Il 2024 è il centenario della morte di Giacomo Puccini e quindi, ispirato da molti X (il social network) di altri, mi avvio a stilare una traccia dei miei 20 direttori preferiti tra coloro che più hanno avuto importanza, secondo me, nel percorso interpretativo del compositore…
Avverto che gli elenchi delle registrazioni che propongo non sono mai esaustivi e non pretendono di essere tali: sono solo esempi tra i tanti esistenti…
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20) Leonard Bernstein
Scelta curiosa, poiché, effettivamente, di roba pucciniana seria, distribuita in modi fruibili, ha fatto solo Bohème, a Roma (Auditorium Pio di Via della Conciliazione), tra maggio e giugno 1987 (esiste anche una ripresa video RAI delle performance, a cura di Henry J. Kraut, persona di Bernstein, per la regia di Elena Porpora de’ Medici)…
ma lo scavo ermeneutico di quella Bohème è così esaltante da non poter non essere citato…
[in questa classifica non saranno pochi, nelle posizioni basse, quelli che entrano in parade grazie a un solo disco]


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19) Thomas Beecham
Anche lui è in classifica grazie a una Bohème, diretta concorrente di quella di Votto (che vedremo), ma registrata un attimo prima (al Manhattan Centre di New York nell’aprile del ’56). Gli angloamericani l’hanno sempre preferita a quella di Votto, ed è un dualismo che si ripete ancora oggi…


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18) Mstisláv Rostropóvič
Invece lui è qui per una Tosca…
registrata alla Maison de la Radio di Parigi nel gennaio del 1976 (poco tempo dopo la sua defezione dall’URSS), e rimasta per tanto tempo irreperibile per un tardo riversamento in CD, è una Tosca così peculiare da meritare la menzione…


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17) Victor de Sàbata
Anche lui qui per una Tosca, registrata alla Scala dal 10 al 21 agosto 1953, che è diventata così famosa da essere forse considerata la Tosca per antonomasia!


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16) James Levine
Di Puccini ha fatto tanto…
al MET di New York ha affrontato innumerevoli Tosca e Turandot, centinaia di Bohème, almeno due Trittico…
In studio di registrazione ha fissato, per lo meno, Tosca (1980), Bohème (1979) e Manon (1992)…
…ma la sua verve molto svelta non me lo fa quasi mai piacere, anche se risulta spesso irrinunciabile poiché, in studio, ha fissato quelle che sono forse tra le migliori prove puccininane di Renata Scotto…


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15) Antonio Pappano
Ha fatto così tanto che stupisce davvero vederlo così in basso…
Non è esagerato dire che di Puccini ha registrato praticamente tutto (tranne forse Edgar, Le Villi, Fanciulla, però da lui molto studiata, e magari Manon): Bohème (’95), Tosca (2000, per il film di Benoît Jacquot), Butterfly (2008), Rondine (’96: è stato finora l’ultimo a fissare l’opera in studio, sfidando il risultato di Maazel di 15 anni prima), Trittico (’97), Turandot (2022), a cui si aggiungono decine e decine di performance dal Covent Garden di Londra, quasi tutte filmate…
…ma la sua azione mi risulta sempre un po’ “frigida”…

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14) Antonino Votto
La sua Bohème, quasi “anziana” (registrata alla Scala tra agosto e settembre 1956), è ritenuta ancora oggi la migliore dalla critica italiana!
Ha anche all’attivo almeno una Tosca (registrata per il film della RAI di Silverio Blasi del 1955), un’altra Bohème (al Maggio fiorentino, 1961), e Fanciulla del West dalla Scala (1956).
Allievo di Toscanini, in Puccini ha offerto una sensibilità che non perviene nei suoi contemporanei forse anche più proficui (tipo Serafin o Molinari-Pradelli o De Fabritiis)



