Quest’inverno, il coach serale della mia palestra ha fatto un interessantissimo programma musicale basato sulle scelte “classiche” di Kubrick per Arancia Meccanica (nei 38 momenti cardine): secondo movimento della 9a di Beethoven, finale dell’ouverture del Guillaume Tell, Gazza ladra, con in più un bel Largo al factotum e il temporale dell’Estate di Vivaldi (ovviamente nelle Musiche per le stagioni)…
Una scelta davvero geniale e adattissima al movimento, molto più delle puttanate che propone Spotify per allenarsi… [alcuni mesi prima di lui, un’insegnante di acquagym in piscina ci fece ballare il Can can dall’Orphée aux Enfers di Offenbach: ho ancora i traumi]
Io non potrò fare di meglio, poiché, in effetti, il taglio della musica del coach (e di Kubrick) è quello che ci vuole: roba veloce, molto ritmata e di ritmi semplici, binari…
quello che faccio io è solo un ampliamento dell’orizzonte storico ed emozionale, molto spesso fregandomene altamente proprio della semplicità ritmica… e me ne frego anche di proporre roba breve: metterò anche pezzi che durano perfino 10 minuti, cioè tempi impossibili per qualunque attività di palestra (se uno si allena sulla stessa musica tutto quel tempo è ovvio che è un serial killer)
L’ordine cronologico che userò aiuta poco (anche perché io uso le date di esecuzione invece che di composizione, facendo molto casino), ma è più oggettivo degli altri che avevo pensato e che avevo adottato in passato, tipo l’ordine per compositore, cosa che sarebbe stata possibilissima data la grande presenza di più pezzi per autore…
Come già detto nelle Musiche per l’alba, si sa che i miei compositori sono quelli e che le mie musiche sono quelle: ripetizioni, riproposizioni e la stessa zuppa riscaldata fanno parte di questo blog!
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1: HWV 370 (1732)
Quarto movimento di una Sonata in fa maggiore…
per generazioni attribuita a Georg Friedrich Händel, tanto da finire nel suo importante catalogo delle composizioni, lo Händel Werke Verzeichnis (HWV), stilato negli anni 1970s-’80s, al numero 370…
È apparsa per la prima volta stampata da quel vecchio volpone dell’editore John Walsh, a Londra, piazza lavorativa di Händel, nel 1732, come parte di un corpus di 12 sonate per violino di cui questa in fa maggiore era designata come ultima…
10 di quelle 12 sonate stampate da Walsh sono state riconosciute autenticamente di Händel dagli studiosi, mentre la 10 e la nostra 12 sono risultate spurie, fasulle, forse imitazioni dello stile di Händel…
sarebbe curioso studiare il fatto che Walsh aveva fatto un’edizione precedente delle sonate violinistiche di Händel due anni prima, nel 1730: l’aveva fatta lui ma l’aveva fatta passare come se fosse un’edizione di Jeanne Roger, editrice di Amsterdam, con falso frontespizio… Roger (che era morta nel 1722 e aveva lasciato l’impresa al cognato Michel-Charles Le Cène) era un’editrice importante, che aveva stampato Vivaldi e Corelli, che allora non erano pizza e fichi: molto spesso Walsh era stato in rapporti con lei (e col padre, il leggendario Estienne Roger) per fare delle ristampe autorizzate londinesi delle loro edizioni di Amsterdam… forse con Le Cène le cose andarono peggio, oppure Walsh intendeva commercializzare le sonate di Händel esattamente come quelle di Vivaldi e Corelli per renderle autorevoli e appetibili per i solisti violinisti, dato che Händel era famoso più come compositorone teatrale e sacro invece che strumentale… ma sono ipotesi…
Fatto sta che nell’edizione del 1730, fintamente di Roger, Walsh aveva già stampato la maggior parte delle sonate che ristamperà nel ’32, ma erano diverse le sonate 10 e 12… ma anche le sonate 10 e 12 del ’30 erano finte, attribuite a Händel ma forse imitazione di Händel…
