LAC al Maggio

LAC è un’accorciamento del Lago dei cigni (n. 29 di Operas IV) operato dal coreografo Jean-Christophe Maillot per il Balletto di Monte Carlo nel 2011…

ha circolato anche in versione video del conglomerato Mezzo/ARTE nel 2013, con regia di Denis Caïozzi e l’audio della registrazione del 1987 di Leonard Slatkin a Saint Louis…

Delle 2h e 30′ e passa della musica scritta da Čajkovskij, Maillot conserva sì e no 100 minuti, operando un montaggio estremo: mantiene lo scheletro della divisione in atti della partitura, ma, oltre a tagliare, sposta la posizione di alcuni pezzi da un atto all’altro…
e vabbé…
è una cosa che fanno tutti i coreografi…

La vicenda immaginata da Maillot, con i suoi movimenti mimetici e certi usi illusionisitici della scena, non va granché al di là di quella che è narrata nei libretti associati al balletto, quelli firmati da Vladimir Begičev (o da Julius Reisinger o da Vasilij Gél’cer, chi lo sa), che però lo stato attuale dei documenti non permette di associare davvero alla musica di Čajkovskij: si sospetta assai, e probabilmente con molta ragione, che Čajkovskij lavorò su un libretto diverso da quello che veniva distribuito al Bol’šoj durante la sua vita, tanto che Čajkovskij ha quasi sempre disconosciuto il suo capolavoro coreutico, proprio perché non ne ebbe il completo controllo artistico, come invece ha ottenuto per La bella addormentata, scritto 13 anni dopo…
Tutto quello che l’immaginario collettivo conosce del Lago dei cigni deriva dal revival che Marius Petipa, Modest Čajkovskij (il fratello del compositore) e Riccardo Drigo (direttore musicale della compagnia del Teatro Mariinskij) misero insieme a San Pietroburgo un paio di mesi dopo la morte del compositore, con performance monumentali a partire dal 1895…
È la coreografia di Petipa che la gente ritiene classica, ma anche quella coreografia taglia la musica, con le forbici astute dell’esperto Riccardo Drigo…
L’editore Jurgenson, ancora nel 1895, pubblicò la partitura completa basandosi precisamente sugli autografi… Čajkovskij era morto da due anni e non si può sapere cosa avrebbe tenuto o cambiato del suo primo e non compreso balletto se avesse dovuto pubblicarlo: per lui Lago dei cigni era stato una sorta di esperimento abortito, che gli aveva procurato odiose critiche per il troppo sinfonismo: se Jurgenson gli avesse proposto la pubblicazione che avrebbe fatto? avrebbe tenuto tutto? avrebbe smussato, riscritto, cambiato?… boh… fatto sta che negli autografi c’è il capolavoro che tutti sappiamo e che abbiamo imparato ad amare nei dischi e nelle performance concertistiche, visto che in scena è stata la versione Petipa/Drigo ad aver imperato…

Maillot sa tutto questo e cerca di mettere in scena, pur tagliando a mille, il succo di quella storia di maledizione e di falsi giuramenti sotto l’inganno, che noi tutti conosciamo, se non dal balletto, almeno dalla trama del film di animazione Swan Princess, ovvero L’incantesimo del lago di Richard Rich del 1994, ispirato a Čajkovskij…

Il Lago dei cigni scenico manca al Maggio dal 2012, quando venne replicata la versione di Paul Chalmer, ugualmente moderna, ispirata alla vita di Čajkovskij (la replica si intitolava L’enigma Čajkovskij): Chalmer aveva creato il balletto l’anno prima, per il 74esimo Maggio col titolo Lo scandalo Čajkovskij

Nonostante lo spettacolo fosse bellissimo, promosso dall’allora direttore di MaggioDanza, Francesco Ventriglia, e fosse stato votato da un sondaggio sul sito del Maggio come una delle performance più gradite del 2011 (tanto da essere appunto replicato nel 2012), non ce la fece a impedire la scriteriata e completa dismissione del corpo di ballo operata dal sovrintendente Francesco Bianchi nel 2015…

Da allora, Firenze ha visto il Lago dei cigni solo in pessime versioni classiche di Petipa/Drigo, fatte da compagnie itineranti di balletto sedicenti russe (o, almeno, dei paesi dell’ex URSS), accompagnate dall’audio registrato (di incisioni mai dichiarate)…

Nel 2017, per l’80esimo Maggio, Kristian Järvi eseguì a Firenze la sua Sinfonia drammatica sul Lago dei cigni (l’aveva scritta solo l’anno prima e forse quella di Firenze è stata la prima esecuzione in Italia), e cioè una leggera abbreviazione della partitura pubblicata (con il ritornello finale «per la macchineria scenica», eseguito solo da Järvi e da suo padre Neeme) della durata di un’oretta…

poi basta…

solo odiose suite, eseguite anche insommina

Vedere quindi un Lago dei cigni *ballato* al Maggio, per la prima volta nel nuovo teatro, fa proprio bene…
anche se ci si domanda perché non si potrà mai più vedere il fantastico spettacolo di Paul Chalmer, perduto insieme a MaggioDanza…

ma vabbè…

Maillot porta con sé la sua compagnia, tostissima e impeccabile nei movimenti coreutici, e tutta la sua scenografia coi giochi illusori semici: stupefacente il drappo nero finale a fluttuare!

chi ha visto la versione filmata da Caïozzi, dal vivo ammira l’uso del palcoscenico, che Caïozzi non lasciava per niente intuire con le sue inquadrature… i ballerini spaziano dappertutto, cosa nel video non si evinceva per nulla…
il video, certo, enfatizza alcuni snodi con i primi piani e il montaggio, soprattutto il finale del secondo atto, ma la bellezza del ballo dal vivo è inarrivabile, anche perché dal vivo c’è l’orchestra: un Maggio splendente con i suoi fiati argentei e inattaccabili e molto pronto a seguire la conduzione tecnica di Garrett Keast, un po’ attutita nel volume e un pochino troppo puntuta certe volte (ha prediletto suoni un po’ più corti di quelli previsti), ma vivissima di dinamiche e passionalità (coinvolgenti sia il valzer del primo atto sia la fine del terzo atto čajkovskiano, prima scena del terzo atto di Maillot), che magari avrebbe meritato una lettura completa e non i soli pezzi scelti da Maillot…
una ottima prova leggermente scalfita dalle solite defaillances dei corni…

Un Lago dei cigni, quindi, tutto da vedere e sentire, anche se Maillot ha tenuto quasi soltanto i pezzi noiosi del primo atto di Čajkovskij…

il dramma è stato che all’uscita dal teatro ho appreso della morte di David Lynch, cosa che mi ha un po’ rovinato l’entusiasmo…

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