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13) Arturo Toscanini
Non poteva mancare chi Puccini lo ha conosciuto e ci si è scontrato assai…
Ha diretto le prime rappresentazioni (di Bohème, Fanciulla e Turandot, da Toscanini completamente curata a livello musicale: fu lui a sovrintendere ai tagli imposti alla versione del finale di Franco Alfano), ha contribuito al processo creativo suggerendo aggiustamenti timbrici, e ha lavorato assai, con Giulio Ricordi, all’attecchimento della fama di Puccini dappertutto…
Toscanini e Ricordi, però, si sopportavano poco, e la loro poca simpatia si rifletteva in Puccini, che invece idolatrava Ricordi come un padre. Toscanini, per di più, ebbe spesso da ridire sulle scelte di Puccini sia musicali (non comprese granché Butterfly sulle prime, anche se poi contribuì molto al suo successo dopo la ripresa di Brescia, né Trittico, soprattutto Tabarro) sia personali (la Prima guerra mondiale fu per i due una pietra dello scandalo, con un Puccini pacifista contro un Toscanini ferocemente antitedesco; pochi anni dopo, invece, Puccini non reagì al fascismo come invece fece Toscanini), risultando in un’amicizia discontinua (è famoso lo scambio di telegrammi tra i due del natale del 1919: Puccini sbaglia a regalare un panettone a Toscanini e gli telegrafa «Panettone mandato per errore» a cui è subito seguita la risposta di Toscanini «Panettone mangiato per errore»)…
Infatti, gli allievi di Toscanini (tra cui Votto e Schippers) raccontano un maestro che considerava Puccini un chierichetto rispetto a un Verdi esaltato come un dio, e quindi tirava via certi spunti interpretativi: e infatti di roba reperibile del Puccini toscaninano, a parte i tanti pezzi da concerto, forse rimane solo La Bohème radiofonica della NBC trasmessa in due parti il 3 e il 10 febbraio del 1946…
Ma vabbé: Puccini e Toscanini sono nomi che non si possono non accostare, e la forza delle immagini musicali pucciniane dipinte da Toscanini restano in mente…
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12) Riccardo Chailly
Per Puccini ha fatto tanto…
Ha riscoperto molte pagine giovanili, ha battezzato il finale di Berio di Turandot, ha inciso quella che ai tempi era considerata la prima edizione critica del teatro pucciniano (la Bohème di Francesco Degrada, che non era un’edizione critica ma una sorta di Urtext come è la Tosca di Roger Parker che lo stesso Chailly ha dato alla Scala nel 2019, questa [al 2024 le edizioni critiche propriamente dette delle opere di Puccini sono quelle di Le Villi di Martin Deasy del 2020, di Edgar di Linda Fairtile del 2008 ma ancora in revisione nel 2023, di Manon di Roger Parker del 2013]), alla Scala ha promosso in pompa magna le versioni primigenie di Fanciulla e Tosca, ha introdotto Puccini tutte le volte che ha potuto in tutte le sue piazze lavorative (Berlino, Amsterdam, San Francisco)…
…ma qualcosa, nei suoi show, mi sfugge sempre… e dovrò capire il perché…






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11) Daniel Oren
Ha dato tanto a Puccini grazie a non proprio piccoli eventi mediatici (la Bohème del centenario a Torino, filmata per la RAI da Ilio Catani; la Tosca allo Stadio Olimpico di Roma nel ’98, con allestimento monstrum di Giuliano Montaldo; diversissime presenze all’Arena di Verona) e a una verve effettivamente trascinante…
In CD non rimane granché: una Tosca con Pavarotti a Roma (1990), una Turandot da Genova (forse 1988), alcune cose fatte in Cina; ma non sono pochissimi i DVD…
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10) Georg Solti
Si entra in top ten con uno che paradossalmente ha frequentato Puccini molto poco (proprio lui che invece ha avuto così tanto a che fare con Richard Strauss, bestia nera di Puccini in quanto a rivalità internazionale), ma con decisioni molto perentorie…
Nel maggio del 1956 un Solti non così giovane (dal ’46 al ’52 era stato capo della Bayerische Staatsoper, e dal ’52 al ’61 è il principale dell’Oper Frankfurt), ma ancora non così famoso (il Ring della Decca arriva dal ’58 e i suoi miracoli al Covent Garden dal ’60), registra per il Westdeutscher Rundfunk di Köln una Turandot in tedesco: bizzarra ma davvero suadente!
Nel 1974 (non si sa in quali giorni), registra alla Walthamstow Town Hall di Londra una Bohème con la London Philharmonic per la RCA: ancora oggi è considerata di riferimento per il modo in cui riesce a seguire precisissimamente tempi, legati e metronomie della partitura pubblicata…
Dieci anni dopo, nello stesso studio (tra febbraio e marzo, con una session a maggio del 1984, probabilmente dovuta alla colonna separata di Aragall), con la National Philharmonic della Decca, incide Tosca: considerata a ragione molto fredda, ha comunque una potenza difficilmente imitabile!


