[2023] Le canzoncine di Sanremo

È davvero una croce ribadire che ‘sti Sanremo sono troppo lunghi: le palle ti vanno veramente in fondo ai piedi…

La pesantezza non giova alla kermesse poiché già i cantanti sono tanti e fai fatica a distinguerli (se non ci fossero strumenti come Raiplay che ti permette di risentire le versioni live [molto diverse da quelle in studio: se si sente la versione del singolo si rischia addirittura di non riconoscere la canzone!] tutto passerebbe nell’indecifrabile) e poi, ogni tre per due, arrivano Morandi, Al Bano, i Pooh, o altre cariatidi con 66 anni di carriera e milioni di tormentoni alle spalle a cantarti dozzine di quei tormentoni che fanno prestissimo a scacciare le “nuove” canzoni in gara dal cervello…

cioè sei lì, all’una di notte, stanchissimo, che ti sforzi di “memorizzare”, o anche solo di “somatizzare” la canzone spaccaballe di Mengoni o Giorgia, e proprio quando pensi di esserci riuscito arrivano, mummificati, Morandi, Facchinetti, Ranieri o Al Bano a vomitarti addosso (con imbarazzanti urlate sgrammaticate) il ritornello che senti da tutta la vita (che sia “dammi solo un minuto” o “fatti mandare dalla mamma” o “quando il sole tornerà” o altra sbobba): dopo un secondo sei lì NON solo a non ricordarti la canzone in gara ma stai lì disorientato addirittura a chiederti se stai guardando Sanremo o le repliche di “Io TV” di Rete4 o Techetecheté d’agosto (poi magari è un brividino di freddino, dato che il riscaldamento domestico si è spento alle 22 e all’una di notte hai fatto in tempo a diventare Nicholson alla fine di Shining, e non c’è coibentazione o plaid che tenga, a farti capire che siamo a febbraio e quello che stai guardando è Sanremo!)

le ragazze co-conduttrici sono state brave: tra loro ho apprezzato parecchio la simpatia romanesca di Francesca Fagnani, ma tutte sono state piacevoli; un pochino esagerata Chiara Francini: tiene la scena e sa fare tutto ma è stata troppo “personaggio”: il suo monologo è stato comunque bellissimo e raggelante…

tra gli show di contorno ho apprezzato Muschio Selvaggio su Raiplay, anche nella sua peculiare volgarità, ma non ho concesso nulla al povero Fiorello, né in chiaro né online…

Anche se la cupola di fiori dei Castelli è una soluzione scenotecnica prodigiosa, le frequenti inquadrature dalla cupola non erano ‘sta grande idea: la telecamera “penetrante” dalla lanterna della cupola, più che a un fiore faceva pensare a ben altre cose, con effetto ridicolo involontario…

Le cover del venerdì sono state per lo più cover di sottrazione, molte volte smorte, tramortenti il vero senso del pezzo… hanno fatto qualcosa di buono Agnelli e Gianmaria, Ariete, Olly, Elodie, Colla Zio, Sattei & Noemi e Madame…

I FENOMENI PARASTATALI

Quelli che devono piacere a tutti ma che a me provocano mosse di corpo…

Anna Oxa – Loris Ceroni
La sua voce sembra un rantolo di morte (giovedì ha sfoggiato un look in puro stile Zio Tibia; nell’ultima serata era la strega Mortianna di Robin Hood: Prince of Thieves), e la canzone è una cacchetta New Age zen con sonorità dense e minori, quasi tristi…
difficile da comprendere…
Nelle cover ha rifatto la sua Un’emozione da poco con un violoncellista albanese ed è stata strazio: ha ululato: e il violoncellista sembrava più un giocoliere che un musicista…

Marco Mengoni – Giovanni Pallotti
Non ho mai digerito Mengoni, proprio mai…
La sua è la risaputa canzone sanremese, furbacchiona, fatta apposta per vincere…
i suoi acutelli ciganti (per fortuna edulcorati in studio) non si reggono, le sviolinate fluenti degli archi sono risapute, l’andamento melodico è banale (sembra un remake di Quando le canzoni finiranno di Emma ed Ermal Meta, già “qualunque” di suo), il suo sforzarsi è sbracante (giovedì ha finito con gli occhi rossi e lustri e la mano che tramava: boja: manco lavorasse al piccone invece di cantare)…
poi, vabbé, una scarpata in fronte è peggio eh…
però viene la battuta «Che giri fanno due vite?»: probabilmente quello, a frullo, dei coglioni di chi ti ascolta! [Due vite si intitola anche l’ugualmente tedioso libro di Trevi]
Con i Kingdom Choir ha strascicato così tanto le parole da cantare quasi «léat eat bea» (e ha addirittura vinto: è proprio vero che i fan al televoto manderebbero sms in favore dell’artista favorito anche se questo artista stesse lì a tagliarsi le unghie dei piedi)

