E niente…
Donizetti (per altro puttaniere) parlava di quanto i matrimoni imposti e i conseguenti rapporti non consensuali fossero terribili già nel 1835, nonché di quanto le faide tra schieramenti avversi fossero atroci e distruggenti qualsiasi tessuto sociale…
Lucia di Lammermoor parla dell’amore nascosto tra Lucia ed Edgardo, che non si possono sposare poiché sono di partiti politici opposti (lei è di “destra” e lui è di “sinistra”)…
Lucia è giovane e il suo tutore è suo fratello Enrico, un vero e proprio “nazista”. Enrico ha perso i suoi agganci politici e rischia la bancarotta, sicché decide di “vendere” Lucia a un riccone destrorso…
Lucia è costretta a subire questo matrimonio con varie minacce morali ai limiti della tortura psicologica, ma la prima notte di nozze il riccone le salta addosso e lei lo pugnala, e quindi impazzisce…
Il risultato è che muoiono tutti, poiché in un mondo in guerra e in un mondo di prevaricazioni e schiavismi quale altro risultato può esserci se non la morte di tutti?
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Ovviamente il messaggio di Donizetti (e di Walter Scott che ha concepito la trama ancora prima) è fermo lì dal 1835: l’uguaglianza non c’è, e lo schiavismo, la guerra e la violenza sulle donne sono sempre qua, gli stessi, dopo 200 anni…
e questa storia a scuola non la si insegna perché la cultura e la musica «sono inutili»…
non solo: se a teatro rendi Enrico un nazista vero, palesando il messaggio, i loggionisti si incazzano pure, perché secondo loro l’opera non è “trama” ma solo “musichette da ricantare”, e usano Donizetti come simbolo della “supremazia” e della “prevaricazione” italiota sulle altre culture, e cioè tutto l’opposto del messaggio da lui veicolato!
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E vabbé… continuiamo così…
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