonietta dipendesse la permanenza a corte di Du Barry e quindi fosse vitale la non belligeranza della futura regina…
  • nell’informarci dei lutti privati di Du Barry durante il contenzioso con Maria Antonietta: era appena morto l’amato figlio adottivo in duello…
  • nel rendere corree le figlie di Louis XV…

È un’originalità che forse ottiene, ma che destina al solito film poco comprensibile sulla sofferenza emotiva degli aristocratici: poverini, costretti a vivere in un ambiente spocchioso e controllato, bigotto e ipocrita,  orgogliosamente razzista (molto tempo è dedicato a un valletto nero di Louis XV che Du Barry adotta) e sentimentalmente stitico… in questo film l’amore tra Du Barry e Louis XV dovrebbe essere il piatto forte, dopo i primi minuti con i soliti luoghi comuni sul libertinaggio settecentesco e sull’educazione delle prostitute, tra topoi alla Monaca di Monza e idiozie varie sulle orge cortigiane (molti oggi si arrabbiano, anche io, per la vieta insistenza sulla presbite estetica Dark Ages riferita al Medioevo, ma nessuno ancora si incazza per la rappresentazione stereotipa del Settecento), ma poi quell’amore non si vede granché, perché è sempre in mezzo alle logiche di palazzo e ai dolori, messi in primo piano appunto perché l’intento sembra quello di compatire chi ha vissuto quella vita nelle regge e i castelli, quasi a dire, ripeto, che i nobili, poverini, sembrano godersela ma in realtà soffrono…

La voce fuori campo narra tristemente del ghigliottinamento dei reali e della stessa Du Barry, come a dire che nella furia della Rivoluzione i non-nobili non riconobbero in Du Barry le origini plebee e non videro in lei una vittima dei nobili uguale al popolo, che solo casualmente, e perché si era prostituita, era vissuta tra i lussi per 6 anni…

Poverella: è stata allevata come una meretrice, è stata 6 anni a farsi i cavoli suoi col re, tra alti e bassi e in mezzo all’odio della corte, e per queste cose avrebbe dovuto essere simbolo del popolo e non dei nobili… come no…

I rivoluzionari le avrebbero dovuto fare un altarino invece che decapitarla, certo, perché è stata solo vittima delle circostanze…

Boh…

La letteratura anti-rivoluzionaria, o riflettente quel periodo, è tanta, e io sono affezionato a Une ténébreuse affaire di Balzac (1841) e a Quatrevingt-treize di Hugo (1874) ed entrambi dicono le luci e le ombre sia dei nobili sia dei rivoluzionari…

Maïwenn sembra andare più dietro a Balzac, denunciando come vita di sofferenza quelli che invece sono stati anni di privilegio: Maïwenn mostra lo sfarzo ma sottolinea i lutti di Du Barry, poi sviscera le vomitevoli meschinità di Versailles ma a Du Barry riserva la parte della vittima, che quasi doveva essere premiata dalla Storia perché masticata e poi gettata via da Versailles invece di essere stata sua parte integrante, nel bene e nel male, come tutti hanno detto (e come la stessa Maïwenn non nega)…

E in mezzo a tutto ci dovrebbe essere la storia d’amore sincera tra Du Barry e Louis XV, fatta di sguardi di classe veicolati da Johnny Depp (che è davvero strepitoso e proprio nel suo, in una replica sobria di The Libertine, suo cavallo di battaglia di 20 anni fa)… ma quella storia non appare davvero il piatto forte del film, poiché rimane quasi fredda, senza neanche un’effusione più sentimentale del semplice guardarsi, tanto da far sembrare esagerati e tardivi i pianti al capezzale del re e il suo effettivo tradimento sul letto di morte…

Bah, quindi che dire?

Che effettivamente Depp vale la visione in francese, che il film è confezionato in modo eccellente (molto carine anche le musiche di Stephen Warbeck), ma non si sa cosa voglia dire innalzando a vittima Jeanne du Barry… Vuole dirci che gli spiriti liberi vengono tramortiti dagli stronzi prima e dalla Storia poi? E du Barry è stata davvero spirito libero? Ma allora perché il suo film è un risaputo film sul Settecento uguale a mille altri (esprime meglio la libertà il pop di Sofia Coppola) con l’ansia della tragedia e del lutto? E come mai tra le merde nobiliari Du Barry ci stava così bene pur sgomitando?

Sembra un film irrisolto su come ritenere la nobiltà: è nefasta o attraente? Ti mastica e ti sputa a simboleggiare lo status quo dell’esistenza tout court? E te che in quell’esistenza ci hai sguazzato per 6 anni e poi ti sei arresa come tutti gli altri, masticati e sputati come te, saresti speciale perché?

