Dragonslayer

 

Giorno 265, Anno VI dello Stato Tirilullino

quando si faceva Dylan (il cui post definitivo è …don’t dream it… be it…), due scene erano veramente strong: quella che preludiava a The Times They Are a-Changin’ (basata sul clima e sulla “moraletta” della canzone) e All Along the Watchtower, scritta con Germano e che era quasi una parafrasi del testo, rimaneggiata per avere una certa tenzione…

butto là il discorso che la musica è bella, e spesso è più bella quando la “scorporiamo” dal contesto in cui l’abbiamo sentita…

io mi divertivo, specie nei primi anni (negli ultimi anni, il connubio Wagner/Cavalieri col cavallo mi prese anche a me, senza alcuna originalità ma con sicuro effetto), a mettere musiche classiche in contesti che non erano i loro: e difatti partiva Strauss (le opere, soprattutto) a commentare faccendine amorose, seguendo bene gli insegnamenti del grande Janáček, che diceva che la musica doveva essere una illustrazione dello stato d’animo che le parole dicono con fatica ma che la musica deve esprimere al massimo: una colonna sonora più della psicologia che sta prima della parola che della parola stessa…

oggi avevo nell’iPoddo Full Moon, colonna sonora di Alexandre Desplat del film New Moon della saga di Twilight

è un film di merda…

e, certo, se la consideriamo solo all’interno di quel film di merda, anche la musica diventa di merda…

ma io sono stato anche il maestro dell’utilizzo della musica di merda a illustrare estraniamente scene importanti… scene di drammatici perdite che venivano commentate con Creamy o con la musica di È quasi magia, Johnny

 

e oggi ho scorporato la musica che tutti reputano di merda di Desplat per assecondare una suggesione visiva simile a quella della scena All Along the Watchtower di Dylan…

la musica di merda e la musicona culturalmente riconosciuta si “scorporavano” a sottolineare una stessa visione…

che prendeva le mosse dalla costatazione che nei film fantasy della minchia odierni, ambientati nel fantasioso medioevo, non c’è mai una scena ambientata alla Porta: la Porta d’ingresso delle città…

oggi vedevo Porta alla Croce, a Firenze, e sentivo Desplat, e m’è venuta in mente una storia di “infiltramento” quasi impossibile nella Firenze medievale, che poteva essere qualsiasi città medioeval-fantasy…

dover entrare nella città

per salvare qualcuno

magari non il mondo (io continuo ad avere antipatia per Tolkien & Co.), ma salvare noi stessi, un bimbo, una madre (quasi come Children of Men), un simbolo magico importante o altri McGuffin possibili…

ma entrare è difficile, tra fango e uomini armati alla Porta: la Porta, unico ingresso alla città…

quasi come Meo Patacca che crede di aver fatto un viaggione fino in Austria e invece ha fatto solo il giro delle mura di Roma da Porta Maggiore a Porta del Popolo (o roba così), ci sarebbe la scena i cui i villici (latori, loro malgrado, di questa missione salvifica di entrare in città) scelgono (magari alleandosi con banditi dal cuore d’oro, o con soldati di ventura, che non possono mancare nei fantasy) la Porta giusta, quella più facile…

ovvio che là, alla porta facile, andrà tutto in vacca e allora scelgono, perigliosamente, di provare al portoncione principale…

non sono riuscito a scorporare tanto, visto che, suggestionato non solo da Desplat ma anche dall’ingominiosa Biancaneve di cui è stata protagonista, c’ho visto la Kristen Stewart come protagonsita, visto che la Michelle Pfeiffer di LadyHawke orami non esiste più e che di quel film è incastonata nel DNA la resa visiva di Storaro…

però ci andrebbe bene chiunuqe…

 

ed eccole qui:

le musiche, di merda e d’oro…

beh…

scegliete voi quale materiale assegnare…

 

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