Il Luccio è il Re del Blues

 

è l’equinozio d’Autunno…

finalmente è finita l’estate…

d’Autunno ci siamo baciati e abbracciati…

d’Autunno ci siamo amati…

e non abbiamo più smesso…

e adesso è di nuovo Autunno…

è lo stesso autunno?

beh, anche se fosse lo stesso autunno, non mi dispiacerebbe…

 

 

pensare, pensare alla giornata da vivere, alle cose da fare, ai viaggi, alle programmazioni…

cosa si farà dopo?

nel “tabulare” quello che si farà il futuro via via si forma, come per magia, da solo…

sensazioni antiche, del 2007, quando tutto era previsto, tutto era “formato”… in quel modo passarono 6 anni, di fretta…

adesso è passato un anno… quasi un anno…

ma è un anno solo?

e questo che comincia adesso?

è lo stesso anno?

 

l’eterno ritorno dell’uguale…?

beh… e anche se fosse?

 

lo stesso Autunno, la stessa Primavera, la stessa immobilità…

si corre tanto solo per restare dove si è, come su un tapis-roulant…

…beh, questa è vecchia…

tanto vecchia…

ma anche se fosse?

anche se fosse vecchia?

 

ci si rassegna?

no…

si costruisce…

e la fretta?

quale fretta?

 

 

la sensazione

e la costruzione…

il futuro che si crea pensandolo e programmandolo fantasiosamente…

e le giornate si fanno, si vivono, e si creano: noi, semplicemente agendole…

si agisce e si formano: le giornate, le trame, le vite, i futuri…

il futuro…

abbiamo creato un anno…

è l’Anno VI

 

 

è forza?

è strafottenza?

è forza…

è forza!

indifferenza e seraficità verso organismi e alterità…

verso gli esaedri della società…

era solo una questione di solitudine?

forse…

certamente!

era tutto un grido di solitudine…

e come funziona?

 

è il pensare…

è naturale…

lo pensi

e succede…

pensi a quello che è,

a quello che potrà essere…

prima di dormire, a letto… pensare a cosa si farà il giorno dopo… vedersi farlo… e intanto addormentarsi…

non sai più se quello che stai “vedendo” lo stai pianificanto mentalmente nei sogni, o se sta accadendo davvero!

lo pensi…

succede…

è vero?

o è sogno?

boh… è sogno?

no… è vero!

lo pensi…

succede…

è il pensare che non si pensa più al singolare…

si pensa al plurale…

 

 

il pensiero non è con me: il pensiero non è me: il pensiero siamo noi…

 

il pensare a partire…

il pensare a tornare…

che ore?

che giorno?

che posto?

dove?

quando?

perché?

le giornate “sognate” la notte prima…

non sono io…

non ci sono io…

siamo noi…

penso noi…

e siamo noi…

penso noi…

e “succediamo” noi…

al plurale?

no… al duale…

l’intelligenza classica, addirittura arcaica, che aveva previsto come il “noi di due (noi due coppia)” fosse molto diverso dal noi normale…

 

ci pensiamo

e succediamo…

la radice del “noi”, della prima persona plurale è… AMO…

 

banale

sdolciacchero

insopportabile

smelenso

 

certo

 

 

è così semplice?

 

“semplice” è una brutta parola…

non è semplice…

pensare(ci) comporta di vedere il “noi” nei sogni prima di dormire, nel pianificare, pensare e “succedere” la giornata che sta per arrivare…

vedere

vederci

e vedere il vederci

accettare e ammettere…

dire di sì

che non è affatto come il “può andare” di Ally McBeal

e anche “accettare” è improprio…

perché non è che “accetti” quello che vuoi…

quello che vuoi…

…lo vuoi…

lo pensi…

e succede…

è così semplice?

 

 

no…

bisogna riconoscersi…

 

 

o forse bisogna proprio costruirsi nuovi per vedersi…

o forse no…

certamente, una volta visti,

ci pensiamo…

e ci costruiamo…

tutte le notti…

tutti i sogni…

tutte le volte che ci pensiamo noi…

tutte le volte che non capiamo se è vero o se è pianificato sognosamente…

è come Edward Albee? che non si capisce più se è vero o finto, fino alla follia?

no… perché quando è vero davvero, sognarlo o farlo davvero è uguale…

non capiamo la differenza perché non c’è differenza…

non c’è follia…

c’è solo realtà costruita…

con mattoni di sogno…

ed è vera…

 

tutti i giorni immaginata come nuova…

 

tutti gli anni costruiti

pezzo per pezzo

sogno per sogno

 

noi dopo noi

 

 

 

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