Ultimo – Will Medini
Come molti altri, Ultimo è di quelli che fa entrare il pianoforte solo per fare i 2 accordi iniziali…
poi si mette a sbraitare a favore di telecamera, con gesti inconsulti e iperbolici che appaiono ridicoli…
Vicario lo inquadra bene, con un sacco di stacchi producenti una serie molto energica di primi piani ritmati…
ma la canzone, a mio avviso, è inascoltabile…
urlata, tremolosa e gridata ma insieme monotona e stopposa…
Le rime sono ridicole, e lo schema ritmico-melodico sembra suggerisce un travaglio tragico e rabbioso per quella che è invece una canzonetta melensa, dai sentimenti così basilari da rasentare l’ovvietà: ma è un’ovvietà incazzata, gridata e furiosa… ma perché?
È come se urlasse «Piove, governo ladro!» in strada, nudo, mentre c’è il sole… oppure «Viva la fica», ubriaco con gli amici in un locale di spogliarello: è l’ovvio della tautologia montato come idea geniale!
Nella serata cover, con Ramazzotti, al posto di Medini c’era il vecchio Celso Valli, ma il risultato è stato latte alle ginocchia: Ultimo, così piccolo, sembra non avere i mezzi per tenere un palco: mi domando cosa faccia negli stadi…

Elodie – Carolina Bubbico
Con una direttrice d’orchestra “partecipante” (come quest’anno anche Melozzi per Grignani, ma con una evidente voglia di rifare la coppia Emma/Michielin dell’anno scorso), Elodie fa la sua solita canzone che è un tentativo di fondere il pezzo discotecaro a una melodia da cantare (stavolta simile a una sigla di Guido & Maurizio De Angelis per uno sceneggiato in stile Incantesimo)…
altre volte, il mix le è uscito meglio… ma non si ascolta per niente male…
per apprezzarla al meglio occorre essere sintonizzati sulle onde musicali di Elodie, e io non lo sono… quindi io non l’ho retta granché…
in studio è assai meglio, perché la discotecarezza è più precisa…
forse casuale il riferimento al numero “due”, simile a quello di Mengoni… tutti si dimenticano che due sono anche i coglioni che possono produrre ‘sti pezzi (molto più divertente il riferimento ai testicoli degli Articolo 31)…
Nella serata cover, con American Woman (con Big Mama), è stata sexy e sessualizzatissima: non male! [ma anche lì ha “scimmiottato” qualcuno: se scimmiotta Emma con la direttrice donna, il venerdì ha scimmiottato Pelù con il furto della borsa di una persona del pubblico: Pelù lo ha fatto con persone “vere” (sia all’Ariston sia la prima serata di questo festival dal Suzuki Stage) mentre Elodie lo ha fatto alla Bortone solo per ragioni di Fantasanremo]

Giorgia – Big Fish
A mio avviso, Giorgia è una sorta di eterna promessa, nonostante la grande carriera…
nessuna sua canzone è stata, per me, davvero memorabile, e questa è l’ennesimo decotto amoroso con enormi problemi di refrain impalpabile poiché è frastagliato dai gorgheggini lussuosi…
più che una canzone è un pretesto per l’ugola: è canto fine a se stesso…
e quel canto “sopraffino”, perfettissimo (nonostante le tante defaillance dal vivo), lascia assai il tempo che trova…
…così come tutte le canzoni di Giorgia da 30 anni a questa parte…
più che un pezzo d'”arte” è un esercizio, un “metodo”…
Nelle cover, con Elisa, ha garantito però una certa “spettacolarità”… [come look, Giorgia sembrava una panaia borgatara attempata mentre Elisa pareva un cosplay di Amber Heard in Aquaman]

