Probabilmente è l’idea culturale più grande di questo secolo (già oltre il suo quarto):
prendere il legno delle barche lampedusane dell’Olocausto Mediterraneo dei migranti (quello che le generazioni future ci rinfacceranno, come adesso rinfacciamo a Israele il massacro palestinese, e come sempre rinfacciamo ai tedeschi la Shoah: l’Olocausto Mediterraneo tocca a noi, a noi tutti, così bravi a spostare i nostri crimini fascisti in Etiopia, Eritrea, Somalia, Libia, Istria e delle nostre leggi razziali solo ai nazisti, con tanto di nipoti di Benito a dire che le persecuzioni ebraiche italiane più gravi sono state dopo il 25 luglio, e quindi non fasciste: e mentre lo dicono ci credono pure), darlo ai carcerati di Opera a Milano, e farci degli strumenti musicali variopinti e robusti, capaci di suonare tutto il suonabile, la musica del Settecento, dell’Ottocento, del Novecento e del Duemila, nelle mani di grandi virtuosisti esperti come in quelle di giovani, eccellenti, musicisti d’orchestra…
Mario Brunello, Sergej Krylóv, Angela Tempestini, Maria Salvatori e i giovani dell’Orchestra Giovanile Italiana, con tali strumenti hanno suonato:
Il concerto per due violini BWV 1043 di Bach (1730?),
Una elaborazione di Adiós Nonino di Astor Piazzolla (1959),
Il concerto La campanella di Paganini (1827),
Violoncello Vibrez! di Giovanni Sollima (1999),
Il Divertimento KV 136 di Mozart (1772),
Una elaborazione di alcuni pezzi di Bach gemellati che dànno vita all’Ave Maria di Gounod (1853-1859), già ripresa del BWV 846 (1722)…
nella Sala Zubin Mehta del Maggio Musicale Fiorentino, la cui acustica permette di apprezzare tutti i pianissimi, tutti i passaggi di suono tra gli strumenti affini, tutte le vibrazioni tra le corde, le note, gli archi…
i solisti, nel Divertimento, hanno suonato le seconde parti, come semplici e volenterosi studenti, insieme ai giovani…
…e il ricavato è andato tutto in beneficienza…
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Impossibile descrivere le lacrime che mi sono scese in Adiós Nonino, reso da Brunello una sorta di concertone in forma sonata, con primo tema, secondo tema, sviluppo che mischia tutto e ripresa stramba di secondo tema e primo tema, trasformati nell’animo e nel respiro…
Brunello che strigliava le note lunghe guardando, sorridente, la giovane primo violino, per accordarsi sulla durata e l’intensità della nota, comprendendosi e divertendosi, confermando le decisioni prese in prova con allegria e precisione, è stato per me il simbolo della grande concordia tra le generazioni che la musica garantisce…
e la garantisce con un concerto come questo, che con il solo repertorio, classico e immortale, innervato e consustanziale al presente, alle colpe come alle redenzioni, connette quelle colpe e quelle redenzioni, le amalgama in musica, in consapevolezza della tragedia, e in Arte della volontà di un cambiamento, di un possibile diverso, che risuona per un attimo, poi svanisce, ma rimane lì, nella memoria, per sempre e continuamente, come un elemento chimico effimero, esistito una frazione di secondo, ma in eterno scolpito nella tavola periodica degli elementi, i mattoni dell’esistenza…
La perizia tecnicissima e ilare di Krylóv alleggeriva i pezzi emotivi di Piazzolla e Sollima, e la serata, senza intervallo, è corsa via come una delle esperienze di musica classica più stupende che abbia mai visto…
perché mi ha ricordato che la musica classica è la musica tutta, e che parla alle aporie crudeli dell’oggi indicando una vita di sublimazione liberatoria e rivoluzionaria dell’Arte, sempre libera di per sé, e liberante qualsiasi cosa tocchi…
…soprattutto quei legni, mezzo di tratta barbarica e di speranza commovente di un futuro migliore andato a fondo, forgiati in strumenti di bellezza dalla mani di chi ha tanto sbagliato ma che merita ancora l’appellativo di umano (lontano dall’ancestrale e barbarica cultura della colpa che tanto attanaglia i destrorsi)…
quei legni, terribili e commossi, sono musica
come musica è tutto
e la sola musica, fugace ma eterna, ci ricorderà per sempre le nostre colpe, e dalla musica trarremo anche la necessaria ripugnanza per ciò che abbiamo fatto, nell’antifrastica bellezza che quella ripugnanza, appunto per contrasto e catarsi, con quelli stessi legni è riuscita a produrre…
…perché questo dovremmo fare: fare ammenda, trasformare in bellezza perfino quel mortifero schifo di strage che creiamo ogni giorno…
…magari, se lo trasformassimo davvero in bellezza, tutti i giorni, invece di lasciarlo strage, il mondo sarebbe migliore…
e un concerto come questo ce lo dimostra, paradossalmente ma completamente
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