Seiji Ozawa, in memoriam

Ed è arrivato anche il giorno in cui mi trovo a piangere per Seiji Ozawa…

Ho plasmato moltissimo il mio gusto musicale su di lui (vedi anche i 10 album)…

con lui ho sentito per la prima volta Čajkovskij (affrontato a Boston, Parigi, San Francisco, Berlino)…
con lui ho adorato Strauss (Elektra, Salome, la sua magnifica Alpensinfonie, il suo classico Zarathustra)…
con lui ho avvertito l’Emperor di Beethoven (con Serkin in studio, con Uchida dal vivo)… il suo Beethoven molto particolare (molto cangiante dai maturi anni di Boston ai consapevoli anni “decantati” della vecchiaia con la Saito Kinen)…
con lui mi sono tanto divertito per i Carmina Burana
con lui ho scoperto i Gurre-Lieder
con lui ho capito per un po’ la Carmen
con lui ho apprezzato Ravel (il suo Boléro con Boston, quasi da “bollino”)…
con lui ho ammirato Britten (uno spettacolare War Requiem)…
con lui ho ballato Stravinskij e Gershwin…
mi sono stupito col suo parziale ma sicuro Puccini (vedi la Classifica)…
mi sono stupito che avesse affrontato anche Verdi (il Falstaff) a Tokyo, che ho cercato ma non ho mai trovato…

è la mia O della T come… Tag
l’ho visto tre volte dal vivo a Firenze (2008 e due volte nel 2009)…

senza di lui non avremmo Saint François d’Assise di Messiaen, di cui diresse la prima assoluta, all’Opéra de Paris, nel 1983…

gli anni americani di San Francisco, Chicago e soprattutto Boston, dove è stato 30 anni, sono stati ottimissimi, con tanti dischi… e sono stati quelli che me lo hanno fatto adorare, anche se, spesso, se risentiti, quei dischi oggi odorano un po’ di industriale (vedi L’opera in disco)…

goduriosi, infatti, i lavori europei, con Parigi, Vienna (dove è stato capo della Staatsoper dal 2002 al 2010, con un Concerto di Capodanno nel 2002), e soprattutto Berlino, con i Berliner, con i quali affronta tanto e con tantissima intelligenza…

e sempre il Giappone presente, con la Saito Kinen Orchestra, sua per tutta la sua carriera: una compagine alla quale ritornava, lui che si sentiva giapponesissimo ma che quando tornava a lavorare a Boston sentiva di dire: «sto tornando a casa»…
con la Saito Kinen sperimentava nuovo repertorio e tornava a partiture amate ma lasciate da parte per anni…
una carriera mondiale e cosmopolita, che gli permetteva di stilizzare le musiche che affrontava con molta cognizione di causa: lui che era del mondo, riusciva a capire appunto tutti gli stili del mondo…

ha diretto spesso in bianco, senza smoking: rivoluzionario…
praticamente sempre (almeno dagli anni 2000s) senza bacchetta: poetico…
un altro che “andava” senza bacchetta era Jurij Temirkanov, anche lui scomparso da poco, ma Temirkanov teneva gli occhi molto spesso fissi sulla partitura, con pochi e incisivi sguardi sugli orchestrali: Ozawa invece aveva una prodigiosa memoria fotografia, e si ricordava l’immagine della partitura, e quindi dirigeva spesso senza leggio davanti…
e il suo gesto poteva quindi diventare una vera danza: tutto il corpo dava indicazioni, che senza leggio comunicava con chiarezza agli orchestrali…
superbe le sue inclinazioni della schiena, quasi come un Gollum gioioso…
e mastodontici i suoi minimi cenni, simili a quelli che usa Yoda per tirare fuori il caccia di Luke dalla palude di Dagobah…

Nelle interviste che si vedono nella Digital Concert Hall dei Berliner Philharmoniker si vede un Ozawa quasi bambinoso: saltellante, sorridente, sempre smanaccante
Al concerto in Duomo a Firenze del 2009 andai con una mia amica studente di giapponese, e lo vedemmo entrare nel Duomo dalla Piazza (cioè dal lato del Sasso di Dante, per capirsi): lei, parlante giapponese, lo salutò, e lui sorrise felicissimo, e rispose con uno ciao di braccio (uno wave) ridentissimo!

È stato l’ispiratore di Steve Jobs con il suo I play the orchestra

Cercherò di scrivere di più nei prossimi giorni,
adesso, come sempre, lascio alle lacrime!

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