magari, questa fintaggine delle sonate 10 e 12 è dovuta a una questione di riempimento, con Walsh che doveva dare un senso di completezza alla sua silloge per forza con 12 sonate, numero allora standard per un’Opus completa (vedi appunto le Opera di Vivaldi con Roger), e la 10 e la 12 le ha prese dalla piena per fare numero…
ma boh…
Non lo so l’impatto che queste sonate hanno avuto nel Settecento, ma a partire dalla metà dell’Ottocento, col Romanticismo che ridisegnava la storia e i mostri sacri sei-settecenteschi (vedi quello che succede a Bach), la fortuna di queste sonate fu forte e uno dei più grandi ridisegnatori del passato, Friedrich Chrysander, fa un’edizione sua per la blasonatissima Deutsche Händelgesellschaft (che altro non era se non la Breitkopf & Härtel), nel 1879, che divenne standard per la sistemazione delle battute e per la trascrizione dell’accompagnamento con sistemi moderni (accompagnamento che in Walsh è semplicemente numerato)…
da Chrysander derivano, bene o male, tutte le edizioni successive, anche se ognuna, specie dopo lo scoglio del darwinismo sociale novecentesco, ha poi proposto la sua versione di accompagnamento sempre più complesso e sempre più pianistico, là dove fino a Chrysander aveva sempre prevalso un buon senso di lasciare l’accompagnamento a un suono che fosse più da tastiera intesa come clavicembalo… io ho letto le edizioni di François Gevaert (Breitkopf & Härtel, 1890), Alfred Moffat (Schott, 1909: a quei tempi, Schott era una bestia d’editore: anche se Moffat fa un basso da pianoforte romantico obrido, Schott garantisce una leggibilità al solista del violino davvero ottima), e Carl Friedberg (Carl Fischer, 1919)…
Date queste variabili ampie per l’edizione da seguire, è difficile ascoltare il quarto movimento due volte allo stesso modo… io posto William Christie solo per spocchia settecentista…
Un fantastico modo di vederla applicata allo sport è nella sequenza graffa degli allenamenti per il SuperBowl in Heaven Can Wait di Warren Beatty (1978), dove Dave Grusin la arrangia per sax soprano (lo strumento molto mal suonato dal protagonista)…
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2: OUVERTURE DEL DON GIOVANNI DI MOZART (1787)
È adatta al fitness dal secondo minuto…
Don Giovanni (KV 527) è un mostro di questo blog (vedi qui), quindi non mi starò tanto a perdere in chiacchiere…
Posto Riccardo Muti e i Wiener (Musikverein, 1990) perché ha il brio giusto…
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3: TERZO MOVIMENTO DELL’EMPEROR DI BEETHOVEN (1811)
Il secondo movimento era nelle Musiche per San Valentino…
è di quelli lunghi: impossibile davvero fare fitness ascoltandolo tutto…
ma Rudolf Serkin e Leonard Bernstein con la New York Philharmonic (incisero al Manhattan Center nel maggio del 1962) si mantengono belli asciutti (molto più di quanto faranno entrambi in futuro)…
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4: SINFONIA DELL’ITALIANA IN ALGERI DI ROSSINI (maggio 1813)
Oltre alle sinfonie kubrickiane scelte dal coach ho optato per inserire questa dell’Italiana in Algeri e l’avessi mai fatto: trovare un’incisione adatta, col giusto equilibrio tra eccellenza musicale e tempi “umani”, è stata una pena…
alla fine punto su questa lettura di fabbrica di Claudio Abbado e la London Symphony (forse incisa alla Kingsway Hall di Londra nel ’75)
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5: PRIMO MOVIMENTO SINFONIA 7 DI BEETHOVEN (dicembre 1813)
Dopo l’introduzioncina di 3 minutini e 40 parte quella che Wagner definì «l’apoteosi della danza»…
è adatta per il fitness?
boh…
magari più per una cosa all’aperto!
