Giorno 352, Anno VI dello Stato Tirilullino
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gli ultimi post possono far sembrare che io mi rimangi le mie numerose dissertazioni sull’eterno ritorno contenute in questo blog…
invece no!
la mia felice condizione odierna (che ha trovato qualcosa per cui valga la pena cavalcare l’eterno ritorno), invece, mi rende lampanti ancora di più i casi più cronici di eterno ritorno grullo che vedo in altre persone…
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molte volte in questo blog si è fatta una riflessione capitale per il pensiero nichilista matavitatauioso, dal lontano 2006 a oggi:
il mondo corre tanto e gira tanto per rimanere, però, sempre allo stesso posto, come su un tapis-roulant… [vedi …how you’re wonderful…]
e, soprattutto, che chi si dichiara bisognoso di sempre nuove emozioni, di diversità di situazioni sempre più divertenti e caciarose, che rifugge dal permanente per rincorrere l’impermanente, secondo la vecchia logica che “nulla dura per sempre”, quindi è inutile impegnarsi ma è doveroso trombare con i primi venuti in forza del fatto che dopo 4” li hai dimenticati e quindi puoi fartene sempre di nuovi… beh, questa gente qui ignora il fatto che, come si dice sinteticamente (stranamente: io, di solito, non sono mai sintetico) in Honeymoon Frank, il fatto che nulla duri per sempre DURA PER SEMPRE…
la medesima asserzione che nulla dura per sempre contiene in sé la sua stessa smentita… se nulla durasse per sempre, anche quella dichiarazione non durerebbe per sempre, e allora potrebbero esserci cose eterne: invece, dire che nulla dura per sempre, fa sì che ci sia qualcosa che dura effettivamente per sempre, e cioè la condizione tale per cui nulla dura per sempre…
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in altre parole, sto osservando che gli stati ETERNI sono presenti proprio in coloro che si dichiarano refrattari all’eternità e cavalcano le più disparate e brevi esperienze in nome dell’effimero… beh, il loro effimero altro non è che eterno…
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esempi, concreti ma sfumati, ovviamente:
gente che continua a dichiararsi granitica nel suo mondo interiore, che si è sviluppato in assenza di altre componenti: gente, quindi, che ormai ha solo sé stessa come termine di relazione… vede solo sé stessa e quindi ha a che fare solo con sé stessa… pertanto non può sopportare, più di un tot, qualcun altro, perché ovviamente quest’altro presenta comportamenti estranei al modo di pensare di questa gente, che, siccome ha solo sé stessa per referente, troverà quei comportamenti insopportabili…
se uno sta sui monti per secoli, è ovvio che quando incontra qulasiasi turista, lì lì sembra felice di alleviare la solitudine, ma alla lunga, non sopporterà certe espressioni comportamentali del turista, perché turbano la purezza del montanaro…
queste gente qui sono eterne delusioni… le eterne delusioni che popolano questo blog…
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ma, soprattutto, l’eternità è nei super-gaudenti, che dichiarano che nulla dura per sempre, però loro sono SEMPRE gaudenti… e sono sempre lì a sostenere che “nulla dura per sempre” e ne fanno una regola di vita ormai così duratura da esser durata quasi per sempre! almeno, è durata per tutta la durata della loro vita… quindi per sempre…
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beh, sia le eterne delusioni sia i non-sempristi eterni, beh, hanno una cosa in comune con quello che di loro diceva, con grande acume, Søren Kierkegaard: ANNOIANO…
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conosci una persona da molti anni… sei giovane insieme a lei… fai le scorribande insieme… poi si cresce, magari si cresce anche insieme…
poi, l’età raggiunta ti fa capire quello che effettivamente vuoi, quello che c’è da fare, quello che si è fatto felicemente ma che adesso non c’è da fare più, non per rinnegamento, ma per tanti fattori, tra cui proprio la stessa crescita, che, per definizione, comporta, appunto, che nulla duri per sempre, ma che si trasformi…
dopo un po’, dopo molti anni, vedi che tu sei messo come sei messo, non bene, ma comunque che hai fatto scelte conformi al tuo tipo di crescita, che si è conformata in base a tanti eventi e ambienti e reazioni a fatti ecc. ecc. ecc.
e vedi questa persona sempre lì, tanti anni sono passati, ma è sempre lì…
e ti rimprovera di essere arrivato all’immobilità della vecchiaia, mentre lei si dichiara ancora, dopo tutti questi anni, multiforme e in continuo movimento…
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beh, sinceramente, come nel 2007 mi fece effetto Aujourd’hui les larmes… Mais demain les cieux!, mi fa effetto vedere gente che ha quanto me ma che si comporta come si comportava 15 o 20 anni fa… mi sembrano loro gli ETERNI ED IMMOBILI: saranno sì immobili nella giovinezza, ma sono comunque immobili…
come Peter Pan, un grande eroe di questo blog, che, forse, molti non sanno essere un eroe tragico, perché è consapevole che è immobilità anche la sua e non riesce a farci niente, nonostante gli sforzi, che palesemente si rivelano inutili, visto l’abbandono sistematico (il post principe sull’argomento è La Pecora nel Bosco)
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inoltre pensavo all’identità madornale tra fascismo e chiesa…
l’italiano è chiesino… quindi è fascista… sono cose sinonimiche…
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In termini più generali, secondo l’uniforme indicazione dei diari e delle lettere, molte delle idee e delle pratiche basilari attorno alle quali il fascismo fu costruito derivavano un’enorme carica emotiva dal loro incrociarsi con il paesaggio culturale della Chiesa. L’insistenza sulla fede e lo spirito; l’importanza attribuita all’autorità e alla gerarchia; il rifiuto dell’individualismo liberare e del materialismo socialista; la glorificazione del martirio e dell’abnegazione; la celebrazione di Roma e della sua missione universale; il largo uso del rito e della liturgia; il culto del capo supremo: tutti questi aspetti del regime s’intrecciavano sia moralente che affettivamente con il cattolicesimo. E il fatto che fin quasi dal primo momento la Chiesa avesse lasciato trasparire il suo chiaro apprezzamento per Mussolini dette al fascismo un’enorme vantaggio sul liberalismo in termini di consenso popolare. Naturalmente, come è stato spesso sottolineato, su alcuni punti essenziali c’erano divergenze di fondo tra le dottrine della chiesa e il fascismo. Ma agli occhi della maggioranza degli italiani le divergenze sembrano essere state oscurate dalle convergenze.
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Christopher Duggan, Il popolo del duce. Storia emotiva dell’Italia fascista, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. XX
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