Il direttore era Alessandro Bonato, che mi convinse poco al Barbiere di Siviglia di Macerata nel 2022…
Il pianista era Francesco Libetta, per gli specialisti una leggenda vivente…
In programma:
il Concerto n. 2 di Rachmaninov [il finale è nelle Musichine per San Valentino];
la “suite” del Lago dei Cigni di Čajkovskij [il n. 29 di Operas IV];
e il Capriccio italiano ancora di Čajkovskij [n. 7 delle Musiche per l’Inverno]
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Il Concerto 2 di Rachmaninov è famosissimo: sigla della Storia siamo noi della RAI, ispirazione di All By Myself ecc. ecc.: tutte cose che si sanno!
Libetta, che invece di andare a memoria ha letto la sua parte solistica sull’iPad, è bravo (forse un pochino “sporco” in qualche sedicesimo veloce?), e l’esecuzione è stata l’emblema di coloro che sanno come fare e lo fanno benissimo, ma hanno comunque il dramma dell’happening e dell’immediatezza della performance, che ha reso il risultato complessivo leggermente discontinuo…
Con una sonorità orchestrale per lo meno divina (complice anche l’eccellentissima acustica della Sala Zubin Mehta per i posti da me trovati), e un equilibrio tra pianoforte e orchestra da fare invidia pure a un’incisione, Libetta e Bonato hanno risolto il primo movimento con superclasse…
nel secondo, Bonato ha condotto le prime battute in modo troppo stretto per i miei gusti, ma i fiati del Maggio sono stati fiammanti nel rendere il tema… purtroppo i corni hanno, come sempre, perso la trebisonda, non solo per suono e morbidezza, ma a un certo punto anche per tono…
il terzo movimento è stato complicato: s’è visto quanto farlo bene sia un’impresa…
nonostante non siano mai andati fuori sincrono, Libetta e Bonato si sono un po’ inseguiti: comunque la loro concertazione tutta spaccacuore del tema cuccioloso era da brodo di giuggiole, e il finalissimo è stato trattato da Bonato come meglio non si poteva…
…purtroppo, la coda “prestissima” immediatamente successiva, mortalmente virtuosistica, è stata laboriosa, e m’è sembrato ci siano arrivati col fiato corto…
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Anche con la sola orchestra, Bonato è stato bravissimo ma con leggere discontinuità…
il primo pezzo della suite del Lago dei cigni, il temone famosone, e il valzer, sono stati strepitosi…
ma gli altri pezzi, e tutto il Capriccio, sono stati sì bellissimi, e con minuscoli preziosismi analitici d’interpretazione, ma tutto sommato atletici e ginnici: la ripresa di «Veneranda» nel Capriccio, per esempio, è scorsa un po’ senza lasciare traccia, e ha aperto a un finalissimo del tutto da cronometro…
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