Nessuno mai ammetterà che si possa davvero andare al di là dall’incisione fatta da Carlos Kleiber con i Wiener al Musikverein in lunghissime sessions tra 26 e 29 novembre ’75 e, infine, con correzioni fatte il 16 gennaio 1976…
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6: QUARTO MOVIMENTO DELLA SINFONIA 7 DI BEETHOVEN (dicembre 1813)
Il quarto movimento è forse molto più adatto allo sport: sicché come mai non ci ho messo solo questo?
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7: SECONDO MOVIMENTO DELLA SINFONIA 8 DI BEETHOVEN (1814)
Che Beethoven abbia composto questo movimento per omaggiare l’invenzione del metronomo da parte del suo amico Johann Maelzel è sicuramente una scemenza messa in giro da Anton Schindler (colui che sistemò un po’ parecchio le carte di Beethoven dopo la sua morte), dato che la sinfonia 101 di Haydn (adorato modello di Beethoven) ha un secondo movimento dal ritmo pressoché identico anche se più lento…
Per muoversi occorre il Beethoven “autenticamente” illuminista della prassi esecutiva, e quindi posto Gardiner con l’Orchestre Révolutionnaire et Romantique (incisero alla All Hallows Church di Gospel Oak a Londra nel 1992)
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8: SINFONIA DEL NABUCCO DI VERDI (1842)
Tutta quanta non va sicuramente bene, ma sfido chiunque a seguire il ritmo del finale!
Posto uno dei Nabucco tra gli unici possibili, registrato alla Haus des Rundfunks di Berlino da Giuseppe Sinopoli e la Deutsche Oper nel 1982…
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9: SALGO GIÀ DAL TRONO AURATO DAL NABUCCO DI VERDI (1842)
La velleità allucinata e un po’ violentella di Abigaille è resa da Sinopoli e Gena Dimitrova (allora al top della forma) con un’urgenza somma: sembra avere fretta di andare a fare la pipì!
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10: OUVERTURE DEL FLIEGENDE HOLLÄNDER DI WAGNER (1843)
Di Fliegende Holländer se ne parla anche troppo (e male) qui…
È lunga e con tanti momenti inadatti, ma quanto parte l’adventure va in tasca a qualsiasi Jerry Goldsmith!
Posto Georg Solti coi Wiener alla Sofiensaal nel 1961…
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11: QUARTO MOVIMENTO DELLA SINFONIA 2 DI SCHUMANN (1846)
Composta quasi a metà con la moglie (e certamente migliore amica) Clara quando i suoi sempre presenti scompensi psichici (neuronali? sono da prendere per veri i racconti fatti da lui stesso secondo cui sentiva dentro di sé tre persone, Florestan, Eusebius e il Meister Raro, o questi erano solo il suo Es, Io e Super-Io che lui metaforizzava con gusto romanticone alla Jean Paul? ai medici descrisse sintomi quali acufeni, tremori, sudori freddi, e un’ampia gamma di fobie: erano tutte cacchiate? bugie per attirare l’attenzione? autosuggestione? ipocondria malsana? complessi di inferiorità nei confronti di Clara? fatto sta che 8 anni dopo aver completato la sinfonia, mentre insegnava a Düsseldorf, e dopo che Johannes Brahms si era trasferito in casa sua a fare da morbosetta Yoko Ono tra lui e Clara, come se le cose fra loro non fossero già complicate, disse di non sopportare più i dolori e si buttò nel Reno; lo ripescarono malconcissimo e da allora è rimasto praticamente chiuso in sanatorio per gli ultimi due anni della sua vita) iniziarono a diventare molesti una volta superati i 30 anni, e da lui sentita come simbolo di ottimismo della volontà (con le solite idiozie romantiche del «se riesco a finire la sinfonia guarisco» e altre esagerazioni), la Seconda sinfonia di Schumann è davvero un portento di montagne russe tra gioia e riflessiva tristezza, mai tragica ma sempre consapevole…
Il quarto movimento dell’ottimismo della volontà realizzato in musica coadiuva a mille la produzione di endorfine dello sport!
