Ghostbusters: Legacy

Si chiamerebbe Ghostbusters: Afterlife, e sentirlo in italiano è un problema…

perché, come tutti hanno già detto, è un film di nostalgia espressa e compressa, come una supposta…
una cosa fatta, cotta e magnata solo da coloro che, non si sa per quale ragione, si sono stancati di rivedere il Ghostbusters del 1984, non provano piacere a vedere Ghostbusters II del 1989 e sono stati per anni a reclamare a gran voce un altro film *nuovo* con i Ghostbusters…

Naturalmente, però, nella loro richiesta era sottinteso, almeno secondo loro, che il film così detto nuovo, nuovo non doveva essere affatto: doveva solo essere il Ghostbusters del 1984 solo un po’ “variato”…
doveva essere un puzzle del Ghostbusters del 1984 con i pezzi leggermente ridisposti, ma sempre riconoscibili: o forse, magari, soltanto ricostruito in un altro ambiente (magari, come fa Afterlife, in campagna invece che in città)

La richiesta era forte, ed è stata forte per decenni…

ovviamente, però, nessuno voleva davvero rifare un Ghostbusters, perché avrebbe significato “competere”, competere con un know how diverso, quello di 40 anni fa: competere con John DeCuir, con Laszlo Kovacz, con Sheldon Kahn; e per gli attori competere con chi non sono più stati, dopo 40 anni, cioè il comico scemo (Murray), la star stranita (Aykroyd), il nero typecast (Hudson)…

ma i fan urlavano…

si parlava, a chiacchiere, di rifarlo con Ben Stiller e Chris Rock…

poi Harold Ramis, Egon, è morto nel 2014, e solo allora il cantiere si smuove davvero…

e da allora parte anche uno speciale complottismo:
la Sony fa un reboot al femminile, di Paul Feig, nel 2016…
Murray, Aykroyd, Hudson, Weaver e Potts appaiono tutti quanti in dei cameo
è un film che non è tanto peggio di Ghostbusters II, ma i fan gridano allo scandalo…
e lì sta il complottismo:
c’è chi dice che la Sony ha speso milioni di dollari per fare un filmetto APPOSTA per farlo fallire, così da dire che i film femminili non portano soldi e quindi continuare a fare film suprematisti machisti e patriarcali…
questo è il complottismo…
il complottismo che vuole tutta colpa della Sony e non dei fan rincoglioniti nostalgici che volevano solo e soltanto il puzzle del film del 1984 ricomposto… [se ne parla anche qui… e ricordiamoci sempre che si ha nostalgia di un Ghostbusters dell”84 che si pubblicizza come opera d’arte suprema quanto invece fu esso stesso una “seconda scelta”, essendo stato pensato da Aykroyd come un qualcosa da fare con John Belushi]

Dopo neanche 5 anni rieccoci qui, con la Sony che accetta di fare ‘sto cazzo di puzzle ricomposto del film del 1984…

e i morti sono di più…
perché c’è da contare anche quelli del doppiaggio…

Nel 2016, Sergio Di Giulio era vivo, e ha doppiato il cameo di Aykroyd… è morto nel 2019…

gli altri erano morti da parecchio:
Oreste Rizzini, il genio che ha dato più volte la voce a Murray, è morto nel 2008,
Mario Maldesi, che plasmò il divertimento del film dell”84, è morto nel 2012… e già Ghostbusters II fu adattato da Oreste Lionello (morto nel 2009)

nel 1989, Ramis era doppiato da Claudio Capone (già adottato nella serie animata The Real Ghostbusters dopo Cordova), che è morto nel 2008…

Massimo Foschi è ancora vivo, ma già in Ghostbusters II Hudson era doppiato da un altro, cioè Gianni Bertoncin (preso anche lui da The Real Ghostbusters già nell”88)… e sarebbe vivo Mario Cordova, che doppiò Ramis nell”84 (e nelle prime puntate di The Real Ghostbusters), ma è Ramis a non esserci più!

