Herzog fa le stesse riflessioni a cui io ho assistito in 42…
È ironico, simpatico, una gagliofferia certo accentuata dal doppiatore Teo Bellia, ma evidente anche nelle immagini… È curioso e capace di quadri pittorici stupefacenti con la massima facilità e naturalezza (basta che lui e Zeitlinger, il suo operatore abituale, puntino l’obiettivo su un lago, sulla natura, sugli animali o anche sui macchinari ed escono fuori fotogrammi magnifici, evocativi, fascinosi), ma si vede che la materia lo ha interessato superficialmente, poiché ci mette poco a dichiarare che i computer sono tanto belli, ma che la vera essenza dell’uomo è quella di raccontarsi storie e cantare canzoncine davanti al fuoco, e quindi i computer e tutti non riusciranno certo a negare o cambiare questa essenza…
Dato che Herzog ci crede poco, allora molte chiacchiere risultano un po’ superflue, sì interessantissime, ma espresse con un certo beneficio di inventario, con poca vera voglia di approfondire, solo con una curiosità sana ma non davvero definitiva…
Certo: un film simile è genuino ed estremamente salutare: organizza i dubbi, traccia il punto della situazione e fa un sunto dei pro e dei contro oggi valutabili sull’argomento con immagini di classe… Ma a bocca aperta non lascia…
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