Il «Macbeth» di Carminati e Torbidoni al Macerata Opera Festival 2025

L’allestimento è quello classico di Emma Dante, che va bene…

Io l’avevo visto fatto da Ivan Ciampa nel 2019, e Ciampa era stato diligente ma non da strapparsi i capelli…

quest’anno sono tornato a vederlo solo perché riproponeva un trio delle meraviglie (Carminati-Torbidoni-Poli) che mi aveva assai allietato nella Norma maceratese dell’anno scorso

Purtroppo, l’impostazione taglia e cuci proposta da Ciampa nel 2019 è la stessa che ha condotto Fabrizio Maria Carminati, evidentemente regolata sull’allestimento, ripreso da Federico Gagliardi…

…su un contesto generale di Macbeth 1865 si opta:

  1. …per il tragico taglio sia del balletto sia di Ondine e silfidi nel terzo atto;
  2. per l’ultima aria di Macbeth ’47, tra la fuga e il coro di vittoria, entrambi del ’65 (è la sistemazione Abbado che poi è diventata, col tempo, la sistemazione Pappano)…

Carminati sembra aver studiato Macbeth con un po’ più di senso della totalità rispetto a Ciampa, e si è dimostrato un concertatore più sicuro ed esperto, ma difficile capire la scelta dei suoi tempi:

  1. spediti, concitati e massimamente emozionanti per quasi tutto il primo atto: la sequenza dell’uccisione di Duncan è stata ottima di valore frenetico, di nervosismo e di terrore…
  2. lenti, in onore dell’idea di Marcia funebre per Duncan, nel finale I: non arrivava alla trenodia del disco di Sinopoli, ma conservava il senso di processione, ancora alla Abbado…
  3. molto veloci e quasi tirati via nel brindisi e nel finale II…
  4. immotivatamente forsennati nel coro streghesco del terzo atto…
  5. troppo rapidi nella scena del sonnambulismo…

capire certe scelte mi è risultato difficile…
…forse Carminati ha del Macbeth un’idea proprio elisabettiana, di dramma fulmineo, da gustare con una prosodia vorticosa…
…ma in un contesto simile, allora, avrebbe dovuto essere condotto anche il finale I, invece reso lento…

e un’impostazione simile porta con sé il rischio di stragiare certe dolenti intenzioni: un sonnambulismo troppo lesto non acchiappa né morde, per esempio… e se resi celeri non riescono a pesare quanto dovrebbero, a livello di efficacia tragica, né i brindisi, né le apparizioni di Banco, né la grande scena delle profezie…

alla fine è stato un Macbeth tecnicamente ottimo, che reggeva il dramma, e anche molto bene, in certi episodi… ma, tutto sommato, è fuggito via prima di poter essere davvero gustato…

Franco Vassallo (Macbeth) è stato superbo attore, ha capito ogni anfratto del personaggio, risolvendo tutti i nodi con un equilibrio impagabile tra eloquio stanislavskiano e canto: l’ho adorato…

Marta Torbidoni (Lady Macbeth) si sentiva essere ben preparata, e squillava con facilità i suoi acuti, ma nelle mezze e nelle basse, pur tecnicamente molto precise, non risuonava: avrebbe meritato un esordio in questo ruolo in un posto al chiuso… e con una concertazione più adatta allo scavo psicologico sul personaggio: la rapidità dei brindisi e del sonnambulismo l’hanno fatta apparire come una che cantava sì molto bene ma che non era davvero nel suo

Antonio Poli (Macduff) ha risolto la sua unica aria da grande divo: accorato, stilettante e sempre giusto… da 10 e lode…

Simón Orfila (Banquo) ha cantato in modo caldo e melodioso, da fare invidia…

Il bilancio del Macerata Opera Festival 2025 non è per niente malvagio, anche se la pioggia ha annullato diversi spettacoli…

la rogna più insopportabile è stata l’altalena degli ingressi dei loggionisti, sballottati tra la porta 1 e la porta 2 anche all’ultimo minuto…
la direzione deve capire che nel loggione a posto unico in piedi chi prima arriva meglio alloggia, con tutto un campionario di ore di anticipo e preparazione alle corse per accaparrarsi le porzioni di balcone più centrali, e quindi non ha senso far subire agli avventori di quel tipo di biglietto una fila comune con chi ha il posto numerato assegnato e quindi nessuna necessità di arrivare prima al cancello o per primo al centro di alcunché…

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