sono vive Cristiana Lionello per Potts (“sua” dall”88 di The Real Ghostbusters: la supersonica caratterizzazione dell”84 era di Emanuela Giordano, che sarebbe ancora viva, ma che si prestò al doppiaggio solo con l’ancoraggio di Maldesi: Cristiana Lionello c’era nell”84 a doppiare Jennifer Runyon, nella famosa scena introduttiva di Venkman, ricreata anche in Afterlife: una scena in cui a doppiare con lei c’era suo fratello Luca, voce di Steven Tash), e Melina Martello per Weaver (“sua” dall”89: nell”84 c’era Livia Giampalmo, che sarebbe ancora viva, ma non doppia più da parecchietto)

nel 2016, Oreste Baldini aveva trovato Angelo Nicotra per Murray… vabbé…

per Legacy, il povero Fabrizio Pucci, pur mantenendo tutte le idee di Maldesi dell”84 dà Murray a Leslie La Penna (e, a mio avviso, non ci può essere paragone con Rizzini), Hudson a Dario Oppido (nobile, ma ipertroficamente teatrale), Aykroyd a Roberto Pedicini (che non c’incastra proprio niente)

e per fortuna, dal 1989 Rick Moranis ha sempre rifiutato qualsiasi ulteriore apparizione: sentirlo doppiato da, che ne so, Mino Caprio, lì a fare il verso a Lionello (come ha fatto il verso a Graziani per Futurama o come ha fatto con Traversa per Guerre stellari), sarebbe stato troppo!

Va a finire che Legacy, o meglio ancora Afterlife, diventa una inondazione di nostalgia canaglia, così fatta apposta per i 40enni da non essere nient’altro, neanche un film…

è una replica…

una foto sul comodino di quando s’era giovani…

che sviluppa odiose dietrologie sul presente e alimenta il delusionale rifugio in un passato che invece di essere ispirazione per il futuro diventa tomba del presente…

e difatti di tombe si parla nel film…

e si parla di lutti… come sempre nei film americani odierni (vedi Nomadland)…

…quella nostalgia canaglia è davvero una tomba, un sepolcro foscoliano che non serve a una minchia di niente se non alla idiota illusione di dare l’ultimo addio agli amati, scappati via prima di noi improvvisamente: un sepolcro che si costruisce noi rimasti per consolarci con la baggianata di immaginarsi un tempo in cui almeno salutare quegli amati, immaginarsi di avere un attimo per dire loro addio…

Ghostbusters: Afterlife, come tutta la nostalgia del cinema hollywoodiano odierno (e di tutta MERDflix), è un tedioso FUNERALE… [tedioso anche perché a ingranare ci mette una viiiiita]

un funerale che tarpa le ali, come hanno già detto in tanti, anche alle cose buone fatte da Jason Reitman, e cioè

  • qualche sequenzina di inseguimento divertente,
  • una Mckenna Grace supercarina ed eroica (ottima Lucrezia Roma al doppiaggio),
  • due o tre tramonti (di Eric Steelberg) messi bene…

ma basta, non ha altro se non la trenodia (Paul Rudd è bravino ma ci dovremmo un giorno rendere conto che Finn Wolfhard sarebbe bene facesse ben presto la fine di Seann William Scott o di Jon Heder)…

…la trenodia di chi non vuole invecchiare…

una trenodia che avrebbe anche sfatto i coglioni…

cosa ci si stupisce che si invecchia?
o non si sono visti tutti quanti che invecchiavano? da millenni?
o non si sono incontrati libri e film sulla vecchiaia e il lutto?
ce ne vuole degli altri?

come mai ci vogliono ‘sti filmetti per andare avanti?

come mai si va in visibilio per le cose, sì carine e sacrosante, ma anche abbastanza banalette che dice Zero Calcare (guarda caso su MERDflix, che taglia i titoli finali delle puntate delle serie: come mai la gente non si lamenta? davvero si pensa che sia meglio così?): certo, meglio Strappare lungo i bordi e Ghostbusters: Afterlife di una pedata nei testicoli, ovvio…

ma questa nostalgia lacrimosa da funerale non è solo autoalimentarsi di cose che già pensiamo e che vogliamo solo sentirci dire da qualcun altro?

cioè: abbiamo tanta paura di invecchiare e allora cerchiamo roba che ci consoli sull’invecchiare, dandoci la supposta di idiozia che si possa agguantare il passato per salutarlo! [invece di vederlo fluire senza rendercene conto, come capita a tutti: non sarebbe meglio rendersene conto immediatamente, magari con riflessioni più ontologiche di quelle di Zero Calcare o Jason Reitman, invece di blaterare di scemenze quali l’imbrigliare il passato e vedere sempre e solo roba che piagne con noi per non riuscire a imbrigliarlo?]

non sono anche questi pregiudizi di conferma (cioè quelli che ti ripetono cose che tu hai già detto per autogratificazione) come i cookies di Google o come i social network?

