la posto perché mi è venuta in mente…
sono stati davvero straordinarissimi Gemma Barbieri e Marco Tagliaferri che sono riusciti a recitarla… e se non l’hanno davvero “recitata” forse è solo colpa mia…
sono stati bravissimi perché le mie cose sono irricordabili e irrecitabili…
come hanno detto tutti, perfino gli “amatissimi”, quelli che, in un immaginario bonus material di edizione speciale di DVD, io ribadirei essere stati i miei “adorati”…
mi piaceva come la recitavano, m’è piaciuto lavorare con loro… non fu (un potentissimo passato remoto che bisognerà forse spiegare, o forse no) certamente colpa loro se tutto andò a monte…
di sicuro sono stati geniali a “prendere” questo testo – un testo mio e quindi senza personaggi (i nomi si scelsero con Andrea e Germano solo per comodità di menzione) – e renderlo attivo, dargli corpo attorico: ad un testo, come sempre i miei, che non prevedeva attori (io odio gli attori)…
mi ricordo, anni fa, che da Feltrinelli (negli anni del serio accumulo del 2002), lessi Alessandro Baricco che commentava il suo happening City Reading Project: Baricco voleva soltanto che i pezzi del suo romanzo City (il mio preferito di Baricco, autore che, per altre cose, considero fatuo e inconcludente: Faletti, a Suvereto, disse che scriveva «checcate») fossero LETTI dagli attori… e lui disse che per gli attori era un problema: il solo leggere era per loro difficile: loro che erano abituati a incarnarsi in un personaggio stavolta non dovevano incarnarsi in un personaggio, ma solo essere mezzi in una storia… in culo ad ogni Stanislavskij e a ogni Orazio Costa…
io mi riconobbi (già allora, prima di qualunque FOB) perfettamente d’accordo con Baricco…
perciò Gemma e il Taglia sono stati preziosissimi a “leggere” a memoria, e quindi RECITARE davvero (come materializzazione di un funzione della storia e non come masturbazione di aver creato un personaggio e poi relazionarsi solo a quello, come fanno gli attori) questa pagina assurda, immateriale, ma di sicuro (come da loro perfettamente compreso), la più vera di quella vicenda testuale impossibile e inapplicabile che fu lo spettacolo su Dylan…
forse lo “spettacolo” (e chiamarlo così è improprio, perché tutta la parte visiva che sottintende l’etimologia della parola “spettacolo” è rimasta in nuce) poteva essere solo questo pezzo, quello, in effetti, che è venuto per primo (subito dopo c’è stato All Along the Watchtower: i due grandi capolavori del mancato show) e quello con una voglia di realtà maggiore…
perché il problema di quello show fu davvero che si ispirava a un incoerente e quindi non poteva essere coerente; che si ispirava a uno che le cose le distruggeva e non le costruiva…
ecco perché l’esperimento, forse per fortuna, non si è fatto…
io ritengo ancora, dopo anni, che probabilmente ci fu un malinteso di paternità, come spiegato in Ghetto Supastar…
oppure una mia angoscia…
dovuta magari anche alla genialità di Gemma e del Taglia: così bravi, i primi, a ricordarsi le mie cose irricordabili che realizzando la cosa in uno show vero, in un qualcosa di vivo e esistente, abbandonando la perfezione del potenziale, allora tutto sarebbe stato rovinato…
come se quello show fosse stato l’ultima gloriosa punta della mia voglia di potenziale: il mio grande elogio al non-essere del Nick pre-Ila… un qualcosa che inneggiava al non-essere restando nel non-essere, non diventando, quindi, essere e quindi non venendo eseguito…
–
erano così bravi e veniva così bene che realizzarlo mi dava troppi traumi: i traumi della realtà, i traumi del creare… io che venivo da 6 anni di aborti, di voglie ditrutte, di desideri infranti…
o anche da 6 anni di cose realizzate e fatte bene, che però implicavano e portavano con loro tutta la fatica di essere state fatte: con una conseguente stanchezza indefessabile al solo pensiero di cominciare a realizzare davvero un’ennesima “cosa”…
–
pensare di coordinare e di fare, di rendere reali, con tutti i constrasti che questa operazione richiede: contrasti e sfasci di idee, di amicizie, anche con gente con cui non vuoi avere nulla a che fare (come assessori, politicanti e burocrati)…
preservare tutto questo e tutti quanti da quello scempio che è il fare mi sembrò, allora, la cosa da fare…
il non farlo…
–
e, per consolare tutti, non fu l’unico: anche il Mask of Darkness rimase nel non-fatto… anche per non aprire il fianco, sia con Dylan sia con Batman, a coloro che tanto non ci capiranno mai niente…
un “non giocare”, quindi, come si diceva in You Have To Go On Living, in cui si citava proprio Dylan, che parlava dell’importanza di non creare più niente…
–
io ho accettato di farlo per errore…
non andava creato…
ecco perché è rimasto nel non-essere…
–
altra componente importantissima è stata Firenze…
il voler rimanere a Firenze, dopo quel FOB, dopo tutto quanto…
il non sopportare Suvereto, San Vincenzo, la Val di Cornia: la paura di avere di nuovo a che fare con tutti (che era, comunque, tutti i giorni palese)…
–
tutto questo l’ha fatto rimanere nel non-essere…
–
–
io devo essere egoista e sono contento di questo, e mi piace rileggerlo e pensare a quanto erano/sono bravi (continua il presente nel miei ricordi: è il bello del potenziale: siccome non “esiste”, “esiste sempre”) Gemma e il Taglia, e me li immagino senza disturbi, senza luci che non funzionano, senza incazzature che ci sarebbero state, senza luoghi non buoni, senza la fatica di martellare un chiodo che poi, una volta piantato, sta lì ad arrugginire: invece adesso è ancora verace nella mente…
–
è certamente la via d’uscita del paraculo pigrone che non vuole lavorare…
–
anche adesso che c’è il Nick post-Ila… perché il “post” implica che quelle cose non ero più capace di farle…
ecco il problema di quello show: l’essere arrivato tardi, quando le cose stavano cambiando completamente e il teatro e la sua realizzazione, in me, non sarebbero più esistite, perché avrei dovuto fare e costruire ben altre storie, stavolta davvero vere…
e puf…
–
–
FINFERLO: Eh… Tutto cambia…
HER: Tutto cambia, ma per rimanere lo stesso…
FINFERLO: Oh, no, io lo vedo: ai miei tempi cambiammo il mondo, e voi avete quello che avete grazie a noi… e grazie a lui…
HER: Oh, ma dai… lui se n’è pentito quasi subito, e all’altro l’hanno ucciso…
FINFERLO: Ma la sua idea è rimasta sempre, e sai che abbiamo costruito?
