[2024] Le canzoncine di Sanremo

30 cantanti sono davvero troppi…

per discernere tra le canzoni occorre veramente volerlo, andandosele a cercare tra singoli, YouTube e Raiplay… altrimenti tutto si impappa…

e infatti tante canzoni non mi sono rimaste: mentre le sentivo, ok, sapevo quali erano, ma dopo, mi scivolavano via…

Consuete sono molte considerazioni:

  • Fiorello non mi dice nulla: dico da tanto che ha fatto il suo tempo… ho visto solo due puntate del suo dopofestival e m’è sembrata una baracconata senza capo né coda che non mi ha strappato manco un sorriso…
  • Fantastica la sinergia tra una camera lontana stra-zoommata e una camera vicina, che permette fantastici e compulsivi stacchi tra primo e primissimo piano sui cantanti: è un qualcosa che c’era anche negli anni passati… davvero prodigioso l’effetto su Angelina Mango nella serata delle cover: almeno due camere turnicavano sulla cantante senza che si inquadrassero, magia!
    quest’anno molti, forse più degli anni passati, gli effetti Vertigo, involontari ma frequenti, quindi forse non sono involontari per niente!
  • Belle le scene, che però mi sono sembrate un paio di reni: come un’illustrazione dell’apparato urinario…

E consueti sono alcuni “pizzichi”:

  • Travolta pietoso: e la pubblicità alle scarpe, vabbé: se per fare uno spot alle scarpe fai quelle facce non sembri un testimonial così affidabile… e un brand che spera di pubblicizzarsi col Ballo del qua qua deve essere alla canna del gas…
  • il coro dell’Arena di Verona, col Va’ pensiero, è stato uno strazio di attacchi a cazzo: quando lo diresse Mauro Pagani, nel 2013 [forse], si incazzarono tutti (dissero che Pagani non aveva le competenza per dirigere l’opera: o per Diana che cazzata), ma fu immensamente meglio!
  • Giorgia, mah, sì, carina, ma meh…
  • Mengoni ha dimostrato estro, ma io non lo reggo neanche fritto
  • la banda dei Carabinieri m’è sembrata una trashata
  • Teresa Mannino non l’ho mai sopportata…
  • Doveroso il logos sulle morti sul lavoro: una vergogna assoluta…
    la canzone di Massini e Jannacci mi ha detto poco, ma poi la conclusione di Massini mi è piaciuta…
  • Crowe si è sopportato, ma non ne ho capito l’utilità… il dubbio su chi doveva essere il bersaglio della presa in giro del Ballo del qua qua di Travolta mi resta…
  • Porella Cuccarini, sì, è piacevole…

INFANTI

SANGIOVANNI – Davide Rossi
Non lo so…
è una canzoncina proprio per ragazzini…
mentre l’ascolti la apprezzi, ma è una cosetta che, boh, sembra svanita
poi, magari, in studio, decontestualizzata e non frullata in serate di 5h, magati migliora…
a oggi da un orecchio mi è entrata e dell’altro mi è uscita…

LA SAD – Simone Bertolotti
Sono simpatici…
un po’ rimangono, come no…
fuori dal contesto la apprezzerò…

SANTI FRANCESI – Daniel Bestonzo
Anche lei scompare tra le tante…
è come se imbrattassero una tela senza avere forma, o un’idea…
è però energica, ma anche “piana” e “liscia” insieme, quasi a imitare un “progressive” leggero…
scorre insapore…

MANINNI – Enrico Brun
Ha un po’ la prosodia di Quando arriva la notte di Arisa…
ma non me la sono mai ricordata…
mi evaporava…

IL TRE – Carmelo Patti
Giovanilosa, proprio da bamini;
il verso «come la neve» è un inciso proprio facile, sicuro, ma a me ha rotto le palle…
lui sembra il compianto Julian Sands più pazzoide, quello di Boxing Helena o del Fantama dell’opera di Argento…