A questo punto: era davvero così brutto il Ghostbusters femminile del 2016?

mah… forse sì…

ma almeno non era spregevole pregiudizio di conferma…

anche perché, a essere cinici si fa presto:
hanno ricostruito un Ramis uguale a quello del 1989… ma Ramis è morto che era almeno 8 volte più in carne!
e aveva lui stesso trovato altre strade: i suoi film da regista non sono tutti ottimi, anzi, tanti sono cretinatelle: ma successo lo hanno fatto e almeno Groundhog Day (1993) è molto celebrato…

stare a fargli un sepolcro come Ghostbuster è carino, ma non sarà un po’ pochino?

boh…

Un vero peccato non vedere una bella collezione di spore, muffe e funghi nella casa di Egon…

7 pensieri riguardo “Ghostbusters: Legacy

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  1. “una foto sul comodino di quando s’era giovani…”
    Bella, questa!
    Io (credo) rientro in quelli che la nostalgia canaglia li frega. Cioè, non sono di quelli che “Ooooh! Gli anni ’80/’90, che belli!”, ché invero ritengo siano stati decenni piuttosto schifoidi, però…
    Però se fossi stato un fan di Ghostbusters credo avrei voluto la fotografia di quando s’era giovani. Tipo: “Coming 2 America” io non vedevo l’ora che uscisse, pur sapendo che sarebbe stato non all’altezza.
    Poi, certo, una fotografia può essere scattata più o meno bene. Quella di “Ghostbusters” probabilmente è sfocata.

    1. Ci sono molte prove empiriche che la nostalgia sia fisiologica, proprio “fisica”, come la spinta di Archimede…
      ma preferirei allora “realizzarla” in qualcosa di elegiaco, più crepuscolare (che abbia il tono tipo “prima, sì, eravamo *meglio* ma la consunzione è inevitabile sicché piangiamo), invece che con questo orgoglio insistito che vedo in giro…

      e in ogni caso io ho sempre imputato alla nostalgia il fatto che il mondo vada a catafascio: perché la nostalgia è antistorica, personale e quindi anticomunitaria, egoista, viscerale e quindi spesso rabbiosa, superomista e barbara: e ti fa dire le peggiori idiozie…
      la nostalgia crea tempi idealizzati che non ci sono mai stati! e alimenta le peggiori “masterfiction” nazionaliste, razziste e scioviniste basati su quei tempo nostalgici che non ci sono mai stati, oppure che sono tempi così individualisti (perché sono l’infanzia e l’adolescenza di ognuno, cosa che crea gruppi fittizi generici e stereotipi se non rientri nei quali vieni ostracizzato) da diventare opprimenti…
      la nostalgia ci fa ciclicamente dire «noi siamo meglio degli altri perché ci piaceva Ken il Guerriero e sapete un minchia voi altri giovinastri che non lo guardate» e portare avanti il corollario scemo «la nostra cultura è migliore perché, un tempo [tempo nostalgico], s’era imperatori»…

      io davvero *detesto* la nostalgia…
      e quindi vivo davvero malissimo questo tempo in cui esiste MERDflix che con la nostalgia ci campa…

      Coming 2 America per è stata un’idea pessima, e farò di tutto per non vederlo…
      come farò di tutto per evitare Top Gun (per fortuna ancora nella pancia dei distributori: spero ci rimanga e che venga digerito male!)…

      1. È vero, dopotutto io ho nostalgia dell’Ottocento e sappiamo tutti che sono successe cose moralmente opinabili.
        Concordo sull’idiozia dei gruppi più o meno costruiti a posteriori che si identificano in qualcosa di passato, tipo “Noi degli anni ’93-’94 che giocavamo con quegli orrendi robot enormi in plasticaccia dai colori pacchiani”, che sfociano nel ridicolo.
        Un po’ di nostalgia ci sta, secondo me, ad esempio non ci trovo granché di male a voler conoscere il passato del proprio paesello. Il problema, come dici tu, è che da lì ad affermazioni più lapidarie ed esclusiviste ci vuole poco.
        “Coming 2 America” prolly è stato un errore, ma Murphy ha detto che vorrebbe fare un threequel tra una quindicina di anni. Credi che io non lo stia aspettando?
        Non ti chiedo cosa ne pensi dell’annunciato “Triplets”. 😁

  2. un libro per ribadire come questo film sia nostalgia fuori tempo 🤣
    a me il ghostbusters del ’16 era piaciuto, hemsworth era bravissimo e ha retto da solo il film; le altre, vabbeh c’era lui 💙 spero tanto nn si ritrovi incastrato nel ruolo del bellone perke il talento espressivo lo ha :)