Posto ovviamente Sinopoli con i Wiener (Musikverein, 1983), ma Muti con Philharmonia (Kingsway Hall di Londra, 1977) e ugualmente con i Wiener (Musikverein, 1995) sono dei bei concorrenti!
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12: FINALE I DEL LOHENGRIN DI WAGNER (1850)
Apparentemente germanicissimo ma dalla struttura perfino donizettiana, il finale del primo atto del Lohengrin brucia più del pellet!
Anche se tanti sono buoni (Kubelik, Barenboim, Abbado ecc. ecc.), io posto ovviamente Solti con i Wiener (Sofiensaal, Vienna, novembre-dicembre ’85 con ritocchi a giugno ’86)
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13: DEH, RALLENTATE, O BARBARI DAL TROVATORE DI VERDI (1853)
Una delle concitazioni (ancora del tutto rossiniane) più stringenti di Verdi!
Tra le tantissime adatte (praticamente tutte, in primis Muti) io sono affezionato alla quasi senile lettura di Karajan a Berlino (alla Philharmonie, incisa tra 20 e 27 settembre 1977)
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14: TRITSCH-TRATSCH POLKA DI JOHANN STRAUSS II (1858)
Io *detesto* gli Strauss di Vienna (io che sono fan dell’unico Strauss bavarese, anche se era ben in linea con la teutonicità absburgica più che con quella prussiana di Berlino) e il loro Concerto di Capodanno viennese lo trovo noiosissimo…
In ogni caso la Tritsch-Tratsch polka, così rapida, si presta bene a bruciare i grassi (ironia della sorte che negli anni ’90 la usarono come musica per uno spot degli Autogrill!)…
Sono da evitare le letture troppo sinfoniche ed è bene limitarsi ai professionisti, cioè a Willy Boskovski o, in questo caso, al grande Carlos Kleiber, live proprio da quel noioso Concerto di Capodanno dalla Musikverein di Vienna il 1° gennaio 1992…
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15: DANZA DEGLI SCHIAVI MORI DALL’AIDA DI VERDI (1871)
Tacciata, per via di fumisterie decontestualizzate, di spregevolezza colonial (vedi n. 24 di Operas III), quella che nel tempo è diventata la Danza dei moretti, in passato ballata proprio da poveri bambini tinti di nero, ma più recentemente e molto spesso affidata a un unico e ironico performer, è una deliziosa parodia dello schiavismo, simile al «Leone di Cleopatra» di Asterix e Cleopatra (1968)…
Posto Georg Solti con l’Opera di Roma, in sessions svolte proprio al Costanzi nel giugno-luglio del 1961, con le maestranze ad arroventare nella canicola romana, con Solti che, si dice, bullizzava i cantanti!
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16: DANSE BOHÈME DALLA SUITE 2 DELLA CARMEN DI BIZET (1875)
La travagliata gestazione di Carmen è al n. 26 di Operas III…
Bizet muore dopo la prima, nel 1875, senza conoscere il successo dell’opera…
un successo tale che su di lui si concentrano tante attenzioni, anche di gente insospettabile (tipo Čajkovskij e Nietzsche), che finché era vivo manco l’aveva sentito nominare…
L’amico Ernest Guiraud viene incaricato dagli impresari e dagli editori per commercializzare tanta più musica di Bizet si possa mentre il suo nome sta in Agenda…
è Guiraud a sistemare due suite sulle musiche Carmen…
la Danse bohème sarebbe la Chanson bohème («Les tringles des sistres tintaient») e sarebbe pressapoco così nelle versioni standard (cioè nei ricompattamenti tra edizioni Oeser e Choudens fatti prima degli anni 2000)… Guiraud, pur mantenendo strutture e schemi, la trasforma in una indiavolatissima corsa sempre più maledetta e bacchica!