FRED DE PALMA – Valeriano Chiaravalle
Mah, si sente, ma alla fine non mi è rimasta…
l’inciso «piangere piangere» va bene, ma boh, mi passa via…

CLARA – Valeriano Chiaravalle
Carina e precisa;
lei sembra una perfettissima indossatrice…
non dispiace, ma non incide, almeno non in me…
Nella serata cover, Chiaravalle, con le voci bianche del Regio di Torino, pur ottenendo un rifacimento lento e noioso, ha combinato in modo egregio e commovente il Circle of Life di Elton John con i temi di Zimmer affidati ai bambini, come cornice: una sistemazione migliore anche di quella di Zimmer stesso! Peccato, però, la scelta dell’andamento troppo tartarughesco…

ALFA – Valeriano Chiaravalle
Un po’ più mossa degli altri infanti, ma rimane lì…
È stato, però, molto toccante nella serata cover con Vecchioni…

CIOFECHE

NEGRAMARO – Davide Rossi
Non c’è proprio verso…
il loro modo di intendere il ritornello passionoso in sovracuto, e la struttura delle loro canzoni, sempre uguale, mi sono completamente estranei…
Peggio del Volo peggiore (un Volo che quest’anno ho perfino non disprezzato)…
è la loro solita canzone sbraitata e dall’amore tragico che finisce per essere comico tanta è l’iperbole del loro afflato che sembra quasi più rabbia, o diarrea dolorosa…

NEK & RENGA – Luca Chiaravalli
L’incisetto è di quelli furbi che piacciono alle comari…

GEOLIER – Francesco D’Alessio
La strutturazione un po’ lamentevole non me la fa comprendere…
è triste, drammatica e percussiva, e io non capisco perché, visto che il ritornello fluisce senza particolari scosse emotive, come una semplice ballatina…
quindi, davvero, non capisco…

MR. RAIN – Enrico Melozzi
È di una maniera menagrama e horror: fa venire in mente scene estranianti di massacri di infanti, alla Friedkin
bravo Melozzi a gestire le entrate passionali melodiche degli archi, ma la canzone mi ha fatto paura…

GHALI – Enrico Melozzi
Non so se mi infastidiscono di più i luoghi comuni sui telefonini, oppure la finta tecnologia anni ’80 (che ho sentito autentica nei BNKR44), o l’esplosione melodica stantia e risentita, o il buonismo didascalico (così diverso dal narrativo di Dargen), per altro del tutto distaccato dalla musica facilona… e la conclusione affidata al cielo mi è sembrata di un religioso odioso…
Non l’ho sopportata…
Ma nella serata cover, a stigmatizzare i meloniani di merda sul considerare “italiani” solo chi pare a loro, con il trionfo del pressappochismo, del razzismo, della beceraggine e della buzzurronità oleosa e pietosa dell’italiota, è stato davvero ottimo, chapeau!

NOIE

ANGELINA MANGO – Giovanni Pallotti
È costruita benissimo, è intellettuale e ricercata…
pure troppo…
si avverte il compiacimento bizzarro, quasi alla Poor Things, e la esagerazione della sceneggiata alla Uvaspina
è un po’ Levante e un po’ la Stupida follia di Emma…
A me ‘ste cose non piacciono mai, e ho a noia i tanto celebrati figli d’arte per pregiudizio personale… e in lei si vede anche, esibitissima, una timidezza che pare molto affettata…
ma si sente essere un buon lavoro, per certe cose tecniche è l’asso…
però che due palle… e ha un messaggio molto sadomasochistico che non so se riesco ad apprezzare…
nella serata delle cover è stata ovviamente commovente, ma io sono cinico, e ho visto tanta paraculaggine…

