•Pregi:
è carino, edificante, etico, educativo, scorrevole, godibile, ben intenzionato, con una sceneggiatura molto lineare…
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•Difetti:
sono in realtà difettucci, ma ci sono:
∞ a parte qualche piano sequenza qua e là (tra l’altro meramente esornativo) si può dire che non è quasi per niente cinematografico…
∞ Si vede che le immagini sono girate da uno che c’ha occhio: i giochini di sguardi, ogni tanto, sono azzeccati; alcune composizioni con la luce non sono male… Ma tutto quello che fa davvero è inquadrare gli attori, tanto da sembrare più una ripresa di teatro che un film…
∞ Il visivo è pedissequa (anche se professionale) illustrazione della sceneggiatura…
∞ La trama è sì carina e istruttiva (che denuncia problemi veri e traumi autentici come, vergognosamente, non si fa mai nel cinema italiano), ma non graffia, non rimane dentro, non provoca alcuno shock e quindi, quasi, non rimane, non si registra… passa, ti piace, è godibile, ci rifletti due minuti, ma poi basta, perché è senza scossoni, e quindi non produce quasi partecipazione ma solo contemplazione…
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•Conclusione:
da far vedere nelle scuole, sicuro. Da vedere su Raiuno, certo. E sarebbe senz’altro meglio di mille Don Mattei, Bracciali Verdi e altre stracazzate, però, in definitiva è un’occasione mancata… Il buon soggetto poteva essere messo in mano a un regista di cinema vero, a un regista di immagini, che avrebbe illustrato l’indicibile e non si sarebbe limitato a fotografare la messa in scena…
In Italia, Daniele Luchetti avrebbe fatto senz’altro meglio…
E a livello internazionale, pensate a cosa avrebbe tirato fuori Gus Vas Sant: ci avrebbe sconvolto, inquietato e soffocato dalle lacrime con le immagini, immagini producenti senso!; certamente non avrebbe messo una macchina a servizio di una diligente recitazione con una resa visiva scolastica e non faticosa…
Un peccato…
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