Sfido chiunque a fare dei burpees a questo ritmo!
Posto ovviamente la lettura che Myung-whun Chung ha inciso con l’Opéra de Paris all’Opéra Bastille nel 1991…
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17: ATTO 1, N. 4 iv DEL LAGO DEI CIGNI DI ČAJKOVSKIJ (1877)
Il Lago dei Cigni sarebbe Lebedinoe ozero ed è il n. 27 di Operas IV…
Con lui cominciamo un’ampia porzione dedicata a Čajkovskij, uno dei più grandi maghi del ritmo che abbia mai composto in Occidente…
Me lo sono sempre immaginato come il colpo fracassone di una compagnia di ventura!
Posto il pregevole lavoro di Michail Pletnëv e la Rossijnskij Nacionalyj Orkest nella Sala grande del Conservatorio Čajkovskij di Mosca nel 2009
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18: ATTO 1, N. 5 iv DEL LAGO DEI CIGNI DI ČAJKOVSKIJ (1877)
Con un gioco di parole musicale il levare ti fa battere il cuore proprio a mille!
Per chissà quale ragione posto la lettura di Bonynge con orchestrali londinesi della National Philharmonic alla Kingsway Hall di Londra del 1977…
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19: ATTO 3, N. 19A vii DEL LAGO DEI CIGNI DI ČAJKOVSKIJ (1877)
C’è da dargli di step!
Ovviamente ci vuole la mia adorata incisione di Seiji Ozawa alla Symphony Hall di Boston alla fine del 1978…
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20: FARANDOLE DALLA SUITE 2 DELL’ARLESIENNE DI BIZET (1879)
Vediamo di parlarci chiaro, e non sarà facile…
L’Arlesienne è un racconto di Alphonse Daudet, che ai tempi era come Erri De Luca (o come Mauro Corona)…
Nel 1872, Daudet si fa convincere da un grosso impresario, Léon Carvalho (una sorta di David Zard ante litteram), a farne un dramma, e Carvalho coinvolge un Bizet già apprezzato come serio professionista ma ancora non gratificato dal successo dei successi…
Carvalho, facile ai sensazionalismi quanto assai incline a farla fuori dal vaso proprio per andare dietro a quei sensazionalismi, chiede a Bizet delle musiche complicate (Bizet diresse dall’harmonium alternandosi all’amico Ernest Guiraud e al suo editore/musicista Antony Choudens) per un dramma che era invece molto raccolto e assai regionalista, tutto giocato sulle abitudini della Camargue, completamente sconosciute e sbeffeggiate come folklore bifolco dal pubblico iper-parigino riccone di Carvalho…
Ovviamente fu un flop grosso come una casa…
Bizet ce la fa a salvare il salvabile arrangiando le sue musiche per una Suite nello stesso 1872, una Suite che fa parecchio successo…
Nei tre anni che gli restano da vivere, Bizet lavora alla Carmen, e s’è visto che muore subito dopo averla rappresentata come work in progress senza godere del suo stragrande successo…
L’editore Choudens cerca di capitalizzare l’incasso del suo compositore morto e tardivamente strafamoso pubblicando e ripubblicando quanto può, anche se le richieste massime ce l’hanno proprio la Carmen (che nel 1875 manco era finita davvero) e la Suite dell’Arlesienne, che però è una sola e raccoglie pochissimo della tanta musica composta nel 1872…
Choudens incarica il solito Guiraud sia di ultimare Carmen (e si sa, vedi n. 26 di Operas III) sia di fare una nuova Suite dall’Arlesienne…
E Guiraud sa come fare… la sua nuova Suite dell’Arlesienne esce nel 1879 e suscita nuovo interesse per il dramma di Daudet, e per le musiche di Bizet che lo commentano, che avrà un ricchissimo revival nel 1885…
la Farandole del 1872 era questa e Guiraud la ingigantisce combinandola, effettivamente in modo geniale, col preludio del dramma (io posto il solito Chung con l’Opéra Bastille nel 1991)…
Proprio da cardio!