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9) Riccardo Muti
Negli stessi anni in cui Claudio Abbado si rifiutava di affrontare Puccini e Mascagni per la loro convivenza con il fascismo, Muti, chiacchierato rivale probabilmente destrorso di un Abbado apertamente comunista (anche se la questione è sempre stata dibattuta: Abbado si definiva organico nella nomenklatura e snobbava la musica non socialista ma amava frequentare i più incalliti capitalisti, mentre Muti lavorava con i progressisti continuamente, ha detto peste e corna degli imprenditori teatrali avidi di denaro e non ha mai permesso che la sua nomea di destrorso gli impedisse di affrontare anche i compositori più superbamente di sinistra), e valente allievo di Votto, si è invece timidamente accostato a Puccini con risultati più che buoni…
Ha all’attivo due letture di Tosca (a Philadelphia, basata su performance all’Academy of Music del maggio 1991 e del gennaio 1992; e alla Scala, nel maggio del 2000, con ripresa dell’allestimento di Luca Ronconi del ’97: ne esiste una ripresa TV per la RAI di Pierre Cavassilas) e la Manon Lescaut scaligera del giugno 1998 (allestimento di Liliana Cavani: esiste la ripresa TV della RAI di Manuela Crivelli): roba assai buona…



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8) Seiji Ozawa
Per il dolore di tutti, Ozawa non ha registrato in studio un beato ciufolo della musica di Puccini in forma integrale; esiste comunque un suo Puccini Album per la Philips, registrato col Maggio Musicale Fiorentino nel ’97 con Neil Shicoff e Galína Gorčakóva, recante selezioni da Tosca e Manon…
Rimangono anche testimonianze audio e video di opere complete così superbe che il rammarico per i mancati dischi brucia a mille!
La sua Turandot da Parigi del 1981 (allestimento di Margarete Wallmann e regia video di Pierre Desfons) è formidabile, e le sue Tosca sono sopraffine: ce ne sono almeno 3: un video dalla Scala del 1980 (allestimento di Piero Faggioni; ancora non ho scoperto chi fu il regista TV della RAI; le prime performance furono fischiate da un loggione in protesta contro un direttore giapponese: bello schifo); uno da Parigi del 1982 (allestimento di Jean-Paul Chambas e regia TV di Jean-Claude Auvray); e un audio radiofonico di una performance live dalla Staatsoper di Vienna del 2003 (cattura un allestimento di Wallmann)
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7) Thomas Schippers
Allievo di Toscanini, e morto a soli 47 anni, Schippers ha impresso il suo nome sul Puccini registrato grazie a tre Bohème e a una Manon Lescaut, tra le non tante sue letture di cui ci sia rimasto l’audio…
La prima Bohème è stata catturata il 15 febbraio 1958 dal MET di New York…
la seconda è stata fissata in studio, a Roma, per la EMI, dal 24 al 26 settembre del 1962 con un’ultima session il 27 agosto ’63…
la terza deriva da un broadcast radiofonico della RAI di Roma, per alcuni trasmesso il 30 dicembre per altri il 17 luglio 1969 (e in che studio si registrava per la radio? all’Auditorium del Foro Italico?)…
L’unica Manon pervenutaci deriva da un audio preso al Costanzi di Roma probabilmente il 3 marzo 1969…
Ma per Schippers, Puccini era un mito e dal vivo, per tutti gli anni ’60 e ’70, si è imposto come uno dei comunicatori più intelligenti della musica del lucchese… molto successo, per esempio, ebbe la sua lettura di Manon a Spoleto nel 1973, con allestimento di Luchino Visconti, di cui, purtroppo, non resta granché traccia (Riccardo Chailly, da studente, assistette alle prove, rimanendo estasiato!)…
Sono soprattutto le sue Bohème a essere rimaste nella storia grazie alla loro leggerezza, che mai tramortisce la sgargiante immensità timbrica dell’orchestra: miracoli di sinergia tra brio e tecnica che dànno alla musica un istinto così naturale che conquista ogni volta!…