Colapesce Dimartino – Davide Rossi
Un’altra canzone-tormentone, con l’inciso penetrante…
a Colapesce e Dimartino va dato atto di essere capaci di comporre questi jingle mnemonici…
l’atmosfera, di nuovo alla Morricone (sinceramente, stavolta più alla Luis Bacalov) in salsa esotica (come la Musica leggerissima), con un’ottima convivenza tra elettronico e tradizionale (cioè un distillato degli anni ’70 delle colonne sonore dei poliziotteschi), è notevole…
ma il senso mi sfugge… ‘sti tormentoni fatti apposta per l’ascolto a nastro sono proprio quelli che io NON riesco ad ascoltare nastro (già la Musica leggerissima non mi toccò come toccò altri)…
ma è gusto eh…
Con Carla Bruni, in Azzurro, sono stati sì di classe, ma all’arrangiamento mancava un po’ di “corpo” (Detto Mariano l’aveva capito e difatti aveva riempito la melodia di Paolo Conte di ottoni)

Mara Sattei – Carmelo Patti
Non è brutta, si ascolta bene… ma sembra una canzone di un Sanremo del ’93: sentimentale, melensa, un po’ uguale a mille altre…
Nelle cover, con Noemi, ha fatto una postmodernissima L’amour toujours (nelle Musiche per San Valentino): una delle migliori…

Tananai – Fabio Gurian
Tananai, da guastatore eslege, e con un album molto gustoso (Abissale è bellissima, vedi Musiche per San Valentino), a Sanremo ha deciso di diventare una sorta di Zarrillo: la canzone è sciropposa e piagnucolosa (senza il senso “arrembante” di Abissale)… non è spiacevolissima, poiché la melodia è orecchiabile, ma le manca sia l’istinto sia la vera passione: lascia un po’ indifferenti… è adatta però a coloro che non vedono l’ora di lasciarsi travolgere dall’amorosissimo più fazzolettaro (cioè quelli a cui piacciono le canzoni appunto alla Zarrillo: «ti amo, ma tu sei un gargoyle del 17esimo piano e io sono un pomello della porta della cantina: non potrà mai funzionare, quindi io piango»): in questo senso meglio lui di Mengoni…
Dicono faccia strage il video, ma io non l’ho ancora visto…
In studio migliora assai, si compatta e si apprezzano di più i riferimenti alla guerra in Ucraina che all’Ariston, tra lo show, svaporano: riferimenti che fanno sbalzare la canzone dalla semplicità gratuita zarrillesca che ho sentito live… ma stra-fazzolettara apposta rimane!
Nella serata cover, con un invisibile Don Joe mai inquadrato, e con Antonacci, non è stato capace di essere divertente, anzi, è stata tra le più monotone…

GLI INCOMPRESI

Quelle che davvero non capisco, ma che non necessariamente mi dispiacciono…

Olly – Alberto Cipolla
All’inizio somiglia a Buon viaggio di Cremonini…
Una canzone allegra e immediata, quasi fatta apposta per accompagnare uno spot commerciale…
Il ritmo acchiappa, un po’ meno centrati gli inserti in falsetto da enfisema, ma l’energia c’è tutta…
È di quelle che oggi dico che non la riascolterei manco mi pagassero, ma un domani l’ascolterò alla radio, dimentico del festival, e la apprezzerò!
Non sta tra i Bimbi perché non ha quell’aura da sigla TV che ci vorrebbe: ed è tra gli Incompresi perché non capisco perché quell’aura non ce l’ha voluta e le ha preferito il falsettone…
Nella serata delle cover, con una Lorella Cuccarini bellissima (peccato che è salviniana, davvero Porella Cuccarini), ha trasformato La notte vola in salsa contemporaneista, ma senza una vera “esplosione” capace di farla “volare” davvero: in ogni caso tra le migliori cover del venerdì…

Colla Zio – Carmelo Patti
Sono quelli che la buttano in caciara, come Lo stato sociale o i Pinguini tattici nucleari… non si sa perché questi citati sono intesi come arty mentre i Colla Zio sono percepiti come semplice crap
bah…
non sono canzoni che ascolto, ma a sentirla una botta e via alla radio mica stona… diverte…
Nelle cover hanno fatto Salirò con Dito nella Piaga: tra i migliori…

Sethu – Enrico Melozzi
Una canzone molto complessa…
Melozzi inonda di suono un pezzo di Luftpause di sospironi urlate ed esibite…
Un pezzo che io non ho granché compreso all’Ariston, ma che risentito da solo, fuori contesto, diventa una canzoncina pop odierna non male..
Nelle cover, con BNKR44, ha cantato Charlie fa surf: almeno è stato uno scossone…