DIODATO – Rodrigo d’Erasmo
Come in Angelina Mango si sente tutta la costruzione, la cura della composizione…
ma non riesce a smarcarsi di essere uguale a mille altre, soprattutto quelle di un certo cantautorato retro simil-1960s…
il timbro di Diodato sembra quello di un Alex Baroni poco educato (e già Baroni a me non diceva nulla, pover’omo)…
come Melozzi con Mr. Rain, d’Erasmo garantisce un uso degli archi serio (mentre gli altri si adagiano sul semplice riempitivo), ma non riesce a dare a tutto una forza centrifuga capace di far scappare la canzone dalla gigantesca forza centripeta dell’abbiocco…
gli archi ci sono anche in studio, ma il mix del pubblicato in album, che appiattisce gli strumenti, rende la canzone ancora peggiore!

ALESSANDRA AMOROSO – Francesco Mancarella
Dicevano che la canzone sanremese era finita
La resuscita Alessandra…
Sembra una canzone studiata per vincere un Sanremo di Baudo…
è anche molto Malika Ayane senza “particolarità”…
Certo: male male non fa…

FIORELLA MANNOIA – Clemente Ferrari
DeAndreiana (pure troppo) e “balcanica”, e “passa” un po’ in fretta…

MAHMOOD – Carmelo Patti
Anche questa l’ho sopportata: ed è una novità per me che *detesto* Mahmood…
non vuol dire che la ami, perché, ovviamente, mi ha fatto due palle…
le ripetizioni degli incisi mi sembrano troppe, e il tono è incerto: tra coro puntuto e rappetto sincopato, che suggeriscono disagio, e i soliti jodel sviolinati che invece sembrano esprimere una nostalgia elegiaca non si sa per cosa, si perde il vero senso…
boh…
però la tessera della «Tuta gold» resta in testa… e la storia di emarginazione e d’amore combinate insieme non è brutta…
ed è stato davvero eccellente, con i Tenores e Com’è profondo il mare, nella serata delle cover…

RICORDATE

IRAMA – Giulio Nenna
Il problema è che è manierata…
Lui sembra si sforzi tantissimo: sembra uno stitico che cerca disperatamente di andare di corpo dopo tanti giorni…
Però Irama non dispiace davvero mai…
ma dopo due canzoni belle di fila (quella del colore e quella della nonna morta dell’anno scorso), questa è un po’ quella che si ricicla

IL VOLO – Carmelo Patti
È incredibile che io sia riuscito a non voler morire durante una canzone del Volo…
un canzone che è ovvio che faccia schifo, essendo una canzone del Volo, ma che stavolta si regge meglio…
melodicona ma con motivazioni, e senza nessuna cacchiata pseudo-lirica parodica e ridicola che fanno di solito…
oh, che gli vuoi dire?

RICCHI & POVERI – Lucio Fabbri
Giocano col loro passato con un sacco di citazionismo verbatim delle loro canzoni del passato; riescono a mantenere un ritmo non male; la melodia funziona; sono agée ma non così vecchi…
Li ho praticamente adorati!

GAZZELLE – Enrico Melozzi
Purtroppo ha un motivetto così facile e semplice che non ce la fai a rimanere indifferente…
ha una prosodia da sigla di Cristina D’Avena, soprattutto Piccoli problemi di cuore, che io apprezzo…

THE KOLORS – Valeriano Chiaravalle
Funziona poco il calco di Elvis, e funziona poco la maniera di Italodisco (che era assai meglio), ma non sfigurano troppo: fanno anche un gesto coreografico che all’Ariston ha spesso portato fortuna (vedi Salirò di Silvestri e ovviamente la scimmia di Gabbani)

PIACIUTE

BIGMAMA – Alberto Cipolla
Può rimanere antipatica la sua esuberanza un pochino esagitata…
Ma la canzone non è messa male…
Non ha genialità vere, ma il messaggio lo comunica come si deve fare…
Sicché va bene…
e a me antipatica non sta, per cui!
Nella serata delle cover, con Gaia, La Niña e Sissi, è stata forse la migliore…

ROSE VILLAIN – Davide Rossi
Ha le nuances alla Unthought Known, ed è divertente, ma poteva essere più accattivante; la parte melodico-drammatica acchiappa, ma poi il ritmo ludico arriva meno: ma nell’insieme regge molto…
E io mi trovo ad adorare Rose Villain dopo le Fragole di Achille Lauro di quest’estate…
Nella serata cover, con Gianna Nannini, ha sfoggiato una vocalità flautata e vellutata, dolcissima, davvero sorprendente!

