Mentre imperversa la guerra ucraina e non solo (vedi Israele che bombarda quando gli pare Gaza), viene in mente lui, Chadží-Murát!
Impossibilitato a stare tra i suoi. Sempre straniero tra gli altri, che sono comunque i “suoi”. A metà di tutto, in lotta con tutto, in guerra tra fazioni belligeranti ognuna per ragioni sempre presenti e atroci, ma alla lunga sempre futili, sempre assurde: si tenta di prendere posizione, di fare qualcosa per capire come risolvere e pacificare, ma si sbaglia sempre.
Da questo, ultimo pubblicato, romanzo di Tolstój si apprende che la vita è una guerra condotta dai poveracci, lontano da tutto, lontano dai “sovrani”, indifferenti negli intermundia vuoti del denaro e del potere… L’unico modo per librarsi da questa guerra è la non esistenza, la rinuncia all’esserci… la guerra è la vita, e solo morendo c’è la “pace”…
Il vecchio Tolstój morde a mille nella sua ultima storia, autobiografica e cosmica (la magia di gente come Tolstój, vedi per esempio Terrence Malick, nel riuscire a prendere spunto dalla loro esperienza per intessere riflessioni che sono di tutti, di tutte le vite), fatta apposta per ricordarci quanto il manicheismo, la presunta sicurezza, lo sconcertante dualismo dei conflitti, siano solo carta straccia, solo sofferenza arzigigolata inutile, che esseri fallaci si autimpongono per entropia, per chimica, senza davvero capire cosa stanno facendo…
Potentissimo e abbagliante. Di quei libri che ti sconcertano…
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Data la pubblicazione postuma, esistono diverse “sistemazioni” del romanzo, quelle più truculente e più esplicite nel rivelare la “etnografia” islamica del protagonista e quelle un po’ più “blande”… se ne parlava anche con Delirium su Instagram una volta…
Tra le “blande”, io ho avuto tra le mani la versione di Milli Martinelli, preparata per la Emme di Milano nel 1976 e poi distribuita da Rizzoli dal 1994 in poi…
Tra le “truci” ho letto, e molto apprezzato, quella di Igor Sibaldi (Mondadori, 1993);
e ho trovato assolutamente impagabile quella di Paolo Nori per la Voland di Roma (2010), riproposta anche da Garzanti dal 2020…
“Potentissimo e abbagliante. Di quei libri che ti sconcertano…” credo che questo tuo apprezzamento descriva quanto di meglio ci si possa aspettare dalla lettura.
Prendo nota sicuramente.
GRAZIE.
Paolo Nori come traduttore dal russo non lo batte nessuno!