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21: GALOP DALL’EXCELSIOR DI MARENCO (1881)
Excelsior, con tutti i suoi problemi, è al n. 34 di Operas VI…
Se uno ha voglia di ammazzarsi tenendo il ritmo, pensando di avere davanti un pubblico di esaltati del Positivismo Belle Époque, è il benvenuto!
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22: FINALE DEL MOVIMENTO 1 DEL MANFRED DI ČAJKOVSKIJ (1886)
Manfred è proprio bello e segue alla lettera, in tutte le emozioni, il dramma di Byron che aveva già ispirato Schumann (un idolo di Čajkovskij: per tutta la vita conservò una bacchetta di direttore d’orchestra che, si diceva, era appartenuta a Schumann!) 40 anni prima…
L’esplosione del finale del primo atto è per un fitness pazzo e disperatissimo!
Io sono affezionato alla lettura di Kurt Masur al Neue Gewandhaus del 1991, ma ce ne sono tante belle lo stesso e forse anche più tragiche…
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23: TREPAK DALLO SCHICCIANOCI DI ČAJKOVSKIJ (1892)
Sarebbe la Danza russa dell’Atto 2, n. 12d dello Ščelkunčik, che Čajkovskij stesso incluse nella celebre Suite tratta dal balletto e uscita alcuni mesi prima che questo venisse eseguito in pompa magna al Mariinskij di San Pietroburgo nell’atmosfera natalizia del 1892…
È per l’ultimo minuto di allenamento!
Posto la sontuosa incisione che Mstislav Rostropovič ha fatto con i Berliner alla Philharmonie nel giugno del ’78…
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24: MOVIMENTO 4 DEL SOUVENIR DE FLORENCE DI ČAJKOVSKIJ (1892)
Souvenir de Florence è nelle Musiche per l’Esate…
Il rapporto di Čajkovskij con Firenze è serio…
i soggiorni duraturi furono:
il mese di febbraio 1878, in chissà quale albergo…
tornò e stette un altro mese a novembre e dicembre 1878, a Villa Bonciani, all’imbocco di Via San Leonardo: c’è la lapide commemorativa…
poi il soggiorno più lungo, da gennaio a marzo 1890, all’Hotel Washington intorno all’odierno Corso Italia…
Il finale del Souvenir è abbastanza serrato per farsi il fiato!
Posto l’Emerson String Quartet esteso (con Paul Neubauer e Colin Carr) al LeFrak Concert Hall del Queens College di New York nel 2012…
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25: MOVIMENTO 3 DELLA SINFONIA 6 PATETICA DI ČAJKOVSKIJ (1893)
Questa è un azzardo…
Nonostante io l’adori e nonostante abbia un andamento bello sostenuto, è per un qualcosa di più blando rispetto ai precedenti…
Posto ovviamente Sinopoli con la Philharmonia all’All Saints’ Church di Tooting a Londra nel 1989…
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26: MOVIMENTO 3 DEL CONCERTO PER VIOLINO DI SIBELIUS (1904)
Il concerto è nelle Musiche per l’Inverno (al n. 13)…
Posto quel miracolo di Hilary Hahn con Esa-Pekka Salonen e la Sveriges Radios Symfoniorkester alla Berwaldhallen di Stoccolma nel 2007: davvero stretta e adatta ai salti!
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27: DANSE INFERNAL DELL’OISEAU DE FEU DI STRAVINSKIJ (1910)
L’Oiseau de feu è il n. 6 delle Musiche per la primavera…
con lui inizia una amplissima parte dedicata a Stravinskij…
Il dramma è che ha tempi un pochino troppo composti per adattarsi allo sport…
ma un coach sadico potrebbe usarla al meglio!