  3. Io di nostalgia sono malata, cronica, non ho speranze, lo so, ma non per questo invoco remake o funerali per usare la tua descrizione e, per rimanere in tema, odio le foto sul comodino …
    Ma usando tutto il condizionale del caso, sulla carta, dato che ancora non ho visto il film, ho avuto l’impressione che fosse rivolto più ai giovani che ai nostalgici. Finn Wolfhard ad esempio, so che tu dici Merflix, porta sicuramente tutta la marea di fan da Stranger Things e lo dico perché mio figlio, al quale avevo fatto vedere Ghostbusters 1984 ovviamente, è arrivato dicendomi appunto “lo sai che…”
    Anche Paul Rudd cavalca un po’ l’onda se vogliamo, correggimi se sbaglio!!

    1. Sull’equilibrio tra rinfocolare la nostalgia del 40(e passa)enne e accaparrarsi un nuovo pubblico, questo Ghostbusters magari è in effetti meglio di altri poiché sottintende completamente la visione del film del 1984 e forse, quindi, innescherà la ricerca di quel film da parte dei più piccoli attratti da Wolfhard… in ogni caso, però, resta il punto interrogativo delle intere operazioni di questo genere (e stanno uscendo i Matrix, i Sex and the City ecc.)…
      Per tanti (i.e. Linda Hutcheon) la soluzione della domanda “perché” a queste operazioni la si trova nella sinusoide tra heimlich e unheimlich delle emozioni del pubblico, per provare la quale il pubblico si rapporta a qualsiasi storia: una sinusoide che si può realizzare pienamente solo con il sapiente miscuglio tra ciò che conosciamo (in questo caso le parti riferibili al film del 1984) e le piccole variazioni ignote (i giovinastri Mckenna Grace e Wolfhard) che dànno quei brividini che, senza il conosciuto (heimlich), sarebbero troppo (troppo unheimlich)…
      se questa teoria è vera si spiegherebbe come mai gli esseri umani non fanno altro che raccontarsi sempre le stesse storie derivate dal circuito agricolo (morte-resurrezione = semina-raccolto) unendole con il parallelo circuito di culto dei morti e di propiziazione degli antenati (carnevale o Halloween, da posizionare o come ringraziamento di aver passato l’inverno o come “sacrificio” per ingraziarsi l’inverno che sta per arrivare) [e che le storie siano sempre le solite 3 o 4 lo ha ben dimostrato Joseph Campbell]…
      oppure come mai circolino le stesse storie tout-court, sempre quelle, sempre adattate con quell’anticchia di unheimlich possibile solo se la vicenda è di per sé heimlich (con Sofocle che adatta Eschilo o Callimaco che adatta Esiodo o Virgilio che rifa Apollonio Rodio ecc. ecc.)…
      La teoria sarà senz’altro vera, perché evidentemente l’umanità (e la sua mente) funzionano così, con eterne replicazioni e corsi e ricorsi…
      ma anche se fosse vera trovo comunque davvero deprimente adagiarsi alla teoria e magari anche sfruttare la teoria per autoconsolarsi invece che per crescere…
      perché questo è il problema di operazioni come Ghostbusters: Legacy: cioè che, nonostante possano invogliare i più giovani a vedere il film del 1984, in parallelo dicono ai chi quel film l’ha visto di continuare a vederlo *replicato* invece di vederlo e basta…
      perché il vedere le cose *replicate* agisce in direzione contraria all’insegnamento dell’elaborazione del lutto, poiché non aiuta a comprendere che c’è la morte ma intima solo e soltanto, con illusioni idiote, che la morte si possa rifuggire appunto *replicandosi*, rifacendo e trasformandosi…
      vorrei che qualcuno si rapportasse a quei classici per comprensione invece che per imitazione o per dire al nostalgico quello che vuole sentirsi dire… vorrei che questi film fossero più come il Grande Gatsby: vorrei che dicessero “vi s’è fatto il reboot, ma in questo reboot vi dico che l’unico modo vero per fare reboot è rivedersi l’originale”…
      senza fare spoiler vorrei una scena, per capirsi, in cui Wolfhard non guida la vera Ecto1, ma ispirandosi a quella se ne costruisse una lui come dice lui! [ma non so se mi spiego]

      1. Ti spieghi benissimo, e sono totalmente d’accordo.
        Nonostante io sia nostalgica, vedere tutti i reboot che “si son fatti” non mi piace per niente.
        E davvero costruire nuove Ecto1 che possano richiudere gli spiriti del passato è sicuramente quello che vorrei anche io.

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