Lazza – Enzo Campagnoli
Una canzone ricercata e con tante istanze “artistiche”: la musica sembra fatta di frammenti che si “armonizzano” insieme per forza (quasi alla Alois Zimmermann) con una immersione di suono che non lascia indifferenti…
però a me risulta noiosa e ridontante…
ma c’è di peggio eh: potrebbe essere gratificata da qualche premio critico…
Nella serata delle cover, con Emma e La fine di Nesli, è stato soporifero e quasi da pianobar, con una Laura Marzadori assai ancillare…

Madame – Luca Faraone
In studio si apprezzano di più le miniature dei prestissimi di crome che supportano il testo, ma Faraone con l’orchestra è bravo a rendere la pienezza della sinergia tra ritmo e timbro…
però a me Madame non sconfinfera: l’ho trovata una canzone affastellata di troppa roba, affetta da horror vacui e senza un vero momento di respiro capace di acchiappare…
ma anche questa, come quella di Lazza, è una canzone all’avanguardia, con tanti argomenti “artistici” tutti da sentire…
è che non incontra il mio gusto…
Con Izi e Via del Campo di De André, è stata molto diligente…

Levante – Daniel Bestonzo
Io abborro Levante: non la sopporto…
ma questa è la migliore canzone che le sento cantare…
se è assai peggiore la versione in studio (priva dell’accentazione sottolineata presente live), dal vivo, con Bestonzo, Levante costruisce una canzone insieme orecchiabile e sofisticata di suonetti e suonini “estraniosi”, con una ottima “rabbia” performativa (anche questa sparisce in studio)…
si ascolta con interesse, anche se può risultare un po’ ripetitiva…
per me è evidente che, nel look, Levante vuole risultare una sorta di Anya Taylor-Joy…
attenzione: si sta parlando di Levante eh: prima di riascoltarla più volte preferisco mangiare le ciabatte medievali di San Kulamo…
Con Vivere di Vasco, con Renzo Rubino, è stata una delle migliori, ma era evidente la sofferenza sua e nostra: sempre piegata a metà (o stai dritta, che cazzo!) e sempre piangente: oddio che palle!

I BIMBI

Quelle che erano adatte allo Zecchino d’Oro, ma non per questo si possono dire brutte…

Shari – Carmine Iuvone
Come Ultimo e Mr. Rain, Shari pizzica il pianoforte nei primissimi accordi, poi si alza e canta senza più toccarlo…
Shari è di quelle che a me piacciono: le bimbone bambolose principessose…
Il suo timbro è greve e grave, quasi “ubriacato”, e i suoi insuperabili difetti di pronuncia (alla Tea Falco) la chiudono e la intristiscono ancora di più: e la canzone è la classica (ormai, dopo Billie Eilish, Sia e Amy Winehouse) “espressione” puberale di lamento d’amore e vita, con un passo “lungo” alla fine del verso apposta per dare l’idea di “urlo basso” (quando urli tra i denti) di uggia di dolore psicologico consapevole, di strascicamento inconcludente di quando sai perché stai male ma il saperlo non aiuta… una fattura e un argomento, con annesso andamento musicale, per nulla banale: è scura e un vero loop di compulsiva “depressite”… ma forse tarda ad arrivare…
all’Ariston non sono riuscito a somatizzarla più di tanto, ma risentita in radio l’ho digerita di più!
Con Salmo, nelle cover di canzoni di Zucchero, dopo un’introduzione totalmente melismatica a sproposito (una mia amica ha detto «ma canta in corsiævœ?») ha poi fatto la semplice corista…

Gianmaria – Daniel Bestonzo
Lui sembra un anime disegnato da Yoshiyuki Sadamoto…
La canzone è come quella di Shari al maschile: con un po’ di “buttato fuori” in più che la rende in qualche modo meno ricercata e dall’aspetto più imberbe, nonostante l’ottimo lavoro complessivo di Bestonzo…
Con Agnelli (a cui la vecchiaia giova a livello vocale: ormai è davvero accostabile a David Bowie), in Quello che non c’è, non ha mica fatto brutta figura: era la controparte adolescenziale, acuta e buttata via, a un Agnelli scuro, tetro e misuratissimo come un Conte Dracula: bellissimo!