Posto la sfarzosa lettura di Michael Tilson Thomas a San Francisco del 1998…
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28: DANCE DE COCHERS ET DES PALAFRENIERS DA PETRUŠKA DI STRAVINSKIJ (1911)
Petruška è il n. 7 delle Musiche per la primavera…
Dopo Oiseau, Stravinskij prende in mano la sua musica come mai aveva fatto prima, e la gestione del ritmo vola!
Posto la versione di Riccardo Chailly col Concertgebouw di Amsterdam del 1993…
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29: DANSE GÉNÉRALE DEL DAPHNIS ET CHLOÉ DI RAVEL (1912)
L’anno dopo Petruška, Ravel dice la sua sui ritmi avviluppanti e mica fa male!
Posto la classica lettura di Charles Dutoit con la Symphonique de Montréal fatta all’Église de Saint Eustache a Montréal nel 1980…
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30: LES AUGURES PRINTANIERS DAL SACRE DU PRINTEMPS DI STRAVINSKIJ (1913)
Il Sacre è il n. 9 delle Musiche per la primavera…
Non credo che si possa fare movimento su questa roba: ma sicuramente ti forza a metterci impegno… sarebbe da concludere con il pezzo successivo, il Jeu du rapt…
Posto la nerboruta lettura di Georg Solti a Chicago, al Medinah Temple, nel 1974…
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31: DANSE DE LA TERRE DAL SACRE DU PRINTEMPS DI STRAVINSKIJ (1913)
Anche questa è complicata ma è brevissima…
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32: DANSE SACRALE DAL SACRE DU PRINTEMPS DI STRAVINSKIJ (1913)
Per il finale, che sarebbe perfetta per un vero circuito, ci vuole la leggendaria incisione fatta il 20 gennaio 1958 da Leonard Bernstein e la New York Philharmonic nella Colorama Ballroom dell’Hotel St. George di Brooklyn, che, a detta di tutti, aveva un’acustica che mamma mia… si dice che Stravinskij era presente e che, alla fine, disse: «Wow»…
Il dramma che potrebbe verificarsi con questa eccezionale versione è la troppa passione… magari, quindi, si potrebbe scegliere la lettura più “orologiaia” ma ugualmente ficcante di Tilson Thomas a San Francisco nel 1996, ma vanno bene comunque tutte quelle che si trovano a caso eh…
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33: INTRADA DELLA MESSA GLAGOLITICA DI JANÁČEK (1927)
È già nelle Musiche per l’alba… e rimane bella pimpante anche per lo sport!
Posto la lussuosa versione di Michael Tilson Thomas e la London Symphony alla All Saints’ Church di Tooting a Londra nel settembre 1990…
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34: TERZO MOVIMENTO DEL CONCERTO PER FLAUTO DI IBERT (1934)
Il concerto è già nelle Musiche per l’Estate…
se un coach riesce a giustificare la pensosa parte centrale, l’inizio e la fine sono davvero da cardio!
Posto ovviamente Emmanuel Pahud e David Zinman con la Tonhalle Zürich nell’ottobre 2002…
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35: SENSEMAYÁ DI REVUELTAS (1938)
Già nelle Musiche per l’Estate…
Il dramma è che parte piano piano, ma poi arriva forte forte!
Posto la classicissima versione di Eduardo Mata e la Philharmonia, effettuata molto probabilmente alla Walthamstowe Assembly Hall di Londra nel 1975…
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36: TERZO MOVIMENTO DEL CONCERTO N. 2 PER PIANOFORTE DI ŠOSTAKOVIČ (1957)
Anche questo nelle Musiche per l’Estate…
Posto la performance a orologeria di John Ogdon con Lawrence Foster e la Royal Philharmonic nei leggendari Abbey Road Studios nel 1970…
È ottima per sbizzarrirsi con un circuito molto preciso…
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37: NORTH BY NORTHWEST DI HERRMANN (1959)
Se ne già parlato, con tante fumisterie, qui…
Posto un’incisione fatta Herrmann stesso con la London Philharmonic per la Decca, nel loro studio 3 al West Hampstead a Londra, nel dicembre 1968…
Incede molto speditamente e costantemente, e ti mette anche l’ansia di essere inseguito!
ottima per correre!
