«Le dieu du carnage» di Yasmina Reza al Teatro di Rifredi

Non so perché, ma non è mai facilissimo trovare info serie sui primi run delle pièce teatrali europee nelle modalità più a portata di mano… come se la natura effimera dello show non riuscisse mai ad essere carpita da qualsiasi compilatore di informazioni…

io ho trovato che la pièce è stata data per la prima volta in tedesco, allo Schauspielhaus di Zurigo, in una traduzione di Frank Heibert e Hinrich Schmidt-Henkel, nel dicembre 2006…
Dörte Lyssewski era Véronique Houillé,
Tilo Nest era Michel Houillé,
Corinna Kirchhoff era Annette Reille,
Michael Maertens era Alain Reille,
regia di Jürgen Gosch…

nell’originale francese viene messa in scena dalla stessa Reza al Théâtre Antoine di Parigi, a gennaio 2008…
Isabelle Huppert era Véronique,
André Marcon era Michel,
Valérie Bonneton era Annette,
Éric Elmosnino era Alain…

a marzo 2008 viene data al West End, al Gielgud Theatre, con traduzione inglese di Christopher Hampton…
Janet McTeer era una anglofonizzata Veronica,
Ken Stott era Michael,
Tamsin Greig era Annette,
Ralph Fiennes era Alan,
regia di Matthew Warchus…

nel gennaio 2009 pare che arrivi in Italia, ad Ascoli Piceno: sembra che la traduzione sia stata di Alessandra Serra…
Anna Bonaiuto era Véronique,
Silvio Orlando era Michel,
Michela Cescon era Annette,
Alessio Boni era Alain,
regia di Roberto Andò…

a febbraio 2009 arriva a Broadway, nella stessa versione di Hampton adattata a Brooklyn…
Marcia Gay Harden era Veronica,
James Gandolfini era Michael,
Hope Davis era Annette,
Jeff Daniels era Alan,
ancora, la regia era di Warchus…

ovviamente i cast sono cambiati nei diversi run

nel 2011 arriva il film di Roman Polanski, scritto insieme a Reza seguendo grosso modo il testo di Broadway, con l’ambientazione a Brooklyn (cosa che diventa ironica nel sapere che il film è stato comunque girato a Parigi!) ma con i nomi cambiati…
Jodie Foster era Penelope Longstreet,
John C. Reilly era Michael Longstreet,
Kate Winslet era Nancy Cowan,
Christoph Waltz era Alan Cowan…
il film viene doppiato da Maura Vespini della CVD, autrice anche dell’adattamento:
Laura Boccanera era Penelope,
Simone Mori era Michael,
Chiara Colizzi era Nancy,
Angelo Maggi era Alan…

la traduzione italiana di Alessandra Serra risulta pubblicata dalla Arcadia & Ricono di Roma nel 2009…
una nuova traduzione di Laura Frausin Guarino ed Ena Marchi viene proposta dalla Adelphi di Milano nel 2011, in “conseguenza” del film…

in scena a Rifredi c’erano
Alessia Giuliani come Veronique,
Andrea Di Casa come Michel,
Francesca Agostini come Annette,
Antonio Zavatteri come Alain…
Zavatteri è anche il regista…
la traduzione dichiarata è quella del 2011 di Frausin Guarino e Marchi…

andare a vedere a teatro testi consolidati, specie in teatri “blasonati” (Rifredi è un teatro piccolo e per certi versi squallido, ma fa parte del Teatro della Toscana), comporta il rischio di trovarti davanti a una camomilla per novantenni (vedi quanto è successo con il Figlio di Florian Zeller fatto da Pietro Maccarinelli)…

e il film di Polanski, almeno per me, è famoso… visto e rivisto un sacco di volte…

lo spettacolo, su tanti aspetti, è stato migliore del film, perché ne ha sorpassato il semplice realismo (anche se costruito, travestendo Parigi da New York) ed è tornato a tacere sui ragazzini (che in Polanski si vedono, in una muta cornice, a creare un finale tutto loro)…

la secchezza naturalistica della scenografia (di Nicolas Bovey) è “sporcata” da interventi di luci (ugualmente di Bovey) alcune volte minuscoli ma altre ferocemente irrealistici (vedi l’inizio completamente rosso), capaci di insaporire molto il mero testo verbale…
…un testo che, comunque, viene certosinamente eseguito alla letterissima, senza sbavature né “interpretazioni”…

il rischio di finire nella palla del teatro parlato è scongiurato, certamente, dalla gestione paradisiaca delle luci, ma anche da una conduzione attoriale sì marmorizzata in perfezione, ma apertissima alla spigliatezza e alla burloneria, con intenzioni sì, ovvio, misuratissime e incastonate nel range del teatro serio, ma veicolate benissimo in ironia, in caricatura amara ma non grottesca, e in espressionismo sottile, che segue la progressiva perdita di controllo dei personaggi senza mezzucci volgari, ma dando proprio l’idea della follia implicita nella perfezione del convenevolo, perdurante anche dopo la disinibizione, e quindi efficacissima nel comunicare quanto la crudeltà sia connaturata al comportamento…

gli attori non diventano strani, così come la scena non si deforma, ma la loro crescente “ridancianeria”, così come le impercettibili ma perentorie oscillazioni delle luci, veicolano perfettamente che nell’asetticità del convivere civile è insita la stranezza della violenza, subliminale come una luce che cambia impercettibilmente… o come un sibilo  di acufene continuo fastidioso e sempre più forte: sempre lì, tanto che ci sei abituato, ma sempre molesto…

…tutto è perfetto, e proprio perché è perfetto è innatamente violento…

è uno spettacolo tradizionale, ma queste caratteristiche lo elevano dall’asettico…
…e, certamente, lo rendono interessantissimo!

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