Post feisbuccoso sui 20 anni di Buffy!
Di Buffy si parla diffusamente anche in questi post:
- un regesto complessivo delle puntate sul rapporto tra Spike e Buffy c’è in Princeton Plainsboro Teaching Hospital, ma è un post scritto più di 10 anni fa, e quindi pieno di cazzate…
- un riepilogo complessivo, che però si concentra soprattutto sulla sesta stagione, è in So Soll es Sein…
- un nuovo “ripensamento” complessivo, stavolta tagliato sulla settima, è in You shoulda been there, B… Quite a Ride…
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Il telefilm più importante della mia vita compie 20 anni…
Consuntivo delle esperienze precedenti (non sarebbe potuto esistere senza Twin Peaks: le movenze di Audrey sono quelle di Faith o della stessa Buffy), ma caposaldo delle espressioni successive (The Vampire Diaries è una sua mera ricopiatura), è stato uno dei primi telefilm a incarnare in immagini e a metaforizzare in trame l’ADOLESCENZA: Buffy aiutava a capire i tumulti ormonali e le aporie sentimentali nella maniera più adatta: era come le fiabe nell’Ottocento, come l’Incantevole Creamy e Orange Road negli anni ’80, era un aggiornamento di John Hughes, di Batman, di E.T.A. Hoffmann, di Mary Shelley…
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Non era perfetto, ma aveva una solida coerenza interna, dalla quarta stagione, però, minacciata dalle ossessioni orribili di Whedon, quelle che rovinano tutti i suoi progetti, e cioè, proprio materialmente, i MILITARI e i NERD (Dollhouse si vanifica appena arrivano i militari, e il militarismo è quello che rende ridicoli gli Avengers, mentre i “nerd” affollano le puntate peggiori di Firefly e Angel: e, tutto sommato, gli Avengers sono la vetta della nerdaggine più nera)…
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La logica della coerenza interna buffyana era di seguire l’età della protagonista:
La prima stagione è infatti infantilissima…
La seconda e la terza erano insuperabili nel loro Romanticismo proprio “sedicenne” (non puoi non commuoverti nelle rimembranze dei primi batticuore quando Acathla inghiotte Angel, e non puoi non incazzarti di gelosia per la «best friend» Faith come facevi per il compagno o la compagna di banco più affascinante e arrizzacazzi o acchiappa-fiche)…
La fine della «sezione borghigiana», quella che ammazza molti telefilm, rischiò di uccidere anche Buffy a causa della prima fissa deleteria di Whedon: i militari… odiosi e terribili, i militari spaccano le palle per tutta la quarta stagione, che si salva solo grazie a ottime puntate singole…
Dopo un inizio vergognoso, la quinta stagione si rivela essere la stagione della famiglia e della vera crescita personale, la stagione della post-adolescenza massima, quella della “tesi triennale” per capirsi. La quinta è forse la stagione più calda, più buona, più coccolosa e dolce… e forse quella più commovente, più coinvolgente, più “stupenda”, e quella che, di sicuro, fa più piangere in assoluto… e infatti sarebbe dovuta essere l’ultima, ma Whedon ha buttato giù la sua seconda nemesi: i nerd…
I nerd affollano le stagioni 6 e 7, che sono un ripiegamento nell’autoreferenziale, una “coda” di rimasticazione (anche questa rappresenta uno degli enormi difetti delle opere di Whedon: a un certo punto parlano di se stesse, e quasi si contraddicono)… ma la 6 e 7 sono stagioni non facili anche perché sono pienamente “adulte”: Buffy è grande, e fa cose “da grandi”: lavora, tira su Dawn (il suo arrivo improvviso e inaspettato è tra le invenzioni narrative migliori della storia umana), ha a che fare con la droga, le dipendenze, lo scarso raziocinio dei suoi amici, e la sua vita quotidiana non è per nulla “attraente” né carina, tanto che fa addirittura “impazzire” (geniale l'”innuendo” sul fatto che Buffy potrebbe essere una pazza chiusa in manicomio: spunto purtroppo non sviluppato): e fa impazzire perché quella vita di responsabilità è indigesta, perché sta stretta a gente che è ancora “piccola”: Buffy è ancora piccola anche se fa cose che sembrano “da grandi”… La 6 è la stagione dei “finti grandi”, la stagione dei 20 anni…
La 7 è una stagione lunga e ripetitiva, ma la sua morale finale è di quelle che si ricordano per sempre: la metafora forse “definitiva” della crescita — L’adolescenza finisce quando ti accorgi di non essere il centro del mondo, quando ti accorgi che tutti quanti lottano la tua stessa lotta, e che non sei superiore né inferiore, né speciale, né anonimo (Buffy si affranca dall’essere l’unica cacciatrice e quindi dall’illusione adolescenziale di essere il centro del mondo quando tutte le altre cacciatrici potenziali si attivano insieme a lei, facendo di Buffy una tra le tante e non più l’unica e sola). Una volta scoperto questo (una volta finita l’adolescenza) puoi sorridere alla vita davvero adulta (non quella “finto adulta” della sesta stagione) in un supersonico primissimo piano: solo tu e il tuo sorriso, su una “tabula rasa” (la Sunnydale da ricostruire) tutta da riempire con “nuova vita”…
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Fenomenale…
Tutti dovremmo sorridere come Buffy… e lei ci aiuta a farlo!
Per cui, grazie di questi 20 anni!
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«I like that smile…»
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