«Due ussari» di Lev Tolstoj

L’edizione ha fatto la sua parte: una straordinaria ristampa dell’Unità di Veltroni (1992) di un testo che Italo Calvino compose per la sua collana “Centopagine” di Einaudi nel 1973, con traduzione di Agostino Villa…

Con Lei dicevamo che Calvino scrive un’introduzione colta e felice, che bene illustra i dualismi del racconto, ma che forse non coglie una magia di Tolstoj, cioè quella di aver intitolato la vicenda ai due ussari quando le vere protagoniste sono le donne, i loro flussi di coscienza, la loro diversa reazione alla fine della giovinezza, le loro speranze e immaginate aspirazioni…

Io credo che Villa abbia tradotto prima del 1973: il suo linguaggio è quello giusto per Tolstoj ma la sua prosodia, andando dietro al russo (che non ha pronomi), mi è risultata difficile, e alla fine ho letto il finale nella versione anni ’30 della Duchessa d’Andria, che, pur colpevolmente senza accenti (che invece Villa concede con precisione), concepisce i periodi di Tolstoj sicuramente con molta più libertà, rinunciando alla lettera per aggiungere qua e là certi incisi, o certe espressioni figurate, più confacenti alla scorrevolezza…

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