Daniele Gatti aveva già affrontato le ultime 3 sinfonie di Čajkovskij con la Royal Philharmonic, dove è stato capo per 13 anni (1996-2009)…
Registrò in studio, per Harmonia Mundi, la quinta sinfonia al Colosseum di Watford, nel maggio del ’98…
la quarta alla Walthamstow Assembly Hall nel dicembre del 2004…
e la Patetica di nuovo al Colosseum di Watford nel maggio del 2005…
A Firenze invece affronta tutte le sinfonie, anche le prime tre…
quella di ieri sera era quindi una delle prime prime sinfonie di Čajkovskij che affronta…
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Molto spesso fuori stile nelle cose che dirige (vedi il suo Stravinskij energizzato come Verdi, il suo Debussy partecipato e poco simbolista, e il suo Verdi organizzato e cronometrico come se fosse Stravinskij), e tendente a tagliare tempi forsennati, ieri sera Gatti ha dimostrato una capacità di scavo ermeneutico prodigiosa…
Nella Partitura della mia vita, Zubin Mehta specifica che potrebbe dirigere sinfonie di Mozart e Beethoven anche tutti i giorni, ma invece non ce la fa a reggere l’emozione della Alpensinfonie di Strauss e della Patetica di Čajkovskij per più di una serata per volta…
la Patetica, infatti, vive di enfatizzazione di tutte le forcelle, che devono essere proprio spaccacuore! È impossibile non torturarsi psicologicamente studiandola…
e Gatti si è torturato…
dove tutti gli altri direttori mettono emozione, lui ce ne ha messa di più…
dove altri direttori ci mettono il divertimento, lui ce ne ha messo di più…
manco fosse Furtwängler o Celibidache o un mosto sacro dei russi, tipo Svetlanov o Mravinskij!
è stata una Patetica over the top
- con le corone risolte con interminabili silenzi tensivi
- con degli scoppi di suono che sembravano mortaretti
- con un sparatura di ottoni assordante
- con colpi di percussioni esplosive
e in tutto questo riuscivano a sbalzare, preziosi e aerei, gli interventi solistici, degli ottoni singoli, dei fiati, e dei singoli comparti, dai contrabbassi ai primi e secondi violini…
Una Patetica da travaglio massimo di rovello interiore,
da pianto esasperato,
da grido muto in una conversazione immaginata…
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la stessa energia c’era nella prima sinfonia, nei Sogni d’inverno che Gatti dirigeva per la prima volta…
una sinfonia che da rassicurante gioco divertente, adatto ai bambini, è diventata una cosa seria: davvero come se i Sogni d’inverno fossero di un adulto nostalgico e gramo: una rievocazione che porta riflessione invece che gioia…
il secondo movimento, con i corni stagliati al centro della scena, è stato un cumulo di concitato pensiero, e che i corni del Maggio l’abbiano portato a casa così fantasticamente è segno che sentono davvero Gatti come nuovo capo (se sopravviverà alla ennesima liquidazione economica, in cui si parla, per fare cassa, perfino di vendere al migliore offerente i pezzi pregiati dell’archivio artistico di scene, bozzetti e costumi!)
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Erano anni che non sentivo il Maggio così ben diretto, in una sala che non disperde il suono (la Sala Zubin Mehta) che si presentava quasi totalmente piena (anche se quasi solamente di anziani, me compreso: scovare persone sotto i 30 anni è stata un’impresa: ne avrò viste sì e no 8)
ed erano anni che, nel repertorio sinfonico, non sentivo il Maggio così pronto, così bravo a capire il direttore (e Gatti il più delle volte ha fatto solo cenni minimi e li guardava suonare, appoggiato alla balaustra come Carlos Kleiber! oppure indicava solo con piccoli gesti compiaciuti, sicuri che sarebbero andati a segno senza altri sbracciamenti, come i gesti che usava Svetlanov con l’Orkestr Rossii) e così capace di andargli dietro nelle intenzioni, nelle emozioni, nei più microscopici dettagli studiati senza che incorresse neanche un minimo errore!
serata quasi da estasi
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perfino il pubblico ha osannato e fatto standing ovation, e ce l’ha fatta a non applaudire tra i movimenti (cosa che cominciava a essere rara) e perfino ha atteso il necessario momento di silenzio prima di applaudire dopo l’ultima nota dolorosa del Lamentoso finale della Patetica: per fortuna (quelli che, al soffio finale dell’orchestra, cominciano ad applaudire subito, immediatamente, senza attendere che il direttore abbia chiuso, li ucciderei!)
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