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6) Carlos Kleiber
Ennesimo direttore legato esclusivamente a Bohème…
L’edizione maxima è quella del marzo 1979 per La Scala, allestimento di Zeffirelli, anche trasmessa dalla RAI (ancora non sono riuscito a capire chi sovrintese alla regia TV, forse lo stesso Zeffirelli ma non è detto). Esistono catture audio di molte delle repliche e della tourneé in Giappone (quasi certamente al Teatro della NHK di Tokyo nell”81)…
Sono rimasti audio della Bohème di Kleiber anche dal Covent Garden (ancora ’79), dalla Bayerische Staatsoper (’83) e dal MET di New York (’88)…
Quasi più leggero di Schippers, perfino aereo, ma intensamente drammatico, con solo Bohème Kleiber riesce a essere un super in Puccini!
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5) Lorin Maazel
Si entra in top five con un grandissimo interprete pucciniano che oggi rimane un po’ disconosciuto per la non amplissima diffusione dei suoi dischi e video…
Con una sicurezza interpretativa eccellente, Maazel ha affrontato Rondine quando era quasi soltanto una chicca per specialisti (nel 1981: lo precedono solo altri due dischi in studio, del ’53 e del ’66); ha inciso perfino Le Villi (nel ’79: fu il primo a convincere una major, la CBS, a registrare l’opera in studio); ha fornito all’industria discografica una Tosca assai solida (per Decca, 1966) e una Butterfly ispirata (1978); ha dato alla Scala una Fanciulla del West lussuosissima (allestimento di Jonathan Miller, regia TV di John Michael Phillips, 1991); ha inciso un Trittico forse tra i più narrativamente coerenti (1977); ha fornito ottimerrime Turandot (con Zeffirelli alla Scala e con Harold Prince a Vienna, entrambe nel 1983)…
Davvero da applaudire…






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4) Herbert von Karajan
Non si può negare che Karajan abbia davvero dato tanto a Puccini…
Dopo una Butterfly in studio alla Scala di Milano nel 1955 con la Callas, Karajan è tornato a fare dischi di Puccini spesso e volentieri, decretando quasi una sorta di predilezione (una delle tante che hanno contraddistinto la sua lunga carriera)…
Nel ’62 incide Tosca per la Decca a Vienna: è forse la Tosca più apprezzata dalla critica e forse la più famosa insieme a quelle di Mehta e de Sàbata…
Nel ’63 tiene a battesimo l’allestimento scaligero di Zeffirelli di Bohème e ne sovrintende un film (di Wilhelm Semmelroth) nel ’67, dopo averla portata in tour a Vienna…
La Bohème la fissa anche in studio alla Jesus-Christus-Kirche di Berlino nell’ottobre ’72 e fa diversi broadcast radio (Berlino, ’75; Vienna ’77 e ’78 ecc.)…
Nel 1974 incide Butterly per il film di Jean-Pierre Ponnelle (con Domingo) e in contemporanea fa un’altra edizione in studio (con Pavarotti)…
Nel 1979 incide di nuovo Tosca, a Berlino…
Nel 1981 incide Turandot a Vienna: un’edizione amata dai più…
Di Tosca continua a fare broadcast radiofonici fino al 1989, l’anno della sua morte…
E ingenti le performance di cui non è rimasta traccia sonora: la prima Tosca di cui si ha notizia è a Salisburgo, nel 1930; la prima Bohème anch’essa del ’30 a Ulm; a Ulm anche la prima Butterfly (’31); ha fatto Tosca anche ad Aquisgrana nel ’36 e ’39; alla Staatsoper a Vienna sono moltissime le sue Bohème, Butterfly e Tosca negli anni ’50 e ’60…
È stato quindi, senza dubbio, un monumento all’arte pucciniana, anche se certe sue “pesantezze”, così diverse dalle “leggerezze” di Kleiber e Schippers (in Bohème), o certe sue lungaggini, così agli antipodi rispetto alla cura diegetica di Mehta, Bartoletti, Sinopoli o de Sàbata, lo fanno scivolare fuori dal podio…