ANNALISA – Daniel Bestonzo
In certi pezzi sembra «Bongo bongo bongo stare bene solo in Congo»…
anche il «solo tuuuu» è citazione precisa (forse «come te non c’è nessuuuuno» di Rita Pavone?)…
è fatta come le altre canzoni odierne di Annalisa, che sono capaci di concentrare il divertimento e la stravaganza estiva
ed è raro che qualcuno riesca a fare così tante hit di seguito…
Anche questa ha la stessa grana dei tanti tormentoni vacanzieri, con in più una sostanza più lirica non brutta: funziona benissimo… stupendi i lens flares che gli ha regalato Vicario, e fantastico il senso in tv dell’ultimo “sinceramente”, con sguardo in macchina nel primo piano, davvero ironico, come l’ultima battuta di Caterina della Bisbetica domata!
In studio è meno cantata nelle parti ritmiche, quindi è meno carina…

LOREDANA BERTÈ – Luca Chiaravalli
Con un ipertesto basato soprattutto su Dedicato, Bertè torna dopo il capolavoro del 2019 con un altro centro assoluto…
Dal vivo rende meglio, ma è carina anche in studio…
L’ostinato del passo è accattivante e l’energia superba…
Bertè ha anche una capacità innata, con la sua rochezza, di commuovere con le sue urla che sono perorazioni di identità…
Insuperabile…

EMMA – Alberto Cipolla
Emma, purtroppo, la conosco benino…
Appena sentita ho avvertito la mancanza di un vero decollo lirico-melodico (quello che hanno sia Annalisa sia Rose Villain)…
Poi, col tempo, me n’è fregato niente…
Il “silenzio” vocale dell’inciso «apnea» incornicia bene una canzone che è davvero una storia trapuntata di motivi interni di una gustosissima trama narrativo-musicale (anche ricca di contesti stilosi propri di Emma, soprattutto nei versi “chiamo l’avvocato, e gli dico tutto”), in cui quel “silenzio” è giustificatissimo, ed è preparato da una progressione quasi dance che trascina a mille… e fascinosissima è la suggestione del falso e del ricordo del “ricordati com’ero”, che suggerisce la falsità dell’immaginazione di quella trama: da 10!
Mi sono trovato a ballicchiarla sugli autobus con la gente che mi guardava come fossi un demente!

BNKR44 – Enrico Melozzi
Assolutamente adorabile!
Ha la consistenza delle canzoni tecnologiche degli anni ’80: rimembra quasi Lio (vedi Musichine per San Valentino)… e canta di una vacuità della vita periferica con un ottimo acume…
Vicario li gratifica con colori strastupendissimi!

DARGEN D’AMICO – Enzo Campagnoli
Un capolavoro di unione tra testo e musica, con giochi di parole e coro immersivo stupefacenti: e come Garrone, Dargen parla dei migranti e delle guerre, atroci, crudeli e insensate, che tanto piacciono a chi si vanta beato di votare Meloni e la sua ideologia retrograda, bacchettona e di dominio su gente ritenuta “inferiore”…
I suoi numerosi appelli al cessate il fuoco a Gaza, mai verbosi e sempre puntuali, sono stati tutti da applauso…
peccato che nella serata delle cover è stato anonimo e inconcludente…

Come tutti gli anni, c’è da leggere anche GramonHill

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