HER: Cosa avete costruito?
FINFERLO: Questo bel castello, questa bella torre di guardia…
HER: Bella roba…
FINFERLO: Tu non ti ricordi com’era prima della nostra rivoluzione: non avevamo niente, senza diritti, noi ce li siamo conquistati
HER: Avete conquistato solo il denaro
FINFERLO: Prima c’era desolazione, la povertà, adesso stiamo tutti bene
HER: Noi, qui rinchiusi nel casetello, stiamo bene, ma oltre la torre di guardia, che succede? Fuori la gente continua a morire di fame
FINFERLO: Non si può fare tutto in una volta, per quello ci vuole pazienza…
HER: Pazienza? Vi siete così abituati a stare qua dentro che usate termini rivoluzionari quando uno vince la lotteria…
FINFERLO: No no…
HER: La torre di guardia c’è per tenere fuori quelli che non volete, esattamente come facevano i dittatori che dite di avere sconfitto
FINFERLO: Li abbiamo sconfitti!
HER: No… vi siete sostituiti a loro…
FINFERLO: Meglio noi che loro!
HER: Ma se fate le stesse cose!? Non c’è differenza tra voi e loro!
FINFERLO: Parli così perché sei giovane, non ti ricordi come ci trattavano
HER: Lasciami indovinare… come voi trattate chi sta fuori dal castello…?
FINFERLO: Tu ti atteggi a rivoluzionaria, ma non hai un puntiglio della gioia e della consapevolezza che avevamo noi, della chiarezza che avevamo noi
HER: Ah no… nessuna chiarezza: tranne una: mai essere come voi…
FINFERLO: E cosa avremmo fatto di tanto brutto! I tempi erano diversi, abbiamo fatto il più possibile per rendere il mondo migliore
HER: Avete reso il mondo migliore per voi
FINFERLO: Abbiamo aperto la strada dei diritti
HER: Avete aperto solo la strada del denaro
FINFERLO: I tempi cambieranno ancora: e ci sarà liberazione anche per quelli oltre il castello: ci vuole solo pazienza…
HER: Pazienza? Pazienza? Che farai tu quando l’acqua ti arriverà alla gola? Cosa farai quando le pareti del castello crolleranno, abbattute da chi sta fuori
FINFERLO: Questo non potrà mai accadere: con quelli di fuori troveremo un accordo
HER: Gli darete del denaro? Quel denaro che voi avete rubato ai dittatori?
FINFERLO: Abbiamo tolto ai ricchi per dare ai poveri…
HER: Ahahahh! Avete tolto ai ricchi per tenerlo voi!
FINFERLO: E noi eravamo poveri
HER: Ma quando mai tu sei stata povera!
FINFERLO: L’ho costruito io questo posto: tu puoi dire queste cose perché le nostre battaglie te l’hanno permesso! Se c’erano i dittatori ti avrebbero tagliato la lingua, adesso non lo fanno perché non ci sono più
HER: E i buoni uccisero tutti i cattivi
FINFERLO: Esatto!
HER: Adesso siete voi i cattivi!
FINFERLO: Come possiamo noi essere i cattivi!
HER: Vi siete dimenticati della vostra chiarezza, del vostro slancio…
FINFERLO: Io ce l’ho ancora lo slancio
HER: Vi siete rinchiusi qua dentro e avete lasciato fuori una massa di generazioni future a morire di fame… perché non vi battete anche per loro se è vero che avete lo slancio! Aprite le porte del castello e fateli entrare tutti! Rubate ai ricchi, rubate a voi, per dare ai poveri!
FINFERLO: La fai troppo semplice: loro mica sono noi
HER: Non avete liberato un cazzo: vi siete solo accaparrati una casa e adesso la difendete con le unghie e con i denti: come nel Medioevo! Come nella Giungla! Vi atteggiate a liberatori, ricordate con nostalgia la vostra rivoluzione… che rivoluzione era? Vi muovevate nella legge della giungla, vi siete arrabbiati con i capobranco e vi siete sostituiti a loro, facendo le stesse medesime cose: che rivoluzione era? Era legge della giungla prima ed è legge della giungla ora!
FINFERLO: Ma è così che va il mondo! il più forte mangia il più debole… è sempre stato così e ti assicuro che così rimarrà!…
HER: Beh… i tempi stanno cambiando… no?