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3) Giuseppe Sinopoli
A Puccini ha dato moltissimo…
Una delle prime tracce audio che abbiamo è di una Fanciulla alla Deutsche Oper di Berlino nel 1982…
L”83 è l’anno delle Manon Lescaut: dal vivo al Covent Garden e poi in studio con la Philharmonia: era forse la prima volta che Manon Lescaut diventava qualcosa di vivo dopo tanti anni di crinoline, affettazioni o soltanto pura potenza canora…
Nell”85 arriva la Tosca da New York (allestimento di Zeffirelli, regia TV di Kirk Browning). A Tosca dedicherà anche una splendiderrima edizione in studio a Londra nel 1990, forse la Tosca che io preferisco…
Nell”87 incide Butterfly a Londra: è forse una delle Butterfly più credibili…
Nel ’95 fa Fanciulla del West alla Scala…
e nel 2001 affronta Turandot alla Tivolis Koncertsal di Copenaghen: avrebbe dovuto farla anche alla Scala, con allestimento di Keita Asari, ma glielo impedisce la morte (sul podio andrà Georges Prêtre)…
Con un senso del rubato assolutamente meraviglioso, e con un’urgenza espressiva e narrativa, eminentemente teatrale, che lo spinge a trovare millimetrici motivi stanislavskiani anche nelle più piccole cellule melodiche, Sinopoli è stato un interprete pucciniano interessantissimo, così arguto che ancora oggi piangiamo per la mancanza di una sua Bohème (era arrivato il contratto discografico, ma si dimise perché l’etichetta voleva Andrea Bocelli come tenore) o di un suo Trittico… e le sue intenzioni stanislavskiane cosa avrebbero potuto fare in una Turandot in studio?



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2) Bruno Bartoletti
Forse l’interprete più importante, ma quello che il grande pubblico conosce meno…
Negli anni ’60 delle pure voci, Bartoletti impose una coerenza musicale certosina, dedicandosi a Puccini davvero tanto e in tutto il mondo…
Già nel ’63 ha fatto un Trittico a Buenos Aires…
e poi ha portato Puccini in quella che è stata una sua casa, cioè la Lyric Opera di Chicago (già dal ’64)…
Affronta Manon dal ’66 (ancora Chicago e Buenos Aires) e nel ’71 la incide in studio a Londra…
Nel ’73 incide in studio Suor Angelica a Roma (Santa Cecilia), rispulizzita di qualsiasi manierismo…
Nel ’76 fa la colonna sonora del film di Tosca di Gianfranco De Bosio: ancora oggi è quasi uno standard per la sobrietà della messa in scena e per la conduzione serrata…
Nell”83 sovrintende al Trittico di Ermanno Olmi (Tabarro), Franco Piavoli (Suor Angelica) e Mario Monicelli (Gianni Schicchi) al Maggio Musicale Fiorentino, da cui trarrà un’incisione in studio (fatta al Teatro Verdi di Firenze) nel 1991. Le recite dell”83 furono riprese per la RAI da Ilio Catani. È un Trittico meraviglioso: mai esagerato, misurato nelle soluzioni, ma sempre tremendamente incisivo e per niente reticente nello sviscerare tutte le emozioni della musica…
Nell”83 porta anche Rondine a Chicago…
Nell”87 fa Bohème al Maggio Musicale Fiorentino, e, negli anni, la farà anche alla Scala: esiste la ripresa TV di Carlo Battistoni dell’allestimento di Zeffirelli in replica nel 2003: è forse una delle più intense Bohème che si possano sentire e si piange che non l’abbia mai incisa in studio…
Nel ’90 porta Fanciulla a Chicago e, negli anni, la darà anche a Palermo, con una lucidità così cristallina che, anche di questa, ci si rammarica della mancanza di una vera testimonianza in studio…
Oggi le sue interpretazioni non sono scarsamente diffuse, però in confronto ad altre sembrano meno “frequentate”, questo a discapito del fatto che la sua portata di esattezza di stile è stata davvero importante: il suo Puccini esulava da qualsiasi divismo, e anche da qualsiasi costrutto intellettualoide: era musica feroce e intensa, pura e prorompente, senza però mai scadere né nell’ectoplasmatico compiacimento sonoro (come faceva Karajan) né nell’esagerazione del grand guignol (come faceva Levine)…
è veramente un peccato che non sia rimasta una sua Turandot…