Ariete – Alberto Cipolla
Dal vivo sembra una dilettante allo sbaraglio… sembra canticchiare alticcia per la strada…
e la canzone è la solita brodaglia adolescenziale, dal motivetto infantile alla Valeri Manera/Carucci…
ma risentita decontestualizzata non fa così male e si apprezza la schiettezza…
Nella serata cover, con Sangiovanni (Centro di gravità permanente), in un contesto davvero carino, ho goduto tantissimo nel sentire il 7/8 di Voglio vederti danzare negli archi…

Mr. Rain – Enrico Melozzi
Melozzi arrangia bene, col coretto “bianco” (nel senso di voci bianche) alla Britten, una canzoncina dolciosa e bene intenzionata, cullante nei toni congiunti della melodia carezzevole, ma afflitta da tutti i difetti dei pezzi innodistici: sempre uguale, dall’emozione così spiattellata da essere controproducente, e tutto sommato di consumo assai subitaneo: è come un chewing-gum gustosissimo: lì lì ti piace ma va comunque sputato, e per fortuna…
Nelle cover, con Fasma, ha fatto una versione fantasmatica e malinconica di Qualcosa di grande tra di noi che ce l’ha fatta a essere migliore di un originale che io non ho mai sopportato…

Leo Gassmann – Simone Bertolotti
Si sente che è una canzone fatta apposta per i Pinguini tattici nucleari: orecchiabilissima e piena della poetica del ragazzo bravissimo innamorato che si palesa con una melodia fatta di note puntate discendenti: sembra uno che scende le scale saltellando quasi facendo una marcetta sui gradini…
è dolce, pucciosa, da diario delle medie…
Non male la scrittura per coro a riempitivo (simile ai cori di Cristina D’Avena)…
a mio avviso è troppo infantile, ma è gusto mio…
Con Edoardo Bennato aveva un altro direttore, Raffaele Lopez, ed è stato decente ma non bellissimissimo…

Will – Valeriano Chiaravalle
Ha l’aspetto di un playmobil, o di una bamboletta assassina…
l’inciso iniziale sembra Gli anni degli 883…
poi diventa l’ennesima canzoncella bimbettara di questo festival…
una innocente filastrocchina da bimbi, che non fa male…
ma nemmeno bene…
Nella serata cover, con Zarrillo (Cinque giorni), è stato standard al ribasso…

LDA – Francesco D’Alessio
Infantile e bimbosa, quasi da sigla di cartone animato… sembra anche quelle canzoni d’amore tra Withney Houston, Céline Dione e Mariah Carey del ’98, quelle che poi si cantano in Vaticano a Natale…
non dispiace, ma non so se “ci vivrei”…
Nelle cover è andato con Alex Britti, e ha diretto Adriano Pennino: sì, vabbé, carina ma insomma…

I SINCERI

Quelle che forse ascolterò più di due volte…

Coma_Cose – Vittorio Cosma
È una maniera della Fiamme negli occhi (che si cita direttamente in un verso: «il nostro fuoco l’hanno visto tutti») e quindi c’è da decidere se disprezzarli perché si sono ripetuti o elogiarli perché sono rimasti fedeli a loro stessi con uno stile autoriale compatto…
Cosma offre loro un tappeto sonoro per niente male, e il sentimento è effettivo, tangibile e corposo…
Decidete voi…
a me piacciono!
Notare bene che i traballamenti vocali all’Ariston non ci sono nella versione in studio…
Nella cover hanno fatto Sarà perché ti amo con i Baustelle: e sono stati ottimi, ma forse non straordinari perché al pur magistrale arrangiamento di Cosma mancava un pochino di energia, e mancava il momento del “botto”…

Gianluca Grignani – Enrico Melozzi
Con Melozzi, Grignani scrive una delle sue canzoni in stile
rispetto a Mara Sattei, che scimmiotta il ’93, gente come Paola e Chiara e Grignani non “scimmiottano” ma sono fedeli a loro stessi, con una verità da ammirare…
Grignani fa pena come performer (infatti la canzone è da sentire in studio), ma il crescendo che Melozzi (coinvoltissimo nel pezzo: è perfino corista!) ha costruito per gli archi, eminentemente energico, si sente e si apprezza assai: coinvolge!
il giovedì ha anche fatto show: con l’inghippo tecnico, la scritta «No war» sulla giacca e il lancio dei fiori al pubblico è stato sia il professionista (seppur “gonfio”, come faceva Califano) impegnato (è stato il contraltare dello scapestrato Blanco, pur non condannando Blanco dicendo: «a 50 anni so come si fa, a 20 anni non lo sapevo»; ed è stato anche riflesso pacifista di Ferragni) sia l’entertainer che si autocita (Grignani donò al pubblico il suo premio Vota la voce nel ’95 così come giovedì ha lanciato alla platea i fiori di Sanremo): da apprezzare…
nella serata delle cover, con Arisa, insieme a Melozzi, c’era un ottimo Vessicchio: insieme, a condividere la bacchetta mano nella mano, sono stati spassosissimi!… Grignani e Arisa hanno funzionato quando hanno fatto happening e improvvisazione, mentre nella parte “preparata” erano deboli…