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38: MAMBO DA WEST SIDE STORY DI BERNSTEIN (sistemazione del 1961)
Si sa tutti che West Side Story è del 1957, ma questa è la versione delle Symphonic Dances del 1961…
Per un finale di allenamento gioioso!
Posto Seiji Ozawa e la San Francisco Symphony, si dice catturata al Flint Center del De Anza College a Cupertino, nel giugno 1972…
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39: H1-RACER PLANE DA THE AVIATOR DI SHORE (2004)
Per la colonna sonora di The Aviator di Scorsese, Shore mescola le nacchere (secondo lui imperanti negli anni ’30 a Hollywood), le fughe di Bach (si dice volute proprio da Scorsese) e l’impasto solido dei ranghi d’orchestra di Mahler…
Per un allenamento un po’ sconvolto…
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40: ALLES NEU DI FOX (2008)
Peter Fox è un rapper berlinese rimasto pressoché completamente paralizzato nella parte destra della faccia e molto attivo nella denuncia dei neonazisti della DDR…
Questo brano sarebbe tutto cantato in tedesco, ed è la campionatura di alcune battute degli archi del quarto movimento della Sinfonia n. 7 di Šostakovič (la n. 28 di Symphonies), tanto che qualche player la intitola proprio Shostakovitchovitch, che però pare sia un nomignolo estraneo a Fox…
Lasciata strumentale, Alles neu diventa un coinvolgente pezzo minimalista alla Philip Glass più feroce, che accompagna bene l’alzarsi e l’abbassarsi dei jumping jack!
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Un piccolo bonus:
La famosa Danza delle spade da Gajané di Chačaturján (1939-1942)…
molto popolare per spot e film vari, fa parte di un balletto complesso, da cui deriva anche l’Adagio nelle Musiche per l’alba, lavorato e rilavorato da Chačaturján in diversi contesti, dall’assedio nazista, agli ultimi anni stalinisti, alla stagione di Chruščëv… il balletto, mai due volte lo stesso, con temi che erano impellenti per un mondo che non c’era più già pochi anni dopo la prima (la protagonista scopre che il suo amato tradisce il movimento nazionalista armeno quando neanche una generazione era passata dal genocidio armeno perpetrato dagli ultimi pascià ottomani di un impero in già serio disfacimento, con la Prima guerra mondiale che aveva già eroso diverso territorio; la trama nazionalista armena poteva essere vissuta, durante la Seconda guerra mondiale, come spunto di resistenza contro i nazisti, e questo portò alla prima vera rappresentazione a Perm nel 1942 con l’occhio alla Leningrado assediata, ma non era il massimo della vita né sotto Stalin né durante le politiche annessionistiche di Chruščëv, con l’Ungheria invasa, e venne quindi edulcorata diverse volte a favore dei risvolti sentimentali) contiene musiche tra le più ritmicamente e timbricamente sgargianti di Chačaturján, un compositore che, negli anni, è riuscito a valorizzare assai il patrimonio ritmico-motivico-timbrico delle diverse repubbliche sovietiche senza turbare troppo il volto del realismo socialista, che plasmò e cavalcò e, nonostante le aporie governative (anche lui, con Šostakovič, Prokof’ev, Mjaskovskij e Kabalevskij, subì le angherie illogiche del regime artistico degli anni ’40), arricchì con queste sue perle sonore iridescenti anche negli anni ’50…
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Ho anche fatto una playlist YouTube!
e quella Spotify, con alcune varianti di esecuzione:
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