Molto più lucido, nel parlare di questo, è stato Lanthimos in The Favourite (2018)…

10 pensieri riguardo “Jeanne du Barry

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  1. Lanthimos ha realizzato un film strepitoso con La Favorita, purtroppo da noi pubblicizzato in maniera fuorviante (il trailer lo faceva sembrare una commedia) generando qualche cortocircuito in sala; sceglie la via del grottesco, che sicuramente è rinfrescante rispetto al realismo esasperato e melodrammatico di tanta narrativa storica.
    Non ho ancora visto Jeanne Du Barry, ho in programma di andare lunedì, e di lei so solo quello che ho visto nelle opere che hai citato, da Lady Oscar allo strepitoso Marie Antoinette; lì la versione che viene data della Du Barry è giustificata dal fatto di essere storie raccontate dal punto di vista di Maria Antonietta, che odiando la cortigiana ovviamente ne dava una prospettiva distorta, da cui le risate mefistofeliche in Lady Oscar e i rutti da taverna in Marie Antoinette.
    Leggendo mi hai fatto sorgere due pensieri.
    1. sembra che il film voglia essere un’ennesima parabola sul martirio del genere femminile, che attraverso la figura della Du Barry viene raccontato come sfruttato, abbandonato e infine fisicamente massacrato dal sanguinario maschio. Che è vero, eh, nessuno lo mette in dubbio, ma penso che la Storia sia un pelo più complessa di così e che ridurre tutto a una parabola femminista possa finire per uniformare epoche e personaggi che in comune, in realtà, non hanno nulla.
    2. in realtà non sono così in disaccordo con l’assunto che la nobiltà fosse composta da gente infelice: vivere nel lusso sicuramente semplifica la vita e risolve tanti problemi che la gente del popolo viveva quotidianamente, ma vivere comodi non significa necessariamente essere felici. La stessa Maria Antonietta è stata una donna profondamente infelice, incompresa dalla sua corte, coinvolta in un matrimonio impacciato e freddo, priva di vere e proprie amicizie e senza nulla da fare per riempire le giornate a Versailles; è una vita che comprendo possa diventare alienante molto in fretta, e secondo me Coppola l’ha raccontata molto bene nella ricerca di stordimento che mette in scena nel film. In realtà molti nobili europei hanno vissuto vite solitarie, drammatiche e infelici, per cui non penso si tratti di una narrazione intesa a santificare i nobili, quanto mostrare quello che potrebbe effettivamente essere stato; credo sia una narrazione molto più fantasiosa raccontare i nobili che gozzovigliano felici e soddisfatti nei loro palazzi senza alcun problema o preoccupazione al mondo.
    Poi ripeto, io il film non l’ho ancora visto, sono solo pensieri che mi sono venuti in mente leggendoti; capace che sia totalmente fuori strada rispetto a quello che vuole raccontare il film.

    1. Io sarò assai cinico, e poi mi dirai, ma non credo che siccome il singolo nobile era infelice psicologicamente allora la nobiltà sarebbe dovuta essere trattata meglio dalla Storia… e anche il più bieco monarchico, cioè Balzac, non tace delle sofferenze non proprio psicologiche del popolo… Lady Oscar e Coppola lo fanno vedere il dramma del popolo, in Lady Oscar sempre più dirimente e al centro della scena via via che la serie va avanti… secondo me Maïwenn non ha la stessa capacità, né di Lady Oscar, né di Coppola, né di Balzac…
      E poi una rappresentazione dei nobili che non si preoccupano delle sorti del mondo spesso non è per niente inefficace, basti vedere Devils di Ken Russell e Three Musketeers di Dick Lester, in cui i nobili sono caricaturalissimi ma storicamente esatti nel fregarsene della gente, perché, ok, il mobile triste è un luogo comune romantico, carino, valido per le narrazioni, ma tutt’altro che storicizzato, e non so quanto più meritevole di attenzione degli altri che, inconsapevolmente o no, lasciava morire di fame…
      Io sarò sempre affascinato dalla vita triste e iperbolica di Ludwig II Wittelsbach, così tangibile nei monumenti che ha lasciato, ma non credo di piangere per lui di più di quanto piangerei in un film che fa vedere come, mentre lui si deprimeva in regge lussuose, la gente morisse di fame…

  2. marie antoinette di scoppola e la favorita, che gran film
    adorato quando li hai citati, ho pure il dvd di MA **

    invece, io non lo guardo a prescindere, dopo la merda che depp ha gettato sulla ex moglie fa un film su una meretrice di corte??? MAH

    1. Spesso parliamo di questo: facessero i film solo persone brave e carine, che mai hanno gettato una carta per terra, non so se sarebbero tanti film e film interessanti… io penso ancora che la “cattiveria” si possa limitare ma non eliminare, purtroppo…

      1. sì ma almeno fallo quando non l’intento non è lampante
        aspetta qualche anno, almeno un altro progetto per distogliere l’attenzione e far tornare il pubblico solo alla tua bravura… eddai 😅😅

      2. Magari hai ragione, e allora aggiungo: e almeno siano film decenti e non queste noiosate non brutte ma insipide…!

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