Rosa Chemical – Fabio Gurian
È scanzonata, scaccia pensieri, caciarona e divertente, ed è musicalmente varia e inventiva, tra ostinati percussivi e interventi “minimalisti” (nel senso di Steve Reich) del coro…
Con Rose Villain ha cantato America di Nannini: bel lavoro…

Paola e Chiara – Niccolò Fragile
Ho passato davvero tanto tempo a odiarle: ero del tutto immune alla loro trashaggine anni 2000, ed era paradossale perché, si vede dalle Canzoni per San Valentino, io sono sempre stato sensibile alla trashaggine… ma Paola e Chiara e Lunapop li ho davvero *detestati*…
Dopo 20 anni, però, sono tra le più sincere di questo festival…
ancora facilissime, immediate, lampanti…
ma che gli vuoi dire?
Nelle cover sono state dirette da Luca Faraone e col dj set hanno fatto il medley delle loro canzoni ibridate con echi di altri successi celebri… uno show carino…

Cugini di Campagna – Fabio Gargiulo
La melodia (della Rappresentante di Lista) è potentissima (ed è presente anche in studio) e la performance è da 10 e lode carpiato con avvitamento: armonizzati alla perfezione, con gli archi al posto giusto a fare da marea fluente di sonorità a supportare l’acchiappante refrain, che ha solo una certa ombra di difettucci iterativi…
io li ho adorati…
Anche con Paolo Vallesi il venerdì sono stati ottimi…

Articolo 31 – Valeriano Chiaravalle
Chiaravalle confeziona un salotto sonoro comodo per ospitare il flow di J-Ax e il mixer di DJ Jad: l’orchestra e il coro quasi verdiani (eccezionali i battimenti nel bridge) si mescolano con la consolle in una canzone che è facile definire commovente, sullo stile di La vita non è un film
io ho pianto…
Nelle cover, con Fedez, c’era Franco Godi invece di Chiaravalle, e sono stati da applausi con il «Giorgia, legalizzala!»…

Modà – Adriano Pennino
Come Paola e Chiara e Grignani, i Modà rimangono in linea con loro stessi: cioè i Modà fanno i Modà… non gli si può andare contro per questo…
anche perché, di nuovo come gli altri, l’immediatezza e la verità che scaturisce dalla performance è innegabile…
tutti i manierismi dei Modà (le vocali lunghe e sparate, la prosopopea neoromantica) producono una effusione coccolosa di purissimo sentimento, non costruito né mediato, ma ineluttabilmente comunicato, espresso e diretto…
non lasciarsi “colpire” è impossibile…
anche perché, come di consueto nei Modà, tutto è listener friendly, e ha una scrittura canora degna delle grandi arie operistiche…
Nella cover di Vieni da me con Le Vibrazioni sono stati decenti…

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11 pensieri riguardo “[2023] Le canzoncine di Sanremo

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  1. Mi è piaciuto come hai definito Shari. Avessi avuto vent’anni di meno credo sarei impazzito. Un po’ come mi capitò nel 2002 con Anna Tatangelo. Non ho sentito altri suoi brani… Andrò a recuperarli per curiosità.

    1. Non ho idea di cosa abbia fatto nella vita, ma ha un bel feed di Instagram dove ogni tanto vocalizza tetra, triste e “scucchiosa” come all’Ariston

      1. Ho trovato una sua cover di Imagine del 2016, quindi doveva essere appena uscita dalle medie. Sa tanto di recita scolastica. Enfatizza molto le vocali “There’s no heavennnn” e a un certo punto sembra dica “You may say I’m a TRIMMER”. Deve crescere, sicuramente.

      2. O anche Giulia Casieri, Sanremo 2018. Voce potente, fisico da modella, poi però sparita. Neanche su Instagram ha sfondato più di tanto, nonostante certe foto provocanti.

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