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1) Zubin Mehta
Già nei 10 album si affermava questa supremazia, e anche nella rendicontazione delle sue tante Tosca, tra cui quella famosissima nei luoghi e nelle ore…
Oltre a Tosca e Turandot, Mehta ha inciso quella che è ancora oggi la Fanciulla pressoché standard…
Peccato che abbia accettato di incidere quella Bohème con Bocelli rifiutata da Sinopoli (che gli è venuta anche un pochino smorta), e che non si sia mai davvero dedicato ad altro oltre a Tosca e Turandot: avremmo tanto voluto un suo Trittico, una sua Manon, magari una sua Rondine… o sentire l’audio di Butterfly, da lui ogni tanto frequentata live, e che nelle interviste dice di amare molto…
benché, nelle stesse interviste, Mehta ha molto criticato le scelte di Puccini di ambientare le sue opere lontano dall’Italia, e proprio a Tosca ha dedicato tanta energia proprio perché l’unica a essere italiana (considerando Gianni Schicchi in un altro tempo, per Mehta troppo lontano per definirsi davvero “Italia”)…
in Turandot, invece, Mehta ha distillato tutto il suo amore per il massimo dell’orientalismo pucciniano…
E il dramma è che le sue Turandot e le sue Tosca sono così tante e così importanti da non poterne per niente fare a meno…
La Tosca del ’72 (dopo quelle di de Sàbata, Karajan e Maazel ma prima di quelle di Rostropóvič e Bartoletti) è stata davvero un lampo: segnava l’ingresso di Tosca in un tempo nuovo, quello dei cantanti più attori, e delle istanze teatrali più coerenti… e la coeva Turandot ancora oggi si mangia quella di Karajan per capacità di sentimento e per bravura nella spumosità timbrica, ed è stata perfino bissata con altre letture, soprattutto quella di Pechino del ’98 (allestimento di Zhang Yimou e video di Hugo Käch)… inoltre, la Tosca nei luoghi e nelle ore ha impresso l’opera nell’immaginario di Roma, molto più del comunque favoloso film di De Bosio/Bartoletti…
Non si può andare oltre questi risultati, spesso anche molto consolidati live (Turandot è “favorita” di Mehta già dagli anni ’60 e ha fatto importanti allestimenti anche dopo il 1998; e di Tosca non si contano le rappresentazioni anche solo nella sola Firenze)…
e poi il suo Nessun dorma, veicolato da Pavarotti, a partire dal ’90 è quello più fissato nell’immaginario mondiale!






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Certo, manca molta gente…
al posto di Beecham o di Oren o di Ozawa poteva esserci Prêtre (per via della Tosca del ’65, e della Turandot scaligera del 2001), per esempio, o Nagano (la sua Bohème, ultimata nel 1994, è assai considerata in USA);
potevano esserci Franco Capuana, Gianluigi Gelmetti, Will Humburg, Tullio Serafin (superba la sua Bohème del ’59, e davvero classica la sua Butterfly del ’58: entrambe con Santa Cecilia, Tebaldi e Bergonzi davvero al meglio; a molti piace anche la sua Turandot scaligera, con Callas, del ’57)…
e certamente poteva essere diversa la classifica vera e propria (per molti Karajan avrebbe potuto stare in testa, e sarebbero dovuti essere più alti Chailly o Pappano, oggi così famosi)
ma tant’è
Splendido articolo
Ti piace Puccini?
Sì, molto.
Evviva!
:)