In your eyes I see the doorway to a thousand churches, the resolution of all the fruitless searches…

Giorno 239, Anno VII dello Stato Tirilullino

spesso ci troviamo di fronte a situazioni curiose, carine o strambe…

quando succede, io, di solito, guardo lei…

questa che io, davanti a situazioni particolari, guardi lei è stata una delle prime cose fondanti il nostro rapporto…

durante le lezioni di Analisi, alle 18 della sera, al buio e al freddo nel NOSTRO dipartimentino di via Capponi 7, con la mattina dopo a dover fare lezione di “Didattica” alle 9, con un freddo all’interno maggiore del freddo esterno, durante queste lezioni di Analisi, dicevo, GVRR spesso sortiva fuori con richieste dell’ultimo minuto un pochino, come dire, esigenti…

per esempio: s’era a fine lezione, che era stata complessa, con armonie da identificare (io non l’ho mai fatto), con cronometri per comprendere ritmi, orecchie tese per capire inglese, per carpire i toni congiunti, e con i cervelli aguzzi per riuscire a comprendere le disquisizioni speculativo-filosofiche tali per cui quel modello analitico si era orginato…

in questo sforzo, a fine lezione, quando noi eravamo il massimo della stanchezza e avevamo i punti interrogativi che ci fluttuavano sulle teste (dato che quel tale approccio analitico era complessissimo) o avevamo il punto esclamativo che ci usciva dal fumetto pensieroso (perché il metodo di analisi era astruso o per lo meno così fantasioso da rasentare l’inutile)

in tutto questo, GVRR usciva fuori, candido e sorridente, come se nulla fosse successo, e ignorando (deliberatamete o fingendo di ingorare) le nostre facce perplesse, ci diceva: «bene! avete capito tutto! [!?] quindi, per domani, mi fate un’analisi di tutto il primo movimento della sinfonia di Brahms [750 battute di musica contrappuntistica di quelle ostiche], secondo il metodo complicato e anche secondo il metodo complicaterrimo, con annessa la partitura semplificata [di una cosa che avrà, sì e no, 15 sistemi di pentagrammi intrecciati per pagina]!»

e ce lo diceva tutto felice e contento!

e io, di solito, anzi, sempre, mi voltavo e guardavo lei…

nel mio sguardo c’era tutta la mia invidia verso loro che erano musicisti per lo meno già alfabetizzati a fare certe cose, e, insieme, c’era il mio sgomento di dover fare quella roba per me complicosa e dolorosa…

e lei ricambiava, con un sorrisone, e, spesso, con un’espressione che mi diceva: «no, guarda, questa roba è difficilerrima anche per noi musicisti già alfabetizzati, poiché di queste cose non è alfabetizzato nessuno!»

già allora io mi resi conto che i suoi occhi (che hanno il primo sguardo di Sperda il sole d’un suo sguardo la tempesta del mio cuor…), con la sola loro espressività, indicavano e “pronunciavano” cose, sentimenti e stati d’animo, che nessun discorso, nessuna frase e nessuna parola avrebbe mai potuto designare meglio…

i suoi occhi sono l’eloquenza visiva più straordinaria ed efficace; il linguaggio più avanzato, preciso e sintetico che esista in Natura…

i suoi occhi ESPRIMONO tutto un universo che l’essere umano in generale non riesce ad esprimere per niente: i suoi occhi esprimono ciò che per l’umano è inesprimibile!

i suoi occhi si mettono nel taschino linguaggi, perifrasi, segni, diciture, alfabeti, concetti!

sono la nomenclatura, il simbolo, dell’innominabile e del taciuto: rendono evidente, in una frazione di secondo, la perfetta essenza di una intera situazione, semplicemente esistendo…

i suoi occhi sono (e rendono concretamente fenomenico tramite la loro prorompente forza visiva della loro espressione) il capogiro della perfezione indicibile!

e questa cosa succede tutti i giorni!

quando siamo, dicevo all’inizio, davanti a una situazione peculiare, io rifaccio quello che facevo ad Analisi: la guardo, esprimendo la mia curiosa reazione, e lei ricambia lo sguardo con quei suoi occhi che, con una sola occhiata, sintetizzano, muti ma eloquentissimi, l’essenza di quella situazione, le dànno un nome indicibile, contenuto nel suo sguardo… un nome occhioso, un nome visivo pre-verbale o post-verbale o onni-verbale, un nome al di là della nostra concezione concettuale!

sono lontano da lei da qualche giorno, e MI MANCA tantissimo questa sua comunicazione definitiva e impareggiabile

mi mancano i suoi occhi

e mi manca la sua sintesi sguardosa del mondo!

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