Ghostbusters: Frozen Empire

Tramortito dalle irrimediabili (date le morti) perdite nel doppiaggio italiano (atterrito soprattutto da Leslie La Penna su Murray), vedo questo ennesimo Ghostbusters in inglese…

se la paralisi tombale di Afterlife mi aveva assai scocciato, devo ammettere che questo Frozen Empire l’avrei molto apprezzato se l’avessi visto a 14 anni…

Kumail Nanjiani ha dichiarato che l’intento era quello di fare un episodio lungo della serie animata The Real Ghostbusters (1986-1991), ed è davvero quello che il film è!

Gil Kenan sembra girare appunto un cartone animatino, forse con un po’ troppe cartoline di New York (c’è ancora Eric Steelberg a inquadrare), ma con alcuni long takes, innocenti ma carini…

per il resto è cristallino découpage hollywoodiano, liscio e preciso, senza strafalcioni, professionale e diretto nel raccontare una storia…

una storia, stavolta, perfino scritta per niente male (da Kenan e Jason Reitman: Ivan Reitman, il padre della serie, è morto nel 2022 e a lui il film è dedicato)…

sì, è infantile e fiabesca, ma ha tutti i simboli al posto giusto:

  • un mostro che spunta proprio quando in una protagonista c’è una crisetta di futuro adolescenziale,
  • un Doppelgänger della protagonista (il fantasmino Melody) a simboleggiare le scelte difficili da affrontare, e che con la protagonista intreccia una love story simbolica, di amore/tradimento, necessaria alla crescita (una love story che c’era anche in The Last Jedi, ma alla gente non è piaciuta: peccato per loro): e l’unica love story del film è tra due ragazzine: molto cuccioloso e tenerone!
  • una nemesi che slaccia i nodi personali della famiglia da costruire [e guarda caso è proprio la famiglia che cerca il Doppelgänger, che si disfa nel mare magnum dello spazio quantistico quasi come Emily in Corpse Bride; e anche il «Firemaster» lo è per retaggio familiare], della vecchiaia da vivere, e dell’amicizia da mantenere, e che infatti si sconfigge tutti insieme («e per sempre», direbbe Pirandello)…

Il mefitico fan service è ridotto al minimo con minuscole allusioni alla New York Public Library, con William Atherton, e stavolta include perfino Ghostbusters II (finora, chissà perché, ostracizzato dai fan)…

non c’è Sigourney Weaver e Murray è per lo meno accessorio, mentre quasi deuteragonista è Dan Aykroyd, ed Ernie Hudson finalmente, dopo 40 anni, riesce a garantire al suo Winston lo sbalzo che aveva letto nello script che gli era arrivato nel 1983 e che rimase nei tagli del primo film (uno Winston che diventa quasi il babbo dei Ghostbusters)…

per il resto, ad avere il top billing è Paul Rudd, che è anche il primissimo ad apparire…

e la controprova che in realtà io sono una bambina è il fatto che già dopo Afterlife mi sono quasi estasiato per Mckenna Grace, della quale sto ritenendo un paio di sue canzoni (Hunted House, Post Party Trauma e Ugly Crier) perfino dei capolavorini e che mi sono proprio goduto nelle sue effusioncine con Emily Alyn Lind (che era anche in Doctor Sleep)…

Finn Wolfhard starà in video sì e no 5 minuti: speriamo sia cominciata la fase calante che mi auguravo dopo Afterlife

fuori tono la colonna sonora di Dario Marianelli: strafa…
ed è fin troppo uguale al temetto d’amore che Graeme Revell aveva scritto per The Saint di